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lavoro pubblicato mercoledì 7 novembre 2012
ultima lettura sabato 7 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PIANETA DEGLI ANGELI - Cap.2 -

di MicheleFiorenza. Letto 636 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Capitolo secondo - Base Luna ... ........................................................................................

Capitolo 2 - BASE LUNA

La partenza dalla Terra, pur con il nuovissimo razzo-traghetto provvisto di motori a fusione nucleare, si fece sentire particolarmente, come al solito, per effetto della notevole accelerazione necessaria per sfuggire alla forza di gravità terrestre.

Quando ci si poté muovere liberamente, a gravità ridotta, Marcello si recò in una delle salette dell’astronave e diede un’occhiata fuori da un oblò: la terra appariva come un enorme pallone azzurro e bianco, bellissimo a vedersi.

Una giovane donna dai capelli bruni e dagli occhi vivaci, dalla vita snella, ma apparentemente formosa nella sua tuta acrilamminica, guardava fuori da un altro oblò, in tacita ammirazione.

- E’ la prima volta che fa questo viaggio? – chiese Marcello.

- Si vede? E’ uno spettacolo meraviglioso. I nostri problemi appaiono veramente piccoli da quassù: cambia la prospettiva.

- E le proporzioni. Posso presentarmi? Sono Marcello Drago, supplente di Fisica sperimentale all’università di C.

- Io sono Nadia Brunetti, del C.R.N., analista informatica. Non ho ancora capito perché sono qui… ma credo che ci sia sotto qualcosa di grosso, - aggiunse, abbassando la voce – perché ho notato che c’è anche il Direttore del mio centro, che è un vero scienziato.

- Sì, c’è un’aria di mistero che non promette niente di buono.

- Dici? A me non dispiace fare un viaggio interplanetario, magari per vincere la noia.

- Come fa ad annoiarsi una ragazza simpatica come te?

- L’apparenza inganna. Parlami degli esperimenti che fate all’università.

- Certo, ma intanto andiamo a prendere qualcosa all’autobar, fintanto che la gravità ce lo consente.

* * *

Sdraiato nella sua poltrona, Riccardo era immerso in profondi pensieri.

Per l’incarico che ricopriva, conosceva la meta del viaggio e i metodi per portarlo a termine. Non esistevano precedenti viaggi così lunghi, né esperimenti di catalessi di così lunga durata.

Quanto al fatto che in catalessi l’invecchiamento rallenti, si trattava di poco più che una teoria.

Che almeno uno dei pianeti di Alpha Centauri contenesse ossigeno era certo; che uno di quei pianeti avesse una massa comparabile con quella della Terra, si sapeva; che uno di quei pianeti avesse una composizione chimica simile a quella della Terra, era noto.

Ma nessuno poteva affermare con certezza che le tre caratteristiche appartenessero allo stesso pianeta. E poi, quanto era questo ossigeno? E la quantità di idrogeno ci garantiva la presenza di grandi masse di acqua?

E se ci fossero state forme di vita pericolose? E i batteri, e i virus ?

- E’ un’impresa disperata – disse ad alta voce.

- Ha proprio ragione, dottor Brenta, ma con le sue tre lauree non dovrebbe essere troppo difficile…

Dalla voce e dal tono bonariamente ironico, Riccardo riconobbe il professor Arnoldo Zichì (da alcuni soprannominato anche “il filosofo” per la sua saggezza e la sua prudenza), prima ancora di guardarlo.

- Si accomodi, professore: che piacere vederla! Ero già a conoscenza della sua partecipazione. Che probabilità di riuscita abbiamo, secondo lei ?

- Bassissime; ma non c’è alternativa: la vita umana è incompatibile con alti livelli di radioattività.

- Studi attendibili dicono che non si supererà il valore di 0,02 mS/h e che comunque in un secolo o due tale valore dovrebbe diminuire. E poi ci sono i batteri mangia-scorie.

- Posso assicurarle che i batteri mangia-scorie sono un’illusione. Per quanto riguarda i livelli di radioattività previsti, mi hanno detto che la realtà è più grave; in ogni caso sapremo tutto su Base Luna.

- Mi conforta comunque la sua presenza nel gruppo, professore.

* * *

Base Luna era stata costruita sull’altra faccia del satellite per avere la possibilità di nasconderne in qualche modo l’attività.

Per due settimane ogni quattro il sole illuminava la base, ma soltanto di scorcio, perché era ubicata in vicinanza del polo settentrionale; ciò veniva incontro al problema del condizionamento climatico di Base Luna.

Il traghetto arrivò appunto all’inizio del giorno lunare: la base appariva come una bolla di sapone incastonata in un cratere circolare; Marcello sapeva che sotto la cupola principale ce n’erano altre tre minori accostate a mo’ di trifoglio, più un nucleo centrale che costituiva il cuore della base.

La paura maggiore era che un meteorite troppo grosso potesse rompere la cupola esterna: anche se tra questa e le quattro unità operative c’era un cuscino d’aria in pressione, sarebbe andato perduto il principale guscio protettivo.

Marcello spiegava tutto ciò a Nadia, mentre il razzo atterrava all’astroporto; le ricordò anche che il loro peso sarebbe stato molto ridotto e che per tale motivo erano stati forniti di pesanti scarponi di piombo e avrebbero dovuto prendere con regolarità alcuni farmaci, per contrastare gli effetti negativi della bassa gravità lunare.

- Spero che in pochi giorni mi abituerò.- aveva detto Nadia.

Su Base Luna c’era in quel periodo un gran numero di persone; ma, più che i soliti turisti, Marcello riconosceva parecchi scienziati e famosi professori universitari. Una cosa gli sembrava strana: Nadia e lui erano troppo poco importanti per trovarsi lì in quel momento.

Furono loro assegnati due alloggi nel settore B, dove Marcello riuscì, movendosi con cautela, a fare la doccia, nonostante la ridotta gravità. Quando andò a prendere Nadia, la trovò con diversi lividi: lei gli raccontò ridendo che, ogni volta che nella doccia alzava un braccio, immancabilmente lo urtava con violenza contro qualcosa.

Marcello avrebbe voluto dirle che la volta successiva l’avrebbe aiutata volentieri, ma non osò.

La sala mensa di Base Luna era molto grande, e aveva al centro un piccolo giardino circondato da una parete a vetri, per dare un po’ l’impressione di trovarsi sulla terra.

Le vivande esposte appartenevano alla cucina internazionale, ma i nomi erano generalmente in spagnolo, lingua ufficiale su Base Luna. Mentre riempivano i vassoi, Marcello chiese a Nadia se conosceva lo spagnolo.

- Certo. Conosco anche l’inglese, il russo e il giapponese.

Le raccomandò di prendere con cautela il suo vassoio per evitare gli scherzi della gravità ridotta; poi, movendosi con la lentezza e l’incertezza degli ultimi arrivati, trovarono posto accanto alla superficie vetrata. Intravide, nella folla in arrivo, Giovanni Zichì, che cercava un tavolo per sé e per Giulia Jelacque, e li chiamò con un cenno.

Un’antica rispettosa amicizia legava Giulia e Marcello, che l’ammirava come scienziata.

Furono fatte le presentazioni, poi Giovanni e Nadia si misero a conversare sulla base, mentre Marcello si rivolgeva a Giulia.

- Conosci la destinazione del nostro viaggio, Giulia ?

- E’ top-secret, ma penso che sia molto lontana.

- Come sta tua madre ?

- Molto meglio: ho trovato un’assistente che baderà a lei nei prossimi anni.

Giulia era una docente spigolosa, esigente, ma era uno dei migliori scienziati che Marcello conoscesse: intelligente, seria, intuitiva, metodica, tenace. A Marcello appariva in quel momento un po’ distratta, rispetto al solito: preoccupata o delusa. Tuttavia parlare con lei era sempre un piacere.

Nadia conversava allegramente, ora che era in compagnia, e aveva terminato la sua confezione di vino e anche quella di Marcello.

- Dov’è tuo padre, Giovanni ? – gli chiese Marcello.

- Era un po’ stanco ed è rimasto a far colazione in camera con Riccardo Brenta, il Direttore del C.R.N.

- Oh, il mio grande Capo! – fece Nadia con enfasi. Poi prese a versarsi il vino di Giovanni.

- Ne ho sentito parlare molto bene – disse Giulia.

- E’ molto saggio… – disse Nadia, annuendo più volte.

A Marcello parve di capire che era arrivato il momento di salvare Nadia da qualche figuraccia, e la convinse a congedarsi. Camminava in maniera molto incerta. L’accompagnò in camera e la fece sdraiare sul letto per dormire un po’.

Prima di andarsene tolse dal suo minibar le due confezioni di alcolici presenti, poi uscì, un po’ stizzito di doverle fare da fratello maggiore.

* * *

Con il passare dei giorni (terrestri ovviamente, perché il giorno lunare completo dura quattro settimane) l’atteggiamento di Marcello nei confronti di Nadia non cambiò: non si riconosceva più.

Non che lei non gli piacesse; anzi, nel complesso miscuglio di sentimenti che la ragazza gli suscitava, il desiderio aveva il ruolo principale; ma in un modo nuovo, che non aveva mai conosciuto: era più tenero, più paziente… e sfumava in un affetto ingiustificato.

