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lavoro pubblicato mercoledì 6 febbraio 2013
ultima lettura lunedì 16 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Giulia - aggiornato il 14 01 2013

di RiccardoR. Letto 3137 volte. Dallo scaffale Eros

Aveva scelto quel locale per l’ampio parcheggio e per il fatto che fosse lungo la strada che doveva percorre andando verso Mantova, provenendo d...

Aveva scelto quel locale per l’ampio parcheggio e per il fatto che fosse lungo la strada che doveva percorre andando verso Mantova, provenendo da Cremona. Non fece caso al liceo che c’era a fianco, altrimenti non si sarebbe mai fermato. Seduto al banco, leggeva un giornale lasciato da qualcuno sulle pagine della cronaca cittadina, bevendo un bicchiere di acqua minerale gasata. L’anidride carbonica nell’acqua era l’unica concessione alla frivolezza che uno come lui si concedeva. Dieci anni passati nella Brigata Paracadutisti “Folgore” in giro per Africa e Medio Oriente a fare “missioni di pace”, lo avevano reso quasi insensibile al gusto per bevande e cibo, che riteneva fossero solo carburante per vivere, nient’altro. Era diventato un soldato per caso. Chiese a suo padre di fargli fare il servizio di leva vicino Milano, sfruttando le sue conoscenze di fornitore dell’Esercito Italiano. Il padre disse che lo avrebbe aiutato ma poi, senza avvertirlo, ritirò la parola data, adducendo come scusa che stare un po’ lontano da casa lo avrebbe fatto maturare. Riccardo si disse d’accordo. E si raffermò per i successivi dieci anni. Tranne che in rarissime occasioni, a casa non fece ritorno mai. Quando entrambe i genitori ebbero quasi un esaurimento nervoso, non avendo notizie del figlio da alcuni mesi, venuto a sapere della cosa dal comando a Livorno e su espresso ordine del suo comandante di Reggimento, che non sopportava più le loro continue telefonate, fece una telefonata satellitare da un punto imprecisato di un deserto dell’Africa Nord occidentale, chiedendo al padre se così poteva bastare, come maturazione. Congedato nel 1994, adesso girava l’Italia facendo il consulente nel settore sicurezza e logistica. Poco dopo l’una, un’orda di ragazzini urlanti sciamò come le cavallette tra i tavoli, riversandosi nel locale. Il suo body language li tenne lontani dal suo sgabello per un raggio di un paio di metri. Una donna ne approfittò chiedendo silenziosamente asilo. Fece finta di non notarla. Era alta e magra, coi capelli lunghi nerissimi. Indossava una specie di mantello e teneva le braccia conserte, come se avesse freddo. La ragazza del bar la salutò chiamandola “Prof”. Sembrava seccata di essere lì; la cosa gli sembrò del tutto normale, visto che lo era anche per lui. Arrivò anche per lei un bicchier d’acqua e la osservò bere. Aveva delle bellissime mani, lunghe e affusolate e non c'era alcun dubbio che fosse davvero una bella donna, dai lineamenti elegantissimi. Aveva due occhi nerissimi, enormi, che stupirono Riccardo per la luce che emanavano. Si immaginò che dentro di loro ardessero delle braci.

-“Non è mia abitudine disturbare le persone ma ci tengo a dirle che i suoi allievi sono davvero fortunati” le disse, ripiegando il giornale. Stupita, ma neanche poi tanto, posò il bicchiere e si girò con l'aria un po’ scocciata.

-“Mah, non saprei… Per certo so che quella sfortunata sono io ad avere loro come allievi” Aveva il tipico modo di fare spocchioso e distante delle donne cremasche, che quando ti rispondono sembra che ti facciano un favore. A Riccardo stette immediatamente sul cazzo e riaprì il giornale; per lui il contatto era finito in quel preciso istante. Passati alcuni secondi fu lei a parlare.

