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lavoro pubblicato martedì 6 novembre 2012
ultima lettura sabato 28 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Genesi, bluff cinematografico

di trap56. Letto 902 volte. Dallo scaffale Umoristici

    - ... pronto...?  - Pronto! che voce da funerale! Mica stavi dormendo, eh?  - Sì... dormivo... ma chi è?  - Come chi è?! Sono Elpidio Amodio, il tuo produttore!  - Ah, mi scusi, sa... il sonno...

- ... pronto...?

- Pronto! che voce da funerale! Mica stavi dormendo, eh?

- Sì... dormivo... ma chi è?

- Come chi è?! Sono Elpidio Amodio, il tuo produttore!

- Ah, mi scusi, sa... il sonno... Desidera?

- Bando ai convenevoli: un pool di magnati ebrei mi vorrebbe affidare la produzione di un remake della Bibbia, in chiave moderna. Pagano bene, ma vogliono una demo.

- Cioè?

- Vogliono un trailer della Genesi, e io ho pensato a te.

- La ringrazio, ma vorrei pensarci: quanto tempo ho?

- Una settimana!

- Non è molto per una seria riflessione.

- Ma quale riflessione! Hai una settimana per realizzarlo!

- Eh?! Mi prende per i fondelli?

- No! Oggi è il 6 novembre: il 13 mi consegni il lavoro, o con me hai chiuso. Magari entro domani mandami un preventivo.

Click.

Click? nell'era dei cellulari?

A Frank Droppini bastò poco per concludere: Meglio che mi spari subito. Ebbe salva la vita solo perché non possedeva un'arma da fuoco. A quel punto, tanto valeva provarci. Convocò Giggi l'imbianchino:

- Aò, m'hai da dipigne' de nero questa stanza, dar pavimento ar zoffitto.

- ... nero...?

- Sì, e pure carico. Anche la porta e la finestra.

- A Fra', pe' quanno?

- Ieri, mejo se de matina.

- No, ieri c'ho già ‘n impegno.

- Nun stronzeggia': la vojo subbito!

Le pareti ancora trasudavano tempera, ma lui già prendeva possesso del black hole: tappato con cera nera il buco della serratura, copriva la finestra con un telo di pesante panno nero. Sedette a terra; chiuse gli occhi; li riaprì; li richiuse; li riaprì. Nessuna differenza: aveva ricreato la notte dei tempi, il Nulla che dimorava in Dio quando Dio dimorava nel Nulla.

Eccolo, il Grande Vecchio, illuminato da uno spot: ha il faccione di Leonardo da Vinci nell'Autoritratto del 1513 (ca.). Ogni pelo della barba gli trasuda il celeberrimo "Che noia, che barba, che barba che noia!". Di colpo il Divin Sembiante si sdoppia, si anima, le due immagini ponendosi una di fronte all'altra. Uno sguardo reciproco e Dio e il suo doppio iniziano una nevrotica partita a morra cinese. Cinese, non italiana, in quanto ancora non era stato inventato il sonoro. Il gioco langue, perché entrambi gli Dei si prevedono le mosse: non c'è mai partita.

Il clone rientra immusonito nell'originale, proprio mentre viene inventata la colonna sonora: in sottofondo aleggia l'ugola luciferina di Califano: "Tutto il resto è noia, no non ho detto gioia, ma noia, noia, noia, maledetta noia!"

Buio. Nuovo spot: Dio si illumina di luce propria, strizza l'occhio, sprizza la lampadina delle idee. Dalle ampie maniche della tunica (non firmata, perché, non volendo consigli su ciò che sta per fare, si è ben guardato dal creare gli stilisti) cava alcuni rotoli di carta. Ne srotola uno su un tavolo, prodotto dal bisogno stesso della sua funzione. Ci appare, in virato seppia, il disegno di una sfera (non tridimensionale, però: la Trinità non è ancora in scaletta). Forse il formato del foglio (rettangolare), forse un lieve astigmatismo del Mister, sta di fatto che la palla risulta un po' schiacciata in alto e in basso. Smorfia di disappunto, seguita da noncurante alzata di spalle. Da vero signore, nessuna imprecazione.

