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lavoro pubblicato mercoledì 31 ottobre 2012
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Biliardo e pallottole

di Grunda. Letto 808 volte. Dallo scaffale Pulp

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Mi chiamo Damien Styles, sono un uomo comune, il mio lavoro è comune. Ma c’è una cosa che nella mia vita non è per nulla comune, la mia ragazza Hellen. Hellen è un killer.

Sono le 3 del mattino di domenica 2 giugno 2012. La mia è una normalissima casa di 3 locali, arredata con quel gusto un po’ trasandato tipico degli uomini single, pochi mobili tutti con uno scopo, quasi nessun suppellettile (vasi di fiori, bocce di vetro con sassi colorati) e il mio fiore all’occhiello, un biliardo originale degli anni 40, mi è costato una fottuta fortuna ma ne è valsa la pena, non ho mai perso una partita su quel tavolo verde.
Osservo il mio biliardo, scorro sulle venature di legno chiaro e sui fori di pallottola che ne scheggiano le morbide curve, unica cosa che ora come ora mi separa dallo scoprire se ci sia o no l’inferno.

Mentre capto voci indistinte dall’altra parte della porta (crivellata di colpi) i miei pensieri scivolano verso lei, verso Hellen. L’unica donna che ho amato in vita mia.

Sapete, non è iniziata come in quei filmacci d’amore, con bisticci o scena da sogno è iniziata in un modo del tutto fuori dalla norma, con lei che mi abborda in un pub malfamato. Niente frasi ambigue, niente brutti ceffi da cui scappare, mi giro e mi trovo questa donna, asciutta, viso leggermente squadrato con penetranti occhi verdi, intensi e diciamola tutta, mi avevano fatto una gran paura. Sembravano due pozze di acido, ribollivano di un qualcosa, di davvero inquietante.
La prima cosa che notai dopo i suoi occhi furono i suoi movimenti per nulla eleganti, ma flessuosi, sembrava una lottatrice di qualche strana arte marziale. Il suo corpo era fasciato dentro un paio di pantaloni in simil pelle neri e da una semplicissima maglietta bianca, aderentissima come i pantaloni. E vi assicuro che nessuno dei due indumenti lasciava spazio all’immaginazione, sulle sue forme sottostanti. Magrissima e tesa come una corda di violino, neanche un filo di grasso. Solo muscoli scattanti.
A pensarci bene, non era minimamente il mio ideale di donna, ero sempre stato con donne piene, labbra carnose, seni abbondanti, comunque con forme femminili evidenti, lei invece era completamente l’opposto, anche i capelli a me piacevano donne con i capelli lunghi e profumati, i suoi erano corti, con un taglio da maschiaccio attaccabrighe con un color indefinito, vista la fioca luce del pub forse neri o castano scuro.

Hellen mi si era piantata davanti, aveva in mano due shoot di whiskey scuro, probabilmente Jack Daniel’s. Mi scrutò per un lungo momento e la cosa mi mise in imbarazzo, non sapevo se si fosse infuriata perché l’avevo così sfacciatamente osservata. Inizialmente mi prese il terrore che fosse una di quelle lesbiche incazzose, pronte a far rissa con qualsiasi maschio porco le buttasse gli occhi addosso.. e invece, si rivolse a me, con una sfacciataggine a cui non ero minimamente abituato.

- La mammina, sa che sei qui tutto solo?- Disse con un sorrisetto da stronza.

La fissai negli occhi, probabilmente la mia era un espressione più di stupore che ti rabbia o sconcerto, perché dopo un secondo lei scoppio a ridere. Una risata melodiosa e piena, che mi fece arrossire e guardare attorno. Vidi che diversi avventori del pub si erano girati a squadrarla, molti occhi erano più puntati sul suo culo, che su di noi, ma la cosa mi mise ancora più a disagio.

- Senti non cerco grane, mi spiace se ti sei sentita osservata è che eri li davanti, non ho potuto evitarlo e..-

- Stai zitto. Pensi che mi sia avvicinata a te, per fare conversazione? Ho voglia di bere con te e poi di scoparti. Chiaro?-

Rimasi in silenzio a bocca aperta. Scoparmi?

- Bravo, vedo che hai capito subito come ti devi comportare con me. Silenzioso e obbediente. Un uomo per me deve essere così. Poche domande, molti fatti. Mi chiamo Hellen e questa sera tu, sei mio. Hai capito bene?-

- E se non volessi ne bere, ne scopare con te, Hellen?. Cercai di apparire sia nel tone che nel comportamento un duro, ma la mia voce uscì decisamente incerta, chi diavolo era quella donna?


Rise nuovamente. Iniziava davvero a starmi sui coglioni questa tizia. Più che sfacciata mi sembrava drogata di qualcosa, non ubriaca, solo drogata.

- Ascoltami Hellen, ti ringrazio, ma non sono venuto qui per..-

- shhh. Facciamo così, visto che ad occhio non mi sembri finocchio.. Sei finocchio?-

- No cazzo ma..-

- Stia zitto. Dicevo, facciamo così, ora tu schiodi il tuo bel culetto da quello sgabello e vieni al tavola da biliardo. Facciamoci una bella partita, secca. Se vinco io tu stasera ti tappi quella cazzo di bocca e fai quello che ti ordino. Se vinci tu, mi levo dai piedi. Che dici? Pensi di essere abbastanza uomo da battermi o la tua stecca è troppo piccola?. -

Cazzo pensai questa è fuori. Però se la sdraio a biliardo, forse me la levo dai coglioni, anche se..



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