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lavoro pubblicato mercoledì 31 ottobre 2012
ultima lettura mercoledì 28 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La maschera di Faust

di GianniDiNotoAscenzo. Letto 973 volte. Dallo scaffale Horror

Il laboratorio era pieno di maschere e il mezzo ad esse l'artista stesso svolgeva con passione il proprio lavoro. Era stato un grande creatore di maschere un tempo ed i suoi lavori avevano stupito chiunque, tanto che le sue maschere erano state richies..

Il laboratorio era pieno di maschere e il mezzo ad esse l'artista stesso svolgeva con passione il proprio lavoro. Era stato un grande creatore di maschere un tempo ed i suoi lavori avevano stupito chiunque, tanto che le sue maschere erano state richieste in tutto il mondo, ma ora le cose andavano diversamente; l'arte figurativa non interessava più nessuno, la playstation e il pc avevano preso il sopravvento su tutto e lui si era ridotto a comporre le sue opere solo in vista di qualche festa o mostra speciale. Tutto questo feriva il suo orgoglio. Aveva bisogno d'un'idea. Doveva riuscire a creare qualcosa che tutti se la gente, qualche cosa di mai visto prima, per non era ancora conquistare il cuore del milioni, ed essere ancora per una volta, una volta almeno così come il popolo non chiamava un tempo, il re delle maschere.
E camminava avanti e indietro insofferente per il suo laboratorio come se l'idea della quale è in cerca l'avesse potuto trovare da qualche parte nello scantinato.
" Non possa andare avanti così ", ripeteva " ho bisogno di ispirazione. Devo creare una maschera e scuote il pubblico. Qualche cosa di orrendo ma di estremamente sublime estetico. Ma dove, dove posso trovare qualcosa del genere? Dove? "
È così dicendo lanciava fulminea occhiate alla sua immensa libreria da dove, come sempre, cercare ispirazione nei limiti nelle leggende, ma erano tutte cose già fatte!
Aveva rappresentato il Dio Thor e la Gorgone Medusa, aveva reso in una nuova forma plastica l'orrendo volto dei ciclopi e le sublimi parvenze di Elena, e i suoi titani avevano fatto tremare di paura intere popolazioni; non c'era artista, eroe o guerriero che egli non avesse tradotto nell'arte sua, tutto era gia stato consunto. Miti e leggende non potevano più sollevarlo, non v'era nulla di nuovo!
Improvvisamente però gli occhi gli caddero su di un polveroso scaffale della sua grande libreria. Era un angolo basso, nel quale erano custoditi strani codici manoscritti ingialliti dal tempo.
"Chissà" si disse " se qui non sia nascosto qualche particolare modello ..."e prese un libro.
Non appena fu tra le mani, rimosso lo stato di polvere, s'avvide che non era dell'epoca sua, doveva essere stato lasciato li con molta probabilità da qualche suo antichissimo antenato e tramandato di padre in figlio fino alla sua generazione com'era facile dedurre dal sigillo di famiglia. Lo aprii lentamente con un moto di angoscia e stupore, qualcosa di sconosciuto generava tensione nell'aria. La carta era diversa da quella conosciuta, sembrava pergamena o papiro ma non avrebbe giurato ne per l'una ne per l'altra e tutte le pagine , scritte a mano erano state scritte secondo gli stilemi in vigore nel medioevo quando agli amanuensi venne dato il compito di salvare ....Dai fogli spirava un intenso, forte, pungente, stranissimo odore di morte. Non si chiese come lo capì, ma successe. Era la sensazione che avvertiva. Tuttavia non si lasciò suggestionare, forse dietro quella parvenza di macabro si celava la straordinaria idea che avrebbe rinvigorito la sua arte agli occhi del mondo, era solo questo che contava!
