ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 11 novembre 2012
ultima lettura venerdì 11 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

la Caccia Morta capitolo 5

di Viktor. Letto 595 volte. Dallo scaffale Fantasia

La foresta non era fitta ed era piacevole passeggiare tra gli alti pini le cui fronde erano piegate dal peso della neve accumulatasi nel corso delle r...

La foresta non era fitta ed era piacevole passeggiare tra gli alti pini le cui fronde erano piegate dal peso della neve accumulatasi nel corso delle recenti tempeste. Alcuni scoiattoli, in ritardo per il letargo, lanciarono un'occhiata al cacciatore di streghe e poi fuggirono con le loro ghiande tra le zampette.

Viktor seguì un sentiero messo in risalto dalle pietre poste in fila che emergevano dalla neve e, di tanto in tanto, qualche pezzo di legno e qualche palo presentavano scritte riguardo alla via da seguire per arrivare al centro della foresta oppure per uscirne.

La pietra eretta, alta due volte un uomo e larga tre, giaceva per metà immersa nella neve immacolata e indicava che per raggiungere un certo luogo bisogna andare a sud-ovest.

Benissimo. Il cacciatore di streghe imboccò la strada indicatagli e nel giro di poco tempo si ritrovò a percorrere un sentiero sdrucciolevole che costeggiava un crepaccio poco invitante. Si potevano vedere gli immensi monti innevati sulla destra, così alti che a guardarne la cime ci si faceva male al collo e il sole bruciava gli occhi.

Nelle notti più buie, si diceva, la Caccia Selvaggia non faceva altro che scendere da quei monti per terrorizzare i villaggi sottostanti. Ogni volta i cavalieri spettrali procedevano verso sud per sparire alle prime luci dell'alba come neve quando arriva la primavera. Era impossibile dire in quale notte si sarebbero fatti vivi e da dove avrebbero iniziato la loro cavalcata ma Viktor aveva l'impressione che fossero sempre decine di miglia in vantaggio rispetto a lui...

Quando il sentiero terminò bruscamente ai piedi di una grossa roccia grigia Viktor iniziò a dubitare delle parole dell'oste ma, guardandosi intorno, scorse una via laterale che aggirava il grande ostacolo.

La seguì, velocemente, perché il sole stava iniziando la sua discesa. Quando aggirò il masso ne trovò un altro, e poi un altro ancora e altri quattro, uno più grosso dell'altro. Li superò tutti e il panorama cambiò presentando, ancora una volta, alti abeti centenari coperti di neve.

Ma, proprio al centro di quella nuova foresta primordiale, giaceva chissà come chissà perché il tronco cavo di un'antica quercia dai rami così alti che si insinuavano e sovrastavano le fronde degli abeti e dei pini.

Là, proprio davanti al tronco di quercia, un uomo sedeva su di una roccia piatta, con le gambe incrociate e i gomiti appoggiati alle ginocchia. Viktor si avvicinò e gli fece un cenno con la mano prima di accorgersi che aveva gli occhi chiusi.

<Salve>, disse, a bassa voce, quando fu abbastanza vicino.

<Ah! Demonio!>, gracchiò l'uomo, esile come un fuscello, quando vide il nuovo arrivato. <Ah! Peste! Che ci fai qui? Cosa vuoi da me? Non pensavo che avresti avuto il coraggio di venire da me in pieno giorno!>

<Devi avermi scambiato per qualcun altro...>, iniziò Viktor ma l'uomo iniziò a saltellare intorno con la lunga barba grigia che dondolava ad ogni movimento.

<Ah, diavolo! Ah, maligno! Pensi di fregarmi? Pensi di ingannarmi? Ma io sono più furbo, più furbo di te! Ha ha!>

<Non hai capito, il mio nome è Viktor>, rispose Viktor alzando le mani ma l'eremita gridò.

<Vuoi fare una magia eh? Vuoi davvero? Bé, prendi questo!>, l'eremita corse nella sua capanna ricavata nel tronco della quercia e tornò con un sacco colmo di oggetti. Lo gettò a terra e iniziò a rovistarci dentro. Quando trovò quello che cercava lo tirò fuori, un comune sacchetto di cuoio, ci mise una mano dentro e tirò a Viktor della polvere bianca. <Beccati la mia magia! Soffri!>

<Sale?>, chiese Viktor mentre la polverina cadeva ai suoi piedi.

