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lavoro pubblicato mercoledì 19 dicembre 2012
ultima lettura domenica 13 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PIANETA DEGLI ANGELI - cap.5

di MicheleFiorenza. Letto 631 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Disperatamente in fuga verso l'ignoto... ............................................................

Capitolo 5 - LA PARTENZA

Il professor Zichì, a causa della sua età, aveva dovuto ripetere la prova di catalessi; inoltre era tra quelli che avevano più bisogno di ginnastica al risveglio, per avere un buon recupero muscolare.

Nella piccola palestra di Base Luna Riccardo gli teneva compagnia, facendo ginnastica insieme a lui.

- Penso che potremmo partire nei primi giorni di Ottobre, Arnoldo. Domani ci sarà una riunione del Direttivo: stabiliremo con esattezza il giorno e poi la gerarchia di comando, mediante votazioni a scrutinio segreto, se necessario. Poi tutti gli astronauti, noi compresi, inizieranno i corsi di astronomia e sopravvivenza.

- Quanti siamo in tutto ?

- Centodieci: oltre metà sono tecnici, per un quinto psicologi, personale medico e paramedico; poi ci sono una decina di insegnanti, parecchi cuochi, tre preti, tre musicisti e due pittrici.

- Quali saranno i problemi più importanti ?

- A parere di Manuela e degli psicologi, la depressione, col rischio di suicidi, e il problema del controllo delle nascite. E poi… l’ Elix non è mai stato sperimentato per mille cicli!

- Bisognerà usare con prontezza gli antidepressivi – disse Arnoldo - e far passare gli eventuali suicidi per morti naturali. Per quanto riguarda le nascite, si ordinerà alle coppie di evitare in ogni modo le gravidanze.

- A proposito, Marcello e Nadia si sposano, e io sono uno dei testimoni della sposa. L’altra testimone è Manuela.

- Ne sono informato. Io sarò testimone dello sposo, insieme a Giulia. Beh, quel ragazzo sembra aver messo giudizio.

- Anche Nadia non beve più. – disse Riccardo – Spero che sia riuscita a dimenticare il passato. Sai… è una giovane vedova dell’ultimo conflitto polinesiano.

- Li ho visti molto felici, di recente.

- Sono due giovani ancora un po’ acerbi, ma dalle grandi potenzialità, secondo me. Tutti i componenti del Direttivo sono affidabili, credo, e avremo un gran bisogno delle loro capacità. – concluse Riccardo.

* * *

Nadia abbracciò con trasporto Marcello, al suo ritorno dalla riunione del Direttivo, poi si sedettero a tavola, davanti alla grande finestra che guardava il cielo stellato, a sud.

Tutto il suo essere era ormai teso verso il futuro, verso una felicità improbabile, in un mondo lontano, illuminato da un altro sole.

Le tragiche notizie sulla Terra, che trapelavano di tanto in tanto, non appartenevano più al suo mondo.

Il suo mondo era ancora da scoprire e da conquistare; e questo mondo cominciava da Marcello.

- Come è andata la riunione? – gli chiese.

- Bene. Riccardo è stato confermato Comandante all’unanimità. Poi Zephine ha proposto Giulia per il ruolo di vice comandante e Giulia a sua volta ha proposto Manuela. Poiché Arnoldo e io abbiamo indicato Giulia, e Paulo si è astenuto, il Comandante si è espresso anch’egli per Giulia, che è stata nominata. Forse Jean-Daniel avrebbe preferito Manuela.

- Giulia mi sembra una buona scelta.

- Ne sono certo. La partenza è per il 10 Ottobre. E il giorno 2, se sei d’accordo, ci sposiamo; il comandante di Base Luna vuole confermata la data per fare i preparativi.

Nadia, visibilmente emozionata, si dichiarò d’accordo.

* * *

Per il suo carattere Giulia non era la persona più adatta a sopportare con tranquillità quella lunga fase di preparativi, anche se da scienziato si rendeva conto che una buona preparazione era indispensabile per quel viaggio disperato.

A dire il vero non condivideva in pieno quella fuga verso l’ignoto: lei avrebbe preferito rimanere su Base Luna e studiare le soluzioni del problema.

Ne avevano anche parlato in Direttivo, ma Riccardo, Jean-Daniel e Manuela avevano escluso la possibilità di trovare un rimedio in tempi ragionevoli, anzi avevano escluso del tutto la possibilità di un rimedio.

Riccardo aveva detto :

- I migliori laboratori del mondo hanno studiato e fatto esperimenti per oltre cinque anni, senza alcun risultato. Vedi, Giulia, fra tutti gli inquinamenti, quello radioattivo è di gran lunga il peggiore: non è attaccabile dai microrganismi e perciò è di lunghissima durata: almeno 100.000 anni; e gli atomi radioattivi non sono separabili dagli altri con nessun metodo che abbia un’efficienza significativa.

- C’è la differenza di massa tra atomi radioattivi e atomi stabili. Utilizzando processi di arricchimento… - disse Giulia.

- E confinando (ma dove?) le scorie radioattive ottenute… E’ lo stesso procedimento che era usato per l’arricchimento dell’uranio nella sua componente fissile, ma si può fare soltanto per piccole quantità e non su vasta scala; inoltre sarebbe necessaria una quantità di energia decine di volte superiore alle potenzialità terrestri e per migliaia di anni. E dovremmo limitarci soltanto ad alcuni elementi chimici. Nel frattempo come proteggeremmo gli operatori? E i nostri robot non sono capaci di eseguire operazioni complesse.

Intervenne Manuela :

- Purtroppo sulla Terra le persone stanno già morendo come mosche e la radioattività continua a crescere. Certamente, se entro la prima metà del viaggio (circa un anno e mezzo fittizio) avremo notizia di una diminuzione di radioattività, vorremo tornare subito indietro.

Giulia non si voleva rassegnare, e parlò con Marcello della sua idea dell’arricchimento, finalizzato all’eliminazione degli isotopi radioattivi più pericolosi per l’uomo; il fisico rifletté un momento, poi disse :

- Bisognerebbe depurare tutta l’acqua e tutta l’aria della Terra, e ancora lo strato superficiale di tutte le terre emerse: senza tener conto delle risorse di lavoro e di energia, quanto tempo ci vorrebbe? Si può calcolare, ma si tratta di migliaia di anni, credo. Non sapremmo nemmeno da dove cominciare.

Giulia dovette arrendersi all’evidenza.

Era stato stabilito che tutti gli astronauti si sarebbero trasferiti sulla nave spaziale tre giorni prima della partenza, per abituarsi al nuovo ambiente e studiare le proprie esigenze.

Giulia era anche in pena per la madre, che probabilmente non avrebbe più rivisto, dopo l’ultima videotelefonata che le avrebbe fatto prima della partenza. Riccardo aveva ottenuto che la signora Jelacque fosse ben sistemata in una villetta blindata in Groenlandia, la nuova destinazione ambita dai terrestri, dopo che l’ Alaska aveva chiuso le frontiere per l’eccessiva immigrazione. Purtroppo l’inquinamento stava arrivando anche lì.

In ogni modo l’attesa per Giulia era fastidiosa, anche se la collaborazione con Riccardo le riusciva piacevole.

Prima delle nozze, Nadia videotelefonò ai genitori; questi le comunicarono che, grazie alla partecipazione della figlia alla missione, avevano avuto assegnato un monolocale in un alloggio collettivo in Groenlandia, e dicevano che l’avrebbero attesa lì.

- Sarà una missione molto lunga – precisò Nadia – e non potremo sentirci molto spesso. Sai, mamma, ho deciso di risposarmi.

- Bene! Sono certa che avrai fatto un’ottima scelta. E’ un tuo compagno di missione?

- Di più: è uno di quelli che guideranno la missione; ma non l’ho scelto per questo… E’ accanto a me e vuole salutare entrambi.

In quegli ultimi giorni prima della partenza anche Giulia salutò Ester e la propria madre, e riuscì a combinare che entrambe andassero a New Groen, Ester nella veste di assistente della signora Jelacque; le diede anche l’incarico di spiegare con tatto lo scopo della missione in partenza.

Il saluto più commovente e triste fu quello tra Arnoldo e Giovanni: ciascuno era preoccupato per il futuro dell’altro, ed entrambi certi che non si sarebbero più rivisti.

Se mai Arnoldo avesse pensato di maledire la stupidaggine umana, quello sarebbe stato il momento più opportuno.

Alla fine toccò a Giulia consolarlo, ricordandogli che Giovanni aveva più probabilità di loro di salvarsi e vivere una vita normale. Anzi gli comunicò che, quale figlio di un elemento del Direttivo, gli era stato assegnato un alloggio a New Groen, la stessa cittadina della madre di Giulia, e diede a Giovanni l’indirizzo della signora Jelacque, ricevendo la promessa di andarla a trovare e fornirle notizie della figlia.

Il matrimonio di Marcello e Nadia fu forse il segno che la partenza verso l’ignoto era ormai prossima: fu una cerimonia semplice e gioiosa, seguita da una breve e piacevole festa per una trentina di persone.

Zephine si commosse sino alle lacrime; anche Arnoldo si mostrò commosso, e il Comandante espresse con calore gli auguri di tutti i futuri profughi. Quella coppia era un esile segno di speranza, per un avvenire che si presentava buio come l’universo che li aspettava.

* * *

Nadia era un po’ stanca delle interminabili esercitazioni che aveva effettuato, come tutti gli astronauti, in quegli ultimi giorni: con la tuta spaziale, senza la tuta, in assenza di peso, in difetto di ossigeno, in accelerazione ecc.

Nonostante la stanchezza, la sera si aggrappava al suo Marcello con tutto il suo amore. Da parte sua Marcello le confidava i propri pensieri, le preoccupazioni, tutto ciò che sapeva sulla missione, tutti i rischi che le sue conoscenze gli facevano intravedere :

- A noi occorre trovare un pianeta che abbia la stessa massa della Terra, o poco meno, che abbia un giorno di almeno venti ore, ma non più di venticinque, che sia illuminato e riscaldato da un sole della stessa grandezza apparente di quello che conosciamo. L’aria deve avere la stessa quantità di ossigeno, o poco più; ci devono essere delle stagioni, e ci deve essere una vita compatibile con la nostra.

- L’astronave porterà anche delle piante e alcuni piccoli animali, per l’eventualità che su quel pianeta non ci fosse la vita. Ma se Alfa non ha un simile pianeta, dovremo tornare indietro. Che cosa troveremmo?

Una sera Nadia gli rispose che secondo lei quel pianeta esisteva. Marcello compatì la sua ingenuità, ma apprezzò la sua fede.

* * *

Mancavano pochi minuti alla partenza e i nostri eroi erano nelle loro stanze, a bordo dell’astronave. Accanto a Marcello c’era Nadia, ed entrambi si erano assicurati con le cinture, anche se sapevano che l’accelerazione non sarebbe stata brusca.

Infatti la forza di gravità sulla luna non richiede partenze veloci. Jean-Daniel aveva programmato i calcolatori dell’astronave per un’accelerazione di circa 2 g, da diminuire in poche ore a circa mezza g e in pochi giorni (fittizi) sino a 0,3 g.

Si pensava di raggiungere la massima velocità, pari a un decimo di c, velocità della luce, entro sei mesi reali (circa 12 giorni fittizi); ma già dopo una mezz’ora l’astronave avrebbe cominciato a girare su sé stessa, dando inizialmente mezza g in direzione del pavimento; si pensava di aumentarla poi gradatamente per raggiungere 0,7 g in una decina di giorni fittizi. Ciò avrebbe consentito di eliminare la terapia necessaria per le gravità ridotte, che, prolungandosi, avrebbe potuto indurre gravi effetti collaterali.

Marcello, come tutti, aveva già trascorso tre giorni sull’astronave ferma e la sua stanza gli era ormai familiare e gli dava un senso di sicurezza; però la singolarità del momento gli suggeriva che, a meno di un miracolo, stavano partendo verso una morte certa. Iniziò mentalmente a pregare, mentre prendeva la mano di Nadia.

Il conto alla rovescia cominciò a essere scandito da una piacevole voce femminile. Mille pensieri intanto turbinavano nella mente di Marcello. Al via gli sembrò che il suo peso diventasse enorme, a causa dell’accelerazione e dell’abitudine al peso lunare. Poi lentamente la sensazione si affievolì. Marcello sapeva che ciò era dovuto non soltanto a una diminuzione dell’accelerazione dell’astronave, ma anche a un adattamento del suo corpo.

Dovettero rimanere sdraiati per oltre tre ore, avvertendo una certa gravità verso i piedi del letto e poi, per via della rotazione, soprattutto verso il materasso.

Quando arrivò il segnale di consenso alla deambulazione, Marcello avvertì Nadia che avrebbero dovuto camminare inclinati, per effetto dell’accelerazione dell’astronave, e forniti di scarpe pesanti; tutto ciò per dodici giorni fittizi.

Come da programma, si recarono nella sala riunioni. Qui era già presente il Comandante e l’intero Direttivo.

Erano tutti pensierosi, ma Riccardo ricordò l’obbligo di mantenere contatti stretti con gli altri astronauti, ostentando con loro la certezza di giungere nei tempi previsti su un pianeta vivibile. Inoltre organizzarono per tutti una bella cena per festeggiare la riuscita della partenza.

Dopo alcune ore la maggior parte dei profughi prese l’ Elix. Tra i componenti del Direttivo era anche prevista una turnazione, e iniziò Marcello, per avere lo stesso turno di Nadia.

La durata effettiva del viaggio dell’astronave Ulisse sarebbe stata di circa quarantacinque anni. Se non fosse stato per la disponibilità dell’ Elix, il viaggio stesso non avrebbe avuto senso per nessuno dei profughi. Con il potente catalettico, la durata si riduceva a circa trentasei mesi (fittizi). Rimaneva certamente un viaggio lungo e pieno di insidie, ma si potevano sfruttare le precedenti esperienze di esplorazione del sistema solare.

Anche Arnoldo aveva fatto alcuni viaggi interplanetari a scopo di studio, ma era sceso soltanto su Marte; per le sue conoscenze, mettere piede su un pianeta nuovo per restarvi era pura follia, a meno di un miracolo.

Ma il professore aveva un timore in più, rispetto agli altri profughi: avendo già compiuto sessant’anni, un viaggio di tre anni gli sembrava già lungo; e se qualcosa fosse andato storto ?

Era pur vero che la vita media dell’uomo aveva già superato gli ottanta anni, ma se avessero dovuto vagare da un sistema solare all’altro, avrebbe poi potuto lasciare l’astronave in condizioni fisiche tali da adattarsi a un nuovo pianeta, seppure non ostile ?

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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