L'uomo, sempre deciso nel suo grandioso proposito, e neanche quando dopo numerose letture si avvide che una piccola nota sulla base destra del frontespizio recitava: "Bruci questi scritti chiunque ne entri in possesso perché a noi non è concesso farlo, essi sono maledetti!" gli venne in mente per un attimo di sbarazzarsene. "Sciocchezze" rise tra sé "Superstizioni da Medioevo... vediamo..." e s'avventurò tra le pagine. Tra le righe apprese la rocambolesca storia di Faust, ciò che sera detto di lui dalle origini a Marlowe, dei patti di sangue, di strani riti, di demoni e streghe e ne rimase affascinato oltre ogni dire. Più e più volte lesse e rilesse di quegli argomenti, per giorni, forse addirittura mesi senza mai poter distogliere il pensiero da quel maledetto testo e ad ogni approdo il suo interesse pareva accresciuto finché nel suo cervello un lampo sinistro non istallò l'insano desiderio di rappresentare l'indicibile orrore di cui s'era nutrito. Il lavoro era il più difficile che avesse mai intrapreso, gli altri testi a cui s'era spesso ispirato portavano seco dettagliate descrizioni degli eroi di cui narravano e nei casi più fortunati sapienti tratti soccorrevano l'immaginazione. Per Faust no. Non un ritratto, non una descrizione. Ciò che si sapeva di lui si doveva desumere dall'effetto che la sua presenza suscitava negli ambienti che lo avevano accolto o dai rarissimi riferimenti indiretti disseminati in varie letterature. Tuttavia il costruttore di maschere non si perse d'animo e si mise a lavoro di buona lena, stimolato dall'idea di riconquistare la folla. Dopo mesi di ricerche il lavoro era finalmente finito. Era la maschera più perfetta che avesse mai creata: sembrava viva! Il volto era glabro e rugoso ad un tempo, gli occhi acquosi si stagliavano sotto du ciglia folte e ispessite. Il naso era adunco e pronunciato, trionfante sopra una bocca secca e avvizzita, la colorazione della carnagione ricordava quella di certi alberi morenti durante la stagione invernale e la curvatura della bocca sembrava improntata ad una smorfia di crudeltà. Si sarebbe detto che gli occhi emanassero come una luce sinistra ascrivendole una connotazione spettrale che avrebbe disorientato chiunque, ma la cosa che maggiormente inquietava di quello stranissimo oggetto era la sua somiglianza al reale, avvicinandovisi si poteva avere la tremenda sensazione di sentirla respirare! Era il suo orgoglio!
Come per tutte le sue creazioni volle essere il primo ad indossarla e quando si diresse verso lo specchio per ammirare in opera la magnificenza della sua creazione uno strano stupore misto a sconcerto lo colse. "Incredibile" pensò accarezzando lentamente con la mano la morbida superficie d'acqua chiara che aveva di fronte "...è eccezionale, nessuna maschera ha mai prodotto un simile effetto, l'adesione è perfetta! Sembra quasi che io sia un altro. Un'altra persona. E' come se Faust, chiunque egli sia stato, rivivesse in me! Nessuno potrebbe mai riconoscermi, nessuno potrebbe mai pensare che possa trattarsi di una maschera. Sembra realmente il mio vero volto, aderisce cosi bene che sembra fondersi con la pelle. Straordinario....ah" sospirò "Quante cose potrei fare con questa maschera..." e senza neanche rendersene conto cominciò ad elencare una sequenza infinita di assurdità senza senso. Ebbe un sussulto, un lieve moto di perplessità. Non si riconobbe. Non erano