<No! Questi sono frammenti di pietra filosofale!>, lo corresse il vecchio agitando l'indice. <Me l'ha data un nano storpio e grottesco che è stato in viaggio sulla luna ed è tornato con la scorsa bassa marea. In pochi hanno queste cose, sai? Ebbene, non sparisci?>

<Non sono il diavolo, sciocco!>, esclamò Viktor.

<No, sei il maestro della Caccia Morta! Lo so io lo so! Ha ha! Lo so io lo so!>

<Oh dei...>, mormorò Viktor.

<Non chiamare gli dei ad una partita a carte, loro barano e vedono le tue! Ora dimmi, signor maestro, sei venuto davvero a prendermi? Ti avverto, scapperei ancora!>

<Quante volte te lo devo dire, dannato te! Io sono Viktor, sono umano! Non ho niente a che fare con la Caccia anzi, voglio trovare quegli spettri e fermarli!>

<Dici? Oh ho, lo dici davvero?>, rispose l'eremita, pensieroso. <Bene bene. Fammi pensare. Se sei davvero un uomo, e non dico che tu lo sia ma dico che tu dici che tu lo sei chiaro? Bene, se sei davvero un uomo devi dimostrarmi di non essere uno spettro. Fai qualcosa che uno spettro non potrebbe fare!>

<Tipo stringerti la mano?>

<Non ci penso nemmeno!>, gracchiò il vecchio. <Non mi fido di te!>

<Potrei pisciarti addosso>, disse il cacciatore di streghe esasperato. <Questo di certo uno spettro non lo farebbe!>

<Vero>, concordò l'eremita, annuendo. <Ma potresti essere un elfo maligno o qualche spirito che non ho mai visto! Voglio altre prove!>

<Guarda>, disse Viktor mostrando all'eremita il suo amuleto a forma di pentacolo fiammeggiante. <Questo è il simbolo della mia corporazione. Io sono un cacciatore di streghe, sono un umano che caccia i mostri per ucciderli.>

<Mmmmh>, disse l'eremita. <Questo mi sembra più il marchio di una squadra di spazzacamini o forse di pompieri... O tutti e due! Comunque nessuno spettro farebbe lo spazzacamino, lo so io lo so! Benissimo, hai superato la prima prova. Ora dimmi, acchiappa streghe, cosa vuoi da me?>

<Mi è stato detto che tu hai visto la Caccia Morta>, iniziò Viktor stando però ben distante da quel tizio tutto matto.

<Ci risiamo, la solita storia! Non vi stancate mai di queste baggianate? Sei per caso impotente? Non ti interessano le donne? E, se sì, perché cerchi la Caccia invece di cercare qualche bella donzella? Ma a te cosa interessa di tutto questo? Ho dimenticato la prima domanda... Cosa vuoi da me? Guarda che ti mando via con una magia! Sic Transit Gloria Mundi!>, gridò il vecchio agitando le mani come se stesse lanciando un incantesimo.

<Vorrei che tu mi parlassi della Caccia Morta>, rispose Viktor, impassibile. <Sono alla ricerca di qualcuno che mi dica come fermare gli spettri e mettere fine alle scorrerie di quei cavalieri maligni.>

<Aaaaaaah>, sospirò il vecchio, incrociando le braccia. <Adesso ho finalmente capito perché sei qui, castigamatti! Anche se tu non volevi dirmelo io ci sono arrivato! Tu vuoi che io ti prepari un unguento per guarire quella brutta faccia che ti ritrovi eh? Per questo non cerchi la donne ma i fantasmi! Ebbene, non sono in tanti a chiederlo e ancora più pochi riescono a superare la prova finale!>

<Prova finale?>

<Eggià! Se vuoi farmi delle domande devi superare la prova!>, lo ammonì l'eremita come farebbe una madre con il figlio che fa i malanni.

