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lavoro pubblicato lunedì 4 febbraio 2013
ultima lettura sabato 16 novembre 2019

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IL PIANETA DEGLI ANGELI - cap.11

di MicheleFiorenza. Letto 790 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Nella sala scoppiò un applauso. Alcuni gridavano "Terra, terra!" Giulia sorrideva, guardando ansiosa gli altri membri del direttivo... ........................................................................

Capitolo 11 - UNA STRANA COPPIA

Nonostante i numerosi dubbi e le incertezze sui programmi futuri, la comunità dei profughi, con l’aiuto dei “cugini” uxuriani, si incamminò sulla via dell’acquisizione di un rapido benessere.

Inoltre un gruppo, che aveva scelto di svilupparsi in modo autonomo dagli uxuriani, era stato autorizzato a insediarsi in un’isola del vicino arcipelago, chiamata Selvaggia; lì aveva costruito un villaggio, denominato Nuova Roma, utilizzando soltanto materiali rustici, lavorati manualmente. Per le esigenze di manodopera, i profughi della terraferma vi si recavano spesso in aiuto, e anche Giulia vi andava spesso con compiti di coordinamento, perché lì si sentiva ancora sulla Terra.

Ringraziamento divenne un centro molto grande e confortevole, frequentato anche da molti uxuriani, che familiarizzavano volentieri con i profughi e, per delicatezza e praticità, si muovevano camminando e non volando. Si crearono anche delle amicizie, con un intenso scambio culturale di usi e costumi, nonché di giochi e passatempi, che erano attivati nei ritagli di tempo che i profughi trovavano, nel corso della settimana lavorativa.

Anche Abbandonata divenne luogo di incontro culturale, con i nuovi quartieri a misura dei terrestri; qualche coppia di profughi arrivò a trasferirsi lì e a lavorare con i cugini locali.

Nel frattempo, alcune giovani coppie di profughi si sposavano, e una di queste, Vittorio e Helen, già attendeva un bambino, che sarebbe stato il primo terrestre nato a Uxur.

Nadia e Kim erano impegnatissimi nel loro ruolo di interpreti e lavoravano alla creazione di una scuola di lingue aperta a tutti; Marcello collaborava con Jean-Daniel e Paulo nella progettazione e realizzazione degli impianti necessari a Ringraziamento e a Nuova Roma, mantenendo anche relazioni con i cugini per la fornitura di materie prime, magari ripagate con semplici lezioni di italiano, che era diventata una lingua di moda presso gli uxuriani, oppure con racconti terrestri, che li interessavano molto.

L’anno 1 della nuova era umana era iniziato da alcuni mesi uxuriani e, dopo un inverno tutto sommato mite, la primavera si era presentata col suo equinozio e i primi fiori locali.

A volte Marcello e Arnoldo facevano lunghe passeggiate di lavoro, affrontando i numerosi piccoli problemi irrisolti.

Dibattevano anche il problema più grande, quello del futuro umano, e Arnoldo concordava con Riccardo nel voler accettare almeno la convivenza delle due specie; Marcello invece sognava un futuro autonomo.

Durante queste passeggiate, spesso incontravano gruppi misti di giovani umani e uxuriani, e ciò sembrava dare ragione a Riccardo e Arnoldo; a volte si vedeva persino qualche isolata coppia mista parlare e ridere insieme!

Venne l’estate e i profughi presero confidenza con il mare di Uxur, la cui unica differenza da quello terrestre era che l’acqua era meno salata e per nulla amara; prima che arrivasse l’autunno nacque il bimbo di Helen e Vittorio, che fu chiamato Angelo in onore dei “cugini”; Marcello e Nadia ne furono il padrino e la madrina.

Riccardo, constatando che tutto andava avanti nel migliore dei modi, si era rasserenato e trovava il tempo di corteggiare Giulia, magari accompagnandola a Nuova Roma. Tranne il diverso punto di vista sulle scelte del genere umano, i due sembravano fatti l’uno per l’altra: si piacevano, si stimavano e stavano diventando grandi amici.

Da questa coppia avevano origine i più importanti progetti per la sistemazione dei profughi e dei loro discendenti su Selvaggia o a Ringraziamento, o anche ad Abbandonata.

Si era, in effetti, creata una specie di tacita divisione di zone: i terrestri avevano ad uso esclusivo Selvaggia; le due città di Ringraziamento e Abbandonata erano una specie di zona franca, o mista, mentre il resto del pianeta era degli uxuriani. In ogni caso sul pianeta c’era spazio per tutti.

Ma Selvaggia rimaneva la terra preferita da Giulia.

- Se avessimo la speranza di ritornare sulla Terra entro dieci anni, sarei completamente felice. – disse un giorno Giulia a Riccardo.

- Forse lo potranno fare i nostri discendenti. – cercò di consolarla Riccardo.

Giulia, Nadia e Zephine avevano fatto amicizia con Venere Alata e si scambiavano frequenti visite. Un giorno Zephine riferì a Riccardo che Primo aveva bisogno di parlargli per una questione importante.

L’incontro avvenne nella residenza di Primo e Venere, luogo del loro primo incontro e riferimento abituale per i terrestri.

- Caro Riccardo, - esordì Primo in uno stentato italiano – tu sai che alcuni uxuriani… suggeriscono di inserire nel patrimonio… genetico di voi umani alcuni nostri geni, allo scopo di migliorare le vostre… capacità e anche di rendere la vostra specie più simile alla nostra… Voi avete preferito mantenere la vostra… identità, e noi abbiamo… rispettato la vostra scelta … Però adesso è accaduto un fatto nuovo… che forse semplifica i desideri di entrambe le specie… - Primo lo guardava incerto. – Insomma è accaduto che due grandi amici, il vostro… Jacques e la nostra Axel si sentono… attratti a tal punto che… - Primo era molto imbarazzato - … vogliono sposarsi!

Riccardo si sentì molto a disagio; Zephine, che lo aveva accompagnato, si riprese per prima e chiese a Venere: - Ma c’è una compatibilità sessuale tra le due specie?

Le rispose Primo con un ampio allegro sorriso: - C’è a tal punto che… Axel aspetta un bambino!

Riccardo, un po’ stordito, chiese se c’erano buone possibilità che questo bambino venisse alla luce in salute. Primo annuì.

- E… che aspetto avrebbe ?

- Le nostre specie hanno… codici genetici simili e compatibili: l’unica… differenza è che molti vostri geni risultano… recessivi rispetto ai nostri. Noi abbiamo fatto delle… simulazioni con i nostri computer e ci aspettiamo che il… nascituro abbia il vostro colore della pelle, ma che abbia le ali; probabilmente le ali saranno più piccole e quindi… l’idoneità al volo più… limitata. I genitori sono… consapevoli di questo e si sono dichiarati soddisfatti.

- E… se ci fossero altre coppie, - intervenne Zephine – composte da un uxuriano e una donna terrestre ?

Primo annuì: - Ci abbiamo pensato e abbiamo… calcolato che il risultato sarebbe… identico.

- In definitiva – disse Riccardo – ci troveremmo in presenza di una nuova razza uxuriana, e quella umana rischierebbe l’estinzione.

- Non… necessariamente. – disse Primo – Noi vogliamo darvi in uso… esclusivo tutto l’arcipelago che voi chiamate Selvaggio, nel quale la specie umana potrà… prosperare e moltiplicarsi, e sarà libera di… frequentare i territori uxuriani o no.

Zephine concluse: - Credo che non potremo comunque impedire quest’unione e anzi dovremmo esserne felici.

Il comandante volle prima parlare con Jacques, un giovane alto, biondo e con gli occhi azzurri, il quale gli diede assicurazione sui propri sentimenti, sul carattere definitivo della sua decisione e sulla perfetta armonia, anche fisica, della coppia.

