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lavoro pubblicato venerdì 9 novembre 2012
ultima lettura lunedì 10 agosto 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

IL FIORE IN BOCCA

di letterman. Letto 2414 volte. Dallo scaffale Eros

L'imbarazzo, le titubanze, le goffaggini di quel periodo tremendo che è l'adolescenza. La difficoltà a concretizzare i sogni erotici, a superare l'epoca della masturbazione ed a realizzare l'iniziazione sessuale. Il diario di una (quasi) prima volta.....

IL FIORE IN BOCCA

“Un fiore in bocca può servire sai, più allegro tutto sembra...”
All'ombra del grande castagno, nella nostra masseria, seduti uno di fronte all'altra su grosse radici sporgenti, si combatte la nostra schermaglia amorosa. Ti ho chiesto di venire qui, perché è un posto isolato, lontano dalla casa ed invisibile da essa, essendo in posizione declive. Perché ci fosse un po' di intimità, ma ora mi sento tremendamente imbarazzato. Non so cosa fare di preciso, non sono sicuro di saper gestire al meglio la situazione.
Mi fissi provocante, giocando col fiore di campo in bocca, ora annusando e baciando la corolla, ora prendendo tra le labbra lo stelo, i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Come seguendo una musica interiore, allarghi e richiudi ritmicamente le ginocchia: attraverso le gambe scorgo cosce candide, intravedo mutandine rosa a fiorellini. Sei bellissima, hai il fascino perverso di una donna bambina, i seni sono già evidenti sotto la maglietta attillata.
Sei molto seducente ed io sono sempre stato segretamente innamorato di te.
Ma ora, davanti alla tua audacia, mi sento a disagio, non so cosa fare, faccio finta di niente, distolgo lo sguardo. Dovrei rompere il ghiaccio, parlarti, dire qualcosa, ma non riesco a trovare nessun argomento di conversazione, la mia mente è completamente bloccato, il cervello vuoto di pensieri, mi sento come un perfetto deficiente.
Sono un bamboccio imbranato, mentre tu sei già donna, le ragazze maturano prima. Inoltre, tu sei la cugina di città, Milano ti ha emancipata, come se il fatto di vivere in una metropoli accelerasse sempre la formazione e la maturazione, attraverso chissà quali esperienze (Sesso facile? Droghe?..).
Ogni anno ritorni per le vacanze estive con la tua aura di novità e modernità. Sempre tenendo il papavero rosso in bocca, ti distendi all'indietro, poggiando la testa sulle mani poste dietro la nuca. La gonnellina plissettata risale paurosamente, ho la visione paradisiaca delle tue cosce fino al livello delle mutandine. Respiri pesantemente, i seni sollevano il tessuto leggero della maglietta. Chiudi gli occhi, ma sono sicuro che mi scruti attraverso le palpebre socchiuse, per studiare le mie reazioni. Perché dovrebbero esserci delle reazioni da parte mia, se ad ogni azione corrisponde una reazione.
Il mio membro è dolorosamente eretto, la testa sarà più rossa del papavero che tieni in bocca. Ma sono bloccato, mentalmente pietrificato, combattuto tra mille inibizioni e remore: paura di un tuo rifiuto, di una tua accusa ai miei o ai tuoi genitori, di avere equivocato sul tuo comportamento... Dopotutto, sei mia cugina, la mia cara ed adorata cuginetta. Per questo cerco di non fare niente di irreversibile, nessuna mossa od azione che non potesse essere giustificata come fortuita o non voluta. Aspettando una tua richiesta esplicita. Eppure l'invito era inequivocabile, la situazione era una di quelle vagheggiate tante volte, quando mi masturbavo pensando a te, avrei dovuto saltarti addosso... tuffarmi in mezzo alle tue cosce ad inebriarmi del tuo profumo, a fare uno di quei gesti erotici tante volte letti nei racconti erotici o visti nelle riviste clandestine. Penso che, in fondo, lo desideravi pure tu oppure volevi soltanto divertirti crudelmente alle mie spalle? Stavi facendo, forse, le prove di seduzione per capire qual'era il tuo potere e fin dove potevi spingerti. In un ambiente protetto e tranquillo, con una persona tutto sommato innocua: un parente ragazzino e mezzo tonto.
"Amore mio, se hai preso tu l'iniziativa, intuendo che dovevi smuovere la mia inerzia, perché non ti sei spinta oltre? Perché non mi hai detto chiaramente, con le parole o con i gesti: vieni, vieni...”. Anche tu, forse, eri combattuta come me o più di me, tra il desiderio ed i tanti dubbi ed inibizioni.
Ognuno di noi desiderava e, forse, temeva, con uguale intensità, che succedesse l'irreparabile; ognuno, forse, delegava all'altro la responsabilità di fare precipitare la situazione verso il gioioso e sospirato epilogo. Sono sicuro che se uno di noi, l'avesse fatto, sarebbe stato il rapporto più selvaggio ed intenso e passionale che si possa immaginare. Ma la miccia non si accese quel caldo giorno d'agosto sotto il vecchio castagno ombroso.
Continuavo a guardare affascinato le tue cosce e la terra promessa tra di esse, dopo un tempo che mi parve interminabile, non reggendo più emotivamente quella situazione di stallo, fui io stesso a dirti:
“Carmela, senti, forse è meglio che rientriamo.”
“Sì, Tindaro, forse è meglio...”, mi rispondesti tu con un tono voce in cui mi sembrò di cogliere un misto di scherno e di delusione.
Oggi le parole della bellissima canzone di Battisti, mi hanno riportato alla mente questo episodio della nostra infanzia. Di quella fase tremenda della vita di un uomo che è l'adolescenza. Fu un clamoroso errore di gioventù, oggi lo rivivo con rimpianto, mi rendo conto che fu un colpevole sbaglio non avere concretizzato quella situazione eroticissima. Che non si è più ripresentata negli anni successivi. Dopo che ti sei sposata, ci siamo rivisti tante volte, abbiamo anche fatto l'amore, a Milano, ma non è stata la stessa cosa. Non sono stato in grado di cogliere l'occasione, e me ne pento, ma non fu nemmeno l'unica volta, ma solo il primo di una lunga serie di insuccessi di una vita vissuta sotto la cappa di incertezze e di indecisioni.



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