<E facciamo questa prova>, sospirò Viktor. <Ma prima che cali la notte, non ho tempo da perdere. E dopo averla superata tu mi parlerai della Caccia Selvaggia, chiaro?>

<Benegiustissimamentecorrettamentegiusto!>, ridacchiò l'eremita grattandosi la barba piena di pidocchi. <Ora, io ti dirò l'inizio di una frase e tu devi terminarla in maniera corretta. Va bene? Ci stai?>

<Ci sto>, sospirò Viktor, esasperato.

<Tra moglie e marito...>, recitò l'eremita.

<Non mettere il dito>, concluse Viktor.

<Fratelli...>

<Coltelli.>

<Parenti...>

<Serpenti.>

<Bravissimo!>, applaudì l'eremita saltellando qua è la su quattro zampe come una cavalletta gigante. <Mala Tempora Currunt! Adesso ci divertiamo sul serio. Il diavolo dice: “voglio portarti all'inferno con me e la farai un bel pranzo, mangerai...”>

Viktor inarcò un sopracciglio. <”Nel gran mare del Nord c'è un gattomarino morto: sarà di certo l'arrosto.”>

<”E il cucchiaio sarà...”>, continuò l'eremita con un sorriso che era tutto fuorché il sorriso di un folle.

<”La costola di una balena sarà il mio cucchiaio d'argento.”>

<”E quale sarà il tuo bicchiere?”>, concluse l'eremita, colpito.

<”Un vecchio zoccolo di cavallo sarà il mio bicchiere di vino!”>, esclamò il cacciatore di streghe.

<Sei per sei?>

<Trentasei.>

<Sette per otto?>

<Quarantotto.>

<Disse la vacca al mulo?>

<Se non la smetti ti prendo a calci in culo>, ringhiò Viktor stringendo i pugni.

<E va bene, va bene!>, si scusò il vecchio chinando la testa. <Mi stavo solo solo divertendo un po', in pochi conoscono tutte le risposte ai miei indovinelli. Vieni, non voglio trovarmi qui fuori quando verrà la Caccia Selvaggia! Sempre che esista, sempre che arrivi, sempre che io e te crediamo che qualcosa che sia la Caccia ma che potrebbe essere che ne so, tua madre, venga e ci mangi le dita dei piedi. La mia casa è protetta da una forte magia, lo sai?>

<Che tipo di magia?>, chiese Viktor seguendo l'eremita fin dentro la capanna.

<Una magia segreta che se dico la parola finisce la magia>, sorrise il vecchio mostrando i tre denti che aveva in bocca. <Prego, siediti, cavati pure il cappello e le scarpe e quello che vuoi. Diamine, come mai hai solo metà capelli?>

<Perché tutto è troppo e niente è troppo poco, così ho deciso di fare metà>, rispose Viktor sedendosi su di uno sgabello intorno ad un tavolo circolare di legno grezzo.

<Mi piace come ragioni, acchiappastreghe!>, affermò l'eremita mentre andava a prendere dei recipienti posti su di uno scaffale. La capanna era abbastanza grande per due persone, il soffitto era a forma di cono e Viktor non dubitava che la neve cadesse dentro, proprio per questo l'eremita aveva tante pentole e vasi disposti sopra al tavolo e pieni di acqua.

<Ecco qua, non c'è motivo per essere incivili no? Mangiamo qualcosa, ho del miele e del pane fatto con farina di ghiande. Lo so, lo so, dicono che solo le streghe fanno il pane con le ghiande. Ma ci sono anche persone che dicono che andare a letto con i maiali sia bello, no? Quindi facciamo una bella cosa, ignoriamo gli uni e gli altri, d'accordo?>

<Non ho ancora detto niente.>

<Benissimo. Allora, dov'ero rimasto? Ah sì, da bere abbiamo solo acqua ma è molto buona. Magari prova con il miele nell'acqua...>

<Hai del vino?>, chiese Viktor.

<Aaaahhhhhhh! Cogito ergo sum!>, tuonò l'eremita scattando in piedi e brandendo una fegato caprino come se fosse una magica spada dal potere leggendario. <Vino! Magia nera! Viaaaaa!>

<Calmo, calmo, prenderò dell'acqua>, rispose Viktor afferrando svelto il bicchiere d'acqua che l'eremita aveva appoggiato sul tavolo.

