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lavoro pubblicato giovedì 20 settembre 2012
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Notte dello Spirito

di Drake. Letto 663 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ovvero: Charles Dickens incontra Star Wars. Una rivisitazione nella Galassia Lontana Lontana del classico Canto di Natale di C. Dickens. Buona lettura.

L'Oscuro Signore a capo dei lavori della Morte Nera II, lo spietato supervisore appena giunto sulla stazione da battaglia ancora in cantiere, che terrorizzava dal comune operaio all'Ufficiale di più alta carica, il malvagio Lord Vader, osservava pensieroso una navetta Classe Lambda attraversare il blocco e atterrare sulla Luna Boscosa di Endor. Sapeva che c'era suo figlio lì, lo percepiva nitidamente. Dopo aver informato il suo maestro, l'anziano e arcigno Darth Sidious, della presenza di Skywalker su quello shuttle, nonostante il suo scetticismo, decise di partire per raggiungere la base imperiale sul pianeta.
Arrivato nella piattaforma immersa nella foresta, iniziò ad elaborare un piano per catturare il suo figliolo e renderlo alle mani dell'Imperatore. Troppo stanco per tutte quelle elucubrazioni si ritirò nella camera di meditazione appositamente preparata nell'installazione sopraelevata.
Lì, assorto nelle sue riflessioni, preso da visioni, percepì strani rumori alle sue spalle. Preoccupato di non ricevere alcun segnale distinto nella Forza, disattivò il guscio protettivo della cella meditativa e ruotò l'apposito sostegno verso la porta.

« Tenente Groff, è lei? Osa disturbare il mio ritiro? »

Nessuna risposta. Vader rimase guardingo in ascolto, cercando di affinare le sue sensazioni. Era troppo vecchio ormai, forse stava perdendo la comunicazione con i midi-chlorian come accadeva per il suo padrone.
D'improvviso un fascio di luce luminoso lo accecò. La sagoma distinta di una tunica comparve e si delineò la figura del vecchio maestro Jedi che l'aveva scoperto tanti anni prima su Tatooine.

« Qui-Gon? - domandò a voce spezzata l'incredulo Sith, che quasi tornò per un attimo ragazzino.

« Ciao, Anakin. Sono venuto a trovarti perché è un'occasione speciale. Non ti ricordi? »

Vader cercò di distaccarsi e tornare in sé.

« No. Vattene via, Jedi. Per me quel nome non ha più alcun significato. »

Qui-Gon sorrise magnanimo e disse: « So che per te un significato ce l'ha eccome. E lo scoprirai presto. In questa notte stellata ricade una particolare evenienza: è la Notte dello Spirito. In questa notte, millenni fa, nacque la Forza. Fu essa stessa concepita da un volere superiore. E' così che vivi e morti si riconciliano per una sola volta in tutto l'anno. »

« E' tutto vano, Jinn. Sono fandonie per me! »

« Giovane Skywalker, - lo incalzò come un padre, - con le tenebre giungeranno tre personaggi a te noti. Tre spiriti della Forza, che ti mostreranno la vera importanza di questa data e l'occasione per riconciliarti con i tuoi cari. Dà loro ascolto, o sarà troppo tardi per tornare indietro! »

E così, con un'eco, la manifestazione di Qui-Gon Jinn, scomparve com'era venuta. E Lord Vader cercò di scacciare quell'assurdo pensiero e quella visione bislacca dalla sua testa. Andò a coricarsi, rimuginando ancora sul piano di cattura di Luke Skywalker.
Ma non tardò molto perché un altro che in vita gli era stato molto vicino e lo conosceva, e che lui stesso aveva strappato dal mondo materiale, comparve. Ben Kenobi, conosciuto da maestro come Obi-Wan Kenobi, lo richiamò dal sonno.

« Anakin... come vedi ora sono uno con la Forza. In un certo senso dovrei ringraziarti, ma non sono qui per questo. - Ridacchiò il vecchio.

