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lavoro pubblicato lunedì 17 settembre 2012
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

In lungo e largo.

di MacneSaetta. Letto 677 volte. Dallo scaffale Viaggi

Cammino in lungo e largo disegnando giri immensi per non dovermi mai fermare,per non avere il tempo neanche di saper più chi sono e chi sar&ogr...

Cammino in lungo e largo disegnando giri immensi per non dovermi mai fermare,per non avere il tempo neanche di saper più chi sono e chi sarò,raschio ogni mia immagine e distruggo quelle future.La pioggia che ticchietta dentro ogni parte di me,e corro,senza fermarmi,con i fianchi che fanno male,col il fiato che mi strozza amputando sempre più la frenetica corsa.Il giubbotto di pelle accoglie profughe goccie piovute dal cielo all'imbrunire,e i capelli si scompigliano mentre continuo a fare debiti col futuro col passato e col presente,immergendomi in un bagno di sensezioni che ormai si perdono,si staccano,come foglie in autunno che vengono melodrammaticamente scagliate via dai rami e spazzate e affumicate,e la cosa più illogica è continuo ancora a spremermi,senza pietà per me stesso,senza rancore,senza più nulla:mi fermo,con la luna nascosta tra le nuvole,mi fermo sul marciapiede,metto le mani sulle ginocchia e respiro zoppicando,bagnato,fradicio,infondo per sentirmi un pò come il mare:perso nell'immensità anche per uno sguardo di un falco,perso nella solitidine più amara,perso nell'incertezze più strotolanti:e guardo su,in cielo,con le goccie che mi sbattono sul viso e grido come un animale chiuso in cattività per anni,grido per lacerarmi le corde vocali e sentirle infuocate di dolore aggrappate a un tenera malinconia che svogliata non vuole lasciarmi in pace,e grido per piangere senza vedere lacrime che si impastano con la pioggia,grido alzando le braccia al cielo per non scordarmi che sono ancora vivo nonostante lentamente mi spengo.E la notte non muore,mai arruginita,mai domata,mai appassita,e ripenso a quando c'eri tu a stringermi e senza parlare mi davi quelle parole e vicinanze che solo il silenzio interrotto da poche parole può dare.Mi lascio cadere sul cemento,strico il giubbotto sul muro che grida lamentoso mentre fili si sfilacciano,e il telefono si illumina a intermittenza mentre le chiamate di Axel si propongono sempre più insistenti,e mi copro il viso,mi acciambello sul marciapiede come un cene orfano gettato a tradimento dai suoi padroni,e mi sento spegnermi sempre più rapidamente.C'era chi,prima di infilarsi un proiettile nella bocca,scriveva che era meglio spegnersi in fretta che bruciare lentamente,ma non aveva provato come è semplice bruciare velocemente senza volerlo e senza aspettarselo e senza più capirlo,perchè non lo capisci perchè inizi a bruciare,e poi c'è alcool,sempre più alcool nella fiamma che senti ardere dentro e poi,poi senti veloce l'esplosione e ti copri l'orecchie,e aspetti che tutto questo finisca,prima o poi,come un condannato a morte che in fondo spera di riuscirla a farla franca anche se ne è dubitante.Immagini che si sovrappongono,come pezzi di vetro che dopo essersi rotti te li spremi nella pelle,e nella mente rimbalza A. che stringe le mani di un uomo che non sei tu,di un uomo che forse l'ha rapita come tu mai ci sei riuscito,e aspetti non sai con quale flusso sanguigno che scorre,che bacia un uomo che credevi anche tu sarebbe stato solo un amico,e ti senti il cuore spremere,spremere in un malinconico ma dolce canto che innalza il suo dolore alla Luna e alle stelle,e vedi come in un finale già scritti il loro lento ma inevitabile avvicinamento tra loro,senza poter o voler dire una parola ma con gli occhi nascosti a metà,ormai ciechi,forse,ormai troppo spenti per riuscire a vedere tutto questo,perchè si tolgono la vista per non esplodere in una bomba di dolore.E io resto così,sdraiato sul cemento,cercandomi di bagnare ancora di più per trasformarmi da mare a oceano,per perdermi nella vita,per non dover assistere a questo lento processo che ti strappa a morsi anche il solo muovere le dita.E diventi spettatore non pagante della tua donna che corre da un altro,e quando si chiude il sipario,tu hai visto il loro bacio ormai prossimo e tiri le tende alla tua vita e scavi con le mani la terra bagnata per sporcarti,per farti schifo,per denigranti.Sporco come un cane e patetico come un maiale da sgozzare,ritorno a casa,giro le chiavi e il silenzio surreale mi da il Buonasera e mi schiaffeggia,e pensi a quel silenzio di quella chiamata,quando un cancro prende e ti si porta via anche la voce velocemente,e hai voglia solo di non dover più vedere e sentire e provare.Perchè Dio ha creato l'inferno qui,per lasciarci annegare come vacche immatricolate nel pantano dell'esistenza.Inserisco un pezzo di musica calma,meliodica,accendo uno spinello,un altro,spinello,e mi lascio colorare la giornata da quello che presto è diventato il migliore amico.Immergersi,non riuscire più ad uscire,come un lago ghiacciato,tu cammini tranquillo,cadi sotto,ma non annaspi più,ti lasci annegare e prendere dalle tenebre.E mentre chiudi gli occhi,vedi quel silenzio balcanico,e A. che ti cancella definitivamente per quell'uomo che le diceva che una sua foto era inguardabile,senza capire che era la migliore perchè nei suoi occhi si vedeva la montagna alla prima nevicata fresca e bianca,e i bambini che poggiano il naso alla finestra respirando e creando la nuvoletta di calore,e dicendo alla maestra che ha nevicato con gli occhi luminosi,che solo un bambino può avere,e un sorriso che apre gli argini di un mare trattenuto dalla diga,la stessa purezza e forza,quel sorriso che spalanca improvviso e sincero le acque della razionalità e lascia l'acqua tenuta in gabbia esplodere bagnando le rocce accaldate e i pesciolini che possono finalmente rincorrersi in lungo e largo:è quel sorriso che ti sa di pace che vince sulla guerra,di pace intima,di purezza che scorre come un fiumiciattolo in piena montagna tra calma dei sensi e vita nel suo senso più assoluto,quella in cui sembri solleticare il mondo e ridere con lui,quella in cui sempre una lepre dorata che vola con una fenice.un uomo che non capirà mai niente di lei come capisco io.ma la vita è come un cancro che toglie le parole a quell'accento balcanico,un'ingiustizia.


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