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lavoro pubblicato sabato 12 gennaio 2013
ultima lettura venerdì 15 dicembre 2017

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Ho fatto tredici

di catellonastro. Letto 501 volte. Dallo scaffale Amicizia

HO FATTO TREDICI… In un articolo apparso su supporto cartaceo ed informatico, agli inizi dello scorso anno, scrissi un articolo dal titolo &ld...

HO FATTO TREDICI…

In un articolo apparso su supporto cartaceo ed informatico, agli inizi dello scorso anno, scrissi un articolo dal titolo “Ho fatto dodici” ed ora, che siamo agli inizi del tredicesimo anno del terzo millennio, sento, a ragione di dire che ho fatto tredici. Il mio tredici non è composto di cifre, percentuali, interessi bancari o postali, ma solamente di lettere. Per fare una battuta banale, per non dire cretina, posso affermare che gli unici numeri che si trovano nei miei scritti, editi o meno, sono quelli delle pagine. Certamente i miei lettori, alcuni affezionati alle mie senili esternazioni, spesso condivise, potranno affermare che quelli non contano, al contrario contano la comunicazione a mezzo libri giornali o riviste, il pensiero, la poesia, i messaggi schietti o in artefatta similitudine, camuffati sotto forma di comunicati. Penso che, come di tutti i mezzi di comunicazione inventati, si può fare buono o cattivo uso. Ma veniamo al titolo ed al perché ho fatto tredici. Semplice o visto il 13 del terzo millennio. E vi pare poco per uno che è nato nel 1941, quando c’era Lui, caro Lei. Insomma sono ultrasettantenne. Non aspiro a diventare centenario proprio perché, a causa delle mie disavventure e del mio modo di vivere, già mi devo accontentare di quello che Dio mi ha dato. Ma quando si vive per la famiglia, per la scuola intesa come educazione permanente, per la società, per la cultura e per la solidarietà, tirando le somme ci si deve per forza di cose sentirsi orgogliosi di quello che uno ha fatto, che sta facendo e di quello che ha intenzione di fare nel futuro (limitato, quasi agli sgoccioli, il mio…). Due parole per il mondo informatico nel terzo millennio. Come di tutte le cose si può fare buono o cattivo uso. Spero solo che i miei scritti possano ancora servire in una società dove i cambiamenti sono continui, l’ipocrisia di alcuni media è evidente, gli esempi offerti alla grossa platea informatica non sempre sono costruttivi. Lo stesso uso che si fa delle varie opportunità che il mondo informatico offre è in discussione. Quando il coltello serve per tagliare a fette il pane è utile, ma quando serve rivolto con la punta verso un proprio simile, allora non solo non è utile, ma è anche distruttivo. Ed anche la comunicazione può essere costruttiva o distruttiva. Ma quando alla base ci sta una adeguata preparazione sociale e culturale, conquistata con sacrifici e rinunzie ad una poltrona più comoda, alla fine dei conti bisogna sentirsi soddisfatti di quello che si è fatto. Nell’operare umano si potrebbe creare una scala gerarchica. Anzi due: una che porta in alto ed una che porta in basso. Quella che porta in alto ci porta a compiere opere di pubblica utilità che, più fanno aumentare l’utenza più hanno valore. Poi c’è la scala che porta in basso, fino alle fogne. La ricchezza materiale, accumulata in maniera certamente non onesta, ha danneggiato anche chi vive con la pensione sociale e deve per forza di cose andare a fare la spesa alla Caritas e chiedere aiuto agli operatori nella solidarietà. Proprio la settimana scorsa ho letto su Facebook che Napoli, tra le città italiane, e non solo di quelle regalate da Garibaldi ai Savoia, è al penultimo posto per vivibilità. Ma con quale criterio è stata stilata questa classifica e da chi è stata stilata??? Ho frequentato l’Università di Napoli, dove mi sono laureato nel fatidico 68; ho frequentato l’Università di Torino, mi mancavano tre esami per laurearmi in psicologia, ho insegnato agli ultimi corsi abilitanti alla Caserma Cernaia a Torino ed “ho insegnato” a professori già laureati. Ho ricevuto le congratulazioni del Provveditore agli Studi e la visita del Ministro della Pubblica Istruzione nella scuola di S.Francesco al Campo in provincia di Torino. Questo è una parte del mio curriculum di “operatore culturale”. Fossi stato un operatore dell’alta finanza avrei parlato di cifre e non di lettere. Ci fu un amico, alcuni decenni fa, che vedendomi viaggiare su una scassatissima 127 Fiat, mi disse:”Non ti vergogni di viaggiare con questa auto!!!”. La mia vita si compone di lettere, non di cifre. Ho scritto circa cinquanta libri ed ho pubblicato migliaia di articoli su giornali e riviste varie. Collaboro con associazioni onlus nel campo della solidarietà e cerco di fare il possibile per aiutare il prossimo. A questo punto mi piace ricordare l’affermazione di Madre Teresa di Calcutta che recita: “Il mondo ha più bisogno di amore che di pane!” Finchè mi sarà possibile farò la mia parte. Finchè le forze fisiche e dell’intelletto me lo concederanno. Sebbene qualche volta, adirato, su questa terra ho dato i numeri, davanti a Dio presenterà solo lettere. Non di raccomandazione. Perché lì non servono!!! Colgo l’occasione, infine, per augurare a tutti i miei lettori un Felice 2013, auspicio di una migliore e più fortunata qualità della vita terrena per tutti.

Poi ci penserà Qualcun Altro!

Catello Nastro

INVIATO A UNICO SETTIMANALE



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