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lavoro pubblicato domenica 6 gennaio 2013
ultima lettura martedì 14 gennaio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PIANETA DEGLI ANGELI - cap.7

di MicheleFiorenza. Letto 912 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Sintesi dei capitoli precedenti: Un deposito di scorie radioattive disperde i suoi fusti in mare, inquinando gli oceani e poi l’aria. La Terra diviene invivibile e invia cento persone verso Alfa Centauri alla ricerca di un nuovo pianeta…

Capitolo 7 - IL SISTEMA DI ALFA

La previsione di Marcello era risultata esatta: all’inizio dell’anno 13 d.p. stavano per entrare nel sistema solare di Alpha Centauri, a velocità ridotta.

Poco tempo dopo quella memorabile riunione, la certezza della relativa vicinanza di Alfa era stata comunicata ufficialmente a tutti i profughi, e sull’astronave si era diffusa un’atmosfera di ottimismo: l’abbreviazione del viaggio, la liberazione dalla schiavitù dell’ Elix, con tutte le sue incognite, e una certa fiducia nella fortuna, avevano trasformato i profughi in aspiranti pionieri. Il professor Arnoldo si era rasserenato un po’, e ciò lo aveva fatto dormire di più: aveva un risveglio ogni dieci giorni circa.

Nadia e Marcello si trovavano in cabina di guida a guardare il cielo stellato davanti a loro: la stella più luminosa era Alfa, esattamente la componente più grande, di colore giallo, che probabilmente somigliava molto al Sole; la compagna arancione non era ancora visibile a occhio nudo; si notava invece, sulla destra, una piccola stella rossa.

- Come si chiama quella stella ? – chiese Nadia.

- E’ Proxima Centauri, la più vicina al sistema Solare, - disse Marcello, – ma troppo piccola e priva di pianeti abitabili, per interessarci. E’ un caso che la nostra rotta le passi vicino. Invece proprio davanti a noi, c’è Alfa, che è un po’ più grande del Sole; ha una compagna arancione più piccola, che le gira attorno come un grosso pianeta. Dalle osservazioni che ho potuto fare con la strumentazione a bordo di Ulisse, ti posso dire che tra Alfa e la sua compagna arancione ci sono sei pianeti: il terzo o il quarto potrebbero andare bene per noi, per quanto riguarda le distanze e quindi le temperature.

Con trepidazione Nadia chiese: - Ci sarà un posto per noi ?

Marcello scosse leggermente la testa: - Il professore asserisce che un pianeta nel quale esista la vita può essere pericoloso per noi, poiché i microrganismi ci farebbero ammalare. D’altra parte un pianeta privo di vita sarebbe difficilissimo da colonizzare: che cosa potrebbe darci per nutrirci? Potremmo mai coltivarlo? Dovremmo cercare di operare come per Base Luna, nell’uno e nell’altro caso.

- Non ci attende un futuro roseo… – concluse Nadia.

Marcello volle darle un filo di speranza: - Per noi no, ma forse i nostri discendenti si potranno adattare.

* * *

Entrati nel sistema di Alfa, fu relativamente facile appurare che il terzo e il quarto pianeta avevano un’atmosfera e un’orbita regolare, quasi perfettamente circolare; la temperatura superficiale media era rispettivamente di 50 °C circa sul terzo pianeta e 10 °C circa sul quarto, ma probabilmente in entrambi c’erano ampie zone con temperature più confortevoli.

Un certo entusiasmo si diffuse in tutta l’astronave, e furono organizzate feste e cene, con l’approvazione degli psicologi, anche se il comandante invitava a non fare sprechi, poiché si sconosceva l’entità dei futuri disagi.

Intanto fu aumentata un po’ la velocità di rotazione del corpo centrale dell’astronave, per aumentare la sensazione di peso, in vista di un atterraggio su uno dei due pianeti, dove la gravità era certamente superiore a quel 70 % della gravità terrestre cui erano abituati.

Qualcuno pensava anche a un futuro ritorno sulla Terra, nel caso in cui la radioattività fosse diminuita, ma Riccardo sapeva che nel frattempo dovevano essere quasi tutti morti, perché non riceveva più messaggi da molto prima che fossero a metà viaggio; ciò significava che sulla Terra l’organizzazione umana aveva cessato di funzionare già quattro o cinque anni (reali) dopo la loro partenza da Base Luna.

Profondamente afflitto, ne aveva parlato soltanto con Giulia, e lei, constatando la sensibilità di Riccardo, lo stimava sempre più e, man mano che lo conosceva meglio, lo trovava interessante come persona e come uomo.

