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lavoro pubblicato mercoledì 3 ottobre 2012
ultima lettura sabato 13 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Frequenze assasine (incompleto)

di Drake. Letto 599 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Una fan-fiction ambientata nell'universo di Ridley Scott e della creatura creata da H.R. Giger: Alien. Uno scienziato fa una tragica scoperta sulla possibilità di controllare gli xenomorfi attraverso la musica. Mai finito.

Stava lavorando da parecchie ore Frederick Spaller, seduto alla sua scrivania nel laboratorio U-21 della Croingher Tower, su LV-201. Ormai erano le 3 di notte inoltrate, nessuno più in giro per quelle sale, se non lui, alla luce di quegli schermi al plasma. Picchiettava freneticamente sulla tastiera, gettando un occhio ogni tanto oltre la vetrata, dove gli xenomorfi si agitavano irrequieti. Neanche loro dormivano mai. "Poveri esserini insonni" li compativa Frederick. "Anche voi senza riposo, eh?".

L'ultima analisi riguardava il comportamento reattivo ad alcuni stimoli sensoriali, come la luce, il dolore, gli impulsi elettrici. Tuttavia i risultati erano scarsi e l'equipe con la quale lavorava da 2 settimane era quasi tentata di lasciar stare gli esperimenti e trovare un altro obiettivo d'interesse.

Scrocchiò le dita e si stiracchiò tirandosi dietro sulla seggiola con rotelle. Forse era il momento di andare a nanna. Ma no, un ultimo momento per dedicarsi a sé, tanto sapeva che il giorno dopo, alle 8, si sarebbe dovuto rimettere subito a lavoro. Accese la radio e il segnale captato fu quello, unico, di Weyland-Yutani FM, la radio ufficiale della Compagnia. Il pezzo trasmesso era molto classico, di secoli e secoli indietro nel tempo, uno di quelli che ascoltavano nell'ultimo secolo del precedente millennio. Ritmato, orecchiabile, melodico. Non potè trattenere il dito da battere a tempo sul tavolino, nè la testa di ondeggiare musicalmente.

Tutto quello lo faceva sentire meglio. Per quanto ad un passo da lui si trovassero le creature più pericolose conosciute fin'ora in tutto lo spazio dagli esseri umani, trovava ancora piacevole il suo lavoro. Scienziato della Compagnia; era un bell'impiego!

Proprio quando pensava di aver terminato la dose di meraviglia nei confronti delle sue scoperte scientifiche, notò qualcosa di maledettamente curioso nella vasca degli alieni. Due o tre droni si erano portati davanti al vetro e, come ipnotizzati, seguivano anche loro la melodia! Le bestie erano attirate e in qualche modo coinvolte dalla spirale musicale proveniente dalla radio. Sì, non c'era dubbio. La sua espressione era del tutto stupita e si era di colpo arrestato sulla sedia, sorpreso e felice. Per verificare il nesso tra le due cose spense per un attimo la radio e li vide tutti e tre paralizzarsi. Stavano per tornare alla loro normale routine notturna, quando riaccese il dispositivo. La musica ricominciò e gli alien, anch'essi, ripresero ad agitare la conformazione oblunga che avevano al posto del cranio.

Si precipitò davanti alla spessa paratia trasparente e fissò, come un padrone guarda il proprio cane che ha appena imparato a fare il morto, i tre droni. Ma non erano i soli; nel buio dell'alveare artificiale avvistò altri sei o sette membri della muta "piacevolmente" coinvolti nel balletto.

Ora si permise un risolino. Dopotutto quelle creature così bestiali ora sembravano quasi ridicole nel loro stato di amatori musicali. Chissà quale spiegazione fisica si celava dietro l'influenza del suono armonico.

Già si preparava ai futuri esperimenti controllati, già pensava all'utilizzo proprio delle sue compilation di vecchi dischi. Il motivetto però andava sul calare e si dispiacque sapendo che probabilmente non sarebbe durato ancora per molto quello spettacolo.

Tornò alla radio e si accinse a spegnarla. Poi però trattenne la mano, magari davano ancora un altro pezzo e avrebbe potuto rivedere gli xenomorfi sotto l'influenza musicale. Sì, perfetto, ma questa volta doveva registrare la performance. Corse allo stanzino delle attrezzature con l'intenzione di recuperare il materiale per la registrazione.

Il magazzino era fuori dal laboratorio, in un corridoio un po' isolato. Si fidò di lasciare tutto acceso, tanto a quell'ora non c'era nemmeno una guardia a controllare, per cui nessuno poteva spiargli le ricerche. Gli servivano la telecamera, qualche luce, un microfono e il cavalletto. Tutto ciò poteva bastare. Mentre tornava al laboratorio U-21 percepì qualcosa di strano. La musica non era più del genere precedente. No, no, no. Tutt'altra cosa. Dallo swing di altri tempi, all'heavy metal più duro, ancora ascoltato presso alcuni marine coloniali in quegli anni. Certa musica non muore mai. Il perchè dell'affiancare due stili così diversi non se lo domandò neanche. Forse data l'ora la programmazione era tanto casuale, data la scarsità di ascoltatori.

Ciò per cui pregò fu che la reazione degli xenomorfi non fosse tanto diversa di quella precedentemente osservata. Insomma, sperava che non avessero preferenze musicali!

Il pezzo rock intanto continuava a strimpellare per il laboratorio e menomale che i dormitori erano tre livelli più sotto o avrebbe svegliato anche il personale del complesso. Svoltò nell'angolo della porta, entrò nella sala computer e si accorse subito che il suo computer, unica luce fino a due minuti prima, era spento.

