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lavoro pubblicato domenica 9 settembre 2012
ultima lettura sabato 5 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

... le acque della Palude - PEHU

di mariapace2010. Letto 668 volte. Dallo scaffale Fantasia

...................................La sorpresamaggiore, però, tanto da sconvolgerlo, fu scoprire che sotto i piedi non avevaterra bagnata, ma a...


...................................

La sorpresa
maggiore, però, tanto da sconvolgerlo, fu scoprire che sotto i piedi non aveva
terra bagnata, ma acqua. Costatò che, semplicemente stava in piedi sulle acque.
Non acque profonde. Acque sicuramente basse. Tre o quattro palmi al massimo,
torbide e melmose. Tanto da non scorgerne il fondo. Stava, di fatto, però, che
si reggeva in piedi sopra le acque.

"Oh! - esclamò, appena riuscì a ritrovare la parola - Che prodigio è mai questo? Dove mi trovo?
Se...sembra la Pehu. Per le Scaglie di Sobek! Questa, è proprio la Pehu,
il Sacro Pantano di Sobek."

Rimase immobile.
Terrorizzato al pensiero di sprofondare di sotto. Non aveva idea alcuna di cosa
potesse nascondersi sotto quella superficie. Nè si spiegava come facesse a reggerlo.

Le Paludi le conosceva bene, ma quella non assomigliava per niente agli acquitrini paludosi
del Delta del Nilo, dove la vita era una esplosione di colori con predominanza
del verde e un trionfo di ronzii e fremiti di ali. Quel posto era silenzioso e
puzzolente. Un'insopportabile puzza di marcio, urina ed escrementi, che gli
ferivano le narici fino a farlo starnutire. Il movimento lo fece barcollare. Temette di affondare, ma non accadde.

"Brrr! - fece - Per la Muta del Serpente Apep! Che magnifico paesaggio! Quale fragrante
profumo!"

La Pehu, alimentata, pensò il ragazzo, dalle acque dello stesso fiume sotterraneo, era
ancora più inquietante e minacciosa della Kherty, del Labrys e
anche del Sa-nesert. Era un ambiente che sembrava respingere la
vita e tutto ciò che era vivo. Piume sparse per terra, però, ossa ed
escrementi, testimoniavano la presenza d'invisibili creature di cui percepiva
perfettamente la minaccia. Là sotto, il Mondo dei vivi era davvero lontano
quanto il Sole dalla Terra e una Forza Maligna pareva schiacciare ogni cosa o
creatura. Vivente e non. Il silenzio era impressionante, ma urlava con voce
assordante e quando un rumore vero lo spezzava, era come se mille fulmini
cadessero insieme.

Uno strepito d'ali scosse l'aria e lo costrinse a voltarsi.

Un piccolo stormo di civette stava levandosi in volo da un cespuglio di canne marce e si dispose
in fila prima di scomparire nel livido orizzonte. Fu in quel momento che vide
l'orrida testa di un mostruoso coccodrillo a qualche gomito da lui. Mimetizzato
dalla vegetazione sommersa o galleggiante, di cui le putride acque erano
ingombre, non n'aveva notato prima la presenza.

"Ma quello non è un cespuglio. - esclamò - E' una testa
di coccodrillo! E sembra più cattivo ancora del suo Signore."

Fece l'atto di correre, ma accadde proprio ciò che fino a quel momento aveva temuto: sprofondò
nell'acqua di quell'infernale depressione del suolo.

"Demone malefico!
- imprecò - Se credi di fare di Djoser un gustoso spuntino, ti sbagli davvero.
Sono una mala-carne, io. Finiresti certamente per strozzarti!" e con vigorose
bracciate cercò di guadagnare la riva arruffata di canne e di altre piante
acquatiche, dove cento occhi celati tra i rami lo stavano osservando; Djoser li
sentiva puntati sulla sua persona come
sentiva, dietro di sé, l'acqua smossa dalle zampe del coccodrillo. Continuò a
nuotare, augurandosi di non finire nel nido di qualche femmina poiché ne era certo, quello che lo stava inseguendo era un maschio: troppo grosso e troppo cattivo.

"Un maschio. - andava imprecando sollecitato dalla paura che gli stimolava gambe e braccia - Djet h Neheh! Questo mostro che m'insegue è un maschio di
coccodrillo... Ne sono certo."

Non capì come, ma riuscì ad approdare a riva prima di quel mostro e si mise a correre, ostacolato
da radici e sterpagli,. Rallentò solo quando si sentì al sicuro.

"Toh, bestiaccia! Per oggi niente pranzo. Non con il povero Djoser! Devi avere un bell'appetito,
eh?... mostro ingordo!."

Appena fu abbastanza lontano dallo stagno, si arrampicò lungo un dosso e da lì scrutò
bene d'intorno.

"Quale divino profumo! - continuava a ripetere osservando il putridume che lo circondava e
che lo copriva da capo a piedi dandogli
le vertigini - Che posto schifoso! E' più puzzolente delle stalle dei tori prima d'essere ripulite."

Perfino i pensieri sembravano aggrediti dall'insopportabile fetore che cercava in tutti i modi di
scrollarsi di dosso.

"Uhhh! - fece, ansante per la corsa e con il fiato corto - Spero di aver seminato quel brutto
mostro a scaglie."

Si girò per guardarsi indietro e il sangue gli raggelò nelle vene: l'enorme rettile stava
rotolando tra le canne con una femmina che difendeva i suoi piccoli. I suoi
figli, probabilmente.

