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lavoro pubblicato martedì 18 settembre 2012
ultima lettura mercoledì 16 ottobre 2019

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L'ULTIMA GUERRA-Prologo

di Nevermore93. Letto 761 volte. Dallo scaffale Fantascienza

  L’aria sapeva di fumo. Di fumo e di morte. La piccola squadra avanzò con cautela tra i cumuli di macerie fumanti, tutto ciò che rimaneva della piccola cittadina russa di Sotrêsk. Una devastazione completa, inflitt...

L’aria sapeva di fumo. Di fumo e di morte.

La piccola squadra avanzò con cautela tra i cumuli di macerie fumanti, tutto ciò che rimaneva della piccola cittadina russa di Sotrêsk. Una devastazione completa, inflitta con un unico colpo, preciso e violento. Ray Collins indugiò con gli occhi sul rottame di un pick-up annerito dal fuoco. La violenza dell’esplosione l’aveva ribaltato e scagliato contro la parete di una casa. La quale, naturalmente, ora non esisteva più.

« Sergente, venga a dare un’occhiata qui!»

Collins si voltò e raggiunse Lonell, che era fermo sul bordo della strada principale della città, in corrispondenza di una traversa sulla destra. Quando il superiore lo raggiunse, Lonell mosse un paio di passi all’interno del vicolo, che era messo in ombra da un muro miracolosamente ancora in piedi, sempre sulla destra. Ma anche in quella penombra, Ray non faticò a distinguere i tre cadaveri. Una famiglia, sicuramente. Una giovane coppia e il loro figlio, probabilmente di nove o dieci anni. Erano distesi scompostamente sull’asfalto, semi sommersi dai detriti della parete di sinistra. Non poteva dire se i tre fossero già morti quando essa era crollata loro addosso, ma comunque non aveva importanza. I due soldati uscirono dalla stradina, ricongiungendosi con gli altri sei commilitoni, che avevano appena finito di esplorare il quartiere.

« Ventuno corpi visibili, signore. Probabilmente ce ne sono anche di più, sotto i resti delle case.», lo informò Phils.

Collins si massaggiò il mento con fare pensieroso.

« C’è qualche possibilità che vi siano dei superstiti? » chiese, anche se temeva di conoscere già la risposta. Difatti, il viso scuro di Roger Phils si contrasse in una smorfia frustrata.

« Di certo, non in questo quartiere.», rispose. « E a giudicare da quello che abbiamo visto sulla collina, prima di entrare in città, dubito che sia troveremo anima viva in questo posto.»

Il sergente annuì, mentre le sue mani stringevano con forza il Dren 7. avrebbe dato qualsiasi cosa, pur di ficcare una manciata di piombo nel corpo di chi aveva ordinato una simile strage! Da come i suoi sottoposti lo stavano fissando, seppe che anche loro avevano la stessa brama di vendetta. Tuttavia, Collins era consapevole che avrebbero dovuto attendere, prima di poterla soddisfare. Già un’ora prima, quando dalla cima del colle a nord di Sotrêsk avevano osservato quelle rovine, aveva intuito la natura dell’attacco contro la città. Un ordigno Ade, senza alcun dubbio lanciato da uno dei numerosi bombardieri Stige che ogni giorno partivano dagli aeroporti in Ucraina per vessare le postazioni russe più vicine. Tuttavia, la ragione di una simile violenza contro un insediamento insignificante come Sotrêsk rimaneva un mistero. Ora, alla squadra di Ricognitori dell’OADPM non restava che tornare al campo base a fare rapporto.

« Va bene, ragazzi, è ora di tornare indietro. Abbiamo appurato che qui non c’è più nulla da fare per noi…ma datevi un’ultima occhiata intorno. Voglio che vi fissiate nella mente ogni particolare, ogni dettagli di questa carneficina, così da poterlo descrivere a quei bastardi di Indra. »

Detto ciò, si voltò e prese a dirigersi nuovamente a nord. La voce del soldato Shizan lo fermò.

« sergente, non dovremmo comunque controllare più a fondo, qui? Insomma, abbiamo esplorato soltanto pochi isolati…potrebbero esserci dei superstiti, da qualche parte!»

Collins guardò per un momento il giovane commilitone. Vent’anni. Un’età in cui la speranza del cuore prende spesso il sopravvento sul realismo del cervello. In un’altra situazione, forse il sergente sarebbe stato più comprensivo, ma non lì, non in quella guerra. Non nella Guerra.

« Hai mai visto con i tuoi occhi la detonazione di una bomba Ade, Shizan? », gli chiese. Il soldato fece segno di no, mentre gli altri uomini, abbassavano lo sguardo o rinsaldavano nervosamente la presa sui fucili.

« Quell’arma », riprese Collins « è stata progettata appositamente per non lasciare alcun superstite. Un unico, rapido lampo di energia blu, un boato tanto forte da spaccarti la testa, e poi…». Nel parlare, il sergente si era avvicinato sempre di più a Shizan, e ora il suo volto non era a più di venti centimetri di distanza da quello del giovane.

« …e poi, nulla. Solo mattoni sparsi per la strada e cadaveri con le ossa sbriciolate dall’onda d’urto sepolti sotto di essi. Il tutto dura pochi secondi, e non lascia tracce, se non la distruzione che vedi attorno a te.»

Trasse un lungo respiro, mentre Shizan, pallido come un morto, deglutì sonoramente. Lo sguardo dell’ufficiale si addolcì un poco.

« Credimi, ragazzo. Se ci fosse la possibilità di trovare qualcuno ancora in vita, non esiterei a gettarmi tra queste macerie. Ma questa possibilità non c’è, purtroppo. E il massimo che possiamo fare adesso è andare avanti, continuare a combattere finché Navarr e i suoi seguaci invasati non saranno sotto terra.». Si fermò un istante, il tempo necessario a includere nel suo sguardo tutti e sette i suoi uomini. « Ricordate: noi siamo soldati dell’ODAPM, l’Organizzazione per la Difesa Armata della Pace Mondiale, e come tali, il nostro dovere è ristabilire l’ordine ovunque esso venga a mancare. Questa è la nostra missione, e la porteremo a termine a qualunque costo!»

Questo discorso era stato udito dai soldati molte volte, e come sempre, ebbe il risultato di scacciare il loro scoramento e riportò un’espressione decisa sui loro volti. Soddisfatto, Ray Collins riprese la via verso il campo base, avanzando al centro della strada, circondato dai resti devastati di Sotrêsk. E stavolta, nessuno dei suoi uomini ebbe nulla da dire.



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