Riccardo conosceva Axel, che frequentava molto Ringraziamento, e ricordava che era una bellissima Uxuriana. Quando Jacques gliela presentò ufficialmente, non poté che dare la propria approvazione e fare i migliori auguri alla coppia.

Fu anche stabilita la data delle nozze e il luogo: la bellissima cattedrale di Abbandonata.

* * *

Quando Riccardo ne parlò a Giulia, vide passare sul volto di lei tutte le infinite emozioni che si aspettava: stupore, delusione, contrarietà, depressione, ira.

- Ti rendi conto che in tre o quattro generazioni rischiamo di scomparire come specie?

Riccardo le parlò dell’arcipelago Selvaggio e dei vantaggi di avere una specie intermedia per garantire nel tempo i buoni rapporti con gli uxuriani.

- Io non posso pensare a persone umane con le ali! Con tutto il rispetto per i nostri ottimi cugini. E poi da tempo pensavo a una parte della nostra missione rimasta incompiuta: era nostro compito, se avessimo trovato un pianeta vivibile, di comunicarlo ai superstiti.

- Non ci sono superstiti, Giulia. Dalla Terra non hanno mai risposto. E il sopralluogo effettuato dagli uxuriani ha dato risposta negativa, lo sai.

- Loro non sono atterrati. E inoltre, chi ci garantisce una completa sincerità? In fondo li conosciamo da poco. Piuttosto dimmi: se la Terra fosse in qualche modo vivibile, ci torneresti con me?

Riccardo la guardò in quel modo particolare che rivelava il suo amore e che le piaceva tanto:

- Se la Terra fosse appena appena vivibile, tornerei lì con te molto volentieri. E se la Terra non fosse più vivibile, tu rimarresti qui con me?

Giulia gli rispose abbracciandolo e baciandolo, per la prima volta da quando si conoscevano, accettando tacitamente l’amore sempre manifestatole da Riccardo… Non c’era stato bisogno di parole, come si addiceva ai loro caratteri …

Il matrimonio di Axel e Jacques fu celebrato nella splendida cattedrale che si ergeva al centro di Abbandonata, sia col breve rito uxuriano, alla presenza dei cinque Primi Cittadini, che col rito cristiano, al cospetto di Padre Matteo.

La cattedrale era molto alta, di forma piramidale, con parecchie file di palchi occupati dagli uxuriani. I profughi intervenuti, una ventina, erano per la maggior parte in platea. Del direttivo mancavano Giulia, Manuela e Jean-Daniel, in quanto impegnati a Ringraziamento, ma anche conformemente alla loro disapprovazione per una unione così azzardata.

La cerimonia fu molto bella e le musiche meravigliose; Riccardo e Zephine testimoniarono per lo sposo, Venere e Primo per la sposa. Il regalo uxuriano fu una villetta nei quartieri nuovi di Abbandonata, i regali dei profughi furono gli arredi, per la maggior parte realizzati in fretta con l’aiuto dei cugini, a Ringraziamento.

Secondo le usanze locali, la coppia si ritirò nella sua dimora e per tre giorni non doveva essere disturbata.

Al ritorno Manuela chiese il racconto della cerimonia e Riccardo descrisse la cattedrale e gli usi semplici ed eleganti dei cugini, senza suscitare alcun entusiasmo.

Alcuni giorni dopo Giulia disse a Riccardo che desiderava andare sulla Terra, a New Groen, per avere notizie della madre e di Ester. Riccardo ne rimase molto turbato, ma non poteva dirle di no.

Giulia aggiunse che una trentina di profughi voleva fare il viaggio con lei, per constatare se la Terra fosse vivibile o no; abbracciandolo gli promise che avrebbe rispettato i suoi ordini: concordarono per un’assemblea plenaria a Ringraziamento.

Riccardo, un po’ amareggiato, le fece presente che avrebbero dovuto calcolare esattamente il tempo massimo di permanenza in quell’atmosfera e non superarlo; inoltre dovevano usare le apposite mascherine ed evitare il contatto prolungato con l’acqua di mare.

