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lavoro pubblicato mercoledì 30 gennaio 2013
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Le mani di Gabriella. 2a parte

di GabryP. Letto 3553 volte. Dallo scaffale Eros

Continua il racconto di Donna Gabriella, si arricchisce. Mi arricchisce. Ci arricchisce. Almeno spero... Bacio grande a tutti. Gabry ......

Riprendo Gabry e Luca, da "Le mani di Gabriella" parte 1a.

Stavo seduta, dritta, le braccia tese, singhiozzando forte. Le lacrime mi uscivano dagli occhi, come poco prima erano uscite dal mio utero, forse per lo stesso motivo, ma con meccaniche diverse. Tutti gli anni di sofferenza, di rinuncia, di umiliazione, se ne andavano via attraverso di loro. Tutto il male accumulato, era stato pompato fuori dalla sentina che avevo dentro, dal il cazzo di Luca, con lo sperma di quel giovane uomo. Non potevo non capirlo all’istante. Luca mi osservava, sdraiato, appoggiato su un gomito, senza dire assolutamente niente. Lo apprezzai, come amante e come uomo. Sapeva usare il silenzio come un arma, da impiegare come, quando e se necessario. In quel momento il suo silenzio fu quanto mai d’oro: non avrei tollerato nessuna intrusione nella mia liberazione, perché era, doveva essere mia e mia soltanto. Al momento giusto Luca mi chiamò a se e io, adesso di nuovo pronta, di nuovo femmina, corsi da lui. Lo baciai letteralmente da capo a piedi, ripeto, letteralmente, ma poi non potei che tornare là dove tutto ha inizio, sempre, dalla notte dei tempi. Non persi tempo, non volevo più farlo. Usai lingua e bocca per farglielo tornare duro al più presto, e quando lo sentii di nuovo pronto, mi posizionai sopra di lui, puntai il suo uccello tra le mie labbra, e ci affondai sopra, come se volessi infilzarmi con quel suo bastone di carne. Mi sembrò che la fica mi si lacerasse, lungo tutto il percorso che il cazzo fece per percorrerla tutta, fino in fondo. Fu come accendere di nuovo le luci al neon in un enorme capannone rimasto vuoto e sfitto per lungo tempo, che eccitate dalla corrente che arriva loro dentro, si innescano una dopo l’altra illuminando tutto. Gli affondai sopra fino ai coglioni, con forza, sentendo l’uccello deformarsi dentro di me avendo con buon anticipo raggiunto il fondo della mia fica, spingermi dentro le viscere. Dovevo farlo. Dovevo spaccarmi il ventre con l’uccello duro di un maschio. Non ne potevo più, di vibratori e dita e ora, della lingua di Marina, che era comunque un’altra cosa. Luca urlò di dolore e piacere insieme a me. Avrei voluto che la mia Bernarda fosse secca, non ancora bagnata e sconvolta dagli orgasmi di poco prima. Avrei voluto sentire il cazzo di Luca rompermi, e d’un tratto capii. Avrei voluto che mi sverginasse, mi stava, mi stavo, sverginando di nuovo. Dopo le prime pompate, la fica mi si era allagata di nuovo, ma non perdevo una goccia, piena di quel cazzo duro e grosso. Luca adesso godeva bene, con me, anche se capii di avergli fatto sicuramente male, ma il suo innato altruismo e la sua zietta troia, lo avevano subito distratto. Scopavo con lunghi colpi, uscendo quasi tutta, fino a che sentivo la cappella sui bordi delle labbra, e poi lo riprendevo tutto dentro, sedendomici sopra fino al suo pube, tenendo le mie mani sul suo addome durissimo. Lo sentii arrivare da dentro, dallo stomaco, dal profondo delle mie viscere, da dove andava e veniva il suo uccello; l’orgasmo mi arrivò e mi prese tutta, scuotendomi da capo a piedi, come un brivido. Mi resi conto che ero così piena del suo cazzo da dimenticare lui, Luca. Mi lasciai andare con la testa sul suo petto, con il suo palo ricurvo dentro. Dio come mi faceva godere bene questo ragazzo! Mi prese tra le braccia e cambiammo posizione, adesso lui scopava me. Molto semplicemente mi scopava, da uomo, prendendomi per le tette, per le spalle, per i fianchi. Chiavava a lungo e bene. Poi, mi prese le gambe alzandomele come aveva fatto prima, ma adesso usava il suo cazzo per sgrillettarmi. Cominciai a capire dove voleva andare a