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lavoro pubblicato venerdì 23 novembre 2012
ultima lettura venerdì 12 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Discordia

di francescograna. Letto 710 volte. Dallo scaffale Fantasia

 13 febbraio 2014. Il ragazzo guidava nel buio della notte, con i fari accesi e il vento che gli accarezzava i capelli. Stava tornando da un ballo in maschera organizzato da qualche amico qualche kilometro fuori Londra. In autostrada riuscì...........


13 febbraio 2014. Il ragazzo guidava nel buio della notte, con i fari accesi e il vento che gli accarezzava i capelli. Stava tornando da una festa a qualche kilometro fuori Londra. In autostrada riuscì a malapena a vedere nulla, a causa dell'incessante pioggia verificatasi qualche minuto prima. D'un tratto, come da un portale che si vedono in uno di quei film di Star Trek, qualcuno apparve in mezzo alla strada. Riuscì a frenare appena in tempo.
"Cristo-!"
Scese dalla vettura, con il cuore ancora palpitante dallo spavento improvviso.
"Dico: è forse impazzito? Poteva rimetterci le penne, lo sa?"
Era una donna alta, dai capelli neri come la notte. Indossava una camicetta bianca e una gonna dello stesso colore. Il tacco della sua scarpa destra era spezzato a metà, segno evidente che aveva corso per molto tempo senza mai fermarsi. Ansimava, per qualche strana ragione.
"Sta bene? Le è forse accaduto qualcosa, signorina?"
Mi diede del tu e mi afferrò per il lembo del cappotto.
"Ti prego, aiutami. Degli uomini mi stanno cercando. Vogliono uccidermi".
"Chi?"
"Ti prego, aiutami. Ti spiegherò lungo la strada".
"D' accordo", dissi. "Sali".
"Grazie, grazie infinite".
Non riuscii a capacitarmi del perché una ragazza così bella avrebbero dovuto farla fuori. Così le chiesi: "Chi sei?"
"Il mio nome è Eris e mi danno la caccia a causa di una disputa".
"Solo per quello? Certo che ne esistono di famiglie strane, se permetti".
"Sì, hai ragione. Tuttavia, non si tratta solo di una semplice e banale lite. Mi hanno accusata di un crimine nei confronti dell' intera umanità. Io, però, non ne so nulla".
"Ascolta, la cosa importante in questo momento è quella di condurti in un luogo sicuro".
"Sì, grazie. Ascolta, non ti ringrazierò mai abbastanza per tutto questo".
"Figurati".
Dopo circa mezz' ora arrivarono a Londra. Eris era rimasta sveglia ma non aveva più aperto bocca per tutto il resto del viaggio. Se ne era rimasta lì, seduta a guardare fuori dal finestrino. Aveva già smesso di piovere da un pezzo e nell' aria si respirava un odore umido e intenso.
"Prego, entra. Benvenuta a casa mia".
"Grazie. Dov' è il bagno? Dovrei farmi una doccia".
"Prima porta a sinistra. Fai come fossi a casa tua".
Eris non esitò ad accettare. Si muoveva con una grazia pari a quella di un cervo, con occhi verdi che ipnotizzavano al primo sguardo. Era meravigliosa. Tuttavia, anche se non ci fece molto caso, era come se quel nome il ragazzo lo avesse già sentito, da qualche parte. Si diresse in cucina a prendere qualcosa da mettere sotto i denti, per poi tornare nuovamente in salotto a godersi la partita di calcio in tivù. Dopo un pò la porta del bagno si aprì con uno scatto.
"Ah, ho preso il tuo asciugamano in prestito. Non ti dispiace, vero?"
"No, tranquilla. Ti piace il calcio? Ah, scusa, è vero: a voi donne non piace molto".
"No, in effetti".
"Ascolta", disse spegnendo la tivù. "Che ne dici se usciamo? Devi distrarti e offrirti la cena mi sembra il minimo".
"Tranquillo, ora sono stanca. Ho bisogno di riposare. Domani mattina mi sentirò sicuramente meglio. Comunque grazie, di tutto".
"Ehi, lo hai già detto".
"Sì, hai ragione. Beh, buona notte".
"Notte".