« Obi-Wan, hai avuto quello che ti spettava, ora torna da dove sei venuto e lasciami in pace. Ho chiuso per sempre con i Jedi. »

« Avanti, su, Padawan! Non fare i capricci... devo mostrarti una cosa! »

E non attese nemmeno eventuali proteste del Signore Oscuro, trasportandolo magicamente in un posto molto caro al vecchio Anakin, che aveva dimenticato o forse rimosso volontariamente.

« Guarda! Lo riconosci questo luogo? »

« Il... il quartiere degli schiavi... - affermò rammaricato.

Erano infatti su Tatooine, il suo pianeta natale.

« Ora, guarda in quella finestrella e dimmi cosa vedi. »

Darth Vader dapprima esitò e protestò cercando di non piegarsi al volere del suo vecchio maestro, ma infine cedette e sbirciò nella fenditura. Vide un giovane ragazzino dai capelli dorati, una donna, sua madre, lo stava abbracciando. Il bambino corse in una stanza e ne tornò fuori con un droide ancora mezzo incompleto.

« Guarda mamma, un regalo per te, per aiutarti con le faccende in casa, ti presento: C-3PO! »

Lo accese istantaneamente e il robot, un po' incertamente si presentò.

« Uh-- Oh-- Signore, pardòn, signora, sono C-3PO: relazioni umani-cyborg! Conosco perfet... »

S'interruppe da solo spegnendosi per errore. Il piccolo Ani gli corse dietro cercando di dargli dei colpetti sulle giunture.

« Devi scusarlo, mamma, ma è ancora un pochino imperfetto! »

Ma Shmi stava già sorridendo orgogliosa, passò una mano gentilmente sulle gote dell'entusiasta meccanico. E fuori, Lord Vader, sotto il casco, sentì qualcosa agli occhi, un fastidio che non aveva più sentito da anni. Si stava commuovendo. Purtroppo quella visione si dissolse nel nulla sotto i suoi occhi umidi.

« Cosa! Maledetto, Kenobi. Riportalo qua! Rip-- »

Si arrestò. Ora erano su Coruscant. In una notte come quelle, nell'appartamento dell'amata Padmé.
Lui, quel lui che era morto su Mustafar, e lei, quella lei uccisa con le sue stesse mani, erano sul divano della veranda. Si stavano scambiando affettuosi regali.
Vader si voltò di colpo, aveva già il viso rigato sotto quello scudo nero e impassibile. Allungò un pugno e lo strinse come per soffocare l'immagine di Obi-Wan.

« BASTA! Ho visto abbastanza, Kenobi! »

Obi-Wan aveva raggiunto l'obiettivo. Tornarono su Endor e mentre si dissolveva anche il suo fantasma, finì con il ricordare a Darth una cosa.

« Erano due Notti dello Spirito passate, Anakin. Erano quello che dovevi vedere. »

Così Anakin rimase di nuovo da solo, nel silenzio.
Ancora non passò molto tempo perché si presentasse un'altra entità della Forza. Alquanto fresca questa volta. L'ei fu cacciatore di taglie Boba Fett. Freddo e di poche parole come in vita, fece un cenno al suo precedente cliente, indicandogli l'uscita. Vader, assorto tra i suoi pensieri, con la testa poggiata sulle mani guantate, notò appena il gesto del mercenario. Sospettoso si alzò e seguì la sua indicazione. Passeggiarono a lungo nel reciproco muto atteggiamento, lungo una passerella sospesa con la vetrata sul bosco. Giunti alla fine, Fett spaccò con il calcio del fucile una finestra, prese Darth Vader per un braccio e accese il jet-pack, trasportando i due nei cieli sopra le pinete della Luna Boscosa. Atterrarono su una passerella di legno, nel villaggio Ewok. Boba Fett con un altro eloquente segnale, indirizzò l'incerto Sith verso una luce che proveniva dal cavo di un albero. Ancora una volta il Signore Oscuro sbirciò e vide una felice adunata di Ewok e di tutti quei personaggi a cui dava la caccia, tra cui suo figlio. C-3PO stava raccontando a tutti le loro avventure fino ad oggi, nello stupore e nella partecipazione generali. Il coinvolgimento prese anche Lord Vader quando sentì il proprio respiro simulato dal suo vecchio droide.
Nuovamente sentì un moto nell'anima, una vicinanza verso tutti quegli esseri, ma volle farsi forza, si rigirò di scatto con rabbia verso la sua guida silenziosa. Entrambi non mostravano emozioni dietro quei caschi. Boba fece rassegnato spallucce. In fondo quell'impiego non gli stava dando troppo interesse. Concluse con la solita precisazione:

« Questa era la Notte dello Spirito presente, Sith. »

Attivò i retro razzi e partì scomparendo tra le fronde degli alti alberi. Vader camminò per un po' in solitudine, domandandosi quale sarebbe stata la prossima visione. La nebbia si alzò lentamente, avvolgendolo come un traghettatore nomade tra le paludi di Naboo. Si ritrovò a camminare su un terreno soffice, palustre. L'aspetto sembrava quello di Dagobah, il pianeta nel quale il vecchio eremita Yoda si era esiliato. Una figura incappucciata lo attendeva al termine di quella camminata. I suoi occhi infiammati brillavano nella fioca luce grigiastra. Quando fu abbastanza vicino il misterioso attendente si tolse il mantello dal capo. Pareva un diavolo mandato dagli Inferi, era Darth Maul, antico combattente che aveva sconfitto il suo primo mentore, Qui-Gon. Un essere carico di oscurità come lui, forse anche di più. Fu anche uno dei primi apprendisti del suo attuale malvagio padrone Sidious. Volle d'istinto accendere la sua lama laser, ma non trovò la preziosa elsa alla cintura, lasciata chissà dove nella sua stanza. Provò allora a distruggerlo con una spinta, ma il guerriero lo contrastò senza difficoltà alzando appena il polso. Puntò un dito in un luogo un po' appartato della palude. Sotto un grande albero millenario e ormai solido come una roccia. Vader si avvicinò incerto e con sempre più domande nella testa. Interrogò con lo sguardo Maul, ma il diavolo rosso rimase immutato nell'espressione.
Quando fu sull'orlo di un buco fra le radici, sentì come una forza irresistibile attirarlo. Si sbilanciò e cadde. Ai suoi piedi trovò un casco simile al suo, lo raccolse sorpreso di quella visione, di una cosa così unica che invece era riprodotta finemente nelle sue mani. Di che cosa si trattava? Perché uno scherzo così assurdo? L'elmetto esplose senza fargli danno, una rapida nuvola bianca si dissolse, rivelando un teschio rovinato al suo interno. Il vecchio Anakin mollò la presa spaventato, poi sentì la terra tremare sotto i piedi. Si ritrasse per paura con le spalle al muro di quel fosso. Delle crepe si iniziarono a spalancare, inghiottendo il casco e il suo contenuto. Anakin era sempre più spaventato, si girò cercando di aggrapparsi, aiutandosi con le radici. Maul comparve sul ciglio e gli sorrise con malizia.

« Questa è la Notte dello Spirito futura, Darth Vader. Abbine paura. »

La roccia si spaccava, un vapore incandescente gli entrò nel filtro della maschera, facendolo tossire.

« NOOO! Aiutami, Apprendista! Vigliacco! »

Maul sorrise sempre più divertito, incrementando il suo sadismo. Accese la spada a doppia lama e ne passò la lama incandescente più volte sul margine, divertendosi a stuzzicare il povero Signore Oscuro impotente, facendogli crollare sul liscio elmetto briciole di terra. Finché non cedette.
Darth Vader perse la presa col guanto, il suo debole corpo per metà meccanico lo tradì, cadde nel più vuoto dei vuoti.
Quando riaprì gli occhi, ancora intrappolati in quella maschera che lo soffocava ora più di ogni altra volta, c'era un freddo e spoglio soffitto che lo fissava impassibile come Boba Fett e Darth Maul. Preferì guardare fuori dalla finestra, rincuorandosi e ammirando un soffitto stellato ben più piacevole. Quel cielo della Notte dello Spirito.



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