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lavoro pubblicato domenica 9 dicembre 2012
ultima lettura sabato 20 luglio 2019

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Mike Rocking You! Capitolo II

di JeffMG. Letto 736 volte. Dallo scaffale Umoristici

Capitolo II. La giornata di lavoro finì con una macchia di caffè sulla camicia, per colpa di Tina.Il Lunatico mi aveva propinato un arti...

Capitolo II.

La giornata di lavoro finì con una macchia di caffè sulla camicia, per colpa di Tina.
Il Lunatico mi aveva propinato un articolo, come si propina la pappa ad un neonato.
Decisi di andare a farmi una birra al pub sotto casa, una bella bionda media.
Un’emicrania da sbronza e tutto l’indomani sarebbe stato più chiaro, dopo un’aspirina.
Camminavo per strada come uno zombie, pensavo solo a quella maledetta intervista e alle parole di Jack.
Il rumore dei motori, i clacson, la suola delle scarpe che teneva il tempo di melodie urbane, faceva da sottofondo ad una preoccupazione sorda.
Quello che odio dell’inverno è il fatto che il buio abbraccia il cielo troppo presto, erano solo le sei del pomeriggio e il sole ci aveva detto già detto arrivederci.
Una macchina mi passò davanti, lasciandomi l’impronta dei fari negli occhi.
Quell’intervista valeva il mio lavoro, non avrei mai pensato che sarei potuto diventare disoccupato, così da un giorno all’altro. Se c’era una cosa da sapere bene prima di lavorare per il Lunatico, è che lui licenzia chiunque. Dicono che anni fa abbia licenziato anche suo figlio e che ora il poveraccio stia lavorando per una ditta di prodotti da cucina.
Io volevo essere un giornalista; fin da piccolo intervistavo le bambole di mia sorella, non volevo lasciare il lavoro. Mi ero sudato la posizione, avevo sputato sangue, non intendevo rinunciarci.
“No!” urlai in mezzo alla strada, scontrandomi con lampione, che sicuramente era più brillante di me. Portai una mano alla fronte “Ci mancava solo questa…”
Una birra, forse due e tutto sarebbe andato per il meglio.
Non ero solito bere, ma quando il mondo diventava troppo opprimente, allora mi concedevo una bevuta. Da cinque anni andavo al pub Saint Claude, ormai schedato come cliente fisso. Conoscevo molto bene ogni specie di frequentatori: i depressi, i rimorchiatori,i tifosi di football e gli universitari.
Io facevo parte della prima specie, composta da: Billy, sua moglie lo aveva lasciato tre anni fa per una fuga d’amore con il proprietario di una macelleria, George il duro, perché… Beh, così il povero Billy è restato solo con i debiti fino al collo, una figlia a cui mandare i soldi del mantenimento ed una moglie troppo stronza per chiedergli persino come stia. Poi c’è Oscar, un trans gender. Prima si chiamava Lucy, non ci ha mai raccontato niente della sua vita passata, seguiamo solo la crescita della sua barba.
Al terzo posto c’è Martin, di mestiere fa il contabile; stanco della sua vita, dei cinque marmocchi che deve mantenere, delle urla della moglie e persino di comprare il latte.
In fine ci sono io, un giovane miserabile che vuole diventare un giornalista, solo come un cane, con la bolletta della luce da pagare e l’alito che sa di birra ogni sabato sera.
Noi, alcolisti solo il fine settimana, come angelo abbiamo Mary, la cameriera.
Con le sue piccole mani smaltate di rosso consegna calici di rimpianto, colmi di birra e lacrime. Entrai nel locale, intonai la solita domanda a Oscar “Come va la barba?” “Bene, è cresciuta di due millimetri”
gli diedi una pacca sulla spalla e mi misi seduto sul solito sgabello al bancone.
Mary mi raggiunse nella sua aurea di capelli oro, sorrise scoprendo i denti bianchi e mostrando il nuovo tono di rossetto rosso. “Nuovo colore,Mary?” “Si. Nuovo problema, Josh?”
Abbassai lo sguardo, era una psicologa per me, solo che non si faceva pagare cifre alte, le bastavano i quattro dollari della birra.
“Va bene, Josh… Ti porto la solita?” “Si grazie”
Guardai Martin, anche la sua barba era cresciuta e la stava confrontando con quella di Oscar, che sicuramente era il vincitore. Sentii lo spillatore azionarsi e la birra scendere nel boccale, un secondo dopo me lo vidi davanti.
“Avanti, Josh. Che è successo?” mi chiese Mary, con la sua voce da personaggio dei cartoni animati.
