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lavoro pubblicato martedì 11 dicembre 2012
ultima lettura lunedì 20 agosto 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L’uccello che volava nel cuculo.

di JesseJames. Letto 5085 volte. Dallo scaffale Eros

Non mi ero mai trovata in quella situazione. Un appuntamento con un uomo che avevo conosciuto su internet e con cui avevamo stabilito un incontro particolare. Luogo la stazione, io avrei avuto un foulard arancio e lui sarebbe stato vestito come un ra

Non mi ero mai trovata in quella situazione. Un appuntamento con un uomo che avevo conosciuto su internet e con cui avevamo stabilito un incontro particolare.

Luogo la stazione, io avrei avuto un foulard arancio e lui sarebbe stato vestito come un rapper, con grandi occhiali scuri.

L’ora era arrivata: avevo un tailleur grigio tipo segretaria e una borsetta modello anni 40, l’aria smarrita di chi aspetta un treno che non arriverà mai.

Lui era più alto di me di un paio di spanne e camminava avanti e indietro sul binario gettando occhiate attraverso gli occhiali da sole.

A un certo punto si era fermato accanto a me e mi aveva chiesto se volevo un caffè dato che era tanto che aspettavo.

Avevo annuito e ci eravamo avviati verso il bar, quando di colpo, mi aveva spinta dentro il bagno degli uomini.

Avevo fatto finta di resistere, ma quando avevo sentito la sua stretta sul mio braccio e si era tolto gli occhiali e avevo visto il suo sguardo, avevo cercato di resistere davvero.

Mi aveva messo una mano sulla bocca e mi aveva sbattuto nella latrina lurida, che consisteva in una turca.

‘Zitta o ti lascio qui dentro morta’ mi aveva bisbigliato.

Io avevo ubbidito e, a bassa voce, gli avevo chiesto ‘Marco , ma sei tu?’.

Avrà avuto una trentina d’anni e non 45 come mi aveva detto in chat e non era neanche brutto.

‘Zitta? Mi aveva ripetuto, portandosi il dito al naso in modo quasi infantile.

‘Non dovevi portarmi in auto a casa tua?’

‘Zitta’ aveva replicato, poi mi aveva sfilato la giacca e aveva tirato fuori un coltellino con cui, scatenando il mio terrore, mi aveva fatto saltare tutti i bottoni della camicetta.

Mi ero sentita mancare.

Lui intanto si era abbassato i calzoni tenuti i vita solo da un elastico e aveva tirato fuori il suo pene turgido come se stesse scoppiando.

Mi aveva costretta a inginocchiarmi nel piscio sparso ovunque e me l’aveva infilato in bocca fino a provocarmi quasi un conato di vomito. Mi teneva per i capelli e spingeva su e giù, mentre a me scivolava perfino la saliva ai lati della bocca, per quanto mi sentivo soffocare.

Improvvisamente sempre tirandomi per i capelli mi aveva alzata .

Mi aveva sbattuta contro il muro lurido e mi aveva strappato la gonna che era finita in fondo alle mie caviglie nel la turca.

Lui mi aveva infilato da dietro due dita nella figa e poi aveva preso in mano il suo coso e mi aveva pisciato addosso, mi aveva fatto colare la sua urina attraverso la fessura del sedere, poi mi aveva preso per la vita e me lo aveva infilato nella figa asciutta per la paura.

Mi stava violentando. Il giovane con cui per mesi avevo parlato di vita e di filosofia mi stava violentando.

Mi teneva schiacciata col suo corpo e mi infilava e sfilava il cazzo come se fossi una bambola gonfiabile.

‘hai cagato prima di venire qui?’ Mi aveva chiesto in maniera surreale.

Io avevo solo fatto un cenno del capo, senza riuscire a pensare ad altro che al male e al terrore che mi venisse dentro.

‘Non prendo anticoncezionali, non venire dentro di me…’lo avevo implorato e lui ridendo, mi aveva detto di star tranquilla che non voleva bastardi in giro.

Non finiva mai…gli uomini che avevo conosciuto e con cui ero stata di mia spontanea volontà erano sempre stati velocissimi, questo non finiva mai.

Non avevo la percezione di quanto tempo fosse passato da quando si era messo a montarmi come un cavallo, ma immaginai che non sarebbe durato ancora a lungo, perché iniziava a sputarsi sulle dita e una per volta me le infilava nel culo.

‘Oddio’ pensai, dato che ero vergine, mi avrebbe fatto malissimo.

Lui continuava a infilarmi un dito fino in fondo, poi due, quando a furia di bagnarmi con i miei e i suoi umori era riuscito, facendomi malissimo a infilarne tre, mi aveva detto ‘sei pronta’…

Aveva sfilato il suo cazzo e mi aveva piantato la punta contro il buco del culo. “Lì sono vergine’ gli avevo detto piangendo e lui, premendomi di nuovo una mano sulla bocca, era entrato come se mi avesse impalata.

Il sangue aveva iniziato a scorrermi perfino fra le cosce.

Il male era stato insopportabile per i primi secondi, poi era uscito e rientrato con meno forza e dopo un po’ avevo iniziato a muovermi con lui.

Mi piaceva! Avevo scoperto che mi piaceva più prenderlo nel culo che nella figa.

Lui lo capiva e poco per volta mi trattava come una donna, la sua donna.

Eravamo andati avanti per un po’ ansimando, coperti dal rumore dei treni, poi lo avevo sentito gonfiare ed esplodere dentro di me il suo fluido caldo e copioso.

Era stato magnifico. Eravamo rimasti uniti così per qualche secondo, poi era uscito e io avevo espulso aria e sperma, misto a sangue.

Mi ero toccata e avevo sentito l’ano completamente aperto e viscido.

‘Mi tornerà a posto’ mi ero chiesta e avevo preso della carta igienica per tamponarmi. Lui era rimasto appoggiato al muro in silenzio con il suo cazzo sgocciolante, grande anche da moscio.

Improvvisamente mi aveva preso per mano, tirata verso di se e mi aveva baciata.

Un bacio infinito.

‘Sono insegnante di matematica al Liceo Scientifico’, mi aveva detto, come se centrasse qualcosa con il nostro incontro ‘e vorrei rivederti, ma questa volta senza giochini erotici’ aveva continuato.

Poi come se stesse tenendo una lezione della sua materia mia aveva suggerito di chinarmi sulla turca, spingere come se dovessi defecare, per far uscire lo sperma, tenendomi la carta sulla figa per evitare che il suo seme ne venisse a contatto.

Essendo appena stata sverginata, avevo male spingendo e mi vergognavo, perche continuava a uscirmi aria rumorosa dal culo aperto.

‘Non ti preoccupare, fra un giorno o due ti tornerà normale, mettiti un assorbente perché potrebbe uscirti ancora sangue’ e così spiegando mi aveva tirata su, si era chinato a leccarmi la figa e mi aveva di nuovo infilato due dita nel culo.

Ero venuta urlando e spruzzandogli in faccia un getto caldo.

Questa era stata la prima volta con il mio fidanzato.



Commenti

pubblicato il 13/12/2012 9.32.00
middlekick, ha scritto: ....bello :)
pubblicato il 17/12/2012 10.02.20
JesseJames, ha scritto: NOOOO!!!! Ho sbagliato e ho cancella to un commento che apparteneva a un autore molto bravo....come posso recuperarmi il nome?
pubblicato il 09/01/2013 16.20.20
HotBasil, ha scritto: Finale "decisamente" a sopresa! Bello.. complimenti.

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