Dio osserva intensamente il disegno, con l'aria di quello che dice E mò? Di scatto si dà una manata in fronte: dagli occhi si sprigionano due fasci di luce puntiforme che finiscono catturati dalla palla bidimensionale quasi ovale.

Miracolo! - e pazienza se ancora non sono stati creati. Sulla superficie del foglio si materializza un'immagine in timoroso movimento, prima sfuocata e incerta, poi sempre più nitida ma ancora titubante. A passo ridotto e in bianco e nero, sovrastata dalla scritta TRASMISSIONI SPERIMENTALI. Da qualche parte bisogna pur cominciare.

L'Onnipotente ammira sullo schermo l'immagine dell'Onnipotente che si osserva ammirare se stesso sullo schermo. E via all'infinito, che è la sua specialità. Va bene il narcisismo, però dopo un po' anche i sovrumani testicoli cominciano a dimenarsi in circolo. E riparte la nenia del Califfo.

L'Onnisciente si alza di scatto, come fa uno che si ricorda all'improvviso di aver lasciato acceso il gas. Travolto dalla foga, inciampa nella lunga tonaca (l'età, l'età...) e va a gambe all'aria. Tira giù certi porconi che... che per fortuna non ha ancora creato il parlato. Con la capoccia sbatte contro il muro; dal cozzo sprizzano scintille galattiche. Finalmente vede dove sta il telefono (complimenti ai tecnici di scena): chiama il Numero Verde 800 900 860 e dopo due secondi l'ENEL gli procura l'allaccio. Un altro miracolo da aggiungere alla serie. Bella forza: ha minacciato di privatizzarli seduta stante.

A luce accesa si rende conto in pieno della deformità della palla-schermo, ma tant'è: questo passa il convento.

E adesso, che farci con ‘sto coso?

Passeggia nervoso nella stanza. Mumble mumble mumble. Cogita soprapensiero, e inciampa nel cavo del telefono (il cellulare era di là da venire; il cordless, doveva ancora nascere perfino l'inglese). Triplo salto mortale carpiato con caduta finale a capofitto.

- Porco diavolo di quel porco! - bestemmia senza ritegno il Pantocratore, forte dell'assenza di pubblico.

- Che ce l'hai con me? - gli ringhia una voce che giunge soffocata da uno dei rotoli ancora non svolti.

Dio lo prende e lo apre: schizza fuori un babau da infarto, la testa sormontata da una ispida selva e cornuta, il naso adunco e una coda che si agita come una danzatrice del ventre (similitudine allora non in voga).

- E... e tu chi sei? - tuona burbero il padrone di casa, superata la prima sorpresa.

- Sono Lucio Ferro...

- Chi, il cantante un po'...?

- Ah, Dio sessista! Ancora non crei l'uomo e già semini discriminazioni sessuali. Poi, senti chi parla: cosa mi dici di tuo figlio Gesù con quel Giovanni, eh...?

- Lascia stare mio figlio, quel lavativo: tanto che ho speso, e lui non è riuscito nemmeno a prendersi un diploma serale da falegname. Mi mette in croce, mi mette. I giovani d'oggi... Ma già che ci sei, vedi un po' di renderti utile: siccome mi sono anchilosato i divini amminicoli, vorrei fare qualcosa per svagarmi. Qualcosa di figo, però, magari di rottura, perché si capisca che non siamo più nell'Antico Testamento. Hai presente il teatro dell'assurdo..., Ionesco...?

- Dionesco? Non lo conosco, ma mi basti tu.

- ‘gnorante! Ma già, che vuoi pretendere da uno che va in giro coi piedi di capra, le corna e la coda? Ti vedesse tua madre...

- ‘Sto teatro, allora?

- Ecco, vorrei allestire uno spettacolino in sette quadri... no, facciamo sei: il settimo mi ci metto io che mi godo la mia messa in scena. Il teatro nel teatro, capisci?

- ...?

