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lavoro pubblicato domenica 27 gennaio 2013
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

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Libero dal compleanno

di pOttOlinO. Letto 542 volte. Dallo scaffale Sogni

quella sera tutti cercavano di essere simpatici con me, ma nessuno ci stava riuscendo! Io non cercavo di ridere, volevo solamente sentirmi a mio agio, poter assumere un atteggiamento consono al sentirmi bene! Io cercavo la tranquillità, solamen...

quella sera tutti cercavano di essere simpatici con me, ma nessuno ci stava riuscendo! Io non cercavo di ridere, volevo solamente sentirmi a mio agio, poter assumere un atteggiamento consono al sentirmi bene!

Io cercavo la tranquillità, solamente un cenno di Serena mi fece trasalire e decisi di seguire il suo sguardo. Subito lei capì la situazione in cui mi trovavo e senza fare domande si avvicinò, mi porse la mano, mi trascinò lontano e ci ritovammo in una di quelle freddissime serate invernali, tanta voglia di camminare e finalmente una bottiglia di vino decantato e riservato solamente a noi due. Ecco che la decisione di bere per primo non fu una grande idea, Serena si sentì offesa, quasi dimenticata e prima che mi rivolgesse di nuovo un suo sguardo dovetti trovare una panchina sulla quale potermi scusare. Lei capì, la festa che gli altri mi avevano preparato non era ciò che mi ero immaginato, io avrei preferito qualcosa di più intimo, di più personale, non tutto quel caos nella vecchia fabbrica e per di più con i bassi talmente forti che non ci si poteva capire nemmeno gridandosi nelle orecchie. Probabilmente è questo che non funzionava, tutti cercavano di farmi ridere, ma io non li capivo, non li comprendevo, non li potevo ascoltare! Ma non c'era più da preoccuparsene, mi trovavo finalmente solo con Serena. Dopo avermi perdonato pulì la panchina su cui sedevamo per poter eliminare lo spazio di neve che ci separava. Questo fu l'attimo in cui compresi che era arrivato il momento di mettere in gioco i miei ormoni. Lasciai parlare i miei occhi e i miei piedi si incrociarono con i suoi, tanto che dovemmo accorgercene per poi slegarli con una risata. Lei iniziò a parlare di vecchie avventure e sinceramente io potevo solamente controllare che dal vestito scollato non uscisse una meritata gioia per i miei occhi. Ecco il momento in cui capii di buttarmi nella rischiosa mossa di baciarle le labbra, e lo feci! Sapevano di vino, erano morbide e bagnate e a contatto con le mie seccate dal freddo e piene di piccoli tagli, provocavano una sensazione così piacevole che ogni mia ferita sembrava riassorbirsi per potersi meglio posare sulle sue vogliose forme. Ad un tratto si staccò e la mia lingua rimase da sola fuori dalla bocca sotto una neve che iniziò a posarsi, così tranquilla e gelida. Non capivo come fosse possibile ma non potevo più ritirare la mia lingua, era rimasta completamente bloccata dal sentimento e dal gelo al di fuori della mia bocca! Non riuscivo a esprimermi, non potevo scusarmi, non usciva più una parola dalla mia gola, solamente stupidi versi che assomigliavano a quelli di una mucca che in pochi minuti avrebbe partorito il piccolo vitellino. Lei mi guardava disgustata e mi ripetè più volte che lo scherzo non era più divertente e che se ne sarebbe presto andata se non avessi subito ripreso la mia lingua in bocca. Ma io non scherzavo, io non potevo più muovere il mio muscolo volontariamente poichè era rimasto completamente bloccato! Bastarono un paio di ulteriori muggiti e lei se ne andò senza nemmeno donarmi un ultimo sguardo di sdegno.

Rimasi nuovamente solo, ma questa volta non l'avevo deciso io, l'aveva deciso il mio lurido destino! Che sporco questo mondo d'ingiustizia! La rabbia iniziò a prendere decisioni al posto mio e mi ritrovai scaraventato contro una povera coppietta che cercava intimità sotto la tettoia di una casa, presi a calci l'uomo e muggii contro la donna che dallo sgomento scappò immediatamente! Ripetere quest'azione mi dava un minimo di soddisfazione, un piccolo sfogo contro il mio brutto destino! Iniziai così a disturbare e dividere chiunque incontrassi lungo il mio cammino e dopo cinque, dieci, venti coppiette non ne avevo abbastanza! Muggivo ed avevo perso completamente la ragione! Volevo solo un pò di giustizia, volevo per una volta trionfare, sentirmi come si sentono tutti, ero ad un piccolo passo dal poter raggiungere la meta ed ecco che il fato mi si era rivoltato un'altra volta contro.

Dopo la rabbia arrivò la delusione e con essa la scelta di buttarmi giù, far cadere lacrime sul mio viso congelato e lanciarmi dal vecchi ponte per regalarmi un compleanno diverso dagli altri. Il forte vento trapassava i miei occhi e penetrava il mio stomaco, mi sentivo leggero, mi sentivo vivo, stavo davvero vivendo! Ma quanto sarebbe durato? Quanti secondi o attimi avrei potuto ancora volare prima di schiantarmi contro un muro di acqua e pitturare il corso del fiume di macchie rosse? Quanto ancora avrei potuto godere di libertà?



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