"Per le Scaglie di Sobek! - pensò a bassa voce - Quella mostruosa creatura vorrebbe divorare i
suoi stessi figli! Gli è andata male con Djoser e vuole rifarsi con quelle
piccole creature indifese. - Indifese... - ripeté dopo un attimo di riflessione
- se non finiscono nello stomaco di papà, altrimenti diventano come lui..."

Djoser non amava molto le creature di Sobek. In verità, non le
amava per niente. Ne aveva, però, timore e rispetto reverenziale. Suo
padre gli diceva sempre che il coccodrillo é una forza della natura e come tale
doveva essere temuta e rispettata.

La lotta non fu lunga e il risultato quasi scontato: il ragazzo vide il grosso maschio darsela
a gambe e scomparire tra i canneti.

"Tentativo andato a vuoto! - sorrise compiaciuto - Per oggi siete scampati alle
fauci di papà!"

Il suo compiacimento non ebbe lunga durata. Il grosso coccodrillo ricomparve poco dopo
e cominciò a muoversi a riva, seminando terrore in un mondo già desolante e
deprimente. Si muoveva con la sua andatura a zig-zag in mezzo ad una
vegetazione sommersa o affiorante dall'acqua; alberi pallidi e scheletrici che
puntavano verso il cielo come nudi fantasmi, cespugli marcescenti e, nascoste
nella sabbia, tane di animali scavate da zampe, fauci e artigli. Uccellacci
volavano a pelo d'acqua e compatte nubi di insetti ronzavano, fastidiosi e
tenaci.

Su tutto questo, una forza pesava come un macigno: la fame del coccodrillo. Una fame
insaziabile. Djoser la sentiva come cosa palpabile. La sentiva
nell'inquietudine del mostro e nel terrore delle sue vittime. L'aria era satura
di quel terrore.

Ad un certo punto
vide un grosso uccello starnazzare davanti al muso del mostro.
Vide lo scatto del coccodrillo nel tentativo di afferrarlo. Uno scatto tardivo,
gli parve. Il tentativo non riuscì e il ragazzo ne restò sconcertato.

"Sembrerebbe che... Ma quel coccodrillo è cieco. Quella grossa cicogna gli è passata proprio
davanti e lui non l'ha vista. Ha sentito sbattere le ali, ma non l'ha vista.
Quel mostro è cieco!"

Restò a guardarlo mentre continuava a muoversi sulle corte zampe, in cerca della preda
sfuggitagli. Pareva seguire una scia: il terrore della vittima, pensò Djoser,
ormai lontana e in salvo. Si avvicinò di qualche passo, rimanendo, però, a
riguardosa distanza.

"Ecco perché non è riuscito ad afferrarmi. Non mi vedeva. Mi sentiva muovere nell'acqua, ma non mi vedeva. Per le Scaglie di Sobek! Ho evitato le sue fauci solo a causa della
sua cecità."

In realtà, quella "bestia infernale" esercitava su di lui un fascino particolare: repulsione e
attrazione fatali. Il desiderio
irrefrenabile di osservarne più da vicino il comportamento, lo spinse giù dal
dosso. Avanzò ancora di qualche passo; anche il mostro continuava ad avanzare.
Ad un certo momento lo vide fermarsi,
sollevare la testa e fiutare l'aria. Temette che avesse



avvertito la sua
presenza e arretrò lentamente.

"Non può aver avvertito la mia presenza! - pensò - Qui non c'è un alito di vento e il mio
odore non può raggiungerlo."

Non era la presenza di Djoser che il coccodrillo aveva fiutato. Il ragazzo vide un'Ombra-Shut
sbucare dal folto del canneto verde e marcescente della Palude e avanzare
dritta verso l'animale.

Non aveva un gran
bell'aspetto, pensò guardandolo. Era di spalle e non poteva vederlo in faccia,
ma dall'atteggiamento capì che doveva essere molto arrabbiato. Molto arrabbiato
davvero, poiché procedeva gesticolando ed imprecando in un gergo fiorito, ma
quasi del tutto incomprensibile. Un raccapricciante particolare lo colpì:
quell'Ombra aveva per braccia due moncherini e si muoveva, appoggiato ad un
bastone, su due spaventevoli tronchi di gambe. Non pareva avere paura del coccodrillo.
Al contrario, era quello che mostrava segni sempre maggiori di nervosismo.

La rivelazione arrivò quando l'Ombra si girò per un attimo nella sua direzione ed egli poté
vederlo bene in faccia. Sicuramente non si era accorto della sua presenza, pensò
il ragazzo, ma lui sì.

"UserKa! - esclamò, riconoscendo l'uomo cui apparteneva l'Ombra - E' proprio Userka,
ucciso da un coccodrillo... Un coccodrillo cieco."


(continua)

Brano tratto dal libro: DJOSER e Lo Scettro di Anubi

edito da: SOCIETA' EDITRICE MONTECOVELLO



Commenti

pubblicato il 09/09/2012 14.03.00
mariapace2010, ha scritto: ... il Sommo Poeta ha attraverato l'Aldilà nell'insuperabile Divina Commedia, ma... gli Antichi Egizi avevano già scritto ed illustrato il viaggio del defunto attraverso le insidiose vie della DUAT, il loro Aldilà... al Museo Egizio di Torino c'è uno straordinario papiro (lungo più di 25 m.) che illustra quel viaggio... nel brano qui sopra potete trovare un assaggio romanzato... se vi piacciono le emozioni forti, naturalmente...

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