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lavoro pubblicato venerdì 7 settembre 2012
ultima lettura venerdì 6 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La moglie condivisa- 1° Puntata

di antonioge. Letto 6786 volte. Dallo scaffale Eros

Prima puntata Era l’estate del ’85 quando io e Giorgio, amici sin dalla nascita, abbiamo conosciuto Mirella. Era un’estate molto ...

Prima puntata

Era l’estate del ’85 quando io e Giorgio, amici sin dalla nascita, abbiamo conosciuto Mirella.

Era un’estate molto calda e abitualmente trascorrevamo le mattinate alla colonia marina dell’esercito, alla cui arma i nostri padri appartenevano. Il pomeriggio invece, quando il caldo opprimente cominciava a calare lasciando il posto al ponentino, giocavamo a pallone nel campetto di fronte casa mia. Dall’altra parte della strada infatti si estendeva un vasto terreno agricolo, già destinata alla costruzione di nuovi alloggi per i militari che, in attesa dell’avvio dei lavori, accoglieva ancora centinaia di alberi di ulivo in mezzo ai quali, in uno spazio vuoto da colture, avevamo costruito il nostro campetto di calcio dopo ripulito l'area da pietre ed erbacce. "Il Campetto", come lo chiamavamo, era il punto di incontro pomeridiano di tutti i ragazzi del rione e oggetto di interminabili sfide che terminavano solo all’imbrunire quando le mamme chiamavano i figli per il necessario bagno serale prima della cena. Io e Giorgio, che eravamo i più grandi del gruppo, dopo aver giocato ci stendevamo all’ombra in attesa del tramonto fantasticando sul nostro futuro e poi finendo immancabilmente a parlare di ragazze così che, spesso eccitati da tali discorsi, ci recavamo ai margine del campo di ulivi dove, dopo una piccola scarpata di circa due metri, si poteva ammirare una enorme distesa di erba alta e soffice mista a fiori rossi e gialli a chiazze. Il posto, era conosciuto come “l’alcova” ed era la meta preferita delle coppiette della zona alla ricerca di un poco di intimità. L’erba soffice ed il tramonto, che si poteva ammirare anche stando distesi, rendevano quel posto magico e galeotto allo stesso tempo. Il e Giorgio, entrambi appena quattordicenni, avevamo trovato due postazioni su due alti alberi ai margini del prato da dove potevamo assistere indisturbati alle effusioni amorose delle coppiette di turno dando sfogo nel contempo, con una delle mano libere, ai nostri istinti sessuali che a quell’età, cominciavano a manifestarsi pienamente. Molto spesso riconoscevamo le ragazze poiché, in buona parte, abitavano nel nostro stesso rione e ci divertivano ad assegnare ad ognuna di loro un soprannome in base a quello che abitualmente facevano con i fidanzati o relativamente a qualche parte più pronunciata del loro corpo. Cosi c’era Rosetta, una bella mora sui venti anni che chiamavamo “ la Minnuta” per via delle sue enormi tette. Lina “la Pompinara” per analogia all’ atto amoroso che era solita espletare con il suo ragazzo. Arrivavano quasi ogni sera al calar del sole si stendevano sull’erba e lei, dopo qualche bacio, scendeva con la testa lungo il corpo del fidanzato poi ,tirato fuori il pisello, cominciava a baciarlo per lunghi ed interminabili minuti mentre lui le alzava la gonna e le accarezzava un meraviglioso culo che però, in tanti mesi, non siamo mai riusciti a vedere nudo in quanto sempre avvolto in grosse ma arrapanti mutante rigidamente bianche. Quando lui stava per venire lei toglieva la bocca e terminava l’opera con la mano fino a quando l’ultima goccia di sperma non fosse uscita. Una volta litigarono di brutto perché lui non l’avvisò e venne nella sua bocca. Rosetta si alzò di scatto ma lo sperma, che continuava ad uscite, le finì tutto sul vestito. Andarono via gridando ed insultandosi a vicenda ma ,la sera successiva, Rosetta era ancora la ad amoreggiare e spampinare il suo moroso. Poi c’era Lisa, che aveva 17 anni e che faceva solo seghe al ragazzo di turno. In quell’estate ne contammo almeno dieci diversi. Per questa sua specialità si era guadagnata il titolo di “ segaiola”. Generalmente le ragazze che frequentavano "l'Alcova" non supervano i 24/25 anni ma una volta ci capitò di vedere la Signora Colace, moglie di un sergente collega di mio padre e madre di due bambine, che si accompagnava ad un signore maturo, mai visto in zona. La signora si fece scopare alla pecorina mettendo in mostra un culo perfetto che nessuno di noi aveva mai immaginato vedendola a passeggio con il marito e le due bimbe. L’uomo si mise dietro di lei e inizio a leccarla fra le chiappe poi posizionò il suo uccello un direzione del suo ano. Sentimmo la signora intimargli di fare piano perché era ancora vergine da quella parte e poi la sentimmo emettere un gemito di dolore che si trasformò gradualmente in piacere.. La vedemmo una volta sola ma bastò per appiopparle il soprannome di “la cavallona”. Inutile dire che a quella visione furono dedicate tutte le mie successive “pugnette notturne” come le chiamava Don Franco quando andavamo a confessarci la domenica. Segue........



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