“Niente, solo un’altra stupida giornata di lavoro… Il Lunatico mi ha detto di intervistare un personaggio che personalmente e dico personalmente, preferirei non esistesse…” tirai fuori dalla tasca della giacca una sigaretta e l’accesi, contribuendo a nutrire una fitta nebbia di fumo che aleggiava nel locale. “Avanti, Josh… Non sarà poi così terribile questa persona!” “Oh Mary, se sapessi… Nel nostro ambiente ci sono i clienti buoni e quelli cattivi… Questo è uno di quelli pessimi” “Anche nel mio lavoro!” “Si, ma… Questo è una rockstar! Il mio collega mi ha messo in guardia! Ha detto che questa razza non dice mai niente di sensato... Il Lunatico vuole un’intervista coi contro cazzi e penso di non farcela…” buttai giù un quarto della birra, rischiando di soffocare. “Sono sicura che l’intervista sarà fantastica! Di che rockstar si tratta?” “Ah… Mike rocking you!” “Oh mio Dio…” la faccia di Mary era diventata rossa, poi viola ed in fine verde.
Scuoteva la piccola mano, cercando di darsi aria. Si era allentata il nodo del grembiule per riuscire a respirare.
Sembrava mio zio quando aveva masticato un peperoncino di due centimetri, al ristorante messicano.
“Mary, che succede? Tutto bene?” Oscar si era alzato e con un salto degno di competere con Bruce Lee, atterrò dietro il bancone, felice di poter toccare le mammelle di Mary, facendole una manovra di Heimlich.
“Sto bene!” urlò la vittima, stirandosi addosso il grembiule, stropicciato dalle braccia da culturista di Oscar.
“Ero solo emozionata…” “Cosa? Sembrava che stessi per morire!” “Hai detto che intervisterai Mike docking you?” “Esattamente…” Presi un altro sorso per soffocare il pensiero, ma quando alzai gli occhi dal boccale, vidi Mary ripetere la scena di pochi secondi prima. Oscar si alzò dallo sgabello, nuotando nel suo gilet invaso da spille degli Iron Maiden. “No,no! Sto bene!” urlò di nuovo Mary, per evitare di essere uccisa dalla stretta da Ercole, che possedeva Oscar. “Sono una sua grande fan…” mi disse l’angelo, avvicinandosi così tanto, da farmi vedere che si era dimenticata di depilarsi i peli fra le sopracciglia,
l’avrebbero potuta prendere per un film indiano.
“Di chi?” dissi a bassa voce, rapito da quel momento di assoluta confidenza. “Mike rocking you!”
Da sotto il bancone tirò fuori uno scatolone di una tv al plasma. Immerse le mani dentro e come un mago che tira fuori il coniglio dal cappello, lei mi stupì allo stesso modo, mostrandomi una pila di poster, CD, spille, quattro magliette, “due a maniche corte per l’estate e due a maniche lunghe per l’inverno” tenne a precisare. Tutti articoli che riportavano la faccia dello stesso coglione, Mike rocking you! Finalmente la sua presenza che mi seguiva da tutta la giornata, aveva preso forma. Con sguardo da ultimo della classe, una faccia da schiaffi, occhi cerchiati di nero, una capigliatura che sembrava essere stata presa direttamente dalla cute di Robert Plant ed un rossetto rosso che somigliava a quello di Mary. Quello, l’individuo che dovevo intervistare… Ero fottuto. “Josh, devo dirti una cosa…” Ero pronto ad ascoltarla, niente poteva distruggermi, perché già ero stato fatto a pezzi.
Presi una seconda sigaretta e con le mani tremanti, cercai di accenderla, ottenendo un accendino a terra e il filtro bagnato dalla saliva. “Devi sapere che Mike rocking you, non parla mai” “Cosa Mary? Che cosa hai detto?”
I miei nervi mi urlavano di farla finita o ci avrebbero pensato loro ad uccidermi, un tic prese vita sull’occhio destro e la sigaretta che avevo in mano finì spezzata in due come un kit kat.
“Non ti agitare Josh…” “Avanti, finisci di spiegarmi!” “Mike rocking you, non parla mai… Si esprime solo sul palco, cantando… Nessun intervistatore ha mai ottenuto una parola da lui. Mi dispiace, Josh” La mia vita era finita, potevo anche fare le valigie e andarmi a trasferire sotto i ponti, prima che la padrona di casa mi ci avrebbe mandato a calci in culo. “Oh avanti! Mi stai prendendo in giro?” le urlai. Poteva ancora essere una bravata architettata da Billy, il suo odio per la moglie poteva essersi trasferito verso di me, in fondo la vedeva da per tutto, quindi aveva voluto giocarmi un brutto scherzo. “Josh, mi dispiace”
Quel bastardo! Era tutta colpa del Lunatico, lui sapeva.


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