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lavoro pubblicato domenica 12 ottobre 2003
ultima lettura lunedì 23 luglio 2018

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Esperienza di parto

di Antonio Lo Gatto. Letto 1349 volte. Dallo scaffale Horror

Quelle montagne mi erano tante amiche. Mi circondavano l’esistenza dal momento in cui mia madre mi mise al mondo. Dalla finestra della sala part...

Quelle montagne mi erano tante amiche. Mi circondavano l’esistenza dal momento in cui mia madre mi mise al mondo. Dalla finestra della sala parto le vedevo belle piene di neve e di ghiaccio, non so il motivo, ma io mi ricordo il giorno della mia nascita. Scendevo ad una velocità non indifferente verso un fascio di luce che percepivo anche se avevo gli occhi serrati. Muovevo le braccia su e giù, mi sentivo umido in testa e sulle braccia, ma era un umido appiccicaticcio, udivo degli urli potentissimi femminili e mi sentivo la pelle schizzata continuamente, era una presenza fastidiosa sulla mia pelle da neonato. C’era qualcosa o qualcuno che mi trasportava da qualche parte, ad un tratto mi sentii scendere giù e fui appoggiato da qualche parte. Le mie piccole gambe cercavano un contatto con qualcosa che facesse parte del mondo, sentivo qualcosa di duro sotto i miei piedi e sotto di me un qualcosa di soffice. Altri urli sovrastavano la mia voce bassissima espressa in un pianto che mi dava la vita. Successivamente agli urli femminei, probabilmente di mia madre, sentii anche una voce maschile assieme alla voce da donna. Mia madre si lamentava continuamente mentre l’uomo la insultava la colpiva ripetutamente e intanto diceva:- Fatti penetrare puttana!- Sentii che la base su cui ero appoggiato si spostava verso quelle due voci , non so cosa fosse accaduto. La mia manina piccola e indifesa sentii la presenza di un qualcosa accanto a me, sembrava qualcosa di duro, appuntito, sentivo qualcosa di spiacevole quando toccavo la fine di quell’oggetto lungo. Lo afferrai dove non sentivo dolore e cominciai a muovermi velocemente, stavo facendo esperienza di vita, probabilmente della mia futura vita, sentire lamenti altrui e sentire degli schizzi umidi e appiccicosi sulla pelle e nella bocca. Poi qualcosa mi crollò a dosso e quel soffice su cui ero appoggiato mi abbandonò, caddi a terra su una superficie liscia e fredda. Successivamente un calore non indifferente mi portava di nuovo su, ma più in alto di prima. Poi una voce molto stanca e bizzarra, femminile sembrerebbe: -Non lo dovevi fare stupida larva!-


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