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lavoro pubblicato giovedì 10 gennaio 2013
ultima lettura martedì 11 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'Ultimo dei Cavalieri (Parte 2 di 3)

di peppers. Letto 502 volte. Dallo scaffale Fantasia

Fu nel cuore della notte che Mordred, il Cavaliere che si ribellò a Sir Arthur, si risolse nell'attaccare Camlann, ultima roccaforte del Re. Fra battaglie, duelli e inseguimenti, Sir Gawain e Sir Owain tenteranno di fermare il Cavaliere del Corvo.

I Ribelli mossero all’attacco del Castello di Camlann quella stessa notte, poche ore prima dell’alba. Sin da quando i nemici avevano lasciato la cittadella, gli occhi delle sentinelle si erano affannati alla ricerca di Mordred. Gli avvistamenti erano stati radi, l’Usurpatore sembrava essere stato inghiottito da un immenso drago d’acciaio e fuoco, le cui spire avevano travolto, una dopo l’altro, i livelli inferiori della Fortezza.

In attesa dell’ultima battaglia tutti i soldati del Re, con le lunghe cotte di maglie e le livree bianche col simbolo dell’Orso, avevano gremito il cortile del centrale del castello. I difensori di Camlann avevano ascoltato i colpi d’ariete contendersi con la tempesta il dominio della notte, scambiandosi cenni di intesa e indicazioni, determinati a lavare col sangue l’onta del tradimento.

Quando i Ribelli erano riusciti a varcare l’ultima cinta di mura, Sir Arthur aveva dato aria al corno, facendo esplodere l’intera fortezza in un tumulto. Al febbrile scalpiccio degli stivali aveva fatto seguito il frastuono dell’acciaio. Con la forza di un mare in tempesta, le lame si erano abbattute sulle corazze, falciando i primi morti.

Era stato Sir Gawain a scorgere Mordred in quella ressa di uomini aggrovigliati con furia gli uni agli altri. Uno dei soldati del Re gli si era avventato contro, la spada alta sopra la testa in un fendente rabbioso. Usando il piatto della propria lama, il Cavaliere del Corvo aveva deviato l’arma nemica verso destra, poi aveva segnato il ventre dell’avversario con un colpo rovescio. L’uomo era caduto in ginocchio, portandosi le mani alla ferita. Con un rapido guizzo della propria spada, il Traditore lo aveva decapitato senza alcuna esitazione.

Immobile sul cadavere del soldato caduto, lo scudo nel braccio destro e la lama insanguinata nella mano sinistra, l’Usurpatore aveva fatto rotolare con la punta della stivale la testa decapitata in direzione di Sir Gawain.

Con la sua armatura verde e l’elmo forgiato a guisa di cervo, il più giovane fra i Cavalieri aveva tentato di percorrere i pochi metri che lo separavano Mordred, ma ad ogni passo era stato costretto ad incrociare la propria lancia contro i Ribelli. Per quanto avesse tentato di togliere di mezzo quei fastidiosi ostacoli alla svelta, la distanza fra i due era aumentata sempre più.

Sordo alle urla di sfida di Sir Gawain, il Cavaliere del Corvo si era districato agevolmente fra i suoi uomini, diretto fuori dalla mischia, in direzione del bordo esterno del cortile. Sir Gawain non avrebbe avuto alcuna speranza di raggiungere Mordred se non avesse incontrato Sir Owain.

Il Cavaliere del Leone era rimasto alla testa di una dozzina di soldati, intento a ruggire ordini. Saputo dell’allontanamento dell’Usurpatore, aveva intimato al manipolo di guerrieri di seguirlo. Con la sua possente costituzione non ebbe nessuna difficoltà a farsi spazio in quel groviglio di lance e spade, aprendo la via al compagno e ai soldati di Sir Arthur.

