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lavoro pubblicato sabato 8 settembre 2012
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO DEL FARAONE - EPILOGO

di mariapace2010. Letto 631 volte. Dallo scaffale Fantasia

...il fantastico incontro telepatico fra le due ragazze spearatE da uno spazio-tempo di 3300 anni circa, è giunto alla conclusione: eccone l'EPILOGO....



"Io mi sono unto con gli unguenti Sacri.
ho sulle spalle la pelle di pantera..."

salmodiava Osor, sacerdote di Bes, nelle dolenti vesti di sem, sacerdote funerario.

Mi sono purificato con acqua in cui Horo si purificato

Quando ha fatto da sem per suo padre Osiride

Mi sono purificato con acqua in cui Thot si purificò..."

Il soffio rovente di Horo sferzava implacabile la Valle proibita, ma una folla
dolente e silenziosa assiepava i viottoli che conducevano alla Set-Nefure,
la Sede-della-Bellezza, ad occidente del Nilo. Era lì per consegnare la
principessa Nefer all'Eternità.

Mi sono purificato con l'acqua in cui Anubi...

Continuava a salmodiare il giovane Osor mentre alle sue spalle la voce delle prefiche,
vestite di bianco e con le teste cosparse di cenere, era un solo lamento.

Lasciata la Ua-bet, la "Casa della Purificazione", dove per settanta
giorni il corpo della principessa era stato preparato per affrontare la
rinascita, deposto in un sarcofago di pregiata fattura, Nefer stava abbandonando per
sempre il mondo dei vivi.

Alla guida della mesta processione, che si era fermata all'imbocco del sepolcro,
nascosto e sprofondato nella montagna, c'era Osor.

Spiccavano,
nel gruppo del corpo sacerdotale che lo seguiva, la maschera di Sciacallo del
sacerdote di Anubi e quella di Falco del sacerdote di Horo.

Un gruppo di fanciulli deposero per terra alcuni oggetti funerari che avevano
portato in corteo: vasi, sedie, strumenti per la scrittura, unguenti e profumi,
ghirlande di fiori ed oggetti preziosi; alcuni servi provvedevano a trasferirli
all'interno della tomba man mano che arrivavano.

"Il corpo alla terra,il Luminoso alcielo..." continuava a salmodiare, mentre due fanciulle, sorellastre della piccola defunta, nel ruolo di Iside e Nefti, piangevano la sua morte, così come
le due Divinità avevano pianto quella di Osiride. Due operai, infine, portarono
la statua della principessa, che avrebbe fatto da supporto fisico al Ka, se
il corpo imbalsamato si fosse deteriorato.



Portarono, per ultima la statua del Guardiano, con le fattezze del giovane prete di Bes,
quella che Nefer e i suoi amici avevano ammirato nel laboratorio del giovane
Mosè, che Osor aveva voluto donare all'amica defunta.

Mosè era presente ed aiutò gli operai a sistemarla nella tomba, infine, quando ogni
oggetto ebbe avuto la propria collocazione,
quattro sacerdoti sollevarono il sarcofago e lo issarono su un
monticello, al fianco dell'entrata della tomba,per dare inizio al rito funerario.



Meremptha, il Faraone, come qualunque padre affranto dal dolore, piangeva assieme al suo
popolo l'amatissima figlia.

C'erano tutti: ricchi e poveri, schiavi e soldati, cortigiani e studenti ed avevano
tutti un dono per la loro principessa, fosse anche un semplice fiori.

C'era l'intera Famiglia Reale, principi e principesse di sangue. E non mancava la
presenza di principi ostaggi ed alleati del Faraone; c'erano, poi, i Sovrani di Sparta, Menelao ed Elena.

Non mancavano, naturalmente, gli amici do avventure, venuti a darle l'ultimo saluto:
Thotmosis, il fratello amatissimo, Xanto, che aveva aperto all'amore il suo
cuore adolescente. Né potevano mancare Ankheren e il principe Semenze con
i loro doni e le loro lacrime e c'era
Amenemhat, l'allievo di Thot che l'aveva conosciuto solo da poco e già la
rimpiangeva con tutto il cuore.

C'erano proprio tutti: tutti con un dono e la barba incolta e se la barba non era
ancora spuntata, con il capo cosparso di cenere.

Le donne ripresero i loro lamenti, gli uomini ad imbrattarsi il capo di cenere ed
un torello ad arrossare la sabbia con il suo sangue

Quasi che anche la natura volesse partecipare a tanto cordoglio, una coltre di nubi,
scura e grigiastra, oscurò il sole.

"Horo, non nasconderti. - si levò la voce del sem - Torna da noi ed accompagna
la Figlia del Cielo nel suo cammino verso la Gloria..."



Una pausa lunghissima riempì il tempo d'attesa, poi Horo, lentamente, ritornò. Le
nubi veleggiarono lontano e la calura tornò a schiacciare ogni cosa contro il
suolo rovente; i corvi sopra le creste dei monti e le cicogne sulle colline,
storditi dal riflesso della sabbia e
dei sassi incandescenti, stavano immobili, simili a piccoli simulacri di
pietra,



In lontananza il Villaggio degli operai biancheggiava contro il fianco della
montagna ed alle spalle delle case spiccava una grande costruzione a forma di
tenda: il Luogo-Puro, la Casa-della-Purificazione e la
Casa-dell'Imbalsamazione.

Osor e due Sacerdoti-funerari, intanto, avevano dato inizio al rito misterioso della
Up-Ra o Apertura-della-Bocca, che avrebbe conferito alla defunta
tutte quelle facoltà attraverso cui si manifesta la Vita.

Osor cominciò sfiorandole le guancia e poi il capo con l'UrriKa, lo strumento magico, mentre il sacerdote Anubi versava qualcosa nel tripode, alla sinistra del sarcofago. Subito dopo, una fumigazione si levò dal braciere e
prese ad espandersi d'intorno

che la sua bocca sia aperta da Ptha

che Ammon disserri le pastoie della sua BarcA

che Thot arrivi munito della sua parola magica..."

cominciò a recitare il chery-web, Sacerdote lettore, Colui che possedeva
la giusta intonazione della voce per richiamare l'attenzione degli Dei, per il
più misterioso dei rituali



sia lei capace di respirare

muovere gli arti e camminare...

Sia aperta per lei la Duat

Siano aperti per lei i Chiavistelli di Geb..."



Terminata la cerimonia di Rianimazione-del-Corpo,
il sarcofago venne chiuso e adagiato su un piano inclinato; fu fatto lentamente
scivolare fino all'interno della tomba, accompagnato dal pianto delle prefiche
che si alzava al cielo più straziante che mai.

Il sarcofago, che doveva essere la "dimora-eterna" della principessa, recava sulle
fiancate incisioni in oro, "carne degli Dei" e argento "ossa degli Dei", che lo
rendevano sacro e prezioso.

Soltanto Osor, il sacerdote di Bes, e i sacerdoti di Anubi ed Horo lo seguirono
all'interno, tutti gli altri, lo stesso Faraone, rimasero fuori e laggiù, nel
cuore della cripta, prese atto la parte più occulta e misteriosa del Rito.

L'attenzione dei tre uomini degli Dei si concentrò sulla statua della principessa:



"O Ra,che vieni dall'Orizzonte, che Nefer

possa stendere il braccio come il Signore della Corona.

che possa tenersi eretta come Horo

e sedere come Ptha..." recitò il chery-web.

Il rito si trasferì poi sulle statuette ushabtiu, chiamate a fare i lavori
nell'aldilà.

Per ultima fu lasciata lo splendido simulacro dalle fattezze di Osor; il giovane
prete di Bes gli appese fra le dita della mano sinistra un misterioso sacchetto
poi armò la desta di una lancia.

Sfiorò ogni parte della statua, così come aveva fatto con tutte le altre, con la punta
dell'urrika mentre il chery-web intonava:



"Osor è il tuo nomE

Guardiano dellA Soglia e Coercitore degli avversari.

Sorgi,tu,come l'essere che si è dato la Forma.

Salva Nefer dai Guardiani dei Passaggi e dalle loro mannaie

Fa che non recipiti dentro le loro fornaci

Respingi con la lancia i profanatori di questa tombA

A te,che hai nelle mani il tocco della Morte Incognita

è affidata l'eterna vigilanza

Custodisci la sua dimora.

Il Sacerdote-Lettore ebbe una pausa; là sotto l'aria era torrida ed irrespirabile.
Fece seguire un lungo respiro, si schiarì
la voce e riprese, in tono più vibrante:

Sorgi nell'ora di viver con le interiora degli Dei

Tu mi proteggi Occhi di Horo

Il ramo è il dito di Sokar

Il palo è la gamba di Nemo

La punta è la mano diIside

Sorgi nell'ora di vivere..."

La "giusta voce" circondò il simulacro, lo avviluppò, lo imprigionò. Come energia
misteriosa e inarrestabile, penetrò nella materia inerte, scavò, sprofondò al
suo interno e raggiunse la "forza vitale" che v'era nascosta.

"Sorgi nell'ora di vivere..."

Il richiamo perentorio che ordinava di lasciare la materia inerte che la teneva
imprigionata, che turbava le "regole della natura" percorsero il "principio
vitale" del simulacro.

Il legno vibrò, si ammorbidì. Si udirono impercettibili scricchiolii, chiari
indizi di qualcosa che andava mutando dentro di esso: metamorfosi di atomi e
molecole.

I tre sacerdoti levarono le braccia al cielo per un'ultima invocazione, poi si
avviarono verso l'uscita.

Alle loro spalle gli scricchiolii si fecero più intensi, ma nessuno dei tre di girò.
A passi spediti lasciarono la tomba che venne sigillata e chiusa per sempre.

"Io sorgo nell'ora di vivere

Sorgo nell'ora di vivere con le interiora degli Dei."

Gli occhi del simulacro di colpo si spalancarono. Un lampo di consapevolezza di
"vigore fisico" e di "forza di vita", attraversò il suo sguardo di quarzite.

Il legno comprimeva ancora la sua "forza vitale". La serrava, la difendeva come
uno scudo incorruttibile, ma la "giusta-voce" lo penetrava e lo attraversava
per chiamarlo alla vita.



"Io sorgo nell'ora di vivere...

Le labbra si mossero ma le parole rimasero ancora prigioniere del legno.

"Io sorgo nell'ora di vivere..."

La voce, la Sua voce", questa volta,
ripeté il comando e il petto si allargò in un respiro. Il primo.

In una sinfonia di echi e scricchiolii, la materia inerte e dura vibrò di vita e
Osor il GUARDIANO, copia esatta di
Osor, sacerdote di Bes, si erse in tutta la prestanza fisica: alto,
atletico, imponente, le sue proporzioni erano quelle di un Semi-dio.

I colpi di martello che sigillavano la cripta gli fecero sollevare il capo e
scuotere la folta, singolare luminosità corvina della capigliatura trattenuta
sulla fronte da un cordino di pelle.

Seguì il silenzio, poi la magica creatura si accostò al sarcofago in cui riposava la
principessa Nefer, e la sua voce,come proveniente da abissali profondità,
esordì:

"Chiamami,o mia Signora, ed io verrò. Sarò la tua ombra e libererò il tuo cammino da ogni
insidia."





FINE





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