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lavoro pubblicato giovedì 13 settembre 2012
ultima lettura giovedì 21 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

... la metamorfosi...

di mariapace2010. Letto 730 volte. Dallo scaffale Fantasia

... avete mai assistito alla trasformazione di una creatura in qualcosa d'altro?... ecco che cosa si prova.......


....................

Improvvisamente avvertì la sensazione di non essere più solo e che la luce della Luna
lo scaldasse quasi più delle fiamme del bivacco. Aprì gli occhi e balzò a sedere: sdraiato di fronte a lui dall'altra parte del fuoco, c'era uno sciacallo.

Superato il primo moto di timore, Djoser restò a guardarlo. Capì subito che non si trattava di
uno sciacallo comune. Avvolta dal chiarore della Luna e di quello delle fiamme
del bivacco, la sagoma dello sciacallo si stagliava nitida contro il cielo blu
intenso della notte. Nero come la pece, era assai più grosso di uno sciacallo.
Più grosso perfino di un lupo. Collo possente, muscoli poderosi sotto un manto
di pelo raso, lo sciacallo si sollevò sulle zampe anteriori e lo fissò dritto
negli occhi.

Un brivido attraversò la schiena del ragazzo, incapace di sottrarsi al richiamo di quello
sguardo obliquo e verde. Lo vide tendere verso di lui il capo dal muso
allungato ed aguzzo, spalancare le fauci e mettere bene in mostra le potenti
mandibole e le zanne appuntite. Ma non era un atto di minaccia, bensì la posa
che lo sciacallo assume quando ulula alla luna. L'ululato tipico, dicevano al
cantiere, che lancia nei periodi che precedono la pioggia: fenomeno assai raro
nel deserto.

Djoser comprese che qualcosa di prodigioso stava per accadere.

Attese. Ogni cosa intorno a lui pareva attendere un prodigio, perché quello era un luogo
"Divino", dove era possibile infrangere le
barriere del mistero e delle dimensioni: perfino i Faraoni lo avevano
scelto per fissarvi le loro dimore eterne.

E il prodigio accadde.

Le zanne dello sciacallo, sporgenti fuori della bocca, lentamente rientrarono; così pure le unghie, lunghe e scure. Il muso, allungato
e stretto, si appiattì. Nelle orbite oblique, gli occhi fiammeggiarono. Umani
o, forse, divini. Il corpo, rannicchiato e curvo, si alzò; pian piano si
allungò. Il pelo, nero e lucente, scivolò dentro il cuoio. Risucchiato. Fino a
scomparire. Alta, sempre più alta, la sua figura sovrastò, potente e fiera,
quella del ragazzo. Anubi era davanti a Djoser e il ragazzo, più attonito e
sbigottito che mai da quella stupefacente metamorfosi, lo guardava ammutolito.

"Oh, Anubi! - proruppe - O Signore del Cammino Nascosto!"

"Perché non riposi?" domandò lo Sciacallo Divino e, come già nei meandri della Piramide, la
sua voce fece fremere l'aria d'intorno e minacciò di spegnere le fiamme del
bivacco.

"Il Deforme Bes, Dispensatore delle Sabbie Benefiche del Sonno, si tiene lontano dal povero
Djoser. - si lamentò il ragazzo- L'hai
visto aggirarsi qui intorno, o Divino Sciacallo?"

Anubi non rispose a quella domanda, ma ne fece una a sua volta:

"Hai paura di me?"

Un poco, quella domanda stupì il ragazzo. Il Signore del Cammino- Nascosto, si disse, sapeva ben leggere dietro la sua fronte e dentro il suo cuore e conosceva già la risposta. Così, decise di
osare. Osò guardarlo in faccia. Osò entrare nel suo fulgore divino. Sapeva bene
di poterne restare incenerito. Stranamente, però, non aveva di questi timori. I
suoi occhi scuri penetrarono tranquilli e sereni nello sguardo della più misteriosa e temibile fra tutte le Divinità e Anubi gli permise perfino di entrare dentro la sua mente.

L'animo di Djoser si dispose a nuove emozioni. Era certo che lo Sciacallo Divino gli avrebbe
mostrato i segreti della Duat, il Mondo-Rovesciato di cui
era il Signore, che egli aveva sempre immaginato come un'enorme caverna
tenebrosa e irta di insidie, in cui una folla di anime defunte vagavano spaurite alla mercè di terrificanti creature.

Fece un cenno del capo per dire che sì, aveva paura.

Il Nocchiero della Duat distese le labbra in un sorriso che il ragazzo non aveva
visto mai sulla faccia di alcun essere umano. "Non aver paura. - disse - Tu nascesti in circostanze particolari e per
questo possiedi virtù eccezionali. Tu sei un ragazzo curioso in cerca della
Conoscenza. Sai che cosa è la Conoscenza?"

Il ragazzo scosse il capo.

"La Conoscenza, Djoser, allievo di Ptha, è la capacità di sollevare il velo di un mistero che
ne nasconde un altro, senza restarne
sopraffatti. Sollevare veli,
però, comporta rischi. Tu, Djoser, figlio di Pthahotep, hai paura di osare?"

Djoser osò e la sua mente s'inoltrò ardita in quella del Dio e si confuse con essa; i loro pensieri
si avvilupparono, simili a due cobra attorcigliati.

La prima sensazione che il sangue di Djoser conobbe e acquisì da quella "fusione", fu un senso di gloria, percepito da tutte le Identità che componevano la sua essenza umana. Soprattutto lo
Spirito-Ka e l'Anima-Ba danzavano inebriati. Anche il Cuore-Ib esultava e
perfino la l'Ombra-Shut brillava come un sole riflesso in uno
stagno, tanto era lo Splendore
all'interno del Signore del Mondo-di-Sotto. Una meraviglia
infinita. Una purezza totale. Una generosità ed una tenerezza incalcolabili.

Comprese perché Ka-beut, la Dea-Freschezza, avesse scelto di essere Sua figlia. C'era
una Luce Infinita dentro il Signore
delle Tenebre. Una fiamma che splendeva in mezzo al tenebrore con la potenza
del balsamo che libera da ogni dolore e paura; un fulgore grande quanto lo
stesso cielo. Ma, proprio proveniente dal centro di tanto fulgore, Djoser sentì
irrompere dentro di lui una sensazione nuova e improvvisa, simile all'aria che
cambia per un temporale in avvicinamento o altro grosso evento atmosferico.
Quel cambiamento gli comunicò una pena ed un'inquietudine particolari, poichè
erano la pena e l'inquietudine di Anubi: infinite quanto la Sua generosità. Non
erano una pena e un dolore qualsiasi. Erano emozioni che non avevano nomi per
essere definite. C'era in quel dolore tutto lo sconvolgimento della Palude in
cui Horo e Seth si erano scontrati per l'ultima volta; tutta la tristezza del
distacco della Celeste-Nut dall'amato Geb, Signore della Terra.

La sua mente non
era in grado di contenerle. Barcollò e sentì il corpo diventare rigido e
pesante. Anubi lo sostenne; quasi lo strinse a sé. Immediatamente dopo, i loro
pensieri si dissociarono, ma la voce del Dio tenne la mente del ragazzo sospesa
nell'aria ancora per qualche attimo, come una goccia di sangue appesa alla
punta di un pugnale, prima di staccarsi e dire:

"Vorresti conoscere la storia di Anubi, figlio di Osiride?"


(continua)

Brano tratto dal libro: DJOSER e lo Scettro di Anubi

edito da: SOCIETA' EDITRICE MONTECOVELLO



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