Il ragazzo non riuscì a dormire. Immagini confuse invasero i suoi sogni, trasformandoli in incubi. Perché? Cos' era che lo faceva soffrire in quel modo? Cos' erano quei flash continui nella sua mente? Si svegliò di colpo, solo per accorgersi che era già mattina. Le sette, per la precisione. Eris, che si era sistemata nella stanza accanto, era già sveglia e aveva lasciato un biglietto:
"Ciao, grazie ancora per tutto quello che hai fatto. Mi sono svegliata prima e ho già fatto colazione al bar sotto casa tua. Scusa, ma dormivi così bene che non ho voluto svegliarti.
Ah, ho pensato di cavarmela da sola, quindi ho preso il primo volo per Atene stamattina. C' era qualcosa che mi ha spinto laggiù, non so bene cosa fosse. Se vuoi raggiungermi sai dove trovarmi.
Eris
Era da pazzi, ma se voleva tenerla lontana dai guai, avrebbe dovuto prendere anche lui un aereo per la Grecia. Sì, era l' unico modo. Prese le chiavi, lo stretto indispensabile per il viaggio e uscì di casa. Perché proprio in Grecia? Cosa l' aveva spinta ad andare laggiù?
Prese l' auto e si diresse verso l' aereoporto. Il traffico era incredibile, mai visto un imbottigliamento simile in vita sua. Un camionista imprecava mentre due uomini in giacca e cravatta si stavano prendendo a pugni. Era scoppiato il finimondo.
"Allora", udì. "Si vuole spostare? Non vede che c' ero prima io?"
"Avrebbe dovuto alzarsi prima, nonno!"
Non solo loro ma tutti erano come impazziti. Finalmente, grazie al cielo, la strada si aprì e il traffico si placò lentamente e il ragazzo riuscì ad arrivare in aereoporto e a prendere il suo volo per Atene, una delle città elleniche più belle e spettacolari dal punto di vista artistico.
"Scusate", chiese a due uomini che stavano tenendo una conversazione tra di loro. "Avete visto per caso una ragazza di nome Eris qui in giro? Ha preso il volo da Londra ed è arrivata questa mattina".
Sul volto di quegli uomini si dipinse un 'aria di terrore e preoccupazione.
"Ragazzo, sei sicuro di ciò che fai?"
"Che significa?"
"Forse tu non lo sai perché sei arrivato adesso, ma è da stamattina che c' è il caos più totale in città, disturbato dalla stessa Eris che, da quanto ho capito, hai ospitato da te".
"Non può essere".
"Non sai perché si chiama Eris? Non ti viene in mente nessuno con quel nome?"
"No, non credo, anche se mi sembra di averlo già sentito da qualche parte".
"Ti spiego anche il perché. Eris, nella mitologia greca, era la dea della discordia che usò il pomo d' oro per creare conflitti e liti tra greci e troiani. Hai capito adesso?"
"Aspetti, non è possibile. La scorsa notte mi ha detto che la volevano uccidere a causa di una disputa....."
"Già. Sei stato ingannato. Sicuramente avrà già trovato il pomo. Ecco perché è venuta in Grecia. Si sono già verificati dei disordini nel tuo mondo, vero?"
"Sì, e come mi ha già detto anche qui".
"Esatto. Devi fermarla. A qualunque costo".
"Dov' è custodito il pomo?"
"Lassù, in quel tempio sulla montagna".
"Grazie".
Il ragazzo iniziò la sua scalata: duecentoquaranta gradini in pietra lo separavano dal suo obiettivo. Arrivato, vide Eris su un trono con il pomo nella mano destra.
"Bene bene, guarda un pò chi c' è. Scusami per il piccolo scherzetto a Londra. Avevo bisogno di metterti un pò in difficolta, altrimenti che dea sarei? Allora, che cosa vuoi da me?"
"Perché questo tuo inganno Eris? Cosa ti spinge ad agire in questo modo?"
"Dovresti conoscere il significato della parola discordia? Con Paride e Elena è stato molto più facile. Conosci la storia, giusto? Questo è il mio ruolo, ingannare i mortali per trarne profitto".
"Sì, sarà anche vero, ma tu dovresti essere superiore alle colpe degli uomini e renderli migliori e non creare dispute. La bellezza esteriore non conta nulla se dagli occhi si percepisce la freddezza dell' animo. Risparmia il mio mondo, Eris, te ne prego".
"Come osi dare ordini a una dea?"
"Non sono ordini, bensì una richiesta".
"Guarda il pomo che stringo nella mano. In esso è racchiuso il peccato dell' umanità. Si tratta essenzialmente dell' animo corrotto che coesiste in ogni uomo. Tu, però, sei diverso".
"Che vorresti dire?"
"La tua purezza è talmente grande da renderti simile a dio. Unisciti a me, rendi permanente il nostro legame. Immagina cosa potremmo fare insieme, se solo lo volessi. Diventeremo i padroni incontrastati di questo mondo, mentre gli uomini si getteranno ai nostri piedi".



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