Giunti alle prime case che bordavano il cortile il veterano aveva ordinato ai soldati di fare muro, sbarrando ai Ribelli il passo ai vicoletti, poi con un cenno del capo aveva esortato il Cavaliere del Cervo a seguirlo. Ormai si erano inoltrati a fondo in quel dedalo di stradine anguste e irregolari. Della furiosa battaglia non udivano che echi d’acciaio e urla di morte.

“Dove diavolo è andato?”

Una nota di rabbia vibrò nella roca voce di Sir Owain. Le violente raffiche di vento avevano divelto il cappuccio del manto, scoprendogli la testa calva. La pioggia, scivolata fra gli interstizi dell’armatura bronzea, gli aveva gelato perfino le ossa ma al momento era l’ultimo dei suoi pensieri. Benché avesse il fiato corto, il vecchio cavaliere continuò a correre fra gli edifici del maniero, sollevando gocce d’acqua argentee al suo passaggio.

“Potrebbe ovunque, ha il buio dalla sua parte” imprecò Sir Gawain, alzando gli occhi verso la piccola striscia di cielo che lambiva i loro cimieri. La notte incombeva minacciosa, soffocando la luna fra le falde del suo manto. Gli spiriti dell’aria ruggivano selvaggi, inseguendosi fra le nubi sui loro sfolgoranti destrieri. Le lacrime degli Dei tintinnavano sulle tegole del maniero, tracimando dai doccioni per poi gorgogliare in piccoli rivoli sui ciottoli.

“Hai sentito?”

Attraverso la visiera, gli occhi azzurri di Sir Gawain fiammeggiarono. Era certo di aver udito, ancora una volta, il gracchio del Corvo. D’istinto serrò la presa sulla propria lancia. Mordred era lì da qualche parte, come un evanescente fantasma pronto a svanire nell’intricata matassa di vicoletti, camminamenti e cortili della fortezza di Camlann. Quante volte si erano divertiti insieme, perdendosi nella vastità della roccaforte del Re? Un fremito accompagnò il tentativo di scacciare i ricordi di quei giorni non troppo lontani di cui, ormai, non rimaneva che un’immagine sbiadita.

“Di qua, verso l’ala antica del castello!”

Svoltarono un angolo, evitando le bande di nemici intenti a saccheggiare gli alloggi della servitù, e proseguirono finché una gradinata non li condusse ad un porticato coperto. Con l’oscurità ad ammantarne le colonne, quella vasta terrazza sopraelevata era più simile ad un minaccioso bosco che all’abituale ritrovo in cui erano solite spettegolare le dame di corte.

Il tintinnio degli stivali di Sir Owain si fermò per un istante. Guardandosi attorno, riprese fiato. Uno sbuffo di vento fece risuonare gli anelli che ne fermavano i lunghi baffi.

“Non può essersi spinto così lontano”

Improvvisamente tutti i merli che avevano trovato riparo sotto le volte presero a svolazzare atterriti, riversandosi caoticamente fuori dal porticato. Appollaiato, solitario sul cornicione, rimase solo il Corvo di Mordred.

“Owain, non siamo soli”

“Il Bastardo è qui. Tieniti pronto, Gawain.”

Il Cavaliere del Cervo indietreggiò fino a trovare le spalle del compagno. Per parecchi secondi non riuscì a fare altro che fissare quei piccoli occhietti grigi, come paralizzato dall’irrazionale pensiero che la bestia lo stesse sfidando. Nell’udire l’incedere leggero di alcuni passi si voltò.

“È davvero un piacere vederti qui, Sir Gawain”

Il velo di sensualità che copriva quelle parole, pronunciate con un tono un po’ beffardo un po’ superbo, non gli lasciarono alcun dubbio.

“Lady Andais!”

L’amante di Mordred si mostrò dalla penombra in cui era nascosta, sfoggiando un sorriso tagliente. “Amo questo posto” sospirò, come se stesse chiacchierando con degli amici. “Sapevi che di notte, quando l’intera Camlann riposa, questo porticato brulica di amanti?”. Scostò un manto di lana, facendo scivolare le mani lungo il corpetto di cuoio fino ad afferrare due piccoli e taglienti pugnali dalla cinta.