pensieri suoi: la maschera poteva realmente essere viva? La strappo via con violenza gettandola alle spalle cercando di riaversi, accostò le mani alla faccia e cominciò a sfregarsi con furia quasi a voler cancellare la sensazione d'angoscia mista a potenza che aveva vissuto. Tremò di terrore ma non volle parlarne a nessuno. Tuttavia quell'oggetto per quanto inquietante riusciva ad esercitare un arcano fascino sulla sua immaginazione ed ogni sera ripeteva meccanicamente il gesto della sua disperazione. Indossava il manufatto e si specchiava compiacente nella sua soddisfazione. Dapprima con un senso d'orgoglio per l'eccezionale fattezze della sua opera, poi quando dopo qualche minuto i torvi pensieri si facevano strada tra le fibre del suo cervello, con terrore ed angoscia per il male taciuto a se stesso. Ogni sera era peggiore della precedente, ma un misterioso richiamo gli imponeva i gesti della follia. Dentro di sé era consapevole del pregio di questo nuovo lavoro e non poteva lasciare che il mondo ignorasse la sua grandiosa rinascita. Era il suo miglior lavoro. La traduzione stessa della sua anima, forse parte della sua anima e di ciò che essa rappresentava per lui. Sarebbe di certo tornato il re delle maschere, l'artista più apprezzato dell'intera nazione. Tuttavia man mano che il tempo passava egli si sentiva sempre più legato all'opera sua, come misticamente innervato in un sistema di specchi riflessi, sentiva d'avere messo troppo di sé in quell'oggetto per consentire che occhi diversi dai suoi potessero guardarlo, non poteva separarsene. Era troppo perfetta, troppo realistica, gli apparteneva in tutto, nessun altro poteva avere il diritto o la soddisfazione di contemplarla. Si, per sé solo l'avrebbe tenuta.
Così si contentava di trascorrere le sere davanti allo specchio crogiolandosi nella mistica e a volte dolorosa contemplazione di quella maschera, sostentato da rapidi pasti consegnati a domicilio, rasentando spesso la pura follia, piuttosto che venderla al mondo per ricavarne un compenso che sarebbe nuovamente finito. La gioia estetica della sua folle contemplazione non poteva comunque sedare i morsi della fame e quando s'avvide che tutte le risorse monetarie atte al suo sostentamento stavano esaurendosi uno strano pensiero lo colse.
"Ora" si disse " con questa maschera indosso nessuno può riconoscermi...il destino mi offre il destro di rifarmi su tutti...potrei agire come se non esistessi, fare qualsiasi cosa mi passi in mente senza dover temere conseguenze... qualunque autorità non farebbe che dare la caccia a un fantasma..." e una risata omerica esplose dalle sue labbra. "Si, lo farò...posso farlo...devo farlo!" Così pensava, ignorando l'origine del suo lavoro e il mistero che in esso era celato. Per un certo periodo di tempo commise ogni genere di crudeltà ed efferatezza e ogni volta l'atrocità dei nuovi orrori commessi sostituiva quella dei vecchi. Non vi fu crimine che non commise, diritto che non calpestò, istituzione che non derise. Giorno dopo giorno la sua brama crebbe e così la sua violenza, anche la sua personalità mutò del tutto e la sua crudeltà raggiunse il culmine ma quando rientrava in casa e toglieva la maschera si sentiva perfettamente innocente. I delitti divennero il suo pane e l'infamia il suo calice, nessuno pareva potesse fermarlo, ma un giorno durante uno dei suoi abituali furti ebbe un'amara sorpresa.
