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lavoro pubblicato giovedì 29 novembre 2012
ultima lettura giovedì 11 luglio 2019

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ALLA FINE DEL VIAGGIO

di mariapace2010. Letto 470 volte. Dallo scaffale Fantasia

Erano partiti da Bir Fadhit cinque settimane prima. A Bir erano giunti dopo un volodi sette ore messo a disposizione dall'agenzia di viaggio. Ormai er...





Erano partiti da Bir Fadhit cinque settimane prima. A Bir erano giunti dopo un volo
di sette ore messo a disposizione dall'agenzia di viaggio. Ormai erano prossimi
alla meta.

Il cammello su cui Piera e la sua giovane compagna di viaggio, Jasmine,
ciondolavano, stanche della fatica, affondava i garretti nella sabbia della
Haramam, il territorio sacro della Mecca.

Piera aveva simpatizzato con Jasmine fin dal momento in cui erano state presentate,
nell'ufficio dell'agenzia di viaggio araba che, insieme a quella torinese,
aveva organizzato quel viaggio e il relativo soggiorno in Arabia.

Le due ragazze si somigliava perfino un po' e svolgevano un lavoro molto simile:
Piera per una agenzia di assicurazione e Jasmine, per un'agenzia turistica.

Quel viaggio, Piera l'aveva sempre desiderato. Nutriva una grande passione per tutto
ciò che aveva sapore arabo e conosceva piuttosto bene gli usi, i costumi e le
tradizioni di quel popolo. Sapeva, ad esempio, che ai non musulmani era vietato
l'accesso alla Kahab, il Sacro Cubo della Mecca e che senza quella opportunità,
non avrebbe potuto mai farlo. Per questo a Bir Fadhit l'avevano affidata ad una
hostess: Jasmine, per l'appunto.

Il viaggio era stato lungo e sfibrante, ma infine era giunto al termine.

La pista che Abud, il capo-carovana, un giovane arabo appartenente ad una tribù
dell'interno, aveva scelto per i suoi ospiti, era tra le più battute del Paese
e il percorso era confortato dalla presenza di numerosi pozzi che un tempo neanche esistevano.

In quelle settimane la carovana aveva macinato chilometri su chilometri. Là dove
era stato possibile, l'uso della jeep aveva accorciato il percorso, ma alcuni
tratti era stato possibile percorrerli solo a dorso di cammello.

Sotto gli occhi della ragazza il panorama era in continua trasformazione: case
bianche unite da perimetri di mura ininterrotte, case fortificate come piccole
fortezze, costruzioni rupestri e tante tende: bianche, grigie, a righe.

Avevano attraversato vasti deserti percorsi da oleodotti e disseminati di impianti di
trivellazione e raffinazione del petrolio. Avevano sostato in oasi
lussureggianti e superato brevi monti.

Piera, una vacanza così, non l'avrebbe mai dimenticata.

La cosa più considerevole, però, era stata la vista del Rub-al- Khaly, il deserto
più deserto del mondo.

I nomadi, che in quel mondo terribile ed affascinante insieme, riescono a vivere,
lo chiamano anche Ar-Rimal: Le Sabbie, poiché non esiste
null'altro che sabbia, sabbia ed ancora sabbia.

No... in realtà non è proprio esatto: in tanta desolazione si possono incontrare
creature sorprendentemente vive, come rettili, insetti, lucertole, a
testimonianza della lotta per la vita e della sua vittoria sulla morte.

L'occhio vigile di Abud, il capo-carovana, aveva scorto anche tracce degli ultimi
predoni del deserto: ultimo palpito di un antico sistema di vita, cosicché,
macchine fotografiche, registratori, computer e provviste alimentari, furono
immediatamente messi sotto stretta sorveglianza.

Nonostante il flagello della febbre delle sabbie che
l'aveva colpita per due giorni o tre, l'entusiasmo della ragazza era
altissimo.

Le notti, trascorse a ridosso di qualche duna a semicerchio, erano meravigliose e
terse e tingevano il cielo di un azzurro intenso, sconosciuto sotto altre latitudini.

Le albe erano stupende; si avvicinavano prima ancora che la luna fosse scomparsa
ed abbracciavano le tende ancora sommerse dal blu notturno. Mandavano giù dal
cielo un chiarore di una brillantezza accecante, in un'opalescenza sfumata di
mille colori, prima di sollevare la linea che separa il cielo dalla sabbia.

"Guarda. - le diceva tutte le mattine Jasmine - Ibrahim è già sveglio."

Ibrahim era il secondo di Abud.

Si erano erano lasciati alle spalle Ar-Rimal, un angolo del nostro mondo che pare
appartenere ad un altro pianeta, ed erano arrivati alla Città Santa della
Mecca.

LA vista delle prime case accese nella ragazza una strana, incontenibile
inquietudine.




(continua)


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