In un piovoso giorno di Settembre, nella modernissima sala realizzata con l’aiuto delle tecnologie uxuriane, Giulia iniziò il suo discorso:

- Comandante, amici del direttivo, profughi della Terra, questo è il momento più adatto per ringraziare il buon Dio e tutti i presenti per la nostra splendida salvezza. Nessuno di noi immaginava, in quei terribili giorni della nostra partenza dalla Terra, che avremmo avuto tanta fortuna. Il nostro era un viaggio disperato, senza alcuna possibilità di salvezza. Se invece oggi siamo qui, è per la coincidenza di due condizioni scientificamente grandiose, ma che noi terrestri, nella nostra infinita presunzione, sconoscevamo completamente.

Giulia fece una pausa e si guardò intorno: aveva la più completa attenzione.

- La prima condizione favorevole è stata che l’universo, a dispetto della boria di tutti gli scienziati degli ultimi due secoli, è molto più piccolo di quanto sapevamo. La seconda è che la nostra specie deriva da quella alfiana, e pertanto la nostra vita è compatibile con quella di questo pianeta.

A dispetto della fermezza della sua voce, Giulia era emozionata e sentì il bisogno di bere un po’ d’acqua.

- Comandante, certamente tu sei il principale artefice della nostra salvezza; ma io non vorrei dimenticare tutti i terrestri che studiarono e realizzarono l’astronave Ulisse, che ci ha portati sin qui.

- Se quell’astronave, ora conservata nel museo di Ringraziamento, appare rudimentale confrontandola con le astronavi dei nostri cugini, essa tuttavia ha rappresentato la salvezza della nostra specie in un momento difficilissimo, e dobbiamo quindi rendere omaggio a tutti i terrestri che la progettarono, la costruirono, la rifornirono, la equipaggiarono per un viaggio interstellare senza speranza. Quei fratelli terrestri ora sono morti, perché quell’astronave fu consegnata a noi, ritenuti più idonei per un viaggio molto avventuroso. Ma potrebbero esserci dei superstiti.

- Riccardo, tu sai che gli abitanti di Nuova Roma hanno un orgoglio di specie che rifiuta l’integrazione con i cugini locali, anche se sono loro riconoscenti, e li apprezzano e stimano. Alcuni di questi profughi hanno un’estrema nostalgia del passato… e hanno ipotizzato un viaggio con un’astronave alfiana verso la Terra, per valutare la possibilità di ritornarvi e per aiutare i superstiti. I nostri cugini sono disposti ad adattare una loro velocissima astronave alle nostre esigenze e ci fornirebbero i piloti. Chiediamo quindi l’autorizzazione del direttivo.

Rivolgendosi alla platea, Giulia concluse: - Spero di avere bene interpretato il pensiero dei nostalgici.

Nella sala scoppiò un applauso. Alcuni gridavano: - Terra, Terra! - Giulia sorrideva, guardando ansiosa gli altri membri del direttivo.

Il professor Zichì taceva pensieroso, Nadia e Zephine guardavano Giulia con perplessità. Riccardo si alzò e disse: - Entro tre giorni il direttivo darà la sua risposta.

Un tiepido applauso accompagnò l’uscita di Riccardo dalla sala.

* * *

Il mattino seguente Riccardo mandò a chiamare Marcello. Questi trovò il comandante davanti alla finestra panoramica del suo studio, in apparente contemplazione dei monti orientali.

Alfa stava sorgendo radiosa e si faceva spazio tra le nuvole bianche, dando più che mai l’impressione che si trovassero sulla Terra.

Il comandante notò lo sguardo di Marcello e si voltò a guardare con lui:

- Bello, vero? L’aurora è così in ogni mattino senza pioggia: promettente, pittorica, paradisiaca.

Dopo un momento si girò a guardare il fisico: - Qual è la tua opinione esatta riguardo al futuro dei profughi e alle scelte possibili?