* * *

Nel mese di Febbraio dell’anno 13 d.p., entrati ormai nel sistema solare di Alfa, Ulisse rallentò ancora e le dosi di Elix furono gradualmente sospese.

Il Comandante fece una riunione plenaria di tutti i profughi, con i quali si complimentò per l’ottimo comportamento tenuto durante il lungo viaggio, ma fece presente che altre prove, più impegnative, li attendevano. Poi passò alla descrizione del sistema planetario nel quale erano penetrati:

- Immaginate un sistema solare un po’ più grande, con un sole centrale, Alfa A, più grande del nostro, e un altro, Alfa B, più piccolo e meno caldo, al posto di Urano; in questo sistema ci sono grossi pianeti, esterni al sistema delle due stelle, i quali non sono adatti a noi; ci sono i satelliti di Alfa B, che hanno l’orbita perturbata dai due pianeti vicini, uno esterno e uno interno, che è il sesto per distanza da Alfa A, e ci sono altri cinque pianeti interni, due troppo vicini ad Alfa A, uno con orbita perturbata da Alfa B, e altri due, il terzo e il quarto, che hanno alcune caratteristiche interessanti.

- Purtroppo abbiamo scoperto che il terzo pianeta, pur avendo un clima temperato ai poli, è piccolo e povero di ossigeno, mentre il quarto è attualmente al di là di Alfa e attendiamo di osservarlo bene, ma sappiamo già che la massa è comparabile con la Terra, la temperatura è mite, c’è acqua e c’è ossigeno.

- Abbiamo dato ai pianeti interni, cioè tra le due stelle, gli stessi nomi dei pianeti corrispondenti nel sistema solare, con lo stesso ordine. Quindi il pianeta che ci dà qualche speranza di ospitalità è Marte 2.

Nella grande sala c’era un brusio di trepidazione: per quella gente, da anni nello spazio, pensare che c’era un pianeta, o forse due, ospitali rappresentava un conforto indicibile.

Ci fu un applauso spontaneo nella sala e Giulia guardò sorridendo Riccardo, che non lo aveva inteso completamente:

- E’ per te, complimenti.

- Una piccola parte della missione è compiuta. – rispose Riccardo, sciogliendo la riunione.

Ma non era del tutto sereno.

* * *

Erano ormai in vista del pianeta temporaneamente battezzato Marte 2, l’unico realmente possibile per loro, in quanto il terzo pianeta si era rivelato fornito di un’atmosfera non respirabile.

Riccardo e Giulia guardavano estasiati Marte 2.

- Una piccola Terra. – disse Giulia.

- Non tanto piccola. – ribattè Riccardo – Ha un volume pari all’ 80% della Terra e una forza di gravità pari al 90 %; la sua giornata è di venti ore e ha tanta acqua, e poi vita vegetale, soprattutto in quel piccolo continente circondato dal mare, che chiameremo America, perché per noi è come un nuovo mondo.

- L’aria è respirabile ?

- Sì, contiene il 24 % di ossigeno, e il resto è azoto.

- Purtroppo Arnoldo pensa che potremmo essere esposti a malattie sconosciute e letali e che le nostre medicine sono quasi tutte scadute.

- Per le medicine sarei più ottimista, perché in fondo il viaggio è durato circa 12 anni e mezzo effettivi, anziché i 45 previsti. Comunque noi scenderemo su un’isola di quell’arcipelago posto tra i due continenti, America e Asia; poi faremo uscire qualche piccolo mammifero come cavia, provvisto di segnalatori elettronici, e noi lo seguiremo sul monitor.

Dall’interfono li chiamò Paulo, con un allegro saluto, per invitarli a prendere il tè aromatico. Mentre lo sorseggiavano, disse:

- Domani mattina si atterra! – Il giorno seguente era il 10 Aprile 13 d.p.

* * *

Sembrava un ritorno alla Terra, anche se non lo era. Alfa, così simile al Sole, splendeva in un cielo che appariva scuro perché non erano ancora entrati nell’atmosfera del pianeta. Tutti i profughi si trovavano nel salone grande con lo sguardo fisso sul visore panoramico. Il Comandante ogni tanto parlava nell’interfono per fornire le notizie principali:

- La temperatura sul pianeta è mediamente di 14 °C. Marte 2 ha l’asse di rotazione inclinato di 20 gradi circa e quindi ci aspettiamo che ci siano delle stagioni; queste saranno piuttosto lunghe, perché l’anno dura circa 500 giorni. Inoltre vi posso dare una notizia importante: sul pianeta c’è vegetazione, ricca di alberi! Non si intravede per ora vita animale; quindi speriamo che non ci siano bestie grandi o pericolose per noi. Devo riconoscere che finora abbiamo avuto molta fortuna.

