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lavoro pubblicato martedì 27 novembre 2012
ultima lettura mercoledì 21 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PIANETA DEGLI ANGELI - cap.3 -

di MicheleFiorenza. Letto 643 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Capitolo 3 - Il progetto... ...............................................................................................................

Capitolo 3 IL PROGETTO

L’inizio del secondo giorno lunare (secondo mese) sembrò arrivare all’improvviso, come sempre, per la mancanza di un’atmosfera che potesse diffondere la radiazione solare diretta.

Il sole si era appena affacciato sopra l’orizzonte, e già i suoi raggi attraversarono la grande cupola e poi ciascuna delle quattro cupole interne.

Automaticamente si spensero le luci artificiali della base e i sistemi di riscaldamento.

Mentre Giulia si recava al Palazzo dei Convegni, le strade quasi deserte le fecero capire che soltanto un numero limitato di “eletti” era rimasto su Base Luna; evidentemente tutti i turisti e una buona parte degli scienziati convocati erano rientrati sulla Terra.

Giulia aveva ormai compreso da sé che la situazione sulla Terra doveva essere molto più tragica di quanto riferissero i telecomunicati, e che la missione in preparazione era molto più importante di quanto non si sapesse.

Da alcuni dialoghi avuti in sala mensa con Jean-Daniel, il giovane ingegnere aerospaziale, aveva capito che una enorme astronave era in fase di montaggio, da qualche parte.

Le era chiaro ormai che li attendeva una permanenza lunghissima nello spazio, ma non ne capiva lo scopo.

Vide sopraggiungere da una via laterale Marcello e Nadia, che ormai costituivano una coppia fissa. Avanzavano con la goffa andatura comune a tutti i terrestri di passaggio sulla luna: i piedi appesantiti dalle suole di piombo e le braccia che sembravano voler spiccare il volo.

Marcello notò in lontananza la bellissima Giulia Jelacque e lo disse a Nadia, che gli chiese :

- Che cosa fa all’università ?

- Non lo sai? E’ la più grande esperta di Astrofisica che abbiamo in Europa. E’ nata a Marsiglia da padre francese e madre italiana, ma ha sempre lavorato in Italia. Un po’ freddina come donna, ma uno scienziato di prim’ordine.

- Che ammirazione! Ci hai provato anche con lei ?

Soltanto Nadia era capace di farlo sentire a disagio …

- Tu non hai comunque diritto di sentirti gelosa, sorellina.

Poi, guardando il suo viso mortificato :

- No, non è il mio tipo; è bella… ma, non so perché, mi dà un senso di gelo.

Aveva abbassato la voce perché ormai erano vicini alla dottoressa Jelacque, con cui si salutarono affettuosamente; poi entrarono nell’anfiteatro.

Quando Riccardo vide entrare Giulia, splendida nella sua tuta argentea, non poté fare a meno di ammirarla: nel grigiore delle proprie preoccupazioni per l’imminente viaggio senza ritorno, quella donna-scienziato dalla personalità volitiva sarebbe stata certamente un conforto, come anche un punto di riferimento per i responsabili dell’astronave, che era già quasi pronta, cento chilometri a sud di Base Luna.

La sala convegni era affollata: circa duecento persone attendevano il generale C., in maggior parte piene di curiosità per l’argomento che sarebbe stato trattato e che soltanto pochi scienziati conoscevano.

Il professor Zichì sedeva silenzioso accanto a Riccardo: certamente pensava alla recente partenza di Giovanni per New Groen, ma il giovane sapeva bene che il professore sarebbe stato un altro riferimento importante nelle future difficoltà.

Riccardo notò con interesse che Nadia Brunetti aveva allacciato una solida amicizia con un fisico dell’università di P.; era convinto che i rapporti tra i due si fossero mantenuti nell’ambito della semplice amicizia, conoscendo abbastanza bene Nadia, ma aveva sentito parlare del professor Drago come di un convinto libertino, e perciò temeva l’eventualità di un rapporto contrastato. In ogni caso, purché ciò non interferisse con la tranquillità del viaggio, non gli importava dei loro progetti, se ne avevano.