“Dov’è il tuo compagno, puttanella?” tagliò corto Sir Owain, il cui accento duro non nascondeva l’avversione per Andais.

“Dovresti essere più cortese con la tua futura Regina, cavaliere”.

Con un gesto del braccio, la ragazza annunciò l’arrivo di Mordred.

Camminava lentamente, volgendo da uno all’altro dei due guerrieri il suo sguardo di ghiaccio, simile ad un impenetrabile scrigno. “Mettiamo fine a questa farsa” intimò, sguainando con solennità la spada.

Sir Owain arricciò il naso, battendo l’ascia contro lo scudo, poi sputò ai piedi del Ribelle. Come ad accettare quella sfida, Mordred alzò la guardia, lasciando che i bagliori della tempesta giocassero con gli intarsi del suo scudo.

Chiuso in un’espressione severa, il Cavaliere del Leone tentò di provocare l’avversario, ma la distacca indifferenza di Mordred lo costrinse a fare la prima mossa. Sollevò l’ascia fin sopra la testa, scagliandosi sull’avversario. Con la poderosa forza del braccio calò un temibile fendente. Mordred evitò, ruotando attorno ad una colonna e il possente colpo finì con lo scheggiare la pietra. Sir Owain ebbe appena il tempo di ritrarre l’arma che Mordred, spostandosi veloce dietro il pilastro, andò in affondo mirando fra la corazza e i gambali, lì dove l’armatura era più debole. Una goccia di sudore accompagnò lo sforzo con cui il vecchio cavaliere abbassò lo scudo. La lama di Mordred stridette lungo l'acciaio, graffiando il simbolo del Leone.

“Sei troppo vecchio per queste cose, Owain”

“Sei un bastardo imberbe che gioca a diventare Re, Mordred”

Poco distante dai due, Andais lanciò una furba occhiata a Sir Gawain. Benché nulla in lei facesse sospettare l’intenzione di sostenere uno scontro diretto, studiava ogni dettaglio della pesante armatura dell’avversario, aspettando solo l’attimo giusto per mordere con i suoi artigli.

“Mi concedete la prima mossa, cavaliere?”

“Andate via, Lady Andais, e avrete salva la vita”

Sir Gawain parlò in tono deciso, sperando che la ragazza prestasse orecchio alle sue parole, ma in fondo sapeva che non lo avrebbe fatto. Ogni volta che i loro sguardi si incontravano riusciva a scorgere la paura negli occhi di lei, seconda solo all’ostinata fermezza con cui tentava di nasconderla. Gli sarebbe bastato un solo colpo ben assestato della sua arma per toglierla di mezzo, ne era certo. Non temeva certo un’ancella senza uno stralcio di addestramento alle armi, eppure avvertiva un lieve irrigidirsi del braccio destro, ancora saldamente avvinghiato alla lancia. L’idea di levar mano contro una donna lo ripugnava, al pari di macchiarsi del sangue di un bambino. Davvero un Cavaliere poteva abbassarsi ad un’azione simile? Quella vile ribellione, e la sporca guerra che ne era seguita, stavano soffocando i Nobili ideali dei Campioni del Re.

Il tumultuoso scorrere dei suoi pensieri fu interrotto da un acuto grido di Andais. Impaziente di chiudere lo scontro, l’Amazzone balzò ad un passo da Sir Gawain e, prima che questi potesse reagire, fece guizzare i coltelli. Digrignava i denti, tanto per lo sforzo di colpire con velocità la gola dell’avversario, quanto per la frustrazione di vedere andare a vuoto i propri attacchi.

Sir Gawain si indietreggiò, lasciando scivolare la lancia fra le gambe di Andais. Con un’improvvisa rotazione dell’arma la squilibrò, bloccandola contro una colonna prima che rovinasse al suolo.