« Diamine! »

Sussurrò tremendamente incavolato.
Sperò che si fosse trattato solo dello stand-by automatico, perciò seguì la scia rumorsa emessa dalla radio fino a dove sapeva si trovasse il suo terminale. Anche le luci al neon nella tana degli xenomorfi erano spente.

« Ho... ho un cazzo di brutto presentimento! »

Si disse raggiungendo a stento la sua postazione. Gettò tutta l'attrezzatura filmica sul tavolo e dimenticò immediatamente il suo precedente scopo. Aprì freneticamente i cinque cassetti nei quali gettava di norma i suoi appunti.

« Ci dev'essere una torcia qua. Da qualche parte. Lo so, ci dev'essere, me lo ricordo. Ma dove cavolo si è cacciata? »

Eppure la luce non doveva essere saltata, altrimenti perchè la radio funzionava ancora?
Era però troppo stupido e troppo nervoso per averci pensato non appena rientrato nel laboratorio ed ora doveva cavarsela solo con quello che pensava di avere: cioè una torcia che non si trovava più.

In una fase di gelido timore, per un attimo tornò con il sale in zucca e si rese conto, appunto, che poteva correre all'interruttore ed accenderla.

« Stupido, stupido, stupido! Che stupido che sono! Devo solo accenderla. Sì, adesso vado lì e l'accendo e tutto sarà apposto. Il vetro è anti-urto, non possono averlo sfondato. Non è possibile... »

Rise nervosamente, tanto per fingere che tutto fosse ok.
Pensò anche che per tornare indietro una buona idea fosse quella di dare un'occhiata in giro con la telecamera. Aveva una modalità notturna molto utile, che in questo caso sarebbe stata meglio dei suoi, già miopi, occhi.

Spense la radio, che gli aveva dato già fin troppo sui nervi, prese dalla scrivania la telecamera e iniziò a camminare nella direzione opposta dalla quale era venuto. Tremolante reggeva la camera, guardando nello schermino posto lateralmente. I pannelli che separavano i vari terminali rendevano il tutto un brutto labirinto.

Una carrellata rapida sul vetro panoramico che dava sull'alveare gli fece notare con orrore che si doveva ricredere. I vetri non avevano retto. Qualcosa aveva agitato gli alieni più del dovuto e ora una chiazza di frammenti irregolari popolava il pavimento nell'angolo più lontano.

« Cazzocazzocazzo! »

Prese a ripetere mentre si cagava nelle braghe.
E fu in quel momento, finalmente, nel silenzio più totale donato dalla radio ammutolita, che li percepì. Si muovevano nel buio. Strusciavano contro i pannelli di compensato, alitavano e ansimavano come maniaci psicopatici. Le zampette affusolate praticavano leggeri balzi da una parte all'altra. Si sentiva circondato e in pericolo mortale.

Sul display verde intanto comparivano ombre a tratti. Ora Frederick girava in tondo, cercando di contarli. Uno, due, tre. Forse è lo stesso. Quattro, cinque, sei. No, ci sono tutti.

Indietreggiò mentre quasi masticava i suoi stessi denti. Colpì il freddo muro del laboratorio. Era miracolosamente giunto sano e salvo alla meta. Tenendo sempre l'obbiettivo fissato davanti a sé, tastò nel buio in cerca del pulsante.

Eccolo. Lo trovò e lo premette. Ma già sentiva che lo spettacolo che si sarebbe presentato ai suoi occhi l'avrebbe condannato alla follia estrema. Click! E la sala si illuminò bianca come il latte. Un latte marcio, chiazzato di sette macchie nere e fameliche che si precipitavano sulla preda.

I droni, assetati di vendetta, rapidi e micidiali come una muta di cani da caccia, si avventarono sullo sventurato Frederick Spaller.

Del suo corpo fu trovato, la mattina seguente, solo un pezzo del torace, con ancora addosso la camicia di ordinanza col logo WY e dentro al taschino il suo amato lettore musicale. Era acceso. Un membro della sicurezza lo raccolse, lo ripulì dal sangue con un brandello della sua casacca e poggiò una cuffietta all'orecchio: era in esecuzione un pezzo heavy metal, di quelli che ancora ascoltavano alcuni marine coloniali in quegli anni. Pigiò sullo stop e rimise il lettore nel taschino.

La musica era cambiata alla Croingher Tower. Era ora di cambiare anche il ritmo.

15 Anni dopo

Croingher Tower - 4° livello - 1° settore
Ufficio dell'Amministratore Edgar Grant

« Non m'interessa che questo caso è chiuso da anni! - urlò il neo eletto supervisore della struttura.

« Ma, signore, non avrebbe senso una ricerca in tale direzione... »

Il suo sottoposto, un addetto alla sicurezza, in carica da ormai 27 anni, stazionava irrequieto davanti alla scrivania dell'Amministratore; questi si sedette cercando la perduta calma. Prese da una gamma di oggetti sparsi per il tavolo un artiglio caudale fossile.

« Come non avrebbe senso? Ma li hai letti i rapporti?! »

Mentre parlava si rigirava il reperto tra le dita.

« Sissignore. Li ho letti... »

« Ebbene? »

« Ebbene... è stato ucciso dai droni. »

« Questo lo sappiamo! Ma perché? Aveva suscitato in loro una risposta psicofisica! Aveva scoperto qualcosa... »

« Non abbiamo mai avuto la conferma. »

Grant strabuzzò gli occhi.