-“Comunque... Perché sarebbero fortunati?” Riccardo sorrise, senza girarsi. Poi, con calma, ruotò sullo sgabello. La guardò da capo a piedi e poi si fissò dritto nei suoi bellissimi occhi neri, sorridendole. Era chiaro quanto banale il perché, ma Riccardo disse:

-“Credo che lei sia un’ ottima insegnante. Severa, ma sicuramente brava”. Lei fece una piccola smorfia, forse di delusione.

-“Ah, ecco… E lei da cosa lo deduce, scusi?”

-“Istinto. E un po’ di esperienza. Sono stato un allievo anch’io, secoli fa, e lei mi ricorda una mia prof”

-“E cosa insegnava questa sua prof?”

-“Inglese. Bravissima e severissima anzi, proprio stronza... Ed era severa e stronza proprio perché era molto bella. ”

-“Oddio… Bisogna essere belle per essere severe, o stronze, come dice lei? Non mi sembra una regola tanto assoluta, sa?”

-“Aiuta. La bellezza di una professoressa può rendere gli allievi sovraeccitati, quindi la severità la compensa. Lei era uno dei miei sogni erotici, intendo la mia prof di inglese… Così come credo lo sia lei per i suoi allievi”. Sgranò gli occhi, incredula a quelle parole semplici e chiare.

-“Ma dico… Va bene essere diretti, ma non le sembra di esagerare? Ma pensa te...”

-“Ho detto ciò che penso ed è una cosa che faccio abitualmente. Le ho voluto comunicare che A, la trovo molto bella e che B, penso sia una donna interessante. Di me invece le ho comunicato che sono A diretto e B sincero. Se ci pensa, ci sono persone che non arrivano a questo risultato se non in anni di relazione umana. Può sembrare un modo un po’ rude di corteggiare una donna... Comunque non ci posso fare più niente, ormai”. Le sue guance avevano preso colore e si muoveva un po’ troppo sul suo sgabello. Riccardo notò che indossava un bellissimo paio di stivali neri da equitazione. Spostò il peso della conversazione su un altro livello.

-“Li usa quelli o le piace solo il modello?” disse indicando gli stivali. Lei si guardò i piedi mettendoci un po’ per capire la domanda.

-“Si, certo. Vuole che vada in giro con gli stivali da equitazione? Non sono mica votata al martirio. Sono nuovi e devo farli adattare al mio piede. Un male della madonna…”. Era davvero una stronza indisponente, ma c’era qualcosa in lei che a lui piaceva molto.

-“Sa, voi siete strane e non si può mai dire. Per un paio di scarpe che vi piacciono sareste capaci di farvi amputare un dito, pur di poterle indossare"

-“Non è il mio caso, le assicuro... Tutt’altro”

-“Lei, forse, è l’eccezione che conferma la regola e forse può permettersi di farlo; altre donne no”

-“Cosa vuol dire scusi?”

-“Lei è alta quasi uno e ottanta con quegli stivali che hanno un tacco da due, tre centimetri e pesa tra i cinquantacinque e sessanta chili, vestita. Se fosse alta uno e cinquantacinque e pesasse uguale, forse starebbe anche lei a camminare sui trampoli”

-“Non credo proprio. Ma senta un po’… Lei fa la radiografia ad ogni donna che vede?”

-“No. Non “ad ogni donna”.

-“Sarà…”

-“No. Non sarà... E'. Le auguro una buona giornata, professoressa” Si alzò e andò a pagare il suo conto alla cassa, distante qualche metro sulla sinistra, chiaramente stufo di quella spocchia. Lei rimase immobile, guardando il suo bicchier d’acqua.

