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lavoro pubblicato martedì 20 novembre 2012
ultima lettura lunedì 25 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il cuore é il bambino che é in noi

di Perla. Letto 742 volte. Dallo scaffale Filosofia

Rifletto sulle emozioni. Ancora una volta la notte mi é consigliera.Vivo in una città caotica e il mio appartamento si affaccia sulla strada. Se potessi rinascere e decidere dove vivere gli ultimi quattro anni della mia vita, di sicuro no...

Rifletto sulle emozioni. Ancora una volta la notte mi é consigliera.

Vivo in una città caotica e il mio appartamento si affaccia sulla strada. Se potessi rinascere e decidere dove vivere gli ultimi quattro anni della mia vita, di sicuro non sarebbe qui. E’ difficile seguire un nesso logico in riflessioni complesse e profonde quando, come un orologio svizzero, la portinaia inizia a cinguettare con chi va e chi viene o da libero sfogo alle sue arti di perfetta donna delle pulizie. Nulla contro la mia portinaia, povera Rosanna. Se non fosse che a lei si aggiungono rombi di TIR, motorini, insulti tra automobilisti e imprecazioni: eh si, imprecazioni per le buche nell’asfalto che da due anni il Comune non ha ancora deciso di riasfaltare…esattamente davanti a camera mia.

Ed ora che é notte e che il solo rumore che odo é la sirena di un’ambulanza lontana – suono a me ormai noto e che il mio orecchio ha praticamente resettato – i miei pensieri hanno libero sfogo e le mie emozioni riescono ad esser tradotte in immagini, pensieri e parole.

Il cuore non ha età. Qualche ammaccatura forse, ma i sentimenti racchiusi al suo interno, le emozioni genuine ed i sentimenti più puri non perdono la loro matrice e non invecchiano mai.

Questo é quello che ho pensato questa sera, parlando con un nuovo amico. Ed é quello che vorrei approfondire questa notte nel fluire libero dei miei pensieri.

Curo persone con problemi al cuore.

Non voglio usare il termine “malate di cuore” perché il cuore non é una malattia. E’ un organo meravigliosamente perfetto che ci da il benvenuto alla vita ancora nel grembo materno. Ci accompagna in ogni nostra avventura durante la crescita e scopriamo molto presto che quando il nostro corpo compie qualche sforzo lui inizia a battere più forte. E’ il primo a farsi sentire nel petto mentre proviamo la prima emozione, qualunque essa sia. Il suo ritmico ed incessante battere si ripete come un messaggio misterioso in ogni attimo della nostra vita: più lento nel sonno e nei momenti in cui il nostro piccolo stomaco era sazio di latte e biscotti, più veloce durante la nostra prima corsa con gli amici o la prima marachella scoperta da mamma e papà.

E lui batte anche quando cresciamo: batte all’impazzata mentre speriamo di non essere interrogati a scuola o quando incrociamo lo sguardo del primo amore.

Ed é proprio quando scopriamo quel primo amore che ci sembra di non aver mai avuto un cuore fino ad allora. E lo scopriamo capace di piroette e tripli salti mortali; lo sentiamo bussare alla gola quando le nostre labbra sfiorano quelle di chi speriamo abbia un cuore come il nostro.

Una volta adulti abbiamo ormai sperimentato molte delle emozioni che il nostro animo può provare. Ma a tante di esse, in maniera inaspettata, il nostro cuore non smette di rispondere, come se per lui ci fosse sempre qualcosa di nuovo. Come se fosse rimasto quello di sempre: quello che quando eravamo grandi quanto un fagiolo correva all’impazzata ed ha iniziato a rallentare solamente quando siamo cresciti un pò.

E il cuore torna ad essere bambino ogni volta che diamo libero accesso alle emozioni, qualunque esse siano.

Si alimenta di gioie e sofferenze. Di ilarità e di rabbia. Di sorrisi e di pianti.

Ma se il cuore é il bambino che continua a vivere in noi anche quando il nostro corpo piano piano decide di abbandonarci…perché anche lui si ammala? Perché é spesso lui a portarci alla morte?

Perché le emozioni che proviamo sono libere di essere vissute così come l’esperienza prevede e molto spesso non siamo in grado di filtrare ciò che non é salutare per il nostro animo. E’ vero sì che quella splendida macchina divina continua a battere, ma se alimentata da sentimenti prettamente negativi, non può far altro che ribellarsi ed iniziare ad invecchiare.

E così spesso capita che persone buone che reprimono la loro rabbia abbiano un infarto anche se giovanissime.

E così succede che ultraottantenni vengano ricoverati per problemi neurologici, ma con un cuore assolutamente sano.

Voglio riflettere ancora su questo argomento. Ma in questo momento voglio godermi il suono lento del mio cuore che rallenta, ascoltando il mio corpo e la mia mente stanchi dopo una giornata molto lunga.

Penso a quella che sono stata e a quella che sono ora. A come quel qualcosa di totalmente involontario ed incontrollabile mi stia tenendo legata stretta alla vita, prendendosi cura di me.



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