Finalmente arrivò il generale. Sedette al centro del tavolo e nel silenzio generale iniziò il suo discorso. Era visibilmente in imbarazzo.

- Credo che negli ultimi tempi molti di voi si siano fatti parecchie domande circa questa esperienza che stanno vivendo su Base Luna.

- Parlo a voi quali scienziati e tecnici di alto livello, e premetto subito che i numerosi test psico-fisici, psicologici e culturali da voi già superati ci garantiscono che siete i più adatti per una lunga missione aerospaziale…

- Voi sapete che sulla Terra c’è una situazione di emergenza radioattiva. Sapete pure che, già nel secolo scorso, approfonditi studi conclusero che sarebbe stato catastrofico spargere sulla superficie terrestre anche poche tonnellate di scorie radioattive. In effetti, ciò non è mai accaduto, in modo volontario.

- Sapete anche che in questo secolo l’ Antartide fu scelta come pattumiera nucleare. Purtroppo il buco di ozono in atmosfera, l’effetto serra, errori umani di calcolo e di comportamento, hanno causato la dispersione di fusti di scorie in mare e il loro deterioramento, con la fuoriuscita sempre più massiccia di tali scorie radioattive. La conseguente diffusione di esse negli oceani, e successivamente in aria, ha portato la radioattività sulla Terra a livelli tali che la vita media delle future generazioni è destinata a scendere costantemente…

Si era diffuso un forte brusio nella sala e qualcuno chiedeva la parola.

- Signori, vorrei rimandare i chiarimenti a domani, dopo che avrete letto con attenzione una documentata relazione che il personale di Base Luna vi distribuirà al termine di questo mio discorso… Dunque, come già sapete, l’atteggiamento dei governi sulla Terra si è diversificato notevolmente, ma alcuni Paesi dell’ Unione Europea hanno convenuto di preparare una missione ai limiti dell’attuale tecnologia.

- Devo ora precisare che due grandi passi avanti sono stati fatti recentemente in campo scientifico, per quanto riguarda i viaggi aerospaziali, e la relazione che riceverete li illustra ampiamente.

- Uno è di carattere tecnico, e consiste nella messa a punto di un motore a fusione nucleare capace di spingere un’astronave alla velocità di 30.000 chilometri al secondo, cioè un decimo della velocità della luce.

- Ovviamente i tempi di accelerazione durano alcuni mesi, anche per permettere a bordo una deambulazione accettabile, ma la velocità massima è confermata.

- L’altra novità riguarda le sostanze catalettiche, già in uso da alcuni decenni nei viaggi interplanetari. Sapete che tali sostanze consentono una condizione di catalessi di circa cinque giorni alla settimana, diminuendo praticamente del 70 % la durata del viaggio; infatti in quello stato il corpo sostanzialmente non invecchia. In sintesi è come se un lungo viaggio durasse meno di un terzo del tempo effettivo.

- Ebbene, una recente scoperta in questo settore ha portato alla produzione in grandi quantità di un catalettico nuovo, che chiameremo Elix: esso dà una catalessi di circa quattordici giorni, ripetibile dopo 24 ore per almeno cento cicli, con piena efficacia e senza effetti collaterali. Ciò consente di ridurre la durata di un viaggio spaziale a circa il sette per cento di quella reale.

Il generale fece una pausa, diede uno sguardo panoramico all’assemblea, inspirò e quindi dichiarò:

- In conseguenza di tutto ciò è stato programmato un lungo viaggio oltre il sistema solare.

Ci fu dell’altro brusio, ed esclamazioni di stupore.

