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lavoro pubblicato giovedì 13 settembre 2012
ultima lettura sabato 21 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

12 mesi

di michele87. Letto 1052 volte. Dallo scaffale Poesia

Un testo scritto per dare vita ad una mia personale visione sui dodici mesi dell'anno, prendendo spunto dallo stato d'animo che avevo durante la stesura e, soprattutto, dal pezzo di Francesco Guccini che si chiama proprio "Canzone dei dodici mesi"

Gennaio arriva e porta con se neve;
bianca e soffice neve,
come quella malinconia che ti prende all'improvviso,
ti culla lievemente
e ti trascina nell'abisso di ghiacciai solitari,
specchio della tua anima.
Ti senti avvolto da un improvviso vento gelido.
Ti consumi mentre sei perso e infreddolito,
come un passero su un ramo innevato,
circondato dal ghiaccio gelato.
Il cuore si ghiaccia,
perduto nel freddo della solitudine.
Cerchi una fonte di calore che ti scaldi il corpo,
ma non trovi quella che ti scaldi l'anima,
che ti dia un ingannevole sollievo.
E mi sento solo.

Febbraio ritorna, ma l'anima malata rimane ancora.
Ancora freddo, ancora gelo.
Prepotente inverno.
Ma un sorriso traspare dal volto cupo,
una luce dall'abisso gelato si immette nell'aria.
Giostra di colori, canti e suoni.
Il vino scorre a fiumi.
Il carnevale arriva, sbornie e gioie
che escludono i dolori.
Finta felicità che ti trascina,
verso la fine.
Breve gioia; breve come Febbraio.
Febbraio di misera speranza:
l'inverno non smette di portare nebbia e neve,
ma il raggio colorato della primavera ora è più vicino.
E mestamente prosegui piangendo,
accennando, timido, un sorriso.
Ma rimango solo.

Marzo arriva gridando.
La neve si scioglie,
ma arriva la pioggia.
L'anima si strazia ancora,
ma adesso respira.
E ancora ti rivolgi al vino per cercare sollievo.
Ogni tanto sprazzi di sole
che sono spruzzi di allegria.
Ti distendi su un prato
e sei circondato dai colori.
Dai fiori e dal giallo di mimosa.
Nell'aria c'è profumo di donna,
quella donna meravigliosa,
quella donna angelo,
quella donna orgogliosa e forte,
quella donna serpente,
quella donna che uccide l'anima pian piano.
Poi d'improvviso piove ancora.
E i tuoi deliri sembrano sfuggirti,
come il tempo che scorre fregandosene.
E mi sento sempre solo.

Aprile corre
e porta con se stridenti colori,
ridente primavera anticipata.
Si dorme ad aprile;
un sollievo dall'oppressione dei pensieri.
Dorme la mente, dorme la gente,
e ti senti rinato.
Indebolire il pensiero fa bene al cuore.
Dorme la terra, dorme il cielo, dorme la natura
e tutto ha uno strano sapore di pace.
Tutto fiorisce, tutto si colora.
Rifiorisce la speranza,
i pensieri assumono nuove tonalità.
Poi d'improvviso ti accorgi
che è tutta un'illusione.
Un'illusione radiosa da vivere.
Aprile affascinante,
mese che mi ha dato la vita.
E il mio cuore sorride,
ma mi sento solo.

Maggio porta con se i fiori e i profumi della vita.
Pazza primavera inoltrata.
Ti senti tirato a nuovo,
con l'anima illuminata,
con lo sguardo fiducioso sul futuro.
E la natura continua a fiorire
e la tua nuova speranza a rinvigorire.
Ma poi pensi all'umanità,
e ritorna il grigiore.
E allora prendi la penna e scrivi poesie.
Ed hai voglia di cantare,
di amare;
di innamorarti.
Ma non trovi calore per il cuore.
E sono di nuovo solo.

Giugno viene e siamo a metà anno,
ma la tua noia e la tua abitudine
le conosci bene,
così invecchiate.
Giugno arriva e tutto si copre d'oro.
Tutto si copre del colore del grano,
tutto si copre di donna,
odore di femmina da impazzire.
Tutto si copre di bellezza
e tutto nasconde quello strano malessere
che ti porti dentro.
Le tue sinapsi ti cullano
e ti infondono energia,
e il tuo pensiero si amplifica.
Sintomi di delirio potente
di questo giugno delirante.
Giugno prezioso,
anche l'inquietudine si fa oro.
E sono sempre più solo.