« Io non ero qua, ma leggendo i rapporti delle indagini mi sono fatto un'idea più che soddisfacente! Rapporti che ha stilato proprio il tuo reparto. »

« Sì, ricordo. Tuttavia mi spiace deluderla che non avevamo sufficienti prove. Quelle che abbiamo formulato sono solo ipotesi! »

« Ipotesi! - sbuffò scettico - lo sai anche tu che ci sono i presupposti per affermarlo. Furono trovate delle attrezzature video sul luogo dell'aggressione. E i registri riportano dell'accensione della radio di Spaller tra le 3.20 e le 3.35... »

« Casualità... - ora il responsabile della sicurezza provava ad opporsi con più convinzione - potrebbe averla accesa poco prima di morire. »

« E anche averla spenta? Casualità? I due fatti sono per forza collegati. Spaller deve aver lasciato il laboratorio per prendere l'attrezzatura per girare. In quel lasso di tempo gli alieni hanno rotto il vetro e in quel lasso di tempo la radio era accesa! »

Il responsabile cominciava a farsi convincere.

« E poi, - continuò Grant, - vogliamo dimenticare le telecamere di sicurezza? »

« Quella notte ci fu un guasto. L'immagine era disturbata per i laboratori 21 e 22. »

« Sì, è vero, - gli concesse l'Amministratore, - ma seppur di scarsa qualità, abbiamo frammenti molto utili. Intanto possiamo confermare il tempo trascorso da quando Spaller ha lasciato il laboratorio a quando è tornato. E corrisponde al timer della radio! »

Le deduzioni di Grant erano sempre più lucenti agli occhi del sottoposto, impedendogli eventuali obiezioni.

« Poi notiamo la presenza dei droni fuori dal vetro dopo un certo istante che, secondo i tabulati della trasmissione radio di quella notte, coincidono con il passaggio tra due differenti brani musicali. E' anche questo casuale? »

« Lei mi stupisce dottor Grant! »

Il responsabile era abbattuto.

« Sei sorpreso, Willowil? »

« Abbastanza. Non avevo fatto un'analisi così approfondita... non ho pensato a questi nessi. Sono mortificato... »

« Dovevi fare più attenzione! - Lo ammonì l'Amministratore.

« Ma ringrazia il cielo che la Compagnia mi ha voluto qui. Spaller aveva fatto una notevole scoperta. Un vero peccato che sia morto prima di fare eventuali esperimenti. »

« Quindi? Che farà ora? »

« Ma è molto semplice: quello che non è riuscito a fare lui! »

Premette sul bottone della segreteria.

« Lucy? »

« Sì, signor Grant? »

Fece gesto al responsabile di congedarsi.

« Mi mandi il professor... »

******

Su LV-201 c'è sempre nebbia.
Questo stava constatando il tenente Francis mentre attraversava la fitta coltre biancastra in sella al suo chopper. In testa ad un convoglio di corporativi, guidava verso il sito di scavo #22. Era poco più di una caverna abbandonata, usata un tempo come risorsa per i reperti fossili, ora infestata da una genìa di xenomorfi.

« Preparatevi a scendere. Meno di un chilometro al sito. »

Comunicava dalla ricetrasmittente al resto degli uomini stipati nei carri APC e sulle jeep.
Vi era anche una leggera pioggerellina fine che batteva contro il suo giubbotto di pelle e gli inumidiva i corti capelli neri che ricadevano confusi sulla sua fronte corrugata.
Sgommò sul fango argilloso e attese l'arrivo dei mezzi. Quando si furono posizionati davanti al massiccio grigio e ruvido, che a fatica sbucava dal velo opaco, scesero le milizie della Weyland e si disposero davanti al tenente.

« Uomini, - iniziò, - sapete bene perchè siamo qui: siamo a caccia di insetti! »

I commenti entusiasti tra i corporativi non si sprecavano.
Francis sorrise.
Irish Francis era il tenente comandante della divisione fanteria R.I.O.T. 42-nu, aveva 28 anni e tanta autostima. Scelto nel suo corpo per le sue doti tattiche, aveva già affrontato (e distrutto) gli xeno su 9 pianeti e su una stazione orbitante. Ora, però, non si trattava di uccidere, ma di catturare. Richiamato da Grant da LV-44, detto Giunone, aveva accettato l'offerta eccitato per il nuovo tipo di sfida, molto più rischiosa: mettere in gabbia 20 esemplari. Vivi. Il ventesimo sarebbe stato una sorpresa per tutti; solo lui conosceva con precisione gli ordini.

« Per farvi più contenti, la Compagnia ci ha concesso di prenderne uno bello grosso! Più grande è, più ci pagheranno! »

« Che intendete, tenente? - Chiese un commilitone disorientato.

« Un pretoriano. Vogliono un bastardo pretoriano. »

La compagnia cominciò a bisbigliare titubante.

« Che avete? Qualche problema? - Scrutò il gruppo, ma già aveva capito.

« E' solo un insetto. Più grosso, forse. Dalle zanzare alle mosche. Fa differenza? Ci servirà solo... una rete più grande! »

Rise e fece assumere anche ai suoi uno spirito più ottimista. Alcuni potevano morire. Alcuni sapevano di morire. Ma a nessuno faceva paura la morte. Quello che li terrorizzava era l'hosting, come in gergo chiamavano l'incubazione del facehugger.