Due agenti in borghese avevano sostituito i cassieri di un locale che aveva preso di mira e che solo nell'ultima settimana aveva rapinato sei volte. Quando lo videro entrare non vollero credere ai loro occhi. Nel volto di quell'uomo c'era qualcosa di innaturale. Le ciglia folti e ispessite sul viso in movimento sembravano agitarsi come serpenti e la pelle lignea pareva porosa, come se da essa traspirasse un non so che di indefinito, gli angoli della bocca erano sempre improntanti ad una smorfia di crudeltà, ma stavolta la secchezza della bocca era accompagnata da un rigogliosa specie di bava. Si guardarono entrambi per una frazione di secondo come a cercare conforto ognuno nello sguardo dell'altro ed immantinente estrassero la pistola puntandola verso quella figura viscida e contorta intimandole l'alt. Dentro di sé rise come mai prima d'allora. "Povere piccole creature..." pensò "Ho quasi pena di loro e dei loro patetici sforzi..." Non aveva nulla da temere, tolta l maschera nessuno avrebbe mai potuto riconoscerlo, doveva solo sparire come aveva già fatto centinaia di volte. Si voltò rapidamente spinse con una mano la porta a vetri e balzò fuori in un lampo. Gli agenti spararono due colpi in aria, uno per arma e gli urlarono di fermarsi. Il mostro non ne volle sapere, imboccò il primo sentiero che gli venne a tiro e cominciò a correre con quanto fiato avesse in corpo cercando di seminare il prima possibile i gendarmi che lo braccavano; dopo qualche minuto raggiunse un vicolo buio e si sentì al sicuro, qui avrebbe potuto uccidere il reo. Non temeva affatto, la sua creazione, come già in passato, gli avrebbe reso salva la vita. La caccia al fantasma si sarebbe riaperta. Afferrò con quattro dita la parte inferiore della maschera e con gesto deciso la strappò via. "Che sciocchi" pensò "stanno inseguendo uno spettro, la mia maschera è talmente perfetta che ancora una volta li ha tratti in inganno...sarà divertente raggirarli..." ma ahimé si sbagliava poiché non aveva ancora finito di pronunciare queste parole che un gemito soffocato d'orrore proruppe dalle sue labbra allorché ebbe osservato i lineamenti della sua opera. L'uomo rimase basito. La sua eccezionale creazione non era più la maschera di Faust, non era più Faust. Gli occhi non erano acquosi né minacciosi, ma neri come la pece, la carnagione lignea era stata sostituita da una pelle chiara e solare, il naso ben proporzionato faceva mostra di sé su di una bocca che aveva perso ogni impronta di crudeltà e che rossa come un melograno custodiva una chiostra dentata a dir poco perfetta. Era insomma il suo stesso viso. La maschera gli aveva strappato il volto, e forse anche l'anima! Egli guardò e stupì.
"Come, come è possibile?" urlò "La maschera mi ha rubato il volto! Dunque è finita, sarò accusato di tutto! Ora non ho più come nascondermi, ma per lo meno sono di nuovo io" come si sbagliava il pover'uomo. La maledizione di Faust non s'era certo limitata a strappargli il volto e ben presto, a sue spese, lo avrebbe capito. Presto i gendarmi gli furono addosso e l'uomo non oppose loro alcuna resistenza, ma restò assai interdetto quando vide l'orrore dipinto sul volto dei gendarmi.
"Chissà perché quello sguardo" pensò "hanno la stessa espressione di quando indossavo la maschera..." e un dubbio atroce sfiorò la sua mente. "Oh mio Dio, no!, non può essere!" e si specchiò in un muro d'acqua li vicino. Non l'avesse mai fatto! Quale atrocità s'era appieno consumata sulla sua carne, la maledizione s'era adempiuta, in pieno: il suo volto era divenuto quello di Faust! Pianse d'angoscia e disperazione ma non servì a nulla, il destino aveva fatto il suo corso. Poco importava ch'egli non avesse prestato fede ai moniti incisi sui testi di cui era entrato in possesso, la maledizione lo aveva raggiunto e colpito ugualmente. Ma ormai non v'era più tempo per pentirsi. I due agenti lo riconobbero come l'autore dei numerosi misfatti che avevano insanguinato gli ultimi mesi e lo condussero in un carcere di massima sicurezza. In cella, pensando al suo iniquo operato e alla maledizione ebbe tutto il tempo di pentirsi e ricredersi!



Commenti

pubblicato il 01/12/2012 16.12.10
mihaela, ha scritto: o il mio compiuter non funziona o questo racconto è estremamente corto....

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