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lavoro pubblicato venerdì 11 gennaio 2013
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Ultimo dei Cavalieri (Parte 3 di 3)

di peppers. Letto 436 volte. Dallo scaffale Fantasia

Atto conclusivo del Racconto. Mentre nel castello di Camlann si combatte la battaglia per le sorti del regno, Sir Arthur, fra paure e speranze, rabbia e delusione, fronteggia Mordred il Ribelle. Attendo con ansia critiche, pareri e commenti :)

Quando Sir Arthur giunse alla vecchia torre, la porta era già aperta.

Varcò la soglia con la spada in pugno. Ad accoglierlo non trovò altro che una manciata di ragni che, impauriti dallo sferragliare della maestosa armatura bianca, si nascosero nelle crepe delle vecchie pareti. Benché il silenzio di quella torre gli avesse sempre ispirato una riverente ammirazione, si sentì turbato, come se nell’aria vi fosse qualcos’altro oltre l’abituale odore di chiuso.

Attese che gli occhi si abituassero al buio, poi imboccò la stretta rampa di scale. Nel salire i gradini irregolari fu costretto ad appoggiare la mano contro il muro. Le dita scivolavano sulla pietra scabra, seguendo la linea delle antiche incisioni coperte dal muschio.

Continuò cautamente a salire quello stretto cunicolo, a malapena sufficiente per permettere il passaggio di una persona alla volta. La luce della luna stilettava da strette fessure ai muri, inargentando le lunghe ciocche bianche del Sovrano. Ebbe l’impressione di compiere tre giri quando all’improvviso s’arrestò.

“Owain!” esclamò, irrigidendo la cicatrice che gli solcava le labbra fin sul mento.

Il Cavaliere giaceva prono sui gradini, in una pozza di sangue che gocciolava verso il basso. Piantò la spada in una crepa sullo scalino, poi voltò l’amico, sollevandolo quanto bastava ad appoggiargli la schiena alla parete.

“Arthur, che ci fai qui?”

Parlava a stento, respirando affannosamente.

Il Signore di Camlann lasciò correre gli occhi azzurri lungo la profonda ferita che l’amico all’inguine.

“Per gli Dei! Hai bisogno di cure”

“Preferisco Madre Natura alle tue mani” grugnì il vecchio Leone, respingendo ogni offerta d’aiuto.

“Mi avevano detto che eri ferito” continuò il veterano. “Come mai non sei nelle tue stanze?”

“È solo uno stupido taglio alla spalla, nulla che mi possa impedire di usare una spada. I medici volevano che stessi al sicuro, lontano dalla battaglia. Ho dovuto stendere due guardie per riuscire a tornare fuori”

“La solita testa calda” rise rocamente Sir Owain.

“Owain se non facciamo qualcosa alla svelta rischi di…”

“Non badare ad un vecchio toro in fin di vita, c’è ben altro a cui pensare. Sai che ti sta aspettando di sopra?”.

“Si, è stato il suo corvo a condurmi fin qui. Mi ha scovato mentre cercavo di seminare i valletti che volevano riportarmi indietro. Owain …”

Fece una pausa, passandosi distrattamente una mano sulla barba bianca, un tempo curata in ogni dettaglio ma adesso divenuta incolta.

“… cosa devo fare?”

La voce del Sovrano era divenuta un sussurro.

Per giorni si era posto questa domanda, e ogni volta era giunto alla stessa conclusione.

“Stammi bene a sentire, Arthur, l’hai sempre saputo. Se vuoi tenere in piedi l’intera baracca Mordred deve morire. Il Bastardo vuole toglierti il trono da sotto il culo, riesci a capirlo? Un conobbi un ragazzo presuntuoso e scontroso. Il suo sguardo era così intenso da destare l’animo a chiunque gli stesse attorno. Sono passati molti inverni da allora, Art. Il tuo popolo ha ancora bisogno di te. Hai sempre fatto ciò che dovevi, non tirarti indietro adesso.”

Aggrappandosi alla livrea con il Simbolo dell’Orso, Sir Owain si avvicinò al viso brunito del Sovrano, fissandolo con severità.

“Va lassù, e uccidi tuo figlio”.

Sir Arthur distolse lo sguardo.

“Devi promettermi che lo farai, Arthur. Giuralo!”

Il Sovrano esitò, incapace di sostenere una promessa così solenne.

“Sapevo che dovevo scovare quell’ingrato prima di te” concluse Sir Owain, facendo una smorfia. La sua mano scivolò lungo la livrea, lasciando una scia di sangue sulla corazza bianca del Re. “Non avrai mai la forza di strappargli le palle”.