“Rinunciate ai vostri propositi, Lady Andais. Sarà meglio per entrambi”.

“Ormai non si può tornare indietro, Gawain”

Soffocata dalla pressione della lancia, riuscì a parlare solo con un filo di voce. Sir Gawain spostò in avanti il peso del corpo, fino ad inghiottire con la propria maestosa ombra l’esile sagoma della ragazza. Ormai riusciva a vedere le sue guance arrossate e i suoi occhi, carichi d’orgoglio, velarsi di lacrime. Persino lì, negli occhi dell’amante di Mordred, riconobbe quella strana luce che rendeva incantato lo sguardo di ogni ragazza. Per quella luce aveva tante combattuto, per quella luce aveva tante volte amato. Il suo cuore scalpitava, come un cervo braccato dai cacciatori, quando d’istinto allentò la presa. Non poteva fare del male ad una dama.

Benché appena percettibile, quel lieve scostamento non passò inosservato. Andais sentì la forza del cavaliere vacillare e incurvò la schiena, riuscendo a svincolarsi. Afferrò uno dei coltelli e lo affondò fra la corazza e lo spallaccio sinistro dell’armatura.

Sir Gawain sgranò gli occhi, colto alla sprovvista. Avvertiva un lieve formicolare al torace, all’altezza del cuore. Nel sentire una sensazione di calore diffondere dalla ferita, fece un passo indietro. Fu sorpreso di scoprire la fatica con cui il suo corpo compiva anche il più piccolo movimento.

Nell’attimo di un respiro, il mondo iniziò a svuotarsi di ogni suono. Non udiva più lo né stridere delle armi di Sir Owain e Mordred, né il fragore della tempesta. Ogni rumore sembra allontanarsi sempre di più, coperto dal tumultuoso battere del cuore. Nel realizzare quanto profonda era quella ferita si appoggiò ad una colonna, lasciandosi scivolare. Si tolse l’elmo, guardandolo con rimpianto. Aveva fallito. Tradito da quel singolo colpo lieve quanto un sussurro, o forse dai suoi stessi ideali. Non v’era rancore nel suo sguardo quando incrociò gli occhi di Andais.

La vide avvicinarsi e chinarsi, ormai certa della vittoria. Gli profuse una carezza, poi tutto fu inghiottito dall’oscurità. Un opprimente silenzio, spezzato solo da una voce che riecheggiava lontana eppure fin troppo vicina.

“Addio, cavaliere”.

Riaprì gli occhi, aggrappandosi agli ultimi bricioli di vitalità che gli rimanevano. Provò a fermare Andais prima che gli voltasse le spalle, ma l’Amazzone non prestò ascolto al suo mormorio strozzato. Raccolse le sue armi, dirigendosi verso Sir Owain, ancora impegnato con Mordred.

Una superba occhiata della Ribelle fu l’ultima cosa che il Cavaliere del Cervo vide, prima che l’oscurità tornasse a sopraffarlo.

“Gawain!”

Un urlo rabbioso, simile al ruggito di un leone, lo destò. Dalla nebbia che sembrava avvolgerlo emersero delle figure sfumate.

Sir Owain, il viso rugoso madido di sudore, non badava al fatto di essere circondato. Gli occhi scuri, simili a bruciature sulla corteccia di una vecchia quercia, saettavano carichi di preoccupazione verso il compagno. Bestemmiava a denti stretti, ora tentando di soccorrere Sir Gawain, ora costretto alla difensiva, ora brandendo con rinnovata energia la sua ascia.

Mordred, privato dello scudo, brandiva la spada con entrambe le proprie mani. Curvo su stesso, sembrava accusare la fatica di un feroce duello protratto per troppo tempo. Con un balzo indietro evitò un poderoso colpo del Cavaliere del Leone, poi fece un cenno col capo. A quel segnale Andais balzò alle spalle del veterano. Urlava selvaggia, affondando le dita sul viso di Sir Owain e incitando Mordred. Approfittando del momento favorevole, il Ribelle si lanciò in affondo.