<Benissimo, mi sento già meglio>, affermò l'eremita mettendo il fegato magico in una pentola. <Ora, se vuoi iniziare con le domande io finirò con le risposte. Anzi, inizio io. Regola numero uno: chiunque ti dica di aver visto, toccato, giocato, trattato e giaciuto con la Caccia Selvaggia, bé, questo è un bugiardo patentato e manca di fantasia. Ti avranno solo raccontato storie che hanno sentito da chissà chi, parola mia.>

<Buona a sapersi. In molti mi hanno raccontato le loro vicende>, rispose Viktor. <Avanti, eremita, parlami della Caccia Morta.>

<La Caccia è un mito, caro il mio castigamatti! Come ti ho appena detto, nessuno che parla della Caccia l'ha mai vista! Hi hi, folle vero? Questa tradizione vecchia come il cucco sostiene che alcune strani luci nel cielo sono in realtà una folla di spettri dannati per l'eternità! Mi pento solo di non aver inventato io una storia del genere...>

<Cosa diavolo stai dicendo?>, sbottò Viktor.

<La verità! Tutta questa storia sulla Caccia è una farsa bella e buona, dai retta a me! Ma puoi credere tu che dei cacciatori morti vadano in giro di paese in paese a rapire bambini e ammazzare uomini? Avanti, non essere sciocco.>

<C'è di peggio al mondo, la storia della Caccia non è la più fantasiosa né la più terribile che abbia mai sentito.>

<Già, per esempio i carrettieri. Ogni male del mondo è colpa dei carrettieri.>

<Stiamo divagando, vecchio>, lo ammonì Viktor grattandosi il pizzetto. <La gente sostiene che tu sia stato rapito dalla Caccia e per questo tu sei diventato matto.>

<Ah, è questo quello che dicono?>, sghignazzò l'eremita, divertito. <Allora questi sono più matti di me! Ha haa! Rapito dalla Caccia!>

<Ma prima tu mi hai assicurato che era vero...>

<Prima era prima, adesso è adesso! Anzi, adesso è già prima e dopo è adesso ma nel momento in cui dico dopo il dopo diventa adesso e perciò diventa prima...>

<Sto solo perdendo tempo.>

<Può essere, forse che sì forse che no. Comunque... la Caccia è un mito, come ti stavo dicendo. Lo hai visto anche tu no? Ci sono quelle strane luci verdine...>

<Io ho visto un gruppo di cacciatori con le loro prede in spalla seguito da un branco di bestie di varie dimensioni. Vuoi dirmi che mi sono immaginato tutto?>, ringhiò il cacciatore di streghe. <Non sono ancora matto.>

<O sei matto oppure hai visto la Caccia Selvaggia!>

<Ma sei hai appena detto che la Caccia è un mito!>

<C'è Caccia e Caccia, acchiappastreghe! Se non fai le domande giuste non avrei mai le risposte giuste! Dico bene? Dico bene?! È evidente che tu hai visto la poco conosciuta folla di fanatici pazzi che, ogni anno, seguono le tracce invisibili della Caccia Morta vagando per le campagne e seminando il terrore.>

<Continua.>

<Non c'è altro da dire>, fischiettò l'eremita. <Sono dei folli. Loro hanno visto troppe volte le luci in cielo e credono di sentire guaiti e sferragliare di armature ma è solo il loro cervello che fa acqua da tutte le parti! E così, convinti di vedere cacciatori fantasma cavalcare nella nebbia, prendono tutto quello che riescono a seguono la schiera facendo, durante la folle corsa, tutto quello che di solito la gente sostiene sia compiuto dalla Caccia Selvaggia. Uccidono i bambini, ammazzano il bestiame, avvelenano i pozzi e bruciano i campi... Che barbari!>

<Quindi la Caccia è solo un'invenzione?>, chiese Viktor, non ancora convinto. <E il vero male è compiuto dagli uomini?>

<Mi sembri molto stupito. Eppure era semplice da capire>, lo rimproverò l'eremita. <Da uno come te mi aspettavo meno sogni e più realtà.>

<Allora tutte le voci che ho sentito, tutte le leggende... Tutte le storie sulle misteriose morti e sui massacri... è stata questa fantomatica Caccia di uomini folli?>

<E chi sennò?>

<E tu come fai a sapere tutto questo?>

<Alcune domande è meglio non farle!>, borbottò l'eremita.