-“Comunque non sa cosa insegno” disse improvvisamente, guardandolo. Riccardo pagò il conto con calma, non degnandola di un solo sguardo. Prese il resto e uscì. Si mise dietro ad una colonna e tirò fuori dal portafoglio un biglietto da visita. “Milleuno, milledue, milletre…” Contò fino a venti e rientrò, andando a parlare con uno dei ragazzini. Lei era china sul suo bicchiere, e aveva preso a leggere il giornale che aveva lasciato lui, scura in volto. Riccardo le arrivò alle spalle, posando il suo biglietto sul bancone alla sua destra, ma rimanendo e poi girando alla sua sinistra. Lei lo prese e si girò a destra d'istinto, cercandolo, ma lui era già appoggiato sul banco a sinistra, come se fosse stato sempre lì. Quando finalmente lo trovò, la sua espressione stupita parlò più di ogni spiegazione data a voce.

-“Educazione fisica… Quindi, “professoressa”, non si offenda per carità, ma mi sembra un po’ eccessivo”

-“Come ha fatto a capirlo?” Lei gli regalò uno dei più bei sorrisi che avesse mai visto sul volto di una donna. Riccardo fece un gesto rotatorio con il dito all’altezza della tempia ad indicare un pensiero, un' intuizione, ma poi puntò il dito verso il ragazzino a cui lo aveva chiesto.

-"Me l’ha detto lui” La donna scoppiò a ridere. Una bellissima risata, aperta e vera “Non credo sia facile veder ridere questa donna” pensò “Ma quando succede bisogna essere in zona, perché è uno spettacolo da non perdere”. Lei guardò il biglietto.

-“Ne faccia ciò che vuole” disse lui. Lei lo guardò accennando un piccolissimo sorriso ma poi abbassò lo sguardo. Era incredibilmente timida.

-“Mi chiamo Giulia” tese la mano, delicatissima. Riccardo la prese tra le sue, enormi, fortissime, indurite da una vita d’uso di armi e di attrezzi, con tutta la delicatezza di cui fu capace.

-“Io sono Riccardo. Adesso Giulia, sta a te". Le lasciò la mano e se ne andò.

Nel tardo pomeriggio lei gli mandò un sms con scritto “Posso?” e lui rispose chiamandola. Quando rispose le tremava la voce.

-“Non ci giro attorno Riccardo. Sono rimasta colpita dal tuo modo, non c’è dubbio” Riccardo fece finta di non sentire quelle parole e cambio argomento per cercare di farla rilassare.

-“Sai cosa mi lascia perplesso? Il modo di fare che avete... Intendo voi , le donne delle tue parti”. Riprendendo un po’ di coraggio Giulia ritrovò il suo spirito superbo in un secondo.

-“Cioè? Che modo avremmo?”

-“Sembra che facciate un favore a rispondere a chi vuol parlare con voi. Fate sempre cadere dall’alto le vostre parole, c’è una sorta di altezzoso disincanto”

-“Riccardo, senti… Io non sono altezzosa, forse sono molto timida e reagisco un po’ freddamente con chi mi vuol broccolare in un bar anche perché, ti garantisco, non sono mica tutti come te sai? Sarà che dalle nostre parti ci sono parecchi contadini e i loro figli, che forse pensano di avere a che fare con gli animali femmine delle loro cascine… Che poi li trovi tutti che si sposano con le rumene e le moldave, che gli rifilano delle fregature colossali ai baldi rappresentanti della razza padana…”. Riccardo rimase impressionato dalla precisione di quelle parole. L' analisi non faceva una grinza e diceva parecchio di lei.

-“Mi capita raramente... Non aggiungo altro a quello che hai appena detto: quando si è d’accordo è inutile. Però secondo me tu un pochino principessa lo sei…”.

-“Riccardo... Smettila ti prego”. Continuava a ripetere il suo nome, notò. Era arrivato il momento di premere il tasto giusto.

-“Una bellissima principessa, secondo me” e la voce di Giulia tornò a tremare. Ad un uomo esperto ed intelligente una donna da dei segnali chiari di essere presa da lui. Basta saperla ascoltare, osservare... A volte annusare (ma bisogna essere molto vicini per questo…).

