ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 29 gennaio 2013
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il grande cuore di Clara

di cicaladimare. Letto 577 volte. Dallo scaffale Pensieri

Eravamo rimasti soli, Clara ed io, lungo quell'asfaltata strada di montagna che di traffico ne aveva parecchio a quell'ora. Era l'imbrunire e lei si strusciava sulle mie gambe, più bella e bionda che mai; gli automobilisti si sporgevano dal fine...



Eravamo rimasti soli, Clara ed io, lungo quell'asfaltata strada di montagna che di traffico ne aveva parecchio a quell'ora. Era l'imbrunire e lei si strusciava sulle mie gambe, più bella e bionda che mai; gli automobilisti si sporgevano dal finestrino per ammirare le sue morbide fattezze e con un cenno della mano la salutavano. Io non ero gelosa, come potevo esserlo del mio Labrador femmina che i miei mi avevamo regalato sapendo quanto desiderassi quel tipo di cane? La amavo per la sua bontà e la sua dolcezza e mai mi sarei separata da lei. Mio padre mi aveva allevata come una vera montanara, mi faceva alzare alle cinque del mattino per accudire gli animali ed il suo scopo l'aveva raggiunto; ero infatti diventata una rude e selvaggia abitante dei boschi al punto da voler lasciare la casa dei miei per trasferirmi in un rustico con tanto di fienile. Lì ora vivevo con Clara. Lei aveva una cuccia enorme accanto al mio letto, ma, nelle notti più fredde, la sentivo arrivare quatta sotto le coperte, in silenzio, per celarsi alla mia vista: sapeva che non poteva farlo, ma, a volte, ci sono le eccezioni. Mentre pensavo a tutto ciò, continuavo per la mia strada, stanca ma felice perché vedevo apparire le prime case del paese. Le nuvole in cielo erano foriere di temporale, come spesso accade d'estate, ma ormai non correvamo nessun pericolo, eravamo quasi arrivate alla meta.
Improvvisamente una macchina si avvicinò al nostro lato della strada, rallentò leggermente l'andatura e gettò dal finestrino un pupazzo nero, o almeno quello che ad un occhio inesperto sarebbe potuto sembrare, considerato che, una volta a terra, si mise a correre e a saltellare impaurito. Ci avvicinammo a quel piccolo batuffolo di lana che continuava a scappare, fermato però da una siepe molto folta che gli impediva ulteriori passaggi. Ci accorgemmo allora che si trattava di un cucciolo di gatto, gettato sulla strada perché ospite indesiderato per le vacanze estive.
Non ebbi modo di vedere il numero di targa tanto la macchina aveva ripreso la sua veloce corsa lasciando un passeggero al suo ignoto destino. Mi avvicinai immediatamente al gatto con Clara accanto, ma mi accorsi che era spaventato dalla sua presenza ed allora la ritrassi un poco: fu in quel momento che vidi spalancarsi due occhi verdi, spaventati, che mi fecero un'enorme tenerezza. Cercai di toccarlo leggermente, ma era talmente terrorizzato che la mia presenza lo fece solo soffiare e inarcare il busto il più possibile, finchè riuscì a penetrare nella siepe, sparì dalla nostra vista e di lui più nessun segno.
Intanto cominciavano a cadere le prime gocce di pioggia ed i primi lontani lampi seguiti da deboli tuoni finchè il temporale cominciò ad avvicinarsi ed allora noi ci mettemmo a correre verso casa, considerato che ormai era l'unica cosa intelligente che ci restava da fare, tanto ormai nulla avrebbe evitato a Otello (così l'avevo chiamato per il suo colore scuro) una brutta fine. Arrivate dentro facemmo una cena frugale, anche perché da entrambe le parti c'era poca voglia di mangiare e poi ci buttammo stanche sotto le coperte ad attendere il sonno che stentava a venire.
Clara era terrorizzata dai lampi e dai tuoni, un po' come tutti i cani e non passò molto tempo che la sentii infilarsi sotto le coperte ed io feci finta di niente per non spaventarla ulteriormente.
Continuavo a pensare ad Otello, al tempo che non era stato clemente con lui, ma soprattutto a quegli ignobili esseri umani che avevano avuto il coraggio di abbandonarlo in quella sera burrascosa sapendo bene, purtroppo, la fine a cui sarebbe andato incontro. Quell'andirivieni di pensieri mi conciliò il sonno, ma venni svegliata da quell'odore tipico di aria umida e fresca che rimane passata la tempesta. Da dove poteva venire? Ero certa di aver chiuso tutto in casa. Mi girai nel letto per alzarmi ed improvvisamente mi accorsi della mancanza di Clara. Signore Iddio, che poteva essere successo? Notai anche la porta del fienile socchiusa, cosa che non succedeva mai perché, di sera, ero abituata a sprangarla. Che qualcuno fosse entrato in casa per portarmi via Clara? Dopo quello che era successo la sera precedente ero portata a diffidare di tutti, non solo degli estranei. Eppure cercavo di convincermi che in paese c'era tutta gente perbene e che nessuno si sarebbe sognato di fare del male ad una bestiola talmente buona.
I miei pensieri furono interrotti da un brusco rumore di zampe che cercavano di aprirsi un varco nella porta che il vento aveva rinchiuso: «Clara sei tu? Clara, rispondimi!» Silenzio assoluto. Allora mi feci coraggio , cercai di tirare con tutte le forze che avevo e al di là chi mi vidi? Otello che miagolava impercettibilmente fra le fauci di Clara, intirizzita e tremante. Cara Clara, aveva dimostrato di avere un grande cuore , come tanti esseri umani non hanno. Mi guardava soddisfatta e continuava a leccare il cucciolo per asciugarlo, poi lo pose nella sua cuccia e mi guardò teneramente. Sapevo quello che avrei dovuto fare: la famiglia sarebbe aumentata, tutto merito di Clara.







Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: