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lavoro pubblicato mercoledì 12 dicembre 2012
ultima lettura venerdì 15 novembre 2019

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Il laboratorio di restauro

di silverlady. Letto 597 volte. Dallo scaffale Fantasia

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L’arte del restauro era la peculiarità di Ermanno che, sin da piccolo, si era adoprato nel recuperare vecchie cornici, spalliere e schienali in ferro antico messi in disuso e nel ridare colore e brillantezza ad oggetti usati. Un’ abilità divenuta, col trascorrere del tempo, la sua attività principale alla quale vi dedicava intere ore della giornata, dal mattino presto fino a sera quando, all’imbrunire chiudeva la piccola porta del suo laboratorio nel quale erano riposti pennelli, oli e vernici colorate.

Il laboratorio non era molto ampio, ma abbastanza capiente per un’attività che gli procurava dignitosi guadagni; questa piccola bottega si trovava in un vicolo del centro e su questa stradina si affacciavano anche altre attività : un antiquario che si era conquistato una clientela di fiducia, una filatelia che vendeva originali francobolli da collezione ed un negozietto di cappelli, guanti ed abiti un po’ vintage che qualche signora stravagante indossava con disinvoltura. Un angolo un po’ insolito e un po’ fuori dalle comuni strade commerciali, ma che sembrava far ancora rivivere momenti di un tempo lontano che catturavano la curiosità di qualche nostalgico.

Era un’attività alla quale Ermanno si dedicava con impegno e passione, cercando di accontentare le diverse esigenze dei suoi clienti che, a lavoro finito, ritrovavano i loro vecchi oggetti quasi trasformati, grazie alla sua abilità che sapeva intervenire proprio lì dove bastavano un po’ di fantasia e manualità.

Infatti entrare in quel laboratorio era come fare un viaggio a bordo della macchina del tempo, dimenticando per un po’ la realtà circostante e volando con la fantasia verso mondo immaginari e anche un po’ fiabeschi. Così un semplice pennello ormai in disuso diventava uno strumento magico che poteva creare dei veri capolavori e ridare vita a degli oggetti abbandonati. Anche la carta vetrata non era semplice “carta da lavoro”, ma si trasformava in uno strumento davvero prezioso che sapeva ridare brillantezza a dei corpi arrugginiti. Persino gli scalpellini sembravano animati da una strana magia, quasi che la mano di Fausto non servisse più per i piccoli lavori di precisione, perchè quegli strumenti avevano una vita propria, tanto che la notte…

Proprio la notte, quando il laboratorio era chiuso e davanti alla porta d’entrata era abbassata la grigia saracinesca, si apriva una realtà completamente diversa da quella della piccola bottega che di giorno accoglieva i clienti; infatti, di notte il laboratorio cambiava aspetto, diventava una vera bottega di lusso, nella quale si creavano dei veri capolavori per una clientela davvero particolare e molto raffinata.

Ermanno non sapeva ancora nulla di quel mondo magico e continuava a svolgere la sua attività ogni giorno, con quei gesti semplici, ma precisi, che aveva imparato con anni di esperienza. Non poteva proprio immaginare che quelle vernici, quei pennelli, quegli arnesi per le rifiniture e per il decoro dei suoi oggetti, in realtà, fossero come animati e chissà cosa avrebbero potuto pensare, in proposito, quei passanti che davanti al suo laboratorio storcevano un po’ naso, pensando che quel suo lavoro artigianale fosse, poco redditizio, se solo avessero assistito, un solo attimo a quelle magie notturne…

Era proprio come trovasi in un mondo fantastico, dove non c’erano scadenze da rispettare e clienti esigenti, ma tutto era mosso dalla fantasia e dalla creatività di chissà quale bacchetta che manovrava gli oggetti con vera maestrìa. Però, perché questo mondo incantato era completamente sconosciuto ad Ermanno che continuava ad accontentarsi di modesti guadagni, mentre la notte il suo laboratorio era in grado di creare vere opere d’arte che avrebbero fatto la sua fortuna? Quale terribile incantesimo si celava dietro tanta magia, mentre la vita del semplice restauratore continuava a scorrere con il solito ritmo ormai da anni?

