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lavoro pubblicato lunedì 5 novembre 2012
ultima lettura venerdì 4 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La notte degli orrori

di Robygian. Letto 524 volte. Dallo scaffale Fiabe

p { margin-bottom: 0.21cm; } LA NOTTE DEGLI ORRORI Un mio antenato era nato in coincidenza dei moti insurrezionali che avrebbero poco tempo dopo portato all'Unità d'Italia, sembrava una cosa straordinaria e fu raccontata per...

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LA NOTTE DEGLI ORRORI



Un mio antenato era nato in coincidenza dei moti insurrezionali che avrebbero poco tempo dopo portato all'Unità d'Italia, sembrava una cosa straordinaria e fu raccontata per alcune generazioni.

Quello che non era stato tramandato per iscritto ma oralmente era la sua avventurosa vita tutta dedicata a disfare quello che faticosamente molte persone avevano portato a termine dopo lunghe battaglie e molte sofferenze.

La strana storia di questo mio avo inizia quando entra nella maggiore età, aveva 21 anni quando decise di iniziare a sfare ciò che era stato fatto.

Per una ragione ancora sconosciuta, si era iscritto ad una Società segreta di malfattori, ed aveva iniziato la vita scapestrata che infine lo aveva condotto alla forca.

Era un ragazzo intelligente però, perché aveva adottato dei sistemi di combattimento nuovi e traeva in inganno i suoi personali nemici.

La città di appartenenza aveva brindato all'Unità ed ora si trovava a fronteggiare un personaggio determinato a disfare il tutto.

Napoleone aveva fatto la sua parte ed aveva fallito portando però in Europa una ventata di libertà che poi avrebbe avuto tanta importanza nei moti rivoluzionari dal '48 in poi.

Giuseppe Verdi aveva le sue buone colpe per aver, con i suoi canti, aiutato questi carbonari a costruire un mondo nel quale non si ritrovava il mio avo.

Bisognava ritornare al passato, cancellare tutto il Risorgimento, Garibaldi, Mazzini e quanti si erano cimentati in quella folle impresa.

Forte di queste idee, ammazzava, impiccava, tagliava teste e quanto era necessario al raggiungimento del suo obiettivo.

Si era auto proclamato Sindaco del suo paese e tutti quelli che mostravano una qualche contrarietà venivano ammazzati senza pietà.

Era arrivato al punto di ritrovarsi solo nel paese di cui era Sindaco.

Si disse “ bene, ora ne prendo un altro “

E così fece, uno dopo l'altro i paesi si svuotavano e lui accumulava titoli di Sindaco di qui, Sindaco di là.

Decise di andare a Roma, ma lì la faccenda era un poco diversa, innanzitutto vi erano troppe anime, poi vi risiedevano tutti i capi della Nazione e vi erano molti soldati pronti a dare la vita in difesa di quanto sopra, ed in effetti molti la donarono, poiché il mio avo non si faceva scrupolo di ammazzarne qualcuno di più.

Ma infine dovette soccombere alla straripante forza avversaria.

Condotto davanti al Giudice ed interrogato sui misfatti compiuti, la sua difesa era stata semplice e chiara, disse “ Ho fatto quello che voi prima avevate fatto per creare questo paese con questa struttura, a me non piaceva e volevo ritornare a come era in precedenza, perché così mi stava bene”

Il Giudice naturalmente non aveva creduto ad una sola parola dell'avo e non ritenendolo pazzo decise di impiccarlo e chiudere definitivamente questa orribile partita.

Poco prima che i Bersaglieri entrassero a Porta Pia il mio avo era stato condotto alla forca e durante il percorso si diceva : “ Che me ne frega, questo tumore tanto mi avrebbe ammazzato comunque prima o poi “.

Ora penzolava a Campo dei Fiori , una delle piazze più belle di Roma, rimirando dall'alto, in una posizione privilegiata e da morto quel nuovo mondo che a lui non piaceva.

Un ultimo dispetto lo aveva fatto : aveva impedito al tumore di avere ragione di lui.



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