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lavoro pubblicato sabato 22 dicembre 2012
ultima lettura lunedì 10 agosto 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LIVIO BLOCCO - Investigations -III cap. - Rissa all'osteria. La portinaia maledetta. Sogni pericolosi.

di livio blocco. Letto 722 volte. Dallo scaffale Umoristici

C’ero rimasto male. Per la prima volta, nella mia vita, avevo dato un mio biglietto da visita a qualcuno. Nei film che avevo visto chi faceva quel gesto otteneva sempre un minimo di rispetto. ..

C’ero rimasto male. Per la prima volta, nella mia vita, avevo dato un mio biglietto da visita a qualcuno. Nei film che avevo visto chi faceva quel gesto otteneva sempre un minimo di rispetto.

Forse dovevo cambiare i caratteri tipografici.

Mentre cercavo con insuccesso di tirarmi su il morale, mi incamminai verso l'unico negozio che ancora mi facesse credito, e perciò abbastanza lontano, tanto per mettere qualcosa sotto i denti per l'ora di pranzo.

Tornai dopo quasi due ore di cammino sotto la pioggia, che nel frattempo aveva ripreso impietosamente a scendere giù.

Giunto alla fine nei pressi del mio isolato, smise di piovere, e potei perciò distinguere da lontano una figura umana fuggire precipitosamente dall'osteria vicina al magazzino di Abdul.

- Ma quello sembra proprio Abdul... no, non è possibile, non può essere così stupido da andare a provocare gli anziani dell'osteria; sarebbe un suicidio! -

Seguitai a camminare convinto di aver visto male e ripensando subito ai fatti miei, quando, improvvisamente, e a pochi metri ormai dall'osteria, mi arrivarono alle orecchie i tipici rumori e le tipiche grida gergali di una rissa.

Provenivano proprio dalla famigerata osteria dell'isolato, base del terribile club 'VINONVENA'.

Affrettai il passo, curioso di vedere con i miei occhi quali dei vecchietti che abitualmente frequentavano il locale potessero aver trovato d'un tratto tanta energia da spendere.

Entrai nel locale.

Da non credere: Cesare Coccoina, così detto per la sua stabilità e fedeltà al tavolo dove consuma abitualmente, e Peppe er Nomade, che invece ha il vizio di girare e scroccare di continuo a tutti i tavoli degli altri avventori, in tutto trentacinque anni per gamba, erano aggrovigliati sul pavimento dell'osteria a fare la lotta, rotolando fra sedie e tavoli, e accompagnati da uno schiamazzo generale .

L'oste, un uomo di mezza età, basso, tarchiato e pelato come un oste, sembrava eternamente indeciso tra il salvataggio delle stoviglie e la divisione dei due arzilli lottatori, e così facendo saltava di qua e di là, senza concludere un bel niente; finchè, all'improvviso, e come per incanto, sopravvenne un silenzio assoluto da parte degli anziani che assistevano alla scena.

La loro attenzione s'era spostata infatti verso un fatto nuovo, e di lì a ricominciare lo strepito il passo fu breve.

- Chiamate l'ambulanza! -

- No! meglio un dottore! -

- C'è qui Livio...- fece uno degli anziani avventori che

conoscevo.

- Ma Livio mica è un dottore -.

A quel punto la curiosità mi fece intervenire: - Ma chi è che sta male? -

- Cisponi... così, all'improvviso! -

- Ma Livio mica è un dottore! -

- Non c'era nessuno vicino a lui? - chiesi.

- Macchè!? stavamo tutti agguardà er Coccoina che corcava ar Nomade perchè quello j'aveva rottato ner bicchiere der vino... sto 'nfame! -

- Ma Livio mica è un dottore! -

Uscii dall'osteria. Nel frattempo potevo udire la sirena dell'autoambulanza che si avvicinava.