La terribile sorte che toccava al malcapitato che veniva carpito e condotto nell'alveare era quella di venire abbracciato dalla calorosa mano di quei fecondatori saltellanti, cagati dal culo della regina dentro a tante uova pasquali. Quel fetente ti piazzava una piccola larva che dalla gola scendeva giù nell'esofago, cresceva, scodava un poco e poi tra mille strazianti dolori ti squarciava il petto come un fazzoletto di carta.

Questa era la morte peggiore per un corporativo, una morte preceduta dalla tortura e dalla consapevolezza che eri spacciato e ti restavano 5 minuti per salutare i tuoi amici.

Ma non ci dovevano pensare ora, dovevano fare il loro lavoro e lo facevano maledettamente bene.

« Dentro, su, su, su! - Li richiamò Irish spedendoli tutti nel manto spettrale che avvolgeva la roccia fangosa.

Il gruppo si dispose mano a mano in un lungo serpente ordinato, con due uomini a chiudere le retrovie, un gunner dotato di mitragliatore pesante M56 e un sergente con fucile a pompa. Il Sergente Rodriguez teneva stretto tra i denti un sigaro fumante, Irish passando in rassegna la fila glielo strappò dalla bocca facendogli perdere il ghigno. Stava quasi per protestare, Irish lo precedette alzando l'indice:

« Vuoi forse farci scoprire, sergente? La puzza di quella roba la captano in meno di 10 secondi. »

« S-sì, signore... »

Ferguson, il mitragliere, gli diede una pacca sulla spalla sghignazzando.

« Procediamo! »

Partì l'ordine dalla testa del mucchio, che si mise poco dopo in marcia.

« Hombre, attenzione agli angoli... - suggerì Rodriguez all'uomo davanti, il soldato semplice Smart.

« Sì, e tu punta quel coso da un'altra parte... tieni gli occhi su quei buchi. »

Gli spostò la canna dell'arma e indicò le varie aperture poste sulla volta della galleria. Procedettero così per diversi minuti, i loro sensori di movimento che tamburellavano ritmicamente non percependo nulla, il Tenente Francis in testa sempre più nervoso e deluso per una battuta di caccia che stava iniziando male. Era tentato di fermare il gruppo per una pausa, o magari di allestire un campo base fuori, accamparsi e procedere con maggior organizzazione.

Rodriguez era anche più nervoso, non ne voleva saperne di seguire il tenente in quell'assurda caccia alla volpe, per di più senza poter fumare.

« Ah, por lo diablo! »

Si sfilò una stecca dal pacchetto contenuto sotto la tracolla. Accese il prezioso cilindro, questa volta di una normale sigaretta, perchè i sigari li teneva nello zaino, al sicuro. Digrignò le labbra mentre assaporava il fresco e amaro tabacco. Buttò fuori una sbuffata, facendo tossire il compagno mitragliere.

« Sergente, ma il tenente non aveva detto... »

Rodriguez si portò un dito sulle labbra, accostandolo alla carta arrotolata.

« Shh, lascialo parlare lo teniente... »

Smart si girò lanciando un'occhiata fulminea al suo superiore.

« Senti, non me ne frega un cazzo se hai qualche grado più di me, io non voglio finire con un verme nel corpo per colpa tua, razza di pollo messicano! »

« Amigo, calmate por favor, es un semplice sfizio che mi concedo. Qua dentro es troppo freddo per i miei gusti, ci tenevo soltanto a tenere qualcosa de caldo tra le labbra... »

« Ce l'ho io qualcosa di caldo da infilarti in bocca! »

Alzò la sua VP-70, pistola d'ordinanza tra i marine, alludendo alla canna, mentre il mitragliere già si spanciava dalle risate pensando ad una evidente altra soluzione.

« Ehi, mira che quella es fredda, l'acciaio non lo sai che è più gelido del ghiaccio? - Il sergente continuava a fare il sarcastico non accettando le provocazione del soldato Smart, che al contrario si scaldava sempre di più.

« Spiritoso, adesso controlliamo! »

Gli mollò uno spintone e lo colpì violentemente col calcio della pistola. Il sergente stramazzò al suolo e, se non avesse avuto una tracolla, il fucile sarebbe volato altrove. Smart cercò di buttarglisi addosso, ma Rodriguez non era così confuso da permetterglielo, così lo respinse con lo scarpone.

Il tenente fu richiamato da un soldato accorso per avvisarlo.

« Signore, due uomini nelle retrovie, stanno facendo a botte. »

« Fanculo... »

Si espresse appena arrestandosi e girandosi verso la coda. Prese il passo svelto tornando a controllare quelli che già sapeva colpevoli della faccenda.

Smart stava prendendo a pugni in faccia il sergente, afferrò la sigaretta proprio all'arrivo di Irish, e aveva tutta l'intenzione di farla ingoiare a Rodriguez.

« Soldato Semplice Smart, che cazzo stai facendo?! »

Il soldato si riprese immediatamente, gettando la sigaretta in un angolo, aggiustandosi la divisa e mettendosi sull'attenti.

« Signore, il Sergente Rodriguez aveva disobbedito agli ordini accedendosi una sigaretta, Signore! Il Soldato Semplice Smart pensava di fargli cambiare idea, Signore! »

« E questi che razza di metodi sono, Smart? E' compito mio quello di far rispettare gli ordini, inoltre Rodriguez è un tuo superiore! Sono tentato di rispedirti da solo fuori da questo dannato intestino, a marcire al freddo di LV-201. Ma per questa volta mi limiterò a spostarti in avanguardia. Vieni con me, soldato. E voi, aiutate il sergente a rialzarsi! »

Ma Rodriguez aveva già provveduto da solo quando il mitragliere e un altro si erano spinti in avanti per aiutarlo. Gettò un occhio al suolo cercando il suo mozzicone, sperava pure di recuperarlo, ma era perso. Con un ghigno afferrò il cappello caduto a terra e se lo rimise. Il gruppo riprese l'avanzata, con Irish che teneva Smart sotto stretta osservazione, in testa al pitone.

Erano ormai passati 30 minuti buoni da quando erano dentro nello stomaco di quella montagna. L'umidità si era fatta pesante e ormai il buon caldo contrastante col freddo dell'esterno si faceva sentire. Era come stare nella pancia di uno di quei cosi. Di tanto in tanto si potevano osservare macchie e residui di un vecchio alveare. O almeno pensavano fosse vecchio. Secondo i rapporti l'infestazione non era altro che il resto di un precedente alveare, poi dato alle fiamme. Di fatto non c'era regina là, solo droni dispersi e un fottutissimo pretoriano disorientato e depresso. Una specie di piccolo gruppo di dissidenti.

Ma il puzzo di quella cenere residua, il misero fumo che si innalzava dal mozzicone incastrato tra due rocce, lì dove lo aveva lanciato Smart, si erano infiltrati nei cunicoli sopra alla galleria 1B, quella che era stata percorsa già due volte dagli uomini della Weyland. Una traccia ben invitante che delle cavie erano in visita alla magione delle serpi. Due droni si stuzzicarono ansimandosi addosso e intrecciando le code puntute. Era ora di mangiare. Scesero lungo il condotto, giù giù fino al tunnel a grandezza uomo. Erano proprio sopra alle teste dei corporativi.

« Va bene, mi sono rotto, - si fermò Irish, - si torna a casa. »

Fece fatica ad ammetterlo, ma la battuta era andata male.

Il gruppo era ora fermo, in attesa di ulteriori istruzioni, mentre un passaparola generale si lamentava del fatto che prima li aveva convinti a questa cattura e ora cancellava tutto.

Il guerriero dal carapace nero fece capolino sopra alla testa di Rodriguez. Annoiato, il sergente si era seduto su un sasso e lanciava piccoli granelli contro la parete apposta. L'alieno emetteva sussurri frementi assaporando già il gusto di quella preda. Il lungo arto della bestia si allungo velocemente dietro il collo del soldato e lo sollevò, strozzandogli un grido in gola. A nulla valse il suo scalciare, solo a far cadere un po' di terra sul giubbotto del gunner. Questi si distrasse un po', spazzolò con la mano la polvere e alzò lo sguardo verso il soffitto. Vide la seconda bestia sorridergli maligna. Il suo sguardo di terrore fu l'unica reazione che riuscì ad avere, lo xenomorfo lo afferrò velocemente con la coda e la mitragliatrice cadde rumorosamente al suolo. Finalmente quel rumore destò gli altri.

« Che cazzo è stato?! »

« Dov'è andato Higgins? E il Sergente Rodriguez non era qua? »

« Chiamate il tenente, c'è qualcosa di strano... forse ci hanno trovato! »

Un altro messaggero corse dal tenente, appostato dietro ad una svolta del cunicolo, di modo che il pitone degli uomini fosse spezzato in due blocchi. Appena seppe delle sparizioni Irish corse di fronte ai fanali accesi degli uomini, accecato ogni volta da quei lampi di luce. Giunse nelle retrovie e vide la M56 di Higgins a terra, mentre non c'era traccia del ZX-76 di Rodriguez. Forse se l'era tenuto stretto.

Molto pensieroso fissò il suolo e poi le fenditure nella roccia in alto.

« Ci siamo. »

Non sapeva se dispiacersi per quei due, oppure saltare dalla gioia per la svolta che aveva preso la missione. Una cosa era comunque certa, i ruoli si erano ribaltati. Dovevano essere loro a beccare per primi gli insetti e non il contrario. Due uomini in meno significava due a zero per gli stronzi corazzati.

« Avanti, avanti, avanti! Ricordate le regole di ingaggio, - iniziò passando di nuovo in rassegna il gruppo fino alla testa, - niente colpi sotto i due metri, allontanatevi quanto più potete, non fate confusione e mantenete serrati i ranghi. »

Era più facile a dirsi che a farsi. Se accerchiati dagli xeno, nella confusione, sarebbe andato tutto a puttane, specie in un posto così angusto come quello. Avevano bisogno di un ampio spazio dove correre, in più erano in troppi. Stava cominciando a pensare che forse era stata una pessima idea quella di fiondarsi in quell'inferno alla pene di segugio. Cercò di mantenere i nervi saldi.

« Tenete d'occhio il sensore di movimento... »

« Signore, ma qua non segnala ancora nulla... »

« Fa vedere, da' qua! - Gli afferrò violentemente l'arma guardando il sensore, effettivamente ancora vuoto, ritmico come un encefalogramma, mandava impulsi con quell'arco bianco sullo sfondo blu. Niente pallini bianchi, a parte quelli degli uomini, per fortuna riconosciuti tramite il nuovo sistema termico correlato. Perché il fuoco amico non era mai gradito. In questa maniera il rivelatore non emetteva altri segnali quando incontrava una forma di vita con una temperatura corporea intorno ai 35° C.

« Cazzo. Ma che vogliono? Che mi metta a saltare davanti a quei buchi? »

Il solo pensiero era ridicolo.

« E va bene! »

Ma era stufo e dopo una lunga pausa si concesse alla provocazione degli insetti. Ripiombò nel punto dove erano spariti Higgins e Rodriguez, guardò verso le fessure.

