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lavoro pubblicato martedì 1 gennaio 2013
ultima lettura venerdì 13 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

New world. Versione tagliata il 27/06/2013

di vennyrouge. Letto 441 volte. Dallo scaffale Generico

“Buon giorno” pensò l’uomo con la barba bianca rivolto al debole astro, il primo dì del nuovo anno del 2040. Una fitta nebbia nel cielo li divideva da tanti anni. Ripensò a quel mattino quando giunse da Carla che.........

“Buon giorno” pensò l’uomo con la barba bianca rivolto al debole astro, il primo dì del nuovo anno del 2040.

Una fitta nebbia nel cielo li divideva da tanti anni.

Ripensò a quel mattino quando giunse da Carla che il sole era appena sorto nel quartiere.

I suoi raggi, di colore rosso tenue, si diffondevano lungo le pareti in cemento dei palazzi, nel vasto comprensorio in cui possedevano la loro casa.

Tra un paio di mesi sarebbe giunta la primavera, e già si stava tiepidamente all’aperto, e l’aria uscendo dalla bocca non fumava per nulla.

Aveva fatto quanto prima possibile ad arrivare, ma avendo dormito fuori, da amici, a rientrare aveva impiegato un poco di tempo.

Adesso gli sembrava di assistere allo sbarco degli americani.

Era una scena che aveva visto in un film.

Le vie del comprensorio erano chiuse al traffico, e delimitate, e le vecchie carcasse d’auto parcheggiate in strada erano finite via.

“Avrebbe perduto anche quella rara occasione di lavoro?”

Macchinari enormi riversavano sopra quintali di terra, mentre ondate d’acqua venivano rilasciate cavalcarvi sopra e spianare così i materiali.

“Certo, erano organizzati!” Non poté fare a meno di pensare.

La sorella lo attendeva nei pressi degli uffici della compagnia:

“Allora, Carla, ci sei riuscita? “ Domandò in modo spiccio.

”Si“

“Mi hanno preso?”

“ Sì! In prova. Darai una mano ad indirizzare la gente agli sportelli.”

“Va bene!” Disse.

“Adesso Andiamo forza che siamo in ritardo”

L’avrebbe rivista più tardi. A fine turno.

Per tutto il restante del giorno rimase ad osservare le file, e a diffondere semplici informazioni alle persone che vi si rivolgevano.

Di là della finestra in alluminio argentato, nella carrozza del treno dove erano ospitati gli uffici, i lavori continuavano senza sosta.

Poteva udire brillare cariche di tritolo e subito dopo avvertire tremare il vagone sotto ai piedi, perché una palazzina era andata a terra, demolita.

Le cose venivano svolte con ordine e programma certosino.

Uomini in tenuta antisommossa nella notte avevano circondato il quartiere al fine di evitare ogni qualsiasi discussione.

Potenti idranti diffondevano nell’aria fini particelle d’acqua con lo scopo di ripulire l’ambiente e non inquinare.

Gigantesche macchine dividevano il cemento dal ferro che veniva poi recuperato. Stipato, pesato e reso pronto per la fonderia.

Grossi macchinari destinati a frantumare erano disposti qua e là per ridurre in polvere il cemento, e, contemporaneamente, fabbricarne dell’altro.

Diverse braccia mobili montate su gru venivano impiegate per distribuirlo nelle nuove fondamenta appena allestite.

Pullman nuovi e costosi eseguivano la spola con la stazione, carichi di gente e d’umanità.

Cosa intendessero fare, del comprensorio, non lo sapeva.

Centro commerciale. Cinema. Parcheggi. Si era detto.

I politici avevano cambiato idea tante di quelle volte.

In ogni caso la demolizione era stata paventata da tre anni e chi aveva potuto per tempo e trovata una soluzione, adesso partiva. Andava via da quel luogo per ricominciare una vita altrove.

“Come dargli torto? Era il desiderio di tutti.”

Avere un avvenire, intendo.

Diversi elicotteri seguivano dall’alto i lavori e molto probabilmente filmavano l’opera nell’insieme.

Sarebbe servita a studiare le masse. A comprendere come, smobilitare, senza creare rivolte...

Perdonami. Dal 26.06.2013 il racconto è entrato a fare parte di una raccolta pubblicata su lulu. Puoi scaricare per qualche tempo gratuitamente tutto il libro in pdf. Cercalo se vuoi - Damn Village - di Veniero Rossi



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