<Avrei dovuto immaginarlo!>, imprecò il cacciatore di streghe alzandosi di scatto dalla sedia. <Sei solo un folle, non sai nemmeno tu di cosa parli. Forse è proprio a causa della Caccia Selvaggia che tu sei ridotto in questo stato e non te ne rendi nemmeno conto!>

<Haa ha! Mi piace! Avanti, raccontami cosa ti hanno detto questi sciocchi contadini su di me e sulla Caccia! Sono proprio curioso. Sì sì, curioso assai!>

<Mi hanno parlato di spettri che cavalcano di notte in cielo, alla loro testa avanza il maligno con elmo munito di corna e ogni genere di fiera dannata segue il loro corteo. Le loro voci non sono umane ma demoniache e lo stesso vale per i loro corpi e i loro occhi ardenti come braci. Molti dicono di averla vista, altri riferiscono storie sentite da amici e parenti. Ma qualcosa non quadra...>

<Avanti, cosa non quadra?>, sorrise l'eremita.

<Le storie che raccontano sulla Caccia, la malvagità dei cacciatori e i racconti di come questi poveri villani sono riusciti ad uscirne vivi... Come mai adesso non succede questo? Stando a quello che dicono le storie, il Maligno si presenta a casa dei contadini e, in un modo o nell'altro, fa capire loro che se li porterà via con sé. Di questi tempi, invece, si sente parlare solo di massacri e uccisioni...>

<Esatto! E sai il perché? Sai il perché? Lo sai il perché?>, sbraitò l'eremita. <Perché raccontano solo baggianate! Perché nessuno ha visto la Caccia! Perché le storie che raccontano sono state inventate forse secoli fa e ogni volta che vengono raccontate si arricchiscono di particolari truculenti adatti a calde e placide serate intorno al focolare domestico! La Caccia non esiste! È come la fenice, i draghi d'oro e il sesso degli angeli! Non esiste niente di tutto questo, dovresti saperlo bene tu!>

<Io so che a volte nelle leggende c'è più verità di quello che si è portati a pensare>, rispose Viktor. <Ma cosa lo dico a fare a te, il tuo cervello è stato bucato dai picchi tempo fa!>

<Forse ma forse no! Forse sono io quello che sa più sulla Caccia o forse sono solo un altro che racconta frottole come tutti gli altri! A te la scelta, castigamatti! Parlando delle tue amate leggende, alcune dicono che i folli sono poveri di ragione ma ricchi di saggezza, altri dicono che dovremmo essere tutti annegati... scegli tu se credere o no alle mie parole!>, ridacchiò l'eremita agitando le esili spalle. <Forse questa è un'altra prova! Vuoi giocare? Ho dei dadi ma sono senza numero. Il numero devi pensarlo e poi lo dici prima tu e dopo io, chi lo dice più alto vince!>

<Adesso basta, me ne vado. Ne ho le tasche piene di te>, proruppe Viktor dirigendosi verso la porta.

<No! NO! Non andare in giro la notte! Potrebbe esserci la Caccia Selvaggia! Terribili cacciatori fantasma armati con ferraglia arrugginita ed elmi cornuti che ti succhiano il sangue e ti mangiano il cervello! E poi i loro cani ti strappano i capelli e li usano per farsi il pelo nuovo e poi...>

L'eremita continuò a parlare da solo mentre il cacciatore di streghe si allontanò a gran velocità dalla sua capanna sperduta nella foresta di abeti. Era calata la notte ma, come a confermare le parole di quel vecchio pazzo, della Caccia Selvaggia non c'era traccia.

Viktor sospirò. C'era solo un posto dove poteva andare, dove cercare le risposte prima di gettare tutto alle ortiche. La strada fuori dalla foresta si biforcava in due direzioni, una a nord, verso i monti, e una a sud, verso dei colli rocciosi sbiancati su cui sorgevano antiche costruzioni. Il cacciatore di streghe imboccò quella che portava a sud senza pensarci due volte, diretto verso il monastero.




Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: