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lavoro pubblicato domenica 7 ottobre 2012
ultima lettura sabato 7 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'infinito oltre la siepe. 7

di frantizan. Letto 892 volte. Dallo scaffale Generico

Zia Fiamma è l'opposto di Sara; il mio amore è miele millefiori, luce chiara e pura, l'altra è fuoco nero, scuro, denso, profondo, intenso e lebbroso, brace aspra che consuma l'altrui carne in un mare di lapilli e lava bollente.

A tavola, tutti assieme, alla mia destra il vecchio impazza, mastica rumoroso a bocca aperta mentre turpiloquia tonando. Gli altri commensali ridono e lo incoraggiano a fare persino di peggio. E lui lo fa. E loro ridono di più, e più sguaiati. Un circolo infernale.
Biglietto vincente della lotteria: vicino a me è seduta mia cugina Chiara, e... e... e dopo lei... Sara. E poiché Chiara col naso arriva giusto al piatto è quasi come se non ci fosse, ed io e Sara fossimo accanto.
-Sono un genio ma nessuno lo sa all'infuori di me.
-Assolutamente -risponde mio zio Ricky -la tua mente è un ottovolante infernale.
-Che non si ferma mai. -aggiunge zio Walter.
-E ho l'uccello più grosso. -dice Joe-Asso-Di-Bastoni.
-E hai l'uccello più grosso! -risponde all'unisono l'intera tavolata, persino io, e Sara, persino la piccola Chiara.
-Tuo padre non lo sopporto. -dice Sara.
Mi ha rivolto la parola.
Il cervello esplode, il cuore pompa, la gola serrata stretta, il boccone in bilico sulla punta della forchetta, cerco di darmi un contegno. Cerco di non arrossire come un cocomero e di non tremolare come una foglia ma, naturale, è proprio ciò che capita.
-Non trovi anche tu? Voglio dire... ti ho offeso?
La voce fluisce e sprizza come acqua dalla roccia, cristallina e seducente. Io immobile, paonazzo, le parole strozzate nel fondo della gola, la mano che tremola sempre più finché il boccone si libera dall'abbraccio della forchetta e precipita, impatta nel piatto schizzando salsa ovunque, anche sulla guancia e nell'occhio di Chiara, che attacca a piangere forte.
Impietrito vorrei sprofondare, ma Sara ride leggera, spumosa, mentre si prende cura della piccola Chiara, ed io trovo il coraggio per dire -Sono d'accordo con te, su tutto, bella. -prima di sprofondare in fondo ad una buca profonda quanto la cacata che ho detto (ma come ho potuto? come è stato possibile? bella? dovrei essere spellato da una famiglia di ricci di mare e dato in pasto a greggi di scarafaggi lucidi).
-L'umanità mi stai sul cazzo da sempre. E' un gigantesco grumo di vermi. S'agita e non sa il perché. Pensa di farlo per il denaro e la fica. E se fosse vero varrebbe la pena di seppellire tutto in fondo ad un sepolcro d'acqua. Ma la verità è pure peggio, l'umanità non sa quello che vuole. Non sa quello che vuole e le brucia il culo. Le brucia il culo ed è e annichilita dalla sua fottutissima e borghesuccia paura di morire. Stupra ed uccide senza neppure una ragione.
Pontifica il vecchio prima di grattarsi il culo.
-Cadavere disciolto, tessuti liquefatti. L'umanità si crede viva perché brulica frenetica, ma è un vermicaio. Le ultime energie utilizzate per accoppiarsi furente e immaginarsi viva, ma siamo solo cadaveri che scopano cadaveri. Trombe, seghe e ravanate. Quelle robe lì, sperma e salsa di pomodoro, un horror noioso già troppe volte rivisto.
-Sei il solito diavoletto sulfureo. -interviene zia Fiamma, la mamma di Sara.
-Ed ecco Scimmia Ardente. -sussurra Sara.
Zia Fiamma è l'opposto di Sara; il mio amore è miele millefiori, luce chiara e pura, l'altra è fuoco nero, scuro, denso, profondo, intenso e lebbroso, brace aspra che consuma l'altrui carne in un fottio di lapilli e lava bollente. Lo sguardo fonde la mente, la vulva è fornace per calcinare ciò che ancora resta.
Se Sara è piatta e liscia come scoglio di pietra chiara nel sole, Zia Fiamma è prosciutto compresso, polpa rosa scuro pressata nella pelle sempre abbronzata. E' morbida ossessione pronta ad accendersi ed espandersi, ciccia intrisa di succhi luciferini bollenti, somma di forme pneumatiche sconvolgenti, indecise se virare in esplosioni termonucleari o prendere il volo a guisa di palloni aerostatici. E' sguardo torbido, è labbra spesse un pollice, arricciate che paiono vezzosa vulva.
-Saprei io cosa fare delle tue carni nello scannatoio che ho in camera da letto.
-Sei attempato, non hai denti abbastanza affilati per affondare nella mia polpa. Accontentati di rosicchiare vecchie ossa tirate nel brodo.
-Ehi, è di me che state parlando? -si intromette Flora, la sorella maggiore.
-Io già mi ti faccio con lo sguardo assassino. Ho pupille punteruolo. Il mio testosterone penetra lungo i tuoi pori tutto da solo. Non sono certo una mazza sega spretata come quella ameba di montagna di tuo marito.
Rivolto a mio zio Patty, mentre allunga la mano rivoltante sulla coscia di zia Fiamma. -Non ti dispiacere.
-Non mi dispiace, basta che non tocchi.
-Mi danno il voltastomaco tutti e due. Sono fatti uno per l'altra.- dice Sara immusonita.


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