-“Andiamo a cena?”

-“Si”

-“Scegli tu il posto, vicino a te tanto io sarei distante da casa mia comunque”

-“Va bene… Otto e trenta? Ti mando l’indirizzo”

-“Ok... A dopo. Ciao”

Il fatto che si sarebbero incontrati direttamente al ristorante e non a casa sua, diceva alcune cose a Riccardo. Che lei aveva alcune paure, e che voleva riservatezza. Lo avrebbe scoperto di lì a poche ore.

Il ristorante era bello, appartato e pochissimo frequentato quella sera. Lei era conosciuta, ma non un amica. Era molto elegante nella sua camicia di pizzo bianca e jeans molto attillati. Portava delle meravigliose collane e anelli etnici. I suoi capelli neri e lunghi la facevano somigliare a una zingara. Quando parlava guardava il tavolo, il bicchiere, giocava con le posate, mai negli occhi. Quando ascoltava non li staccava mai da quelli di Riccardo, che invece al contrario la fissava dritto, non li staccava mai dai suoi, grandi, neri come due pozzi di petrolio, che brillavano dei riflessi di tutte le cose che c’erano intorno. Riccardo mentre parlava le prese la mano. Lei ebbe un brivido, aspettò un attimo, e poi la ritrasse guardandosi intorno imbarazzata. Il suo ghiaccio iniziava a rompersi.

-"Riccardo, ti prego… Non sono abituata a queste cose”. Lui le toccò di nuovo la mano, provocandola piacevolmente.

-“Andiamo... Sono stanco”. Si alzarono e lui pagò, salutando cordialmente l’oste. Fuori il parcheggio era immerso nel buio e nella nebbia. Si baciarono molto intensamente, toccandosi, imparando reciprocamente a conoscere i loro corpi. Riccardo si fermò di colpo.

-“Giulia, ti rendi conto dove siamo?” le chiese, trattenendola a se.

-“Beh, si… Nel parcheggio di un ristorante” rispose lei perplessa.

-“In mezzo alla tundra canadese... Se fossi un malintenzionato non avrei scelto posto migliore. Non devi mai stare qui con uno sconosciuto. Mai. A volte voi donne siete così ingenue…” Vide apparire il terrore negli occhi di Giulia.

-“Ma... Tu... Non sei uno sconosciuto" Si attaccò alla sua macchina iniziando a cercare le chiavi.

-“Cosa sai di me Giulia, intendo veramente… Chi sono? Stai iniziando a realizzare che, in fondo, potrei averti raccontato un sacco di cazzate, solo per arrivare a questo punto e dove siamo ora” Riccardo realizzò che la lezione che le stava impartendo si stava trasformando in qualcosa di diverso, e si fermò.

-“Giulia stai tranquilla! Guarda... Mi allontano... Se vuoi torno nel ristorante. Calmati. Volevo solo farti capire che non devi fare mai quello che hai appena fatto con me, con un altro. Non devi mai restare sola con un uomo che non conosci ”. Fu come se quelle parole l’avessero svuotata. Qualcosa si era abbattuto su tutto il suo corpo. Riccardo corse a prenderla tra le braccia.

-“Sta tranquilla. Sei al sicuro con me. Sei troppo delicata… Non potrei permettere che ti venisse fatto del male quando sei con me”. Giulia adesso era come una bambina in braccio al papà. Si beava della sicurezza che il fisico possente di Riccardo le garantiva e capendo istintivamente che le sue parole erano sincere.

-“Adesso vai. Baciami bene, ancora una volta, e poi va a casa. Riposati, che se no domani i tuoi studenti si faranno le paranoie su dove e con chi sei stata”. Giulia sembrò rinfrancata ma anche un po’ delusa da quelle parole.

-“Grazie Riccardo. Di tutto”

-“Ci sentiamo domani. Fa attenzione adesso. Ciao”.