- Sapete che il sistema planetario più vicino è quello di Alpha Centauri, oggi raggiungibile in circa quarantacinque anni, cioè tre anni fittizi, con l’uso dell’ Elix. Scopo della missione è realizzare una colonia su uno dei pianeti di Alfa e fornire alla Terra tutte le notizie sulle possibilità di espansione umana in tale colonia. Nella peggiore delle ipotesi sull’evoluzione della situazione terrestre, alcuni coloni potrebbero ritornare, tra meno di cento anni, a prelevare i superstiti delle prossime generazioni; nella migliore, il nuovo pianeta sarebbe una possibilità in più per l’umanità.

- In conclusione, noi riteniamo che almeno un centinaio di voi vorranno partecipare a tale viaggio, sempre che rispondano positivamente ai test con l’ Elix. Naturalmente l’astronave è quasi pronta.

Riccardo si aspettava un tumulto; invece lo choc collettivo sembrava aver ammutolito tutti. Più tardi capì che i presenti erano stati ben selezionati, anche in base al loro carattere e al senso di disciplina.

Il generale riprese :

- Vi do i nominativi dei probabili responsabili della missione, ancora da inquadrare funzionalmente, sempre che accettino. In ordine alfabetico:

Riccardo Brenta , Direttore del Centro Ricerche Nucleari

Jean-Daniel Champ, del dipartimento Energia dell’ Agenzia Aerospaziale

Marcello Drago , Docente di Fisica dell’università di P.

Paulo Favela , Ingegnere biochimico dell’università di Madrid

Giulia Jelacque , del dipartimento Rapporti con l’industria aerospaziale

Manuela Nocida , Neurobiologa dell’università di S.

Zephine Padulas , Docente di Matematica dell’università di Atene

Arnoldo Zichì, dell’istituto di Fisica astronomica di Roma

- Naturalmente i presenti sono in maggioranza scienziati o esperti nei diversi settori delle scienze conosciute e saranno utilissimi alla missione, ma le decisioni spetteranno al Direttivo che ho indicato.

- Domani il Comando di Base Luna avrà una riunione col Direttivo, e dopo sarò personalmente disponibile per i chiarimenti che mi saranno richiesti. Vi auguro di proseguire serenamente il vostro soggiorno e di decidere la vostra partecipazione nel corso del prossimo mese.

* * *

La sala dell’autobar del Palazzo dei Convegni era veramente ampia e confortevole. Il professor Zichì sembrava aver ritrovato parte del suo buonumore, e guardava sorridendo l’espressione sconcertata dipinta sul viso di Marcello, che disse :

- Sono il cenerentolo del gruppo. Non capisco perché mi abbiano scelto…

- Sai, la meno qualificata teoricamente è Padulas; ma i risultati psicofisici sono molto, molto buoni, persino migliori dei tuoi, che sono brillanti: anche questo influisce. – disse Arnoldo.

- In ogni modo, io accetterò di partire soltanto se anche Nadia potrà e vorrà venire. – e si volse verso di lei. La ragazza gli sorrise con uno sguardo pieno di affetto e di riconoscenza, ma disse :

- E’ una decisione difficile, perché il viaggio è disperato, non facciamoci illusioni…

- Ma durerà soltanto tre anni, se tutto va bene; cioè… tre anni fittizi, in realtà circa quarantacinque – precisò Marcello.

- Voi del Direttivo siete stati investiti della responsabilità della missione: io sarei soltanto un peso – disse Nadia.

- Non è così, – si intromise il professore – voi giovani donne avrete l’incarico più importante, se non immediato: quello della riproduzione.

Nadia arrossì visibilmente e anche Marcello mostrò imbarazzo.

Parliamo chiaramente… - proseguì Arnoldo – In una realtà diversa sarà tutto diverso: non possiamo portarci dietro le nostre idee. Alle donne in età feconda sarà chiesto, se troveremo un pianeta abitabile, di generare almeno tre o quattro figli, per perpetuare la specie: non sarà un obbligo, ma tutto premerà in tal senso.

