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lavoro pubblicato giovedì 24 gennaio 2013
ultima lettura sabato 22 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le parole non comprese

di orchidea25. Letto 745 volte. Dallo scaffale Amore

Le bambine finalmente dormono e io mi godo questo silenzio sdraiata sul divano con un libro da leggere e un bicchiere di vino bianco da sorseggiare le...

Le bambine finalmente dormono e io mi godo questo silenzio sdraiata sul divano con un libro da leggere e un bicchiere di vino bianco da sorseggiare lentamente. Un trillo di telefono mi riporta alla realtà e la voce dall'altro capo mi fa ritornare indietro di dieci anni. Come non riconosce la voce di chi si è amato.
Dopo gli educati convenevoli mi dice il motivo della telefonata, la prossima settimana sarà in città e vorrebbe vedermi, sempre che lo voglia anch'io. Accetto immediatamente l'invito. Ci scambiamo i numeri di cellulare, che allora non possedevano.
Inutile dire le emozioni e i pensieri che mi hanno fatto compagnia nella notte insonne e nei giorni che mi separavano da questo incontro, ma per fortuna gli impegni lavorativi ma soprattutto le figlie mi hanno aiutato a trascorrere quel lasso di tempo. Nuovamente il trillo del telefonino mi sorprende
"Ciao, sono in città e se puoi mi farebbe piacere vederti già questa sera". Posso farlo mi sono già organizzata con le mie amiche per poter lasciare le mie figlie, tre non sono facili da piazzare.
"Allora ci vediamo alle 20,30 in quella piazzetta con la fontana che ti piaceva tanto".
Avrei voluto replicare chiedendogli se voleva che lo andassi a prendere ma il fatto di stare ancora un pò con i miei pensieri e il luogo proposto hanno avuto la meglio.
Mi metto in macchina con largo anticipo, ho da sempre la nomea di ritardataria. Mentre guido ripenso ancora a queglia anni trascorsi insieme,agli che non ho più visto e a quelli che non si sono più fatti vedere e a quell'amica che non c'è più, che mi avrebbe rimproverato per aver accettato l'invito ma che mi avrebbe tenuto le figlie per permettermi di incontrarlo, perchè lei era fatta così, ai viaggi, a tutte le cose piacevoli fatte insieme ma anche alle litigate, ai periodi trascorsi lontano per i suoi impegni lavorativi.
Alla nostra ricerca, lui di un lavoro e di luogo in cui vivere che lo faccesse fermare ed io di me stessa. Trovo parcheggio abbastanza facilmente in un posto in cui notoriamente non lo è, un ultima controlaato al mio aspetto dallo specchietto della macchina e mi incammino lentamente ma non troppo all'appuntamento.
Appena volto l'angolo per entrare nella piazza mi appare davanti, identico e leggo sue sue labbra un sorriso, anche lui mi ha riconosciuto subito.
Due baci sulle guancie e ci muoviamo per cercare un posto dove mangiare. Mentre frugo nella borsa alla ricerca delle sigarette, che in questo momento mi fanno da coperta di Linus, mi vengono in mente le parole di una bellissima canzone di Battisti.
Parliamo di noi. Ora vive a Boston, ha una moglie e due figli, un maschio ed una femmina, spero per lui che il suo matrimonio sia felice. Si stupisce che io abbia tre figlie e che la prima abbia otto anni, è bravo a fare i conti, ma non si stupisce che io sia separata ormai da più di tre anni. Poi d'improvviso mi domanda " non voglio sapere perchè il tuo matrimonio è finito, ma ti dico come è finito. Un giorno sei andata da lui e gli hai detto che era tutto finito. Non hai accettato ne repliche ne confronto".
Ci rimango male a queste parole. Mi viene subito in mente il nostro ultimo incontro, dieci anni prima, mi comunicava che aveva ottenuto un posto a San Francisco e che la sua nuova casa, non appena l'avesse trovata era aperta a tutti gli amici che volevano andare a fargli visita. Non era quello che mi aspettavo di sentirmi dire, ma solo ora capisco che era un invito, cosa che in precedenza non aveva mai fatto.
Dopo la cena continuiamo a parlare camminando, dopo un po mi abbraccia cercando di stringermi una mano, cosa che io subito contraccambio. Durante la cena non avevamo fatto altro che avvicinarci e allontanarci, sfiorarci le mani e ritraendole subito, avevamo paura uno dell'altra. Perdo la cognizione del tempo che passa dal momento che sono spensierata e contenta. Poi d'improvviso ci troviamo di fronte l'uno all'altra e in un attimo le nostre bocche si toccano per aprirsi subito all'altro. So che non dovrei ma in quell'abbraccio e in quel bacio ci sto bene e non voglio farlo finire subito. Quando ci allontaniamo, rimanendo abbracciati, sorridendo mi dice che dovrà tornare spesso in Italia e gli farebbe piacere rivedermi ancora. Ora sono io che gli rispondo che gli amici sono i benvenuti poi il suo viso si fa serio:
"Sono anni che devo farti una domanda e adesso non voglio perdere l'occasione. Perchè non mi hai mai risposto a quel messaggio che ti ho lasciato in segreteria a Natale di dieci anni fà?
Rimango in silenzio, non ho mai trovato nessun suo messaggio anzi ho sempre pensato che fosse stato lui a sparire e no io.
Farfuglio " Ma io non ho mai trovato sulla segreteria un tuo messaggio, anzi ho sempre pensato che fossi sparito"
"Ti dicevo di andare a casa di mia madre a prendere il biglietto d'aereo che ti avevo regalato per venire a New York a trascorrere il nostro primo Capodanno americano"
Due lacrime mi scendono sul viso, accarezzo il suo, gli do un bacio sulle labbra e gli sussurro "Alla prossima volta che sarai qui! Ci conto"
Mi allontano con il cuore a pezzi e un dubbio.


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