Giulia si innamorò di lui probabilmente subito, ma fu solo l’indomani che prese piena coscienza della potenza di quel sentimento, che la prendeva tutta, in ogni sua parte.

Riccardo era abile nel far innamorare le donne di lui. Aveva imparato ad usare il proprio corpo e il naturale istinto di protezione verso le donne, in lui fortissimo. Era un uomo molto bello, alto e forte. Gli anni passati nell’esercito lo avevano temprato, dandogli disciplina e coraggio. Ci si sentiva protetti con lui, e le donne adoravano questa sensazione. Era anche molto istruito e, nonostante non avesse fatto l’università, non temeva confronti con nessuno a livello dialettico. Sapeva ascoltare, ma soltanto se ne valeva la pena. Come molti uomini consci della propria intelligenza, disprezzava chiaramente chi gli facesse perdere tempo dicendo cazzate.

Da cacciatore esperto, sapeva che era arrivato il momento dell’attesa. Adesso, la preda, spinta dalla fame, si sarebbe avvicinata sempre di più e sarebbe passata esattamente per il sentiero che lui aveva predisposto per lei. Pazienza. Si trattava di avere pazienza, la prima virtù del cacciatore.

Giulia messaggiava e telefonava sempre più intensamente. La quantità dei contatti aumentava proporzionalmente all’opposizione ad incontrarsi di nuovo che le opponeva Riccardo. E lui ne sentiva crescere la voglia, l’impazienza di trovarsi ancora tra le sue braccia. Quando Riccardo la sentì quasi sul punto di rinunciare, acconsentì a vederla. Ma alle sue condizioni.

-“C’è un motel, venendo verso Milano, da dove stai tu. Voglio stare solo con te”.

Disse di sì senza la minima esitazione.