- In ogni caso potranno partire soltanto quelli che supereranno bene la prova di catalessi. Ah, ecco che si avvicina Manuela Nocida.

La neurobiologa era una giovane donna bruna di bell’aspetto, dallo sguardo intelligente e dal sorriso sereno. Il professore fece le presentazioni e Nadia pensò subito che quella donna sarebbe stata un elemento importante della missione.

- Parlavate di catalessi? – disse in un discreto italiano – Potete stare abbastanza tranquilli: l’ Elix è stato sperimentato molto, in segreto, e non dà effetti secondari sull’uomo, almeno sino a cinquanta cicli. Sugli animali è stato sperimentato positivamente sino a centocinquanta cicli. A proposito, ho ripreso a studiare l’italiano, che sarà la lingua del Direttivo, per un minimo di riservatezza, ma vi consiglio di ripassare lo spagnolo, perché sarà la lingua ufficiale sull’astronave, come qui a Base Luna, anche perché la maggior parte dei volontari sarà probabilmente spagnola e portoghese… Ora devo andare in laboratorio: a più tardi.

- Allora non resta che attendere l’esito di questa prova – disse Nadia con un sospiro, mentre il suo sguardo si perdeva lontano.

* * *

Riccardo si era avvicinato a Giulia e le tese la mano, che la donna distrattamente strinse.

- Sono felice di aver avuto la conferma che sarai con noi, in questo difficile viaggio, e spero che mi perdonerai per aver mantenuto il riserbo sino a oggi.

Giulia sorrise e in quel momento non sembrava uno scienziato, ma un angelo :

- Non sono molto convinta della decisione di abbandonare la Terra al suo destino. Quanto a noi, anche Zichì pensa che non ci siano Paradisi da raggiungere; piuttosto inferni da vivere. Tuttavia mi rendo conto che un tentativo va fatto. Ma non aspettatevi – aggiunse alterandosi – che giunti lì mi metta a fare figli come una coniglia! Non ho nemmeno l’intenzione di sposarmi.

- Non temere: sposata o no, - rispose pacatamente Riccardo – non ti sarà chiesto di fare figli, ma di assumerti una grossa parte di responsabilità per quanto riguarda la missione e l’eventuale colonia. Ma vieni, ti presento i nostri collaboratori che ancora non conosci.

Mentre attraversavano la sala, Arnoldo, guardandoli da lontano, pensò che quei due formavano una splendida coppia…

* * *

Non fu difficile per Marcello ottenere di sottoporsi alla catalessi contemporaneamente a Nadia. Il giorno stabilito facevano parte di un gruppo di dieci persone e ognuno fu fatto sdraiare in una cuccetta abbastanza comoda, in attesa dell’iniezione.

Era importante per Marcello sapere se Nadia sarebbe partita con loro: non riusciva a immaginare il viaggio senza di lei. Si andava convincendo che per la prima volta nella sua vita si era innamorato: quella giovane donna gli era entrata nel sangue senza una ragione particolare, ma ormai non riusciva a fare a meno di lei; temeva anzi che la giovane non ricambiasse i suoi sentimenti.

Per la verità era molto affettuosa con lui, come un’amica di vecchia data; però non sapeva se avesse dimenticato il suo antico amore, e non sapeva che cosa veramente provasse per lui.

Non c’era stato alcun contatto fisico particolare tra loro due: Marcello non si riconosceva più! Era quello l’amore? Ed era proprio lui a essersi innamorato? Stentava a crederci.

Ma forse tutto sarebbe sfumato quando se la fosse portata a letto, e avesse magari trovato una donna fisicamente mediocre, un po’ frigida e condizionata dall’idea di tradire il suo primo amore…

Eppure, nel profondo della sua mente, qualcosa gli diceva che la soddisfazione sessuale, nel loro rapporto, non sarebbe stata la cosa più importante.

Dall’altra cuccetta Nadia lo guardava e Marcello le sorrise. Il medico gli si avvicinò e gli disse di rilassarsi…

continua

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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