parare, il furbetto, quando mi infilò il suo medio nel culo… E io, che già prima lo avevo accontentato, lo lascia fare molto volentieri, anche perché volevo dargli qualcosa che sarebbe stata solo sua. Intuii che mi stava preparando, che mi lavorava l’ano cercando di farmi dilatare il più possibile, per poi provare a penetrarmi anche lì. Ero nelle sue mani, e non potevo fare altro che assecondarlo, aiutandolo a farmi meno male possibile. Confesso che attendevo con ansia il momento in cui, il suo cazzo sarebbe entrato dentro di me anche da quella porta che un mio arcaico retaggio aveva sempre fatto stare chiusa. Ma se incontri un maschio come Luca, che tocca in te corde vecchie e nuove, non sei altro che uno strumento, che lui suona come vuole, e sei felice di esserlo, e sei felice che lui ti suoni il più spesso e il più a lungo possibile. Credo che molte donne pensino, orgogliosamente piene di loro stesse, temperate dalle esperienze, che certi tabù loro non li violeranno mai, che loro sarà sempre il controllo. Lo pensavo anch’io. E grazie al cielo ho avuto modo di constatare quanto mi sbagliassi, e spero che possano capirlo anche tante mie ex “colleghe” - “ Se incontri l’uomo giusto, al momento giusto, beh, cara, spera solo che lui non sia uno stronzo… perché altro, credimi, non potrai e vorrai fare” - Luca alzò ancora un po’ le mie gambe, mettendo il mio ano all’altezza del suo uccello, me lo puntò sul buco e iniziò a spingere piano. Spingeva e si ritraeva, spingeva un po’ di più e si ritraeva, si bagnava la mano con la saliva e se la passava sulla cappella, lubrificando entrambi. Era completamente assorto dal suo compito, concentrato in quella sua bellissima missione. Millimetro dopo millimetro, ad un certo punto il mio sfintere cedette e lui mi entrò dentro. Sentii dolore, come quando ci si taglia con un coltello poco affilato. Non fu affatto forte, intenso, direi più un fastidio. Adesso Luca spingeva bene, perché il suo paziente lavoro lo stava ripagando con frutti di intensissimo piacere, il piacere di un culo stretto, fisico, e il piacere di sverginarmi, mentalmente così importante per un maschio. La sua espressione era bellissima, dolce e fiera. Io godevo guardandolo. Adesso era lui che veniva osservato mentre si trasfigurava per il piacere… Dolcissima vendetta. Il mio piacere, al momento, fu quello di vedere il suo. Se ne accorse, e da uomo che dà come riceve, mi sfilò l’uccello dal culo e mi penetrò la fica. Fu sublime, non so perché. Mi scopava davanti fino al mio orgasmo e poi, mi inculava, pensando al suo. Non so per quanto quell’alternanza continuò. Godevo, godevo e godevo. Godevo di fica certo, ma godevo anche e per la prima volta, nell’essere posseduta, completamente, da un uomo. Solo ora mi resi conto della forza di un maschio, totale, invincibile, e della mia voluta passività. Gli toccavo le spalle, lo prendevo per i fianchi, gli accarezzavo il viso… era mio, solo per quel breve momento, ma era mio, io lo possedevo, concedendo tutta, tutta me stessa a lui. Stava per venire. I colpi adesso erano veramente possenti, quasi devastanti, mi arrivavano nelle viscere. Doveva godermi nel culo. Mi spinse con tutta la forza che aveva, io tentavo di contrastare la sua forza cercando di dargli anche l’ultimo centimetro del mio culo. Venne. Urlò lui questa volta… Tremava e sussultava, spingendo i sui fiotti di sperma rovente più dentro di me che potesse. Mi crollò addosso, con la sua massa che mi copriva tutta schiacciandomi, togliendomi il fiato. Ma non mi sarei sottratta a quella pressione per niente al mondo. Era mio. Solo in un momento come quello, un uomo così poteva essere di una donna. Non sarebbe durato di più, non poteva. Il mio cervello tornò a riprendersi cura del mio corpo e la prima cosa che mi disse fu – “Ricordati bene questa notte con quest’uomo Gabriella, perché non tornerà più” – Non ero assolutamente triste. Ero tornata consapevole. Fui pervasa da una dolce serenità. Grazie, Luca.



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