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lavoro pubblicato mercoledì 21 novembre 2012
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sempre dritto, oltre il ponte

di chiararnone. Letto 746 volte. Dallo scaffale Pulp

L’estate di quell’anno non fu particolarmente afosa. Nonostante ciò, l’uomo con i baffi lasciò la città. Parti...

L’estate di quell’anno non fu particolarmente afosa. Nonostante ciò, l’uomo con i baffi lasciò la città. Partiva in macchina, con poca roba al seguito. Un costume da bagno, due camicie bianche, due paia di pantaloni, uno corto e uno lungo. I sandali e il cappello di paglia li aveva addosso. Si portò anche la sua donna. Andavano verso il mare, a sud.

Magda per tutto il viaggio non fece che lamentarsi della radio. Soprattutto nel tragitto finale iniziarono anche piagnucolii di strana natura, a intermittenza. A sentirla, era un ticchettio sgrammaticato in testa. Poi era la volta di ridicoli commenti sulla strada e sbuffate per la calura. Il viaggio si trasformò ben presto in un’estenuante discesa agli inferi.

Quando raggiunse lo scirocco, l’uomo con i baffi, che pure aveva sopportato con pazienza la parte del viaggio più dura, adesso cominciava a dare i primi segnali di cedimento. Solo Magda sembrava possedere energie inesauribili. Lui cercava di preservarne il più possibile.

C’era ancora il viaggio di ritorno.

Nel frattempo non rimaneva che seguire la strada che si dilatava, avanti a loro. L’effetto della calura li stonava. E per l’uomo con i baffi doveva essere certamente un bene. Concentrato com’era alla strada, non perse tempo a sospendere ogni fonte di disturbo, fosse anche il rancido del blues che veniva fuori dalla radio. Risultò un accostamento perfetto alle ostinate ossessioni della donna. - Certo non è mica entusiasmante iniziare il viaggio col sole delle tre! Potevamo aspettare. Te lo avevo pure detto! - E lui se ne stava in silenzio. Ormai conosceva bene le regole del gioco e i migliori trucchi da sfoderare all’occorrenza. Sapeva che in questi casi una mossa sbagliata, qualunque reazione incontrollata, li avrebbe trascinati in un vortice di lagnosi botta e risposta, senza tregua. L’uomo con i baffi voleva solo arrivare alla fine della strada, lontano da lì. -Ci mancava solo che la radio ci prenda in giro!E ora? Non va più. Caspita, proprio ora che l’avevo trovato!Una volta che arriva qualcosa d’interessante, neanche a poterne godere un po’. Buttalo questo catorcio, tesoro. Fa schifo. Mi chiedo a che servono le belle cose se non vanno bene! -Le belle cose vanno sempre bene. -Mi vuoi dire che questa radio è bella e va pure bene, sempre bene? Vedi, dovevamo partire alle cinque. Questo caldo ci fa diventare pazzi. -Io non sono impazzito. -E certo, ormai il caldo ti è così entrato dentro che se pazzo eri, non puoi che far diventare pazzi gli altri. Me, per esempio! E ancora peggio, senza rendertene conto! -Sei forse diventata pazza, amore? E’ il caldo? E’ John Lee Hooker? E’ la radio?Spiegati meglio così magari troviamo il rimedio alla follia! -Ma non è niente di queste cose. E non sono neanche pazza. Non scherzare. La pazzia è una cosa seria. Dovremmo avere rispetto dei pazzi. E’ solo che …, si questo caldo, questo viaggio, un po’ tutto! -Dici che stai diventando pazza per un po’ di tutto? -Io non sto diventando pazza, amore. Solo un tantino fuori di testa! Ovvio che rimedi non ce n’erano. Era pur vero che servisse qualcosa. Che anche la strada smettesse di andare sempre e solo dritto. Che anche il caldo cambiasse direzione, e non si ostinasse invece a rincorrerli. Vie d’uscita non ce n’erano. Dopo le grandi distese di girasoli, che si portarono a fianco per chilometri e che l’uomo con i baffi smise pure di contare, dopo un maestoso casolare rossastro e monumentale, alla fine dell’ultimo pezzo di Hooker, vide una forma che non apparteneva al paesaggio. Non c’entrava nulla, per questo se ne accorse. Non pareva vera per quanto era unica. Lungo il ciglio della strada riconobbe la figura di un uomo che teneva la mano a un bambino con un cappellino. Con loro c’era solo una valigetta rossa. Non mancava proprio nulla a quel quadretto. Pareva non stessero aspettando nessuno. Non facevano nessun segnale d’autostop. Probabilmente erano pure innocui. Ma non tenevano neppure espressioni facciali di qualunque tipo. Erano soli. Questo era più che certo. Non capiva se lo era ancora di più la solitudine che impregnava la strada lì in mezzo. Non aveva ancora riflettuto bene su quest’ultimo particolare. Dovette succedere che si presentasse quella figura, proprio lì in mezzo, per concentrarsi sul resto. L’uomo con i baffi era facile a perdere la concentrazione. Al club di tennis glielo rimproveravano tutti. Che colpa ne aveva, se il suo occhio non ne voleva di star fermo! Quella strada gli piaceva. Era dritta e accomodante. -Peccato che non ci fosse nulla attorno. Nulla che ti distragga! Una volta che puoi! E poi, subito dopo la curva, spuntò quella figura.

-Guarda a questi?

-Saranno autostoppisti. Non ci fermiamo. Non sappiamo che intenzioni hanno!

-Beh, di qualcosa avranno pur bisogno!

-E se volessero rapinarci? O addirittura ucciderci? No, meglio evitare. Potrebbero pure strangolarci. In tv hanno detto di non fidarsi troppo.

-Guarda, è un uomo. C’è pure un bambino. Pensi che il bambino abbia cattive intenzioni?

-Non scherzare amore, ti prego. E non ti fermare!

-Ma dai, magari hanno bisogno d’aiuto. Non possiamo andare via!

-Se finiamo in un bunker legati e imbavagliati, non dirmi che avevo ragione!

- E sarei io quello poco credibile!

L’uomo con i baffi si girò verso la donna. Si spostò sulla fronte gli occhiali da sole e abbassò lo sguardo al cambio-marce. Frenò lentamente, accostandosi al ciglio della strada. Non scese subito dalla macchina.

-Sei sicuro di voler uscire, tesoro?

-Andiamo dai, che ci stiamo a fare qui. Noi abbiamo il nostro viaggio!

Fissò per primo il bambino con la valigetta, il quale immediatamente alzo la testolina verso l’uomo al suo fianco, che gli sorrise. Il bambino a quel punto mandò un “ciao” all’uomo con i baffi. Il sorriso, però, era diverso da quello che un istante prima aveva mandato all’uomo al suo fianco.

-Credo proprio che non ci uccideranno. – Disse alla donna. E scese dalla macchina.

-Salve, signore.

-Buongiorno. – Fece l’uomo col bambino.

-Avete bisogno di qualcosa?

-No. Abbiamo tutto.

-Da qui non passano autobus. E la strada è ancora lunga!

-Eh già. Saranno tre ore a piedi. Noi, nel frattempo, ci siamo fermati. Il tempo di una sosta.

Ognuno rimase al suo posto. Solo l’uomo con i baffi fece un passo avanti. Lasciò la portiera della macchina aperta e continuò a fissarli. La donna non vedeva l’ora di andare via.

-Posso darvi un passaggio. Andiamo tutti dritto, mi è parso di capire.

-Noi sempre dritto, oltre il ponte. Ci vorrà un’oretta piena.

Sembrava abbastanza felice. Con aria soddisfatta prese la manina del bambino e lo incitò a salire il macchina.

- Su Carletto, salta su! Si parte!

John Lee Hooker continuava a suonare alla radio. Per mandare ancora i suoi pezzi alla radio, il tempo non doveva esser passato così velocemente. O più probabilmente era il blues mal scelto per quel giorno.

-Mi piacciono i suoi baffi, signore. – Fece l’uomo, guardando dallo specchietto retrovisore.

-Eh già. E’ l’unica cosa di cui sono assolutamente orgoglioso. – rispose dandosi un’occhiata per vedere che fossero a posto. Se li accarezzò, muovendo la testa da destra a sinistra. All’improvviso, a causa di quell’accorgimento straniero, si sentì fiero dei suoi baffi. Anche tutto il resto si prese un certo vanto. Come a voler dire che se non proprio tutto era a posto, i suoi baffi erano senza dubbio più che a posto. Il suo barbiere era un vanitoso. I suoi clienti, per lui, non lo erano abbastanza. Così non c’era giorno che non si arrabbiasse, tra borbottii e commenti pedanti, della loro non curanza. Diceva sempre che se la gente smettesse di essere vanitosa avrebbe potuto chiuder bottega. Diceva pure che dovevano salvaguardare quel briciolo di vanità che ancora si concedeva. Amava il baffo. Soprattutto il tipo ‘pancho villa’ e manubrio. Per il ferro di cavallo e i riccioli dovevi avere un certo carattere. Da Luigi baffo d’oro non mancava nulla. Tutta la vanità del mondo. E l’uomo con i baffi ne andava fiero. Per questo, quando l’uomo si accorse dei suoi baffi –che erano del tipo ferro di cavallo- non poté che sentirsi più che bene.

-Dovrebbe tenerli anche lei i baffi, signore.

-Mi chiamo Roberto e questo è mio figlio Carletto.

-Ciao Carletto. Sei proprio un bell’ometto, sai?

-Allora, niente baffi?

-Non ci ho mai pensato, sa.

-Forse non si è guardato abbastanza allo specchio.

-Non sono un tipo vanitoso!

-Vuole dire che non le è mai interessato di essere bello?

Si mise a ridere. –Se uno è bello, lo è e basta. La bellezza la vede ogni giorno allo specchio. Che motivo avrebbe d’interessarsi di essere bello. Lo è e basta!

-Lei si sente bello?

-Non ho detto questo. Brutto però non sono. No? Signora, pensa che io sia brutto?

La donna si girò per analizzarlo. Si concentrò subito sul naso. Poi passò alla bocca e alla fine gli occhi. I capelli erano nel complesso accettabili. -Peccato che non sia biondo, signore!

-Non le piacciono gli uomini mori? - Si che mi piacciono, che c’entra. Vede, mio marito è moro, e mica non mi piace. Ma al suo viso dei capelli biondi cambierebbero la storia. Insomma, è un modo d’essere. Ecco, lei è uno biondo. - Beh, ma il suo uomo ha anche i baffi! -Appunto. Ha detto bene. Sono i baffi a fare la differenza. Poteva pure essere biondo. Questo contava poco. A quel punto risero tutti. Il bambino, lì accanto, li guardava uno ad uno come se fosse la sequenza di un film, come un intero disco: dall’inizio alla fine. Ascoltava le risate di tutti. Si accorse pure che ognuno aveva le proprie idee, anche sui baffi.



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