In realtà un segreto si nascondeva dietro la personalità di Ermanno che pochi giorni dopo aver inaugurato il suo laboratorio aveva commesso un errore, che benché fosse ancora giovane e con esperienza da fare, ne aveva, comunque, compromesso la carriera, condannandolo ad un lavoro, al quale, nonostante vi si dedicasse con passione ed impegno, non gli permetteva di condurre una vita agiata. Qual era stato lo sbaglio? Perché a volte capitava che i clienti stessi gli consigliassero di chiudere quel laboratorio e di trovarsi un’attività più redditizia?

Lui, però, nonostante parecchie serie tornasse a casa un po’ sconsolato, non voleva proprio rinunciare a quella passione che lo accompagnava sin da quando era bambino, anche se non riusciva a dimenticarsi del sortilegio, fattogli anni prima, da una fattucchiera, per essersi rifiutato di restaurare l’antica cornice intagliata di uno specchio che lei conservava molto gelosamente. Perché Ermanno non aveva portato a termine quel lavoro, rifiutandosi di accontentare i desideri della strega? In realtà, tutto era iniziato con una discussione tra i due, che poi, si era conclusa in malo modo e con parole poco gentili, che avevano offeso l’aspetto della donna, facendole intendere che nessuno specchio avrebbe mai potuto riflettere la sua immagine così poco gradevole.

Così ogni volta che nella bottega entrava qualche cliente, Ermanno faceva bene attenzione, che dietro quelle sembianze delicate e quei modi cordiali, in realtà non si nascondesse la stessa fattucchiera che, a distanza di anni, era venuta a raccogliere i frutti del suo incantesimo. Come poteva non essere di nuovo preda di magie e fidarsi ancora della sua clientela?

Quello che distingueva la donna era un indelebile segno: una lunga cicatrice che percorreva la parte superiore della mano sinistra ed era rimasta particolarmente impressa nella mente di Ermanno che, timoroso di eventuali ritorni di quella strega e per evitare altri sortilegi, quando entravano delle persone nella sua bottega, dava prima un’occhiata alle loro mani e poi si prestava ad ascoltare le diverse richieste.

Un giorno, accadde un fatto curioso, che di lì a poco avrebbe cambiato la vita di Ermanno. Era una mattinata di pioggia, per le strade non c’era quasi nessuno, solo qualche cane randagio e qualche volantino di carta spazzato via dal vento. Ad un tratto, entrò nel suo laboratorio una bambina, con abiti semplici e con ai piedi degli stivaletti marroni un po’ malconci che denotavano il suo stato sociale piuttosto modesto. La bambina, tutta bagnata e con i cappelli arruffati, facendosi sulla porta del negozio aveva chiesto ad Ermanno di poter entrare e scaldarsi vicino alla stufetta che si trovava in un angolo del laboratorio, emanando un gradevole calore.

L’uomo ebbe compassione per quella bambina tutta arruffata che gli ispirava tenerezza; la fece sedere vicino alla piccola stufa e, mentre i suoi abiti iniziavano ad asciugarsi, le fece alcune domande. I due cominciarono a parlare ed Ermanno le svelò anche alcuni trucchi del suo mestiere, le tecniche ed i materiali usati per ridar vita a quegli oggetti un po’ malconci che si potevano trasformare in vere opere d’arte.

La piccola pareva così contenta di ascoltare quel brav’uomo che le raccontava i segreti del suo mestiere, ma quale fu lo stato sgomento di Ermanno dopo che la bambina si fu scaldata, si alzò e, dirigendosi versa la porta d’uscita, salutandolo, si tolse il guanto della mano sinistra, lo stesso guanto che aveva tenuto per tutto il tempo, mostrandogli proprio quella cicatrice che ad Ermanno non nuova e che gli ricordava la strega che anni prima era entrata nella sua bottega.

Quale fu la sua delusione, non appena la piccola fu andata via, sentendosi avvilito e col timore di altri eventuali incantesimi contro di lui. Era tentato di chiudere la sua attività, ma dopo aver riflettuto a lungo, decise di non cedere e di continuare a guadagnarsi da vivere in quel modo semplice e dignitoso che conosceva.

Però, questa volta le cose sarebbero andate in modo diverso, infatti la strega fu commossa dal buon cuore di Ermanno che l’aveva accolta nella sua bottega e fatta scaldare in quella fredda e piovosa mattina d’inverno.