Giulia lo stava aspettando in un parcheggio di fronte al motel. Lo aveva avvertito di essere già lì da qualche minuto con un sms. Riccardo era stupito di non trovare in lei il modo consueto di fare solito delle belle quarantenni, basato su ritardi e richieste continue di conferma. Lei sembrava essere più uomo di lui, da un certo punto di vista. Sue le richieste, sue le domande, sua perfino la puntualità. Si affiancò alla sua macchina e scese a salutarla, aprendo lo sportello. Il suo abbigliamento era assolutamente sobrio, notò. Saliti in macchina entrarono; lui dovette chiederle di consegnargli un documento, e così scoprì che Giulia non era mai stata in una situazione simile. Chiese una stanza con vasca idromassaggio "molto grande", specificò. Era e forse è il must dei motel più moderni. A lui poco interessava il massaggio dell'aria; adorava invece rilassarsi per ore nell'acqua tiepida, se non calda, forse perché per anni quel comfort gli
mancò del tutto. Aveva inoltre coperto che c'era una sorta di protezione che l'acqua ricca di sapone e schiuma offriva alle donne che lui voleva sedurre. Diede inizio al rito. Riccardo era un uomo privo di timore per quasi tutto, men ché meno quello di farsi vedere nudo da chiunque. Fece scorre l'acqua nella grande vasca e si spogliò restando completamente nudo. Giulia era seduta sul letto e osservava tutta quella relativa novità. Era logicamente imbarazzatissima e parlava di cose inutili. Riccardo le lasciò fare tutto ciò che voleva, quasi disinteressandosi di lei, rimanendone ben lontano. Ma la stanza non era poi così grande. Era solo questione di tempo e avere pazienza, come sempre. Era disteso nella vasca, coperto d'acqua e Giulia si avvicinò
cercando di restare indifferente alla nudità di Riccardo. Lui sorrise tra sé pensando alla sua scomoda situazione. Non le aveva praticamente la scelta. Giulia emise un sospiratissimo "E va beh..." e andò in bagno. Ne uscì avvolta in un accappatoio bianco e lui la trovò sexy e bellissima. Rimase a braccia conserte ai bordi della vasca per qualche istante, sentendo l'acqua con un piede. Poi si sedette e fece lo stesso con la mano. Riccardo osservava quel rituale affascinato, cogliendone sempre piccole differenze, sfumature personali. Poi si alzò, sorrise e disse "girati e chiudi gli occhi" prima di lasciar cadere l'accappatoio spugna ed entrare con lui
nell'acqua caldissima, ora piena di schiuma, rigorosamente opposta a dove si trovava lui. Ci mancherebbe. Era il rituale. C'erano passaggi da rispettare con donne come lei. Poi bastava aspettare che l'acqua e la natura facessero il loro corso. Come per una diga che inevitabilmente prima o poi crollerà, dipende solo da dove e come si è formata la crepa, la prima fessura nella struttura della mente o del corpo. Si avvicinarono e si lavarono reciprocamente. Adesso non
c'era più paura in Giulia, ma solo voglia. Dopo che le loro mani furono andate ovunque, Riccardo si sedette sul bordo e pose il suo uccello di fronte al viso d Giulia, accarezzandole il volto e i capelli. Le chiedeva di darle tutto il piacere di cui lei era capace ora, esplicitamente. Notò che il suo non era imbarazzo. Era terrorizzata dalla vista di un pene eretto e pronto che le si stagliava a pochi centimetri dalla bocca. Le prese una mano e se la mise sul membro, facendosi fare una sega, ma poi impose a Giulia che anche la sua bocca partecipasse. C'era qualcosa che non andava. Era una donna bella e intelligente, si era sposata giovanissima e subito divorziata, ma si comportava come una ragazzina che non aveva mai fatto sesso, ma che però desiderava fortissimamente farlo, pur avendone una folle paura. Il piacere e il desiderio
adesso erano forti in lui, troppo. Seppur preso da dubbi ora non c'era più spazio in lui per niente che non fosse possederla. La portò nel letto e la baciò tutta, ancora bagnata e rabbrividente. Ritrovò la sua bocca, facendo così che i loro sessi si incontrassero. Il suo cazzo adesso cercava la sua naturale dimora dentro di lei, infine trovandola. Fu come se un tuono scuotesse la stanza. Un piacere incredibile li prese entrambi. Era la fica di una quasi vergine. Il cazzo di Riccardo era stretto dalla carne calda ed elastica di Giulia. Si stavano abbracciando con una tale forza che sembrava lottassero. E mentre Riccardo la scopava si rese conto che proprio di quello si stava trattando. Era una lotta, o meglio, una parte di lei stava lottando contro di lui,
selvaggiamente. Gli aveva piantato le unghie nella schiena. Si alzò sulla schiena per guardarla: era posseduta da un demone crudele, che la faceva soffrire e godere nello stesso momento. Il bellissimo volto, dolce e delicato, racchiuso tra i suoi capelli nerissimi, che bagnati le si attaccavano alla pelle, era una metamorfosi velocissima tra lussuria, sofferenza, paura, odio,
amore... C'era tutto in lei. La sua furia aumentò. Iniziò a percuotere Riccardo sulle spalle come se volesse mandarlo via da dentro di lei, che non lo voleva nel suo corpo. Lui oramai non più in grado di controllare la sua schizzofrenia provò a sottrarsi da lei, ma scoprì con stupore assoluto che non poteva. Le sue gambe fortissime lo trattenevano, non permettevano al suo membro di uscirle da dentro, Si era avvinta a lui in una sorta di presa da lotta libera, potentissima. Lui
le era dentro tutto, in fondo, durissimo. Anche lui stava godendo, godeva della sua pazzia, ma cominciò anche ad averne paura. La frenesia adesso era assolutamente fuori dal suo controllo. Pensò che iniziava a correre dei rischi, seri. Valutò che gli occhi prima di tutto, erano in pericolo. Lei aveva unghie lunghe e durissime, degli artigli. Fare paura ad uno uomo come Riccardo è una cosa che può diventare molto pericolosa. Tutti abbiamo paura, e la vinciamo con il coraggio che è innato in noi, a volte poco a volte molto, ma che si può sviluppare. Dieci anni nei reparti operativi dell' esercito gli avevano dato disciplina, addestramento, senso tattico. Questo faceva la differenza tra lui e un uomo solo puramente e brutalmente forte. Decise di fermarla. "Sono sopra di lei e peso quasi il doppio, quindi sto qui: le prendo il collo con una mano, le stringo la carotide per dieci, dodici secondi (con un uomo ne servivano meno ma le donne hanno un sistema cardiovascolare più efficiente), la faccio svenire. Mi proteggo gli occhi affondando la testa nel cuscino". A Riccardo occorse meno di un secondo per pensare tutto questo. Stava per farlo quando Giulia ebbe il suo orgasmo, violentissimo. Anche Riccardo venne subito qualche istante dopo di lei, quasi con un senso di liberazione. Le gambe allentarono la presa e lui poté uscirgli dal ventre. Il suo sperma straripò da lei che ne sembrò piacevolmente disgustata. Cercò il lenzuolo per coprirsi, girandosi di lato in posizione fetale. Lui lasciò che fosse lei a cercarlo. Voleva che lei spiegasse, ma non voleva forzarla a parlare. Era stato bello e sconvolgente ciò che era successo, ma anche terribile. Un'esperienza che Riccardo non sapeva se fosse il caso di ripetere, a meno di ricevere un' esauriente spiegazione. Passò quasi mezz'ora.