Provava anche una propensione a proteggerla, sebbene Nadia non mostrasse bisogno di protezione: lei era abbastanza sicura di sé, vivace e spigliata, e a volte sembrava volersi mettere in evidenza, suscitare negli altri ammirazione e attrazione; a volte invece era chiusa, silenziosa e quasi triste.

Per quanto riguardava Marcello, con il passare del tempo aumentava il problema fisico, biologico, impellente dovuto a una prolungata astinenza. C’erano alla base molte giovani donne, sia permanenti che di passaggio; ma prima di farne oggetto di conquista, di altre effimere conquiste, voleva essere certo che Nadia non fosse disponibile, perché per la prima volta nella sua vita era diventato esigente, nei suoi gusti: era Lei che voleva!

C’era un solo posto romantico su Base Luna: era un piccolo giardino pensile in cima a una torre che si trovava al centro della Bolla Tre, e dalla quale si poteva vedere la Terra appena sopra l’orizzonte.

Si accedeva pagando un biglietto molto costoso e prenotando con parecchio anticipo, ma questa volta non gli fu difficile ottenerlo per l’inizio della lunga notte lunare, in quanto i turisti stranamente erano andati tutti via da Base Luna.

Vi portò quindi Nadia, che si mostrò felicissima di avere quella possibilità di svago.

In effetti, in quel periodo tutti avevano lavorato parecchio, ognuno nel suo settore, sotto la direzione dei responsabili della base; si erano anche sottoposti a lunghe serie di test e a controlli clinici sempre più sofisticati.

Tra l’altro, il loro fisico non si era ancora abituato all’assenza quasi completa di gravità, alla mancanza dell’ambiente terrestre e ai cibi conservati.

- Che bellissimo giardino! – esclamò Nadia, ammirando nella penombra la splendida vegetazione mediterranea. Poi ammutolì.

Di fronte a loro si vedeva, grande e meravigliosa, la Terra, per metà di colore azzurro chiaro e per metà azzurro scuro, spruzzata di bianche nubi.

- Come siamo lontani dalla nostra vita, dai nostri ricordi…

- E lo saremo molto di più per alcuni anni, forse per molti… - aggiunse Marcello.

A un tratto Nadia, come a voler esprimere qualcosa troppo a lungo trattenuto, lo guardò dritto negli occhi e disse:

- E’ un posto molto romantico, questo: perché mi hai portata qui? Soltanto per questo splendido panorama ?

Marcello guardò quegli occhioni da bimba:

- No… volevo anche dirti che da tempo ormai provo per te… non solo amicizia e non solo desiderio, come in passato mi è già successo tante volte, ma un sentimento diverso… delicato, intenso, nuovo e sconosciuto, che chiede qualcosa di più che un’amicizia.

Lì, nella penombra del giardino, illuminati dalla Terra, in un silenzio quasi assoluto, Nadia lo guardava e taceva.

Sembrava un computer che elaborasse velocemente tutta una serie di informazioni, che facesse un’infinità di ipotesi e di calcoli per tirare fuori il risultato esatto…

Eccetto che sugli occhi del computer vacillavano due lacrimoni, incerti se rotolare giù per le belle guance o essere riassorbiti.

Poi, quasi ergendosi, Nadia parlò lenta e decisa, come se volesse scolpire le sue parole sulla roccia:

- Conosco molto bene questo sentimento di cui parli… e che tu, abituato a ben altro, - c’era una sfumatura di disprezzo nella voce – temi di chiamare Amore… Io ho avuto la fortuna di vivere con pienezza un tale sentimento, che pian piano invade la tua vita e “diviene” la tua vita… Ho notato ciò che si sviluppava in te, ho capito, non mi dispiace, mi compiace anzi… ma tuttavia io non posso… non potrò mai… dimenticare il mio …

Ecco, adesso scendevano giù senza ritegno.

Marcello sapeva che Nadia era una giovane vedova di guerra, ma sperava che avesse ormai superato quel dolore comprensibilissimo.

Quando le sembrò che stesse per riprendersi, volendo farle sentire la propria partecipazione al suo dolore, le chiese: - Quand’è che sei rimasta sola?

Nadia si trattenne un attimo: – Tanti anni fa… durante l’ultimo conflitto polinesiano. – E riprese sommessamente a piangere.

Marcello sapeva quando è il momento di porgere a una donna soltanto un fazzoletto… e una spalla… contro la quale sfogare tutte le sue lacrime.

* * *

Riccardo guardava assorto il cielo fitto di stelle, nella notte lunare, mentre stava seduto alla piccola scrivania del suo alloggio, in una pausa tra un calcolo e un altro.

