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lavoro pubblicato venerdì 16 novembre 2012
ultima lettura giovedì 30 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Per sempre mai più -PARTE 3

di GiovaneAnima. Letto 400 volte. Dallo scaffale Pensieri

Frammenti di una storia autobiografica per metà, che racconta l'inizio di una giovane morte che durerà per tutta una vita.....

Quando mi alzai dal letto, stanca e piena di dolori ovunque, mi accorsi tristemente che quella mattina di pioggia non era un altro giorno, ma solo il prolungamento della sera precedente.
Il tempo si era fermato.
E da allora rimarrà fermo lì per sempre, alla notte in cui ventisette giovani liceali furono toccati dalla morte.

Pioveva a dirotto. Il cielo era scuro e le gocce di pioggia bagnavano le mie guance al posto delle lacrime che ancora non ero riuscita a versare.
'Piange anche il cielo'', dissero in tanti quella mattina.

La mia memoria non ha registrato niente della strada verso la scuola. Arriva direttamente a quando entro nell'aula e trovo i miei compagni di classe intorno ad un banco, con le teste chine su un articolo di giornale.
Ricordo l'immagine che accompagnava l'articolo su Michelle. Era la sua auto distrutta contro a quel muro. Quella fotografia mi fece venire il capogiro e fui costretta a sedermi, la ricordo ancora oggi come se l'avessi davanti agli occhi.

Alla prima ora avevamo la professoressa di italiano. Aveva già saputo tutto e ci parlò a lungo, ma non saprei dire di cosa esattamente.
‘'Spesso scatena una reazione a domino''. Ricordo solo questa frase, che mi s'impresse dentro con forza e che mi torna in mente subito ogni volta che penso al suicidio.
Poi ci fece scrivere una lettera per Michelle. Non ricordo di preciso con quale motivazione, ma lo facemmo tutti, la professoressa inclusa. E ovviamente non ricordo cosa scrissi. Scrissi ogni parola totalmente con il cuore, scordando la grammatica, la sintassi, il riguardo. E citai alcuni versi dell'omonima canzone dei Beatles, ‘'Michelle''.
Ancora mi sento morire ogni volta che l'ascolto.
I giorni cominciarono a scorrere rapidamente, annebbiati dall'attesa che poneva tutti quanti sull'orlo di un precipizio.
La sua vita era lì, su quei pochi centimetri che affollavano le nostre morbide menti quindicenni in quella perenne sospensione.

Il suo banco si riempiva sempre di più di ricordi e di piccoli oggetti che avrebbero voluto rappresentarla. Ripensandoci adesso, a distanza di tre anni netti, non riesco a spiegarmi cosa ci portasse a fare tutto questo. Forse desideravamo solo sentirla più vicina, ora non ricordo. Sul suo banco c'era un jamaicano di peluche che non ho mai saputo da chi provenisse e perché; c'era un bicchierino di plastica col caffè macchiato che lei prendeva sempre e che rimase lì per mesi; c'erano i suoi quaderni, delle penne mai rese che aveva prestato, delle fotografie di una gita e un mucchio di fogli pieni di frasi dedicate a lei, scritti con pennarelli colorati e resi più allegri da piccoli disegni.

Ogni tanto arrivava qualche notizia, Michelle ormai era in coma.
E con lei lo era anche la nostra leggerezza, accompagnata dall'innocenza, che trascinate via dalla paura, erano sempre più lontane.

Dopo un tempo impossibile da misurare, finalmente arrivò il verdetto.

Michelle era sopravvissuta.
Ma Michelle era morta.





Commenti

pubblicato il 16/11/2012 21.11.49
AlessandroMazzi, ha scritto: Mi è piaciuto. (avrei, solo, usato una punteggiatura diversa per il finale)
pubblicato il 17/11/2012 16.22.33
GiovaneAnima, ha scritto: Grazie per la critica :) Che punteggiatura avresti usato?

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