Quando la lama del Traditore colpì l’inguine del vecchio cavaliere, Sir Gawain sembrò riscuotersi. Allungò la mano verso la lancia. Con fatica l’avvicinò a sé, poi fece per alzarsi ma il corpo non assecondò il volere del suo spirito. Ricadde contro la colonna. Chiuse gli occhi e di nuovo l’oscurità inghiottì il mondo.

Il Gracchio di un Corvo.

Ancora un altro, e un altro ancora, come l’eco di un sogno da cui voleva svegliarsi. Gli occhi, sempre più stanchi, si riaprirono. Sentiva il frusciare delle ali del Corvo e il suo gracchio indistinto echeggiare fra le colonne, ma non riusciva a vederlo. Sembrava scomparso, portandosi con sé Mordred.

“Il tuo amato compagno sembra si sia dimenticato di te, bellezza”

Sir Owain accennò una risata, presto mutata in tosse. Avanzava lentamente verso Andais, premendosi una mano contro il ventre ferito.

“No, è impossibile!”

La voce dell’Amazzone vibrò. L’insolente certezza con cui era solita parlare era svanita insieme al Ribelle.

“Mordred! Dove …”

Non riuscì a finire la frase. Sir Owain l’aveva agguantata per la gola.

“Abbiamo ancora un conto in sospeso, puttanella”

Andais spalancò gli occhi. Con uno schiaffo, il vecchio leone la scaraventò a terra. Prima che potesse scappare, le pose uno stivale sul costato.

“Ti prego, risparmiami”

Andais boccheggiava, tentando di aggrapparsi ad un’estrema via di fuga. Le dita tremanti sciolsero i lacci che stringevano il corpetto in cuoio.

“F-Farò tutto ciò che vuoi”

“Risparmia i tuoi sotterfugi, bellezza”

“Mordred!”

Sir Gawain vide il compagno mettere fine a quell’urlo disperato e colmo di terrore con un secco colpo d’ascia, poi scivolò ancora una volta nel torpore.

Rumore di stivali.

Un respiro spezzato.

Il tintinnio di alcuni anelli in ferro.

“Apri gli occhi, Gawain”

Il Cavaliere del Cervo tentò di fare quanto il compagno aveva detto, ma la stanchezza aveva ormai preso il sopravvento. Per quanto cercasse di respirare, si sentiva soffocare.

“Maledizione, hai perso troppo sangue”

“Dov’è finito Mordred?” chiese Sir Gawain con un filo di voce.

“Il codardo è scappato”

“Ci stavi riuscendo, dunque?”

Owain aggrottò le sopraciglia in un espressione turbata.

“No, ero io ad un passo dal consegnare la mia pelliccia”

“Allora perché è andato via?”

“Quel suo maledetto pennuto l’ha trascinato via, verso l’antica torre”

“Mi dispiace di aver…”

“Sta zitto, non iniziare a frignare”

“Sto per morire, Owain”

Il Cavaliere del Leone strinse a sé Sir Gawain, carezzandogli la scarmigliata chioma rossa.

“L’altro mondo sarà certamente migliore di questo”

“Che gli Dei possano accogliere la mia anima nobile e giusta. Al loro cospetto giuro di essere stato …”

Sir Gawain aveva iniziato a recitare l’estrema preghiera che doveva accompagnare gli ultimi istanti di un Cavaliere, quando il suo respiro si fece più flebile. Fu Sir Owain a finire di recitare per il compagno quelle parole.

“… esempio di onore e virtù. Prego gli Dei che mi lascino congiungere ai miei compagni scomparsi, e brindare insieme a loro l’eternità delle mie vittorie. Addio Sir Gawain, Cavaliere del Cervo”.



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