« Ehilà, cuccioli miei! Dove cazzo siete?! Eh? Venite da paparino, ho bisogno di voi! Coraggio! »

Li istigava al limite del folle, alzando le braccia e mimando gesti affettuosi o più avventati e rabbiosi. Un singolare eco provenne dal buio. Irish si zittì e tutti puntarono gli occhi in religioso silenzio verso quel varco. Irish sollevò il suo M41A, il rapido e preciso 99 colpi della Compagnia. Il fucile era freddo, ma lui lo era ancora di più. Quelle bestie non avevano occhi, non le potevi vedere arrivare, non potevi vedere nessun luccichio traditore, erano ombre nelle ombre. Eppure un limitatissimo lampo nell'argento di quelle fauci fregò il drone. Irish aprì il fuoco fregando la povera bestia costretta in quello spazio stretto, il sangue acido colò giù per il buco, seguito dal pesante corpo dell'alieno. Il tenente si spostò appena schivandolo. Guardò i suoi uomini allargando le braccia.

« Visto? Era così difficile? »

Il pubblico era allibito, poi qualcuno gli sorrise.

« Bravo, capo! »

Un urto improvviso sulla schiena e un acuto sibilo stordirono il tenente. Il fratello del bastardo era venuto in suo soccorso. Aveva spinto Irish a terra con la coda e ora lo si alzava sulle due zampe posteriori, pronto per finire l'opera. Qualcuno si lasciò andare ad una scarica, facendo emettere un urlo spaventato alla creatura, o forse più per stizza. L'urlo adirato di Irish fu ancora più inquietante:

« Non sparate, fottuti idioti! Non sparate! Volete forse farmi finire arrosto? Ce l'ho proprio sopra, fanc- »

La bestia impalò la coda a pochi passi dalla faccia di Irish. L'uomo si ribellò con un calcio in mezzo alle gambe dell'essere, lì dove proprio ad un altro della sua specie avrebbe fatto più male. Lo xeno invece non si scompose, incurvando semplicemente la testa e spalancando le mascelle, rivelando la tenaglia che conservava in gola, la lingua dentata e retrattile che con uno scatto ti perforava il cranio.

« Signorina, eh? - Scherzò il militare alludendo alle parti intime della creatura.

Irish lasciò andare il mitra, portò la mano alla fondina, estrasse la pistola e mirò al piede della serpe. Lo xenomorfo però non si arrestò, portando gli arti anteriori di fianco ad Irish, quasi ad abbracciarlo. La sua maledettissima bocca liquamosa era a pochi centimetri, un soffio sarebbe bastardo per mandarlo all'altro mondo con l'appendice dentata. Serrò gli occhi corrucciandosi tutto in un'espressione di concentrazione, premette il grilletto, la gamba era già in scia. Il colpo perforò l'arto facendo schizzare un po' del liquido tossico sul pavimento. La bestia si agitò inutilmente, cadendo su un lato. Irish colse l'occasione per rialzarsi e passarle sopra, premendo quanto più potè lo stivale su quel cranio allungato.

« Bestia maledetta! »

Sparò altri tre colpi verso quel testone, saltando per poco e un po' goffamente le gocce di acido che spruzzarono dalle cavità procurate.

I commilitoni, anche se un po' scossi, si concessero un'altra risata mentre il loro comandante si voltava. Anche lui sorrideva, ma mutò misteriosamente in un'espressione truce.

« Due in meno... non va bene. Questi avremmo dovuto catturarli, non ucciderli! »

Si rimproverò contrariato.

« Bé, poco male. Ho vendicato due dei miei uomini. E' questo quello che si meritano, se toccano i miei bambini! »

Ritornò presso i suoi, dando le spalle ai due cadaveri appena collezionati. Questi si aggiungevano agli altri 239 consumati sui 9 pianeti... e sulla stazione orbitante.


******


Lilith sbadigliò maleducatamente mentre il responsabile del laboratorio #22 le illustrava le attrezzature scientifiche.

« Miss Wales, mi sta ascoltando? »

« Ehm... uh, ma sì certo! Stava dicendo che queste provette contengono... l'acido degli xenomorfi, giusto? E queste servono per l'analisi della carapace... ma, sì! Sì! Ho capito tutto... vada avanti dottor Hugen. »

L'addetto la fissò sospetto, come se non si aspettasse che in realtà la ragazza stava prestando attenzione.

« Va bene... da questa parte, dottoressa. »

Non era una qualunque, era stata inviata là per le sue recenti ricerche riguardo alla psicologia degli xeno. Direttamente dalla Terra, dove si era laureata con ottimi voti in Psicofisica applicata alla Biologia. Un viaggio molto lungo quello per LV-201, un viaggio noioso e gelato nei cilindri criogenici. E con tutto quell'ipersonno era ancora stanca?

« Queste teche conterranno i nostri esemplari di faciamplexus acheronsis... »

Disse poggiando una mano intorno ad un contenitore circolare di plexiglass. Notò l'espressione titubante della nuova arrivata.

« Il facehugger, miss Wales! Il facehugger! »

Lilith sorrise imbarazzata. Hugen poggiò la mano su una vasca cubica.

« E qui invece andranno i findopectoris acheronsis... - esitò aspettando la risposta della dottoressa.

« I... i chestburster! - Proclamò lei sicura di un centro. Hugen sorrise soddisfatto.

« Vedo che impara in fretta, signorina. »

Rimase un attimo pensieroso ad osservare il vetro.