Qualche giorno dopo, recandosi a lavoro Ermanno notò che qualcosa nel suo laboratorio qualcosa era cambiato: quella che era sempre stata una modesta bottega di restauro si era, come per magia, trasformata in un elegante laboratorio, nel quale, gli strumenti da lavoro,con ordine e precisione, erano sistemati sugli scaffali e nei mobiletti e persino le vernici erano disposte in fila l’una accanto all’altra in quei piccoli barattoli che trovavano posto sui ripiani. Nulla sembrava più essere come prima, pesino il colore alle pareti era cambiato e da quel grigio che aveva sempre dato al negozio un tono un po’ spento alle pareti aveva preso posto il beige che dava all’ambiente un aspetto più caldo ed accogliente.

Infatti i clienti rimasero molto colpiti da quel cambiamento, tanto che non credevano ai loro occhi, tanto che, dato che il laboratorio era sempre stato piuttosto modesto, non si era erano risparmiati delle pungenti critiche. Ermanno, però, non voleva più pensare al passato ed ormai aveva capito che l’artefice di quella vera magia era stata proprio la strega che si era presentata nel suo negozio nell’aspetto di una bambina e che aveva premiato la sua bontà.

Ora che aveva ottenuta la giusta ricompensa, Ermanno aveva un po’ di timore di non essere all’altezza di un laboratorio di quel livello, abituato come era, da più di 20 anni a lavorare in un ambiente piuttosto semplice. Da allora, però, nulla fu come prima, anche se lui continuava a dedicarsi al suo lavoro con passione ed impegno, la qualità del suo lavoro e della sua vita erano un po’ cambiate, accontentando una clientela che era diventata più esigente di quella di prima e che gli consentiva di condurre delle condizioni di vita più agiate.

Questo idillio, però, non sarebbe durato in eterno, infatti Ermanno era già in età avanzata e la fatica degli anni si faceva sentire nelle sue braccia e nelle sue gambe, anche la vista diventava più debole di giorno in giorno, tanto che dopo un discreto numero di anni, decise che era arrivato il momento di chiudere il laboratorio.

Fu proprio quel giorno, poco prima di portar via tutti i suoi strumenti e di chiudere per l’ultima volta la sua bottega, ormai divenuta una vera bottega di lusso, entrò nel suo negozio una donna, trascurata nel viso e nel vestire, che gli portò la cornice di un antico specchio da restaurare. La cornice era molto simile a quella che la strega gli aveva portato anni prima, con la richiesta di risistemarla. Anche questa volta, come aveva fatto altre volte, Ermanno diede prima uno sguardo alle mani della donna, ma non sembravano esserci tracce di cicatrici.

Però uno scrupolo alla fine, lo prese, chiedendosi, cosa doveva fare ora che stava per chiudere la sua attività? Accontentare o meno la donna? Decise che avrebbe restaurato quella cornice, chiedendo alla donna di andare, il giorno dopo, a ritirare la cornice direttamente a casa sua , dove avrebbe ultimato l’opera.

Il giorno seguente, però, quale fu lo stupore di Ermanno, quando al posto di quella donna poco curata nell’aspetto, si presentò a casa sua la stessa bambina che in quella fredda mattina di pioggia aveva chiesto ad Ermanno di potersi riparare e scaldare nel laboratorio. Questa volta la bambina portava con sé una bambola di porcellana dal naso rotto e chiese ad Ermanno di sistemarle quel nasetto, poiché era particolarmente legata alla bambola che le aveva regalato una cara zia.

Senza esitare, il buon uomo si diede da fare per accontentare la bambina che, prima di andar via, salutò Ermanno, dandole la mano sinistra sulla quale non erano visibili tracce di eventuali cicatrici. Rimasto un po’ perplesso, salutò la piccola che subito uscì dalla sua abitazione.

Con questo episodio terminò l’attività di restauratore di Ermanno, un’attività dalla quale aveva imparato molto, non solo nella tecnica e nei colori da usare per ridar vita ad oggetti messi in disuso, ma anche nel modo di comportarsi con i clienti le cui richieste diverse e stravaganti, aveva cercato quasi sempre di accontentare.



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