- Meriteresti l'inferno solo per la tua incultura.

- Senti, capo, spiegami cosa sono ‘sti quadri.

- Inutile citarti Allegro ma non troppo di Bruno Bozzetto, vero? Immaginavo... ti presterò il DVD, perché vorrei fare una cosina del genere. L'evoluzione, dall'inorganico all'organico: un quadro si vede te...

- Dove?

- Ma qui, no? Sul monitor - gli sventola il rotolo sotto gli occhi - Ti si vede che manipoli del magma, ci soffi sopra, lo raffreddi un po' e cominci a dargli una forma sferica, sempre più grande, sempre più, pesante...

- Da solo, io?

- Puoi sempre procurarti una squadretta di muratori bergamaschi. Quando è grande abbastanza - e siamo al secondo quadro - la illumini con una torcia a intermittenza, così abbiamo il Giorno e la Notte. Nel terzo quadro ti si vede che dipingi la palla a chiazze marroni e azzurre. Poi, per fare il cielo, la spruzzi di Vecchia Romagna Etichetta Nera...

- ...???

- ...il brandy che crea un'atmosfera! Non ridi? Sei proprio un povero diavolo, pure povero di spirito. Nel quarto quadro arrivi con una montagna di sementi varie, tipo quelle dei Fratelli Ingegnoli, e le vai seminando un po' qua un po' là; magari prima dissodi la terra, togli i sassi...

- Scusa neh, ma faccio tutto io? E tu?

- Io?! Io ho avuto l'idea, sono il regista! E smettila di protestare sempre, che se no ti trasformo in merendina del Mulino Bianco!

- No, la merendina no! Quando si comincia?

- Stasera.

- Stasera...? Non posso, ho le prove con il mio complessino.

- Uh-hu! E come vi chiamate?

- I Ribelli.

- Ah, bella roba I Ribelli! E cosa state preparando?

- Stiamo arrangiando Il nostro caro angelo, di Lucio Ferro e Moloch.

- A proposito di angeli... nel penultimo quadro creeremo l'uomo, a nostra immagine e somiglianza lo creeremo.

- Mia e tua?

- Vade retro, Satana! Sim Salabìm!

All'istante si materializza un altro Leonardo da Vinci. Lucio lo guarda con sarcastico scetticismo:

- Sicuro sicuro che questo sarebbe un uomo?

- Perché, che hai da ridire?

- Niente, niente, però ho letto su wikipedia che scrive al contrario.

- E tu dai retta a tutto quello che leggi sul tuo Infernet?

- Certo che no, però, se questo è un uomo...

- Fattelo te, allora, se sei capace, a tua immagine e somiglianza!

Detto fatto.

Ecco spiegato scientificamente perché l'uomo ‘tiene le corna' e perché tiene pure la coda, ma sempre fra le gambe.

Silenzio. Buio assoluto. L'Altissimo osserva scorrere sul monitor le immagini della sua telebuonanovela: L'opera buffa. Lo schermo di botto emette un lampo, poi si oscura. Dio tira lì un bestemmione che agli angeli viene l'ulcera alle orecchie.

- ... è pure scaduta la garanzia!

Si alza e prende a cazzotti il rotolo-video. Che esplode, mandando KO il suo aguzzino.

Entrano in scena Lucio Ferro e I Ribelli, tra i quali spicca l'Uomo, cornuto e codato. Cantano, con appassionato cordoglio, Dio è morto.

Il brano sfuma, magia da DJ d'alta classe, in Video killed the dio star. La voce femminile è quella della giovanissima Eva Kant, che ha mollato gli studi di filosofia per mettersi con il tastierista del gruppo, noto con il nome d'arte di Diabolik.

Ma questa è un'altra storia.

Cala il sipario. Una scritta a led avverte che sono le ore 15 di venerdì 13 novembre.

In sala, un giovane barbuto viene colto da raptus mistico; canta a squarciagola:

"Venerdì Santo, muore il Signore...".

Lo portano via che tuona: "Non scampa tra chi veste da parata chi veste una risata"



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