« Chestburster di provenienza canide. Secondo il protocollo Alfa-32 dell'Ottobre 2199 non è più consentito innestare esseri umani, anche volontari. E questo... bé, per ovvi motivi di moralità. Per cui si è ripiegato sull'uso di cani e lupi, o comunque mammiferi quadrupedi. Riguardo a questo il Tribunale Scientifico dell'Etica non può obiettare nulla. »

Ebbe un mezzo sorriso amareggiato. Sembrava che gli dispiacesse che non potessero più sacrificare persone innocenti. La dottoressa Wales ebbe un moto di disprezzo, ma lo nascose meglio che poté.

« Quindi ciò che abbiamo ora sono solo cursor linguafoeda acheronsis, specie decisamente più stupida di quella classica, - abbassò lo sguardo sempre più inconsolabile, - e infatti ogni test con i runner risulta fallimentare. »

« Faremo quello che possiamo, dottor Hugen. »

Per un attimo il responsabile del laboratorio si riprese fissando la ragazza. Ebbe come un cambiamento di stato d'animo improvviso sfoggiando un nuovo sorriso quasi folle.

« Per fortuna sono stato informato dell'arrivo di nuovi esemplari molto più adatti. Il Supervisore Grant ha fatto pressioni perché si recuperassero 19 droni o guerrieri dal vicino alveare abbandonato. Un miracolo che questi esseri siano così longevi! Senza questi nuovi arrivi non potremmo avviare la nuova ricerca sulle influenze sonore. »

« E' quello di cui mi ha parlato il portavoce di Grant, credo. »

« Sì, esatto. Ma lei fino all'arrivo degli xenomorfi dovrà occuparsi di questo laboratorio. Le prime ricerche che farà saranno sui vecchi chestburster. Non si sa mai che abbia più fortuna di me o del dottor Lapidus. Magari risulterà più simpatica alle bestioline! »

Gli scappò un risolino da prima donna, trattenuto a stento tra le labbra. Lilith sospirò sbattendo lentamente le palpebre.

« D'accordo. Quindi è tutto? »

« Sì, non c'è altro. Mi raccomando faccia attenzione con tutta questa roba costosa. La Weyland-Yutani non ama gli sprechi! »
Concluse acidamente. Un bip elettronico lo richiamò quando era già a pochi passi dall'uscita. Fissò un display attaccato alla cintura e sorrise compiaciuto.

« Ecco, stanno già portando qui due findopectoris, li tratti bene, signorina! »

Lilith lo guardò uscire dalla porta. Un attimo dopo si era già messa a toccare qua e là e riosservare bene tutti gli oggetti. Certo, quella non era l'attrezzatura solita dell'università, molto più avanzata e sofisticata. Sotto dei tavoli, non le aveva notate prima, c'erano anche due gabbie molto grandi. Chissà cosa potevano contenere. "Cani? Ha parlato di cani Hugen." o forse si trattava proprio degli xenomorfi adulti? Rabbrividì all'idea che potesse essere quella la verità, ma si rese conto dell'insensatezza di tale idea: l'acido molecolare avrebbe corroso facilmente le sbarre liberandoli con facilità.

Due inservienti muniti di mascherine entrarono di colpo sollevando da due estremità una cassa sigillata e che pareva molto pesante. Sui due lati lunghi il logo della Compagnia campeggiava dichiarando prepotentemente che quello era materiale di proprietà della Weyland-Yutani. La poggiarono a terra e si affiancarono per aprirla con cautela. A loro seguito giunse pochi attimi dopo un uomo anziano e dall'aria socievole, un tipo che avrebbe ricordato molto Hemingway se non avesse indossato un camice da laboratorio, ma un golf a collo alto.

« Professor Gerig! - Lo acclamò subito la ragazza colma di entusiasmo.

L'uomo, come fosse stato Babbo Natale riconosciuto da un bambino, allargò le braccia per dimostrarsi disponibile ad un abbraccio familiare.

« Lilith Wales, quanto tempo. »

La dottoressa gli corse fra le braccia e i due si strinsero come vecchi amici, in un gesto che apparve molto insolito e inusuale agli addetti, che terminavano l'apertura della cassa.

« Non ti vedevo dai tempi... dai tempi del Corso di Genetica del Comportamento... non me lo far ricordare, - disse portandosi una mano sopra gli occhi. Lei lo fissava sorridendo in attesa di buone notizie.

« Ti aspettavo da tempo. »

« Dica la verità, - ammiccò un po' Lilith, - ha fatto lei pressioni perché considerassero il mio acquisto. »

« Bé, uhm... sì, se devo essere sincero: mi hai scoperto. - Confermò Gerig con un velo di imbarazzo e gli occhi che sembravano due feritoie incurvate. »

« Cosa mi ha portato qui? »

Sempre con il sorriso Lilith si portò incautamente verso la cassa aperta.

« Attenzione, Lilith! - Cercò di arrestarla l'uomo.

La giovane fece un balzo indietro quando vide le creature contenute nella cassa e bloccate da una grata rinforzata. La sua espressione era adesso tutta di terrore.

« Non te l'ha detto quell'idiota di Hugen che stavamo portando i chestburster? Oppure ti ha confuso con quei suoi latinismi? »

« S-sì, me l'aveva detto, - disse ancora scossa con una mano sul petto.

« Ma non ne avevo mai visti dal vivo. »

« Eh, creature senza dubbio eccezionali! - Gerig si portò di fianco alla cassa e aiutò gli addetti a spostarla sul tavolo. Poi le diede le spalle e guardò Lilith.