-"Avevo nove anni, quando entrando in bagno andai a sbattere
contro il corpo di mia madre suicida. Mio padre è fuggito, non l'ho più
rivisto. Io e mia sorella siamo state affidate ai miei zii. Non so ancora oggi
perché, ma mia zia accusava me di aver fatto morire mia mamma, e mi odiava. Ci
furono problemi legali perché i miei insegnanti la denunciarono. A diciotto
anni e un giorno sposai l'avvocato che mi tutelava, così me ne potei andare.
Lui era, è molto ricco, di quindici anni più anziano di me. Lo aveva fatto per
salvarmi diceva, ma dopo qualche giorno in casa sua scoprii che c'era anche altro, perché la notte
veniva nel mio letto e mi scopava. Ero sua moglie e comunque piaceva anche a me.
Un giorno rientrando dall'università scoprii che gli piacevano anche altre
ragazze giovani perché lo trovai che si scopava una mia amica. Non successe granché; a me non è
che la cosa diede poi così fastidio perché non lo amavo. Mi sistemò in un suo
appartamento, mi pagava tutto, disse che non era il caso di far carte per
separazione/divorzio... Non serviva. Io ripresi la mia vita e dopo un po' venne a
stare da me una mia compagna di università, che una sera invitò a cena un paio
di ragazzi. Mio marito ogni tanto capitava "casualmente" da me e provava a
venirmi ancora insieme. Io rifiutavo amichevolmente ma lui insisteva. Stavo
tornando a casa con la spesa per la cena, avevo parcheggiato giù nei box, che
lui arriva fresco fresco, mi prende le borse tutto felice, dicendo che cosa gli
avrei preparato per cena.. "No. Guarda, stasera non puoi fermarti perché io e
la mia amica aspettiamo due ragazzi". Mi ha massacrato, letteralmente, di botte.
Mi ha violentato. Poi mi ha massacrato ancora, lasciandomi quasi in fin di vita,
in quel parcheggio sotterraneo. Mi hanno trovato in un lago di sangue. Ho fatto
tre mesi di ospedale. L'ho denunciato, ma poi ho dovuto ritirare la denuncia, perché
ero sua moglie e lo stavo tradendo io, lui diceva. Mi ha rovinato economicamente
e moralmente. Non ho più avuto una relazione con un uomo, seria. Non ho più
avuto un orgasmo. Fino a mezz'ora fa.





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