A prua era presente anche Marcello, che sentiva l’astronave scendere, diretta all’isola prescelta, la quale appariva come un puntino nell’arcipelago che stava davanti all’astronave; ma era un puntino verde.

Forti emozioni si agitavano in lui, e non sapeva se stava vivendo un sogno o stava uscendo da un lungo incubo. Era ben conscio dell’idea di Arnoldo, che sarebbero tutti finiti vittime di qualche batterio o microbo, ma aveva anche l’impressione che al professore e agli altri sfuggisse qualcosa, forse un diverso e più corretto punto di vista. Così era accaduto per tutti loro e per generazioni di scienziati, a proposito della “stanchezza della luce”: quando vedevano le stelle e le galassie inviare la loro radiazione luminosa spostata verso il rosso, pensavano che quelle si allontanavano e non che la luce, viaggiando per anni in un universo non del tutto vuoto, perdesse parte della sua energia. Era sbagliato il punto di vista.

Decise di mettere da parte le sue riflessioni, perché l’arcipelago si avvicinava.

- Più a sinistra. – diceva il comandante.

- Comandante, non riesco…- rispose il pilota.

- I comandi non rispondono ?

- Riesco a fare tutte le manovre, tranne quella a sinistra.

- Facciamo un controllo generale. – disse Riccardo al copilota.

Cominciarono ad accendersi diverse serie di spie luminose. Prima quelle gialle, in diverse parti dei pannelli, poi quelle verdi, poi quelle rosse, poi quelle azzurre. Soltanto una spia rossa lampeggiava in maniera strana.

- Stiamo attraversando un campo magnetico. – disse il copilota.

- Non insistere, Pablito. – ordinò il comandante al pilota. – Controlla semplicemente la discesa e riprova il comando a sinistra ogni due minuti. Giulia, trova un punto d’atterraggio sul continente, come riserva. Sai come deve essere la zona.

- Va bene. – disse Giulia.

Nadia, seduta in prima fila davanti al megaschermo del salone, seguiva l’atterraggio, estasiata dai panorami offerti da quel pianeta gemello della Terra. Naturalmente si era accorta che la somiglianza era relativa: il pianeta le appariva più piccolo, formato quasi completamente di acqua, abbondantemente ricoperto di nuvole e addirittura di un colore azzurro più intenso di quello della Terra.

- Stiamo per entrare nell’atmosfera del pianeta. – diceva la voce del comandante. – Andate nei vostri alloggi e legatevi ai letti, perché l’astronave cambierà assetto e lasceremo la gravità attuale per assumere quella del pianeta, la quale è orientata verso il pianeta stesso.

Tutti si alzarono con ordine, ansiosi ma contenti, e per ultima anche Nadia. Sullo schermo si vedeva la parte occidentale di un continente.

Poco dopo, sdraiata nel suo letto e legata a esso, ascoltava Marcello che le spiegava :

- Stiamo perdendo peso perché il moto rotatorio dell’astronave sta rallentando… Quando entreremo in atmosfera ci sarà un aumento di temperatura: è normale, non preoccuparti. Ecco, siamo nel campo di gravità del pianeta …

Dopo alcuni minuti, Nadia cominciò a udire un sibilo e una vibrazione; la tensione la faceva sudare… No, faceva caldo davvero, mentre le vibrazioni aumentavano e il sibilo persisteva. Avrebbe l’astronave resistito a un simile sforzo strutturale? Ma poi, per andare incontro a quale destino? A un tratto il sibilo diminuì e le vibrazioni cessarono. Dall’altoparlante si udì la voce del comandante :

- Siamo entrati nell’atmosfera di Marte 2, che per noi è respirabile. Tra poco atterreremo, ma vi prego di rimanere ai vostri posti. A proposito, atterreremo su un continente che chiameremo Nuova Asia.

Ulisse atterrò come un aereo, ma con una corsa molto breve, su una grande distesa erbosa. Quando l’astronave si fermò, Nadia si sentiva strana. Dopo alcuni minuti furono scoperti gli oblò e fu dato il permesso di alzarsi. Nadia si alzò e si avvicinò senza fatica all’oblò più vicino: si camminava agevolmente. All’esterno c’era una radura erbosa di colore verde-azzurro!