I portantini entrarono e uscirono subito dopo dal locale con la barella carica del Cisponi rantolante, mentre un odore stomachevole si diffondeva intanto sul posto, costringendomi ad allontanarmi in fretta dal trambusto, arricciando il naso, e facendomi dirigere nuovamente verso casa.

Non avevo capito molto di quello che era successo, e così, tentando per l'ennesima volta di pensare ai problemi miei, mi ritrovai finalmente di fronte all'ascensore del mio palazzo, con in mente null'altro che non riguardasse il pranzo frugale da preparare, o meglio, da inventare.

In tutta la città solo quell'ascensore funzionava ancora, in pieno 1989, con la monetina da dieci lire.

- E va bene! solito sistema... - pensai.

Il fatto era che, come al solito, non avevo gli spiccioli occorrenti, e quindi mi sentivo in diritto di ricorrere ad un espediente che mi aveva illustrato un ragazzino che abitava al quarto piano.

- Dunque, proviamo; mano destra e sinistra qua, sulla cornice in alto; piedi sulle pareti laterali... sollevarsi dalla pedana, ohplà!! altro che uomo ragno... pigiare ora con una sola mano contemporaneamente i pulsanti "T" e "5", e... - una stampigliata facciale con botto di accompagnamento siglò il mio insuccesso nell'operazione truffaldina.

Provai a rialzarmi, ma la solita portinaia all’erta e ficcanaso fu più veloce di me: come un centometrista scattò infatti dalla sua postazione non appena sentì il botto, arrivando giusta giusta nel tempo utile a spalancare gli sportelli dell'ascensore, così da colpirmi ancora in faccia mentre tentavo di rialzarmi dalla pedana dell’ascensore.

Stramazzai per la seconda volta.

- Ah! è lei! - osservò con sufficienza... e se ne andò.

Cercai con odio primitivo e sanguigno di afferrarle una caviglia, fallii; caddi per la terza volta.

A quel punto mi arresi, e trascinai così il mio corpo, imprecando verso la portiera maledetta, per tutti i cinque piani, più l'ultima rampa che portava alla mansarda.

Una volta chiusa la porta di casa dietro le mie spalle non desiderai altro che il letto.

Lo trovai brancolando, lo abbrancai rantolando e, dopo aver inghiottito una bomba di novalgina, ficcai la testa sotto il cuscino mezzo stordito.

Dopo un'ultima, soffocata imprecazione, mi addormentai.

"Sogni"... così li chiamano tutti. "Visioni oriniche" dice invece Cecco er Filosofo dell'osteria all'angolo.

In fondo forse aveva ragione Cecco; c'era da farsela addosso su quel ring:

- Rocky!! Rocky!! - così urlava dagli spalti la folla, rivolta verso il ring... ma non ero io il pugile che quella gente stava incitando, bensì il suo avversario. E il sogno era cominciato proprio dagli ultimi round, quelli in cui Rocky diventa una belva scatenata, tanto per capirsi.

GONG! GONG! GONG! a ogni gong mi arrivava un diretto in faccia!

GONG! GONG! DRIN! GONG! - Drin!? - aprii un occhio: GONG! DRIN! GONG! DRIN! aprii tutti e due gli occhi: DRIN! DRIN! era proprio il campanello di casa, che mi tirava fuori dai guai.

Approfittando del leggero stato di dormiveglia in cui ancora mi trovavo, richiusi però un attimo gli occhi, quel tanto che mi poteva bastare per ritornare un attimo nel sogno e fare il gesto dell'ombrello a tutti quanti... fu un errore tremendo. Tutto il pubblico, inferocitosi, cominciò infatti a muoversi minacciosamente e all'unisono, dirigendosi verso il sottoscritto che urlava in preda al terrore: - Sveglia!! svegliati, idiota svegliati!! Maledizione... svegliaahaaa !!! -

Fortunatamente per me, il campanello suonò un'ennesima volta, destandomi completamente.

- Ecco! arrivo... un momento! -

Aprii, e mi trovai di fronte cinque anziani dell'osteria.




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