Da qualche tempo il comandante mostrava di avere in Marcello e nelle sue capacità una fiducia pari a quella che riponeva in Giulia. Il fisico gli rispose riflettendo a voce alta, lentamente.

- Entrambe le possibilità, Uxur e Terra, sono degne di rispetto. L’una presta più attenzione a questo nostro ritorno alle remote origini e appare più razionale e tranquilla per l’immediato futuro. L’altra è più emotiva, più nostalgica: sottolinea la nostra identità di specie e sogna un rientro non traumatico nel nostro pianeta, inquinato dalla radioattività.

- Quale, secondo te, è la migliore? – chiese il comandante. Era la stessa domanda postagli più volte da Nadia.

- Nessuna delle due. – C’era in realtà qualcosa che vagava nella mente di Marcello: aveva sempre pensato che la Terra un giorno sarebbe venuta stretta all’uomo, il quale avrebbe potuto colonizzare altri mondi; un po’ come era stato per Base Luna, ma non si poteva vivere in una bolla d’aria per tutta la vita. Riccardo lo guardava:

- E allora? E’ opportuno che trenta o più profughi rischino la vita per tornare sulla Terra a constatare l’impossibilità di viverci?

- No, non è opportuno, comandante; ma forse è giusto che ognuno faccia le sue scelte e si cerchi la sua strada. Senza contare che, dopo quattordici anni circa, potrebbero esserci dei superstiti, magari a New Groen, che era la più avanzata tecnologicamente e la più protetta dalle radiazioni.

Dopo alcuni secondi di meditazione, Riccardo annuì, turbato: - Lo so, Marcello. Il fatto è che io amo Giulia, e temo per la sua salute e la sua vita. Temo anche per tutti gli altri, naturalmente. Vorrei almeno andare con loro, ma i nostri coloni di qui si sentirebbero abbandonati, forse anche traditi. Ho pensato di affidare a te l’incarico di accompagnare i nostalgici sulla Terra, quale vice comandante di Giulia. Se accetti, parlerò io a Nadia per convincerla della necessità della tua partecipazione al viaggio.

- Non occorre, Riccardo: le parlerò io. D’altra parte si tratta di un’assenza di un anno al massimo, se gli uxuriani ci aiutano.

- Ho parlato con Primo, che fornirà una veloce astronave. L’incarico sarà di tre giorni di perlustrazioni a New Groen, seguiti da un immediato rientro.

Quando Marcello riferì la decisione del comandante a Nadia, le salirono due lacrimoni agli occhi, poi lo strinse forte e lo pregò di essere prudente, di proteggere se stesso prima di ogni altro e di mandarle frequenti messaggi telepatici tramite i piloti uxuriani. Marcello le fece notare che durante il volo nello spazio-tempo parallelo i messaggi non potevano raggiungere l’astronave, ma le promise frequenti notizie durante le fasi di accelerazione e decelerazione.

Apparentemente Nadia aveva preso bene la notizia.

Parecchie settimane dopo, il comandante e i componenti del direttivo in partenza andarono a vedere l’astronave uxuriana: c’era Giulia, Marcello, Manuela e Jean-Daniel; in un certo senso il fior-fiore del direttivo, pensò Riccardo con un sospiro.

L’astronave, modificata a tempo di record per l’uso umano, era stata ribattezzata “Boomerang” su suggerimento di Nadia. Primo, che ormai si esprimeva bene in italiano, cercò di spiegare i principi scientifici e i requisiti tecnici per i quali l’astronave poteva superare la velocità della luce.

La potenza necessaria era fornita da motori ad antimateria, i quali portavano la velocità ad oltre un terzo di quella della luce; poi un sistema magneto-gravitazionale consentiva il passaggio in uno spazio-tempo parallelo, nel quale la velocità della luce era circa 30 c, cioè trenta volte maggiore, e l’astronave acquistava automaticamente una velocità superiore a c e accelerava ancora sino a 10 c.

In definitiva il viaggio verso il sistema solare sarebbe durato circa sei mesi terrestri.

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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