Luglio caldo avanza,
così lungo,
così stanco,
pregno di giorni noiosi,
pregno di corpi ammassati al sole
che dimenticano la poesia del mare.
Giorni di caldo infernale
che trasudano di tedio esistenziale.
Notti di brezza fresca
che ossigenano lo spirito,
danno aria ai sogni d'estate:
inganno dei sensi che lega le ali.
Tutto il mondo sembra qualcosa di già rivisto.
Caldo afoso che amplifica l'abbandono di te stesso
e il degrado della civiltà.
E sono ancora solo.

Agosto immerso nella torrida estate.
Giorni di riposo,
di quotidianità che si trascina snervata.
Giorni limpidi di feste,
di sorrisi,
di sincerità arida, secca;
come la terra.
Agosto di misere piogge estive
che danno sollievo ai deliri impolverati
e assetati per l'afa.
Estate che inebria i sensi.
Vino fresco che ti fa capire
che l'unica cura che ti può salvare
è la stessa che ti fa male.
l'amore.
E sono abituato al dolore.
E sono abituato ad esser solo.

Settembre. Tempo di bilanci,
di assurdi pensieri esistenzialisti.
Dei soliti vizi
che ti porteranno pian piano a morire:
il pensare e il vivere forte.
Settembre col sole via via più stanco,
infonde al tutto una visione di spiriti morenti.
Polvere di riflessioni potenti.
Colori diradati e il grigiore dell'autunno che avanza.
E nel frattempo prendi coscienza dei tuoi tormenti.
E sorridi.
Ma ancora da solo.

Ottobre che ci porti la brezza sognante dell'autunno.
Ottobre che ci porti l'ebbrezza dei nuovi vini,
di mosto,
del nettare dell'anima.
E' il godimento di inebriare la mente col vino,
e riscoprire la bellezza del creato.
Ottobre di foglie vecchie
e di frutti nuovi.
Ottobre di migrazioni
e di nuove attrazioni.
Ottobre di nuove compagnie
e di vecchie solitudini.
Ottobre così solitario,
ottobre solo come me.

Novembre di fitte nebbie arriva impietoso.
Pioggia stupida e costante che cade.
Novembre di foglie morte.
Novembre di ricordi e di lacrime.
Novembre di fango.
Novembre di solitari pensieri.
Novembre di cupi grigiori.
Novembre di sospiri,
novembre di respiri.
Ossigeno per l'anima provata.
Sono solo.

Dicembre che porta la neve
che fa tornare quella solita malinconia
bianca e soffice che pesa e soffoca.
Natale di Gesù,
natale di regali,
morte dei valori sociali.
Fine di un anno col tormento nel cuore,
con la mente confusa da deliri irrisolti.
Fine di un altro anno di solitudine,
inizio di un nuovo futuro delirante.
Paura e fierezza di ciò che sarà
e di ciò che non verrà,
perché, alla fine,
il tuo anno te lo sei vissuto intensamente
e la tua mente è temprata e forte,
pronta per le sfide del fato dannato.
Sono solo si, ma lievemente sorrido.

E non riesco a cogliere il senso
di questo andare del tempo costante e piatto,
lo scorrere rapido dell'età
e la possente debolezza dell'uomo.



Commenti

pubblicato il 13/09/2012 18.23.09
garufolo, ha scritto: Non c'è che dire, splendida descrizione, malinconica ma molto molto bella e originale, mi piace.
pubblicato il 13/09/2012 23.23.31
michele87, ha scritto: grazie, mi fa piacere... infatti, l'ho scritta in un momento di assoluta malinconia (che non sempre è negativa) ;-)
pubblicato il 14/09/2012 13.09.51
garufolo, ha scritto: Hai perfettamente ragione, la malinconia è una di quelle classiche cose a doppia faccia, può intristire ma allo stesso tempo avere qualcosa di perfino fascinoso, turbante in un senso tutto suo, ma appunto non per forza negativo. Ed è una delle condizioni in cui si riesce a tirar fuori sensazioni e pensieri come hai fatto tu in questo scritto... : - )

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