« Questi vengono da due gatti. Infatti sono molto più piccoli del normale. Anche l'alieno adulto raggiunge appena il metro e ottanta. Poi li mettiamo in quelle gabbie laggiù... »

Indicò proprio le gabbie sotto il tavolo per le quali Lilith aveva scacciato il pensiero che potessero entrarci gli xenomorfi. La ragazza deglutì preoccupata. Per nessuna ragione sarebbe stata mai là dentro, sola, con due esemplari adulti. Gerig cercò di rassicurarla vedendola ancora un po' agitata.

« Non ti preoccupare. Li droghiamo prima. Una tossina che li rende abbastanza inerti per almeno due ore. »

« A-abbastanza? »

« Quello che basta per sottoporli a stimoli elettrici e luminosi, - incrociò le braccia.

Intanto i due tecnici avevano preparato un tubo che collegava la grata alle due teche di plexiglass poste di fianco. Gerig si voltò per controllare, poi tornò su Lilith.

« Ci vorrà un po'. »

« Professore, ditemi, qual è il motivo per tutta questa recente attività? Hugen mi ha confidato che stanno arrivando 19 xenomorfi adulti di origine umana... »

Gerig annuì.

« Sì, sono gli avanzi dell'infestazione che accadde 15 anni fa, per colpa dello stesso scienziato che oggi ci spinge verso questa nuova scoperta. »

« Cosa accadde di preciso? - Lo interrogò incuriosita.

« Avevamo 7 esemplari che sottoponevamo agli esperimenti di routine di cui ti ho accennato. Impulsi elettrici, dolore, stimoli luminosi e sensoriali. Tutto ridondante e senza nulla di utile. Spaller scoprì qualcosa che sfortunatamente gli costò la vita. Pare che gli xenomorfi avessero risposto positivamente ad una riproduzione musicale. Questo però scatenò in loro una quantità di forza mai prima d'ora osservata. Riuscirono a frantumare il vetro anti-urto, uccisero Spaller e invasero la Croingher Tower, poi scapparono lasciando alle loro spalle una scia di morte. Si stabilirono in una vecchia miniera abbandonata a pochi chilometri da qui. Non si sa da dove spuntò una regina e un alveare prolificò. Da quel momento ci furono frequenti attacchi a ciò che rimaneva dello stabilimento scientifico, rendendo impossibile la ricostruzione. La Compagnia prese la decisione definitiva nel Marzo del 2196, inviando un plotone di marine ad incendiare il posto. Per fortuna la missione riuscì e lì non restano altro che droni o guerrieri disorientati. »

Lilith fu molto colpita da quel resoconto e aveva mille domande a cui sapeva però che Gerig non avrebbe potuto rispondere.
« Curioso che abbiano creato un alveare dal nulla, ma poi non siano riusciti a ricostruirlo. E perché la Compagnia non ha ordinato l'eliminazione di ogni xenomorfo nell'area? »

« Queste sono domande che è meglio non porsi. Probabilmente già pensavano di poterli riutilizzare, sentivano nell'aria la puzza del decreto Alfa-32. Questo ha impedito loro di creare altri droni, ma solo questi "docili" runner. »

Batté una mano sulla teca, ora piena del famelico chestburster che urtava raspando e gemendo contro il vetro.

« Finito. »

Lilith si avvicinò alla vasca mentre gli addetti procedevano alla rimozione della cassa del tubo. Guardò incuriosita l'essere in essa contenuto, come osservasse un acquario colmo di pesci tropicali. Anche Gerig si rigirò su un fianco guardando nella vasca.

« Vedi, ti sorride, - alluse all'unica espressione ringhiante di quei vermi rossicci, - gli stai simpa-tica.»

In realtà proprio di vermi non si trattava. Avevano già semi sviluppati degli arti simili a quelli dei quadrupedi da cui derivavano.

« Lavoraci in fretta. Senza alimentazione e senza potersi evolvere hanno un ciclo vitale molto ristretto. »

Lilith si sollevò e guardò Gerig.

« Non potete dargli da mangiare? »

« No, sei matta? Se gliene dessimo andrebbe in muta e guasterebbe in un attimo la vasca. Lo scopo di queste creature, purtroppo per loro, è solo quello di farci da cavie per il tempo che durano. »

Per qualche ragione Lilith si rattristò. In fondo quegli esseri erano creature viventi e per quanto brutale potesse essere il loro comportamento, avevano il diritto di essere trattati in maniera decorosa. Da sempre era stata attivista per i diritti sugli animali, sulla Terra infatti quella battaglia era stata vinta. O forse era terminata da sola perché non c'era più nulla da analizzare.

Caso strano, comunque, era che non le fossero passati per la testa i due micetti immolati per la vita di quei parassiti.

« Allora cosa ci devo fare con Stanlio e Olio, qui? »

« Per ora occupati dell'ordinario. Hai tutti gli strumenti per sbizzarriti, così entri pure in sintonia con questi sconosciuti. Visto che non ne hai mai incontrati e non esistono libri a riguardo. A parte il mio... anzi, spero tu l'abbia letto, - Lilith si voltò verso il faccione di Gerig e sorridendogli.

« Ovviamente, Joseph! »

« Scherzi a parte, lì in quei cassetti sono contenuti tutti i resoconti dei tuoi colleghi. Basati su quelli, appena avrò notizie sulle nuove ricerche ti farò sapere. Buon lavoro. »

Le diede un bacio affettuoso sulla chioma castana, prima di uscire lasciandola da sola con Stanlio e Olio.



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