In lontananza alberi non molto dissimili da quelli terrestri davano l’impressione di un autunno avanzato, ma bello a vedersi.

Intanto Marcello si era avvicinato e guardava con lei le nuvole color grigio-celeste, che a volte lasciavano apparire un sole piccolo, ma di un giallo così… terrestre che Nadia sentì il bisogno di piangere di gioia.

Marcello la capiva, e dopo un po’ le indicò uno stormo di uccelli all’orizzonte, che si dirigeva verso lontane colline… Nadia gioiva interiormente di questi riferimenti alla vita terrestre, quasi dimenticata.

La giovane donna pensava che essere giunti fin lì era già un miracolo; la bellezza del pianeta era un di più. Uscirono dalla stanza e si diressero verso il salone. Manuela e altre tre ragazze offrivano ai profughi caffè, tè e latte in polvere. A chi lo chiedeva, il dottor Brown, uno dei medici di bordo, dava un calmante.

A un cenno di Riccardo, Marcello prese la parola e riferì ad alta voce la composizione approssimativa del’aria: 70% di azoto, 24 % di ossigeno, 4 % di argon e 1 % di anidride carbonica; pressione di poco superiore a un’atmosfera terrestre, umidità del 60 %; presenza di microrganismi sconosciuti, ma composti di sostanza organica simile a quella terrestre.

Quest’ultimo dato sorprese non poco il professore, che guardò con aria interrogativa Manuela: la neurobiologa gli rivolse un sorriso smagliante e fece un segno di vittoria, come augurio per le speranze di compatibilità del pianeta con i terrestri.

L’ Elix era stato utilizzato anche per far terminare il viaggio ad alcuni piccoli mammiferi. Fu preso uno scoiattolo, gli furono applicati una microspia e un braccialetto pieno di sensori vitali, fu sistemato nel vano tra le due porte stagne di uscita, poi fu aperta la porta esterna e si attese.

Riccardo guardava la posizione sul monitor, Giulia seguiva sul visore ciò che lo scoiattolo vedeva e gli altri guardavano l’esterno dagli oblò. A un tratto, Nadia indicò lo scoiattolo che si avventurava nella radura, contento e inconsapevole di essere usato come cavia.

Soffiava una brezza leggerissima, ma a un certo momento cominciò a piovigginare. Lo scoiattolo si diresse rapidamente verso una macchia di alberi e arbusti non lontana; Nadia volle chiamarlo Max.

I sensori segnalavano una normale attività respiratoria, cardiaca e cerebrale, mentre un puntino rosso indicava gli spostamenti sul monitor, e il visore faceva vedere immagini oscillanti di ciò che somigliava a un boschetto terrestre, ma ricco di fiori.

Riccardo stabilì turni di osservazione, ma nelle prime ore molti profughi rimasero nel salone a osservare soprattutto il visore. Si intravedevano di sfuggita piccoli animali locali, ma il loro movimento, sovrapposto a quello dello scoiattolo Max, non permetteva di capire se somigliavano a quelli terrestri, la qual cosa sarebbe stata tra l’altro un po’ assurda.

Tuttavia Max sopravviveva, per il momento, e stava anche bene. Quella sera furono distribuiti tranquillanti e tutti andarono a letto presto, escluse numerose sentinelle che avrebbero anche seguito le vicissitudini di Max.

Il Comandante e Giulia si ritirarono per ultimi, dopo che Riccardo ebbe indicato a Giulia una grossa stella arancione che si vedeva da un oblò :

- E’ Alfa B, visibile da Marte 2 per circa il 40 % del suo anno solare; adesso siamo all’inizio del periodo di visibilità, ma tra alcuni mesi sarà più vicina e illuminerà un po’ le notti di questo pianeta.

- Non sostituirà mai la luna… - disse Giulia

- La cosa veramente importante è che siamo vivi, Giulia, e con la vita tutto è possibile…

Il mattino seguente Max stava ancora bene e anzi fu visto mangiare delle bacche. Il comandante, dopo essersi consultato con Arnoldo e Manuela, fece preparare e poi uscire una scoiattolina, battezzata Molly da Nadia, e una coppia di colombi.

Dagli oblò tutti videro i colombi prendere il volo come se fossero sulla Terra. Dopo alcune ore gli strumenti segnalarono che i colombi volavano costantemente in direzione sud-est.

- Cercano zone più calde. – disse Arnoldo. – Ma sono vivi e in buona salute!

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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