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lavoro pubblicato giovedì 6 settembre 2012
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE CAP. XIV - Morte di Nefer (prima parte)

di mariapace2010. Letto 501 volte. Dallo scaffale Fantasia

le vicende sono giunte quasi a conclusione: alla morte della principessa Nefer cosa sarà di Isabella?



Era proprio il principe Sekenze, Reggente Reale, con potere di vita e di morte su
quanti vivevano nella Città-dei-Morti; lo seguiva un drappello di uomini
armati.

Di media corporatura, ma dal fisico irrobustito dalla vita all'aria aperta e da
esercizio fisico, Sekenze, pur senza avere particolari doti di avvenenza, era
un tipo sicuramente interessante. Benché non avesse il fascino carismatico di
Osor o la straordinaria bellezza di Thotmosis, aveva una personalità
particolare ed intensa che emanava da tutta la persona: quella, forse, di chi è
avvezzo ad esercitare il potere.
L'espressione del volto era ostinata ed ardita e l'incedere, elegante e
sicuro di sé.

Smontato di sella, si accostò ai soldati intimando l'alt.

"Fermi tutti! - ordinò - Cosa succede qui?"

"Potente signore. - Enen si fece avanti - Sono il figlio del nobile Teshut, funzionario del Faraone e sono qui per catturare
uno schiavo fuggito da Palazzo."

"E questo branco di caproni vestiti da guerrieri? - lo interruppe sarcastico il
principe - Mi pare più un gruppo di ragazze davanti ad un topo e... e dimmi,
Enen, figlio di Teshut... dov'è il "topo" che ha spaventato questi prodi
guerrieri?"

Osor si fece avanti.

"Non era un topo, principe Sekenze!" disse.

"Venerabile Osor! - esclamò il signore della
necropoli, con grande amabilità - Amico degli Dei e amico mio!...
Solamente tu, sei capace di mettere in rotta da solo un esercito di agguerriti
soldati... ancora il trucco del leone?
Ah.ah.ah..." aggiunse, con una fragorosa risata, tendendo le braccia all'amico.

La terribile "visione" del leone, intanto, andava scomponendosi in una miriade di
frammenti e scintille sempre più evanescenti.

"Devi insegnare anche a me questo trucco." Continuò il giovane, sempre ridendo.

"Il mio amico, il principe Semenze non ha bisogno di trucchi per tenere lontano i
nemici." anche il prodigioso sacerdote di Bes ebbe un sorriso d'ironia.

"Per la Sacra Muta di Uadjet! - esclamò Enen alle spalle del principe - Lo sapevo
che si trattava solo di magia."

"E tu, stupido allocco, ci sei cascato. - lo sbeffeggiò l'altro - Ti sei lasciato
impressionare da un gioco per bambini."

Sopra le loro teste, intanto, Horo picchiava implacabile, affilando il suo becco di
Falco sacro.

"Per il Fulgido Calamo di Thot! - ancora Enen, punto sul vivo - Sekhmet, la Possente,
affili per me i suoi artigli di Sacra Leonessa, se quanto tu dici è vero,
principe Sekenze: non io, mi sono lasciato impressionare da prodigi per
ragazzi, ma i tuoi soldati."

I soldati, intanto, svanito il prodigio, erano tornati indietro.

"Il principe Sekenze ha ragione. - intervenne Thotmosis -Piacerebbe anche a me
conoscere simili trucchi."

"Ehi, Thotmosis... amico mio fraterno... Ci sei anche tu? - il principe della necropoli
dirottò la sua attenzione verso il principe di Tebe - E... e dimmi: per che cosa
ne farebbe uso il figlio del Faraone?" domandò con un sorriso indulgente; era
assai palese la simpatia che nutriva per il giovane Thotmosis.

"Per tener e lontano i tuoi prodi soldati, amico Sekenze... ah.ah.ah..." scherzò
Thotmosis, mentre Enen andava balbettando:

"Lui... lui è il principe Thotmosis... E' proprio il... il principe Thotmosis... Capo della
Guardia Reale?"

"E' proprio il principe Thotmosis. Io ti avevo avvertito! - il giovane Ankheren si
fece avanti; si fermò di fronte al figlio di Teshut, poi gli dette le spalle e
si avvicinò al principe Sekenze e lo guardò con quella espressione, vivace ed
irresistibile, che gli guadagnava la simpatia di tutti - Io me lo porterei
sempre al guinzaglio, quel leone." disse.

"C'è anche l'impareggiabile Ankheren? - il principe della necropoli si girò verso di
lui - Ma le tue preferenze non vanno a tori e torelli? E dimmi... il tuo amico
Kaptha gode sempre di buona salute?"

"Ottima, signore. Kaptha gode di ottima salute ora che Ptha l'ha posto sotto la sua
custodia ed ha fatto sapere che non intende bere il suo sangue."

Ricordavano tutti che Ankheren aveva sottratto il suo torello al coltello sacrificale del
Tempio di Ptha e che solo il l'intervento del principe Sekenze aveva salvato il
torello dall amorte e il suo padrone da una buona dose di bastonate.

"L'ho detto allora e lo ripeto adesso: Ankheren, figlio di Mursil l'Ittita, è un
ragazzo un po' strano che dice cose strane, ma... c'era qualcun altro, ricordo,
che diceva cose strane.ah.ah" rise il principe della necropoli.

"La principessa Nefer." rispose il ragazzo, girandosi e tendendo un braccio verso
la sporgenza rocciosa dietro cui la principessa aveva cercato riparo.

Nefer stava seduta per terra, con la schiena appoggiata alla roccia, in uno stato di
sofferente abbandono.

Non rispose al richiamo e solo allora suo fratello e gli altri si accorsero della
larga macchia di sangue sul petto e della freccia ancora conficcata nella
carne.

Si precipitarono tutti in suo soccorso.

"Ma tu sei ferita, principessa Nefer!" Ankheren la raggiunse per primo.

La freccia era conficcata molto in profondità e il ragazzo la toccò quel tanto
sufficiente a strapparle un lamento.

"Aspetta! - lo esortò Osor alle sue spalle - Non toccare quella freccia: la punta
potrebbe aver reciso qualche arteria vitale."

"Ma così morirà dissanguata." Osservò Xanto al suo fianco.

"Xanto..." dalle labbra della principessa uscì un debole sussurro; il principe troiano le
si inginocchiò accanto.

"Stai tranquilla. Avrai presto le cure di un medico." Cercò di tranquillizzarla, ma
pareva voler tranquillizzare più se stesso, tanto appariva abbattuto.

"No! - lei scosse il capo - Tu devi... andare. Devi... metterti in salvo. - balbettò,
poi, rivolta al fratello - Thotmosis...
mi hai ... promesso..."

Anche il fratello le si inginocchiò al fianco; le prese una mano, mentre Osor, con un
lembo della fascia che portava in vita, le detergeva il sudore e con il
mantello di Sekenze cercava di tamponarle il sangue che continuava a sgorgare
copioso dalla ferita.

"Thotmosis... - riprese la principessa, dopo una pausa spezzata da respiri sempre più
affannosi - Tu lo proteggerai... vero? Lo metterai... in salvo. Gli consentirai... di
raggiungere la ... sua terra?"

"Lo farò, sorella del mio cuore. Lo farò. -
la rassicurò il principe Thotmosis carezzandole dolcemente il capo - Non
dubitare. Ma stai serena. Ti porteremo a Palazzo e sarai curata."



(continua)


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