Non era sereno: l’incertezza totale riempiva il suo futuro e quello dei compagni che superavano via via, quasi a loro insaputa, le rigorose selezioni psicofisiche e attitudinali.

D’altra parte, il comandante di Base Luna gli aveva lasciato intendere che sulla Terra il panico e le violenze cominciavano a manifestarsi in maniera evidente.

Sentì bussare alla porta e aprì sovrappensiero: era il professor Zichì, ma pallido a tal punto che Riccardo sussultò:

- Entri, professore, si segga subito qui! Sta poco bene ?

Arnoldo lo guardava sconvolto, e si vedeva che tratteneva a stento il pianto:

- Giovanni… - riuscì a dire. Riccardo credette di capire subito:

- Forse… è stato scartato ?

L’altro annuì.

- Ma per quale motivo ?

- Non ha superato un test.

- Parlerò subito al comandante di Base Luna e vedrà che…

- No.

- Come no? – si meravigliò Riccardo.

- Non voglio.

Riccardo lo guardava perplesso e attendeva con sguardo interrogativo; intanto decise di cercare qualcosa da bere per rianimarlo.

Finalmente il professore, tirando un profondo tremante sospiro, spiegò:

- Vede, Direttore, io sono convinto che la nostra spedizione è destinata a fallire: andiamo incontro a una morte certa e forse terribile…

Prese il bicchiere di liquore che Riccardo gli porgeva e ne bevve una buona metà.

- Se anche – riprese – trovassimo un pianeta abitabile, del che dubito molto, sarebbe una vita di sofferenza fisica, per le forti differenze ambientali e per le difficoltà psicologiche: vedremmo molti compagni ammalarsi e morire di malattie sconosciute, contro le quali i nostri migliori farmaci sarebbero inefficaci…

Riccardo ascoltava, aspettando la conclusione.

- Ebbene, io penso che Giovanni, se non ha superato il test, sarebbe forse tra i primi a soffrire: lui ha più possibilità sulla Terra…

- Va bene, mi ha quasi convinto, però gli farò rifare il test, per essere certi.

Il professore sorrise debolmente:

- Già fatto. Sa… ho anch’io le mie piccole conoscenze.

- E come è andata la seconda volta ?

Il professor Zichì si rabbuiò: - Due punti meno della prima prova.

Il silenzio scese nella stanzetta.

- Giovanni lo sa? – chiese Riccardo.

L’altro scosse la testa:

- Gli hanno detto che hanno bisogno di lui a New Groen. D’altra parte è vero.

- Ha notizie sui livelli di radioattività in Groenlandia ?

Arnoldo annuì, ma taceva.

Le stelle più splendenti del cielo lunare sembravano anch’esse attendere la risposta:

- 0,04 mS l’ora – disse alla fine laconicamente Arnoldo Zichì, alzandosi per congedarsi.

* * *

Giulia Jelacque aveva decisamente dimenticato di pettinarsi, quella mattina. In effetti soltanto gli orologi dicevano che era mattina. E Giulia non aveva soltanto dimenticato di pettinarsi: era semplicemente in tuta bianca da camera e scarpe basse al piombo.

Inoltre guardava adirata Riccardo.

- Voglio conoscere i motivi che hanno impedito la partenza di Ester M. per Base Luna.

- Vede, dottoressa, Ester non ha superato le analisi cliniche previste…

- Ma che dice! Ester ha viaggiato nel sistema solare più di me, ha visto Nettuno da vicino!

Di fronte a quell’assalto inatteso, Riccardo si sentiva a disagio, come se sulla poltroncina ci fossero delle spine, anche perché era troppo presto per diffondere notizie sulla portata del loro viaggio: soltanto i prescelti avrebbero conosciuto la verità, nell’imminenza della partenza.

- Io non ho notizie esatte… Può darsi che le sue condizioni fisiche siano peggiorate…

- A ventidue anni ?

- Si accomodi, Giulia. Io non so dirle i motivi esatti della mancata partenza della sua amica, però pensi a tutti gli altri esami e test cui dovrebbe essere sottoposta qui. Se non ha superato le prove sulla Terra, non potrebbe mai superare quelle di qui.

- Lei mi nasconde qualcosa, dottor Brenta. Appunto, questi esami mi sembrano eccessivi. Quanto dobbiamo mancare dalla Terra? Cento anni? Lei non si vuole interessare, Direttore; probabilmente perché Ester è una donna. Arrivederci.

E Giulia se ne andò, con i biondi riccioli per aria, mentre le sue domande sembravano ancora riecheggiare nella stanza.

Sovrappensiero Riccardo ripetè :

- Cento anni? Quanto ci sei andata vicino, bella Giulia.

Michele Fiorenza 2003

opera registrata



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