“Ti sbagli, io …”

Lasciò cadere il resto della frase. Non era più necessario dare spiegazioni, Sir Owain era spirato. Richiuse gli occhi all’amico e riagguantò la spada. Un’altra vittima di quella sporca guerra. Un’altra vittima di quel vile tradimento. Un'altra ferita sul suo cuore, fin troppo carico di cicatrici. Riprese a salire a rapide falcate le scale alla stanza più alta del castello.

Era un’ampia sala rotonda, dominata da massicci pilastri scolpiti a guisa degli Antichi Dei. Seduto ad una tavola circolare, Mordred accarezzava il proprio Corvo. Nella penombra di una lucerna i tratti del viso sembravano ancor più pallidi.

“Mi hai fatto attendere. Spero non me ne avrai se ho scelto questo luogo per il nostro incontro, padre. Nutro una certa insofferenza verso le folle” esordì. Alzò il braccio, lasciando che l’animale si librasse in volo fino ad una delle travi.

Nell’avanzare sotto l’austero sguardo degli Antichi Dei, Sir Arthur fu avvolto dal pungente odore d’olio bruciato.

“Non hai più alcun diritto di sedere in questa tavola. Da tempo sei stato radiato dall’Ordine dei Cavalieri”

Baciata dal riflesso della lucerna, la spada del Re risplendeva come fosse avvolta dalle fiamme.

“Sei sempre stato attaccato ai formalismi, padre”.

Mordred afferrò la propria lama, preparandosi allo scontro. Con la guardia ben alta, Sir Arthur s’avvicinò al figlio. La punta delle spade si toccavano l’un altra, quasi a saggiare la forza. Nessuno dei due guerrieri osava aprirsi ad un attacco, preferendo studiare cautamente l’avversario.

“Non esiste più alcun Ordine dei Cavalieri” sentenziò Mordred, lo sguardo fisso negli occhi del padre. “Sir Gawain è caduto. Sir Owain è caduto. Come loro anche tanti altri”.

Le labbra del Sovrano si serrarono. Balzò in avanti, cercando di sopraffare l’Usurpatore con rapidi fendenti. Il Cavaliere del Corvo parava ogni colpo con fredda maestria. L’eco dell’acciaio risuonò fra le statue e il tetto, colmando il silenzio che calò fra i due guerrieri.

Indifferente a quel rituale scambio di colpi che apriva ogni duello, il Corvo zampettò lungo la trave. Inclinò la testa, osservando una ragnatela, poi fece guizzare rapido il becco, afferrando un ragno.

“Dovevo capire che non hai mai condiviso il nostro codice” sussurrò Sir Arthur. Imperiosa ed energica, la voce del Re andò crescendo, inseguendo i convulsi turbamenti del suo cuore.

“Hai disonorato la mia casa, Mordred. Hai tradito i tuoi compagni …”

“Sta zitto!”

Destato dalle accuse del padre, Mordred scattò in un affondo nervoso. Sir Arthur alzò il braccio, scostandosi di lato. Evitò il colpo, poi si spostò alle spalle dell’avversario. Colpì con l’elsa la nuca di Mordred, facendolo rovinare per il pavimento. Stordito dal colpo, il Cavaliere del Corvo si trascinò per il pavimento, fino a dove giaceva la sua spada.

“Hai levato mano contro coloro che avevi giurato di difendere!” tuonò il Signore di Camlann

“Risparmiami la tue prediche, padre” ansimò Mordred, rialzandosi.

Sir Arthur indietreggiò, calando la spada.

“Credevo in te”. La delusione si era insinuata fra le sue parole, scalzando via la rabbia. “Anche quando gli altri non lo facevano. Ti ho sempre dato una possibilità”.

Facendo eco a quelle parole, il Corvo gracchiò come ad incitare il suo padrone.

Mordred si riavviò una ciocca corvina, mostrando un volto deformato dal rancore.

“Tu non sai, tu non capisci!”.

Sputò quelle parole con una violenza tale che si fermò a riprendere fiato.

“Tu non hai idea dei miei tormenti!”

Diede un calcio ad una sedia, facendola ruzzolare addosso al padre, poi piombò addosso al padre, incalzandolo fino a trovare il muro. Col peso del proprio corpo Sir Arthur ruppe una finestra.

Un gelida e umida folata di vento fece garrire un polveroso stendardo. La fiammella della lucerna guizzò, minacciando di far piombare la stanza nell’oscurità. Il Corvo spalancò le ali, planando sulla testa di uno fra gli Antichi Dei.

Sir Arthur era in bilico sul vuoto. Teneva le mani avvinghiate alle braccia di Mordred, tentando di allontanare la spada dalla propria gola.

“Puoi anche riuscire a vincere”. La voce del Sovrano incespicò, affaticata dallo sforzo di non perdere quel fragile equilibrio. “Puoi anche rovesciare il potere, ma i tuoi uomini ti volteranno le spalle prima che l’inverno volga al termine”.

Mordred strizzò gli occhi, lasciando che fosse l’eco della battaglia nei cortili di Camlann a replicare a Sir Arthur.

“Ti seguono per ciò che hai, non per ciò che sei” continuò il Sovrano nel tentativo di far ragionare il figlio. “Il tuo regno poggerà sulla sabbia, alla prima folata di vento verrà giù come un castello di carte”.

Mordred si ritrasse. Si piegò su se stesso, scavandosi il volto con la mani.

“Io non voglio nulla di tutto questo, non capisci?” urlò con ferocia. “Non ho mai cercato il potere!”

Sir Arthur sgranò gli occhi, massaggiandosi la gola e i polsi. Le parole del figlio avevano confermato i suoi sospetti più profondi. Mordred celava un segreto.

“Cosa nascondi, figlio mio?”

Mordred si voltò, fuggendo dallo sguardo del padre. Alzò gli occhi, guardando con avversione il Corvo.

“Ci sono forze più grandi di me e te. Siamo solo granelli di sabbia, padre. Granelli di sabbia in una clessidra che non smetterà mai di scorrere”

“Di cosa parli, Mordred?”

“Del Progresso, della Storia. Hai scritto un capitolo, padre. Tu, i tuoi ideali e i tuoi nobili Cavalieri. A me è stato imposto l’ingrato compito di voltare pagina”

“Tutto questo non è necessario, Mordred. Io posso aiutarti. Insieme riusciremo a …”

“Nessuno può aiutarmi! Nessuno può salvarmi! Io ho visto il Futuro. Io so cosa verrà. Sorgeranno città piene di luci e colori. Denaro, Potere, Successo. Questi i nuovi Demoni che renderanno schiavi l’uomo. Nasceranno nuovi leader, che tenteranno di ridare all’umanità la libertà, ma come te verranno traditi. L’equilibrio deve essere mantenuto. La Storia è una fredda macchina che ci stritola fra i suoi ingranaggi, incurante di ogni sentimento. Lascia che io compia la mia missione, padre. Liberami. Liberami da questo fardello, e ti sarò grato per l’eternità”.

Di fronte alle lacrime del figlio, di fronte alla sincerità delle sue parole, di fronte al suo dolore innocente, Sir Arthur si voltò. In un silenzio accondiscendente guardò oltre la finestra, mirando dall’alto di quell’antica torre la sua Camlann.

“Fa ciò che devi”.

Mordred prese la spada e, accostatosi alle spalle del padre, lo trapassò con fermezza. Sir Arthur inarcò la schiena, trattenendo un gemito. Un rivolo di sangue, simile ad una lacrima, rigò la corazza del Re. Il giovane poggiò la sua guancia su quella del padre e, accarezzandolo con una mano, ritrasse la spada. Sir Arthur gemette ancora una volta, poi si abbandonò alle braccia del figlio.

Il Cavaliere stese il corpo del padre sulla tavola rotonda, poggiando le labbra sulle sue. Ce l’aveva fatta. Aveva compiuto la sua missione.

Si volse verso il Corvo.

“Va via, Profeta di sventura. Tornatene nel tuo fosco regno!”

Ma l’animale rimase lì dov’era, immobile, sulla testa degli Dei.

Il Ribelle si avvicinò alla finestra in frantumi.

La tempesta era passata. Il vento stava disperdendo le nubi, mostrando l’aurora.

Chiuse gli occhi.

Udì le fiamme che ardevano i vessilli dell’Orso, le risate di quanti si erano dati al saccheggio della fortezza, le urla delle ancelle violentate e i lamenti degli ultimi soldati del Re, trucidati dai suoi uomini.

Tutto era finito, o forse no.

Alle prime luci dell’alba vide tradite le sue speranze.

Anche Sir Mordred, l’Ultimo dei Cavalieri, doveva morire.



Commenti

pubblicato il 11/01/2013 19.33.29
mariapace2010, ha scritto: ... Interessante... ciao, ciao

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