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lavoro pubblicato lunedì 3 settembre 2012
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL RO-STAU: La Porta dell'Oltretomba

di mariapace2010. Letto 491 volte. Dallo scaffale Fantasia

Fu solo in quel momento che Djoser avvertì una seconda presenza nella stanza e sentì un soffioalitargli sul collo con il bruciore di una...

Fu solo in quel momento che Djoser avvertì una seconda presenza nella stanza e sentì un soffio
alitargli sul collo con il bruciore di una fiamma. Capì subito, senza nemmeno
voltarsi, che si trattava di Anubi. Si girò, con animo lieto e gioioso, ma
precipitò nello sgomento: l'aspetto del Signore delle Tenebre-Profonde non era
quello a lui familiare, gioviale ed un pò ironico. Non era l'aspetto amabile e
cortese del compagno di giochi, del maestro sempre indulgente. Il sembiante di
Anubi era simile ad una fiamma minacciosa. Gli occhi verdi ed incandescenti
parevano pronti ad incenerire denti e zanne, a lacerare, mani ad artiglio, a squartare.

Terribile ed Implacabile. Ecco il vero aspetto di Anubi. Così come lo aveva "visto" comparire davanti al principe Kabaef prima che gli succhiasse la vita con quello sguardo tremendo.

Terrorizzato, il ragazzo si girò verso Hapy, ma il Signore del Nilo non c'era più; al suo posto
era rimasto un intenso profumo di loto e papiro e una miriade di scintille
sempre più trasparenti.

Djoser balbettò qualcosa, ma la mano ad artiglio di Anubi lo toccò sulla spalla e la paura
scivolò via dal suo spirito, come l'ombra del pomeriggio sulle case. Il ragazzo
abbassò lo sguardo e nel breve battito di ciglia, che a lui parve lungo quanto
l'Eternità, la Tenebra si squarciò davanti ai suoi occhi sollevando il primo
velo dei Grandi Misteri di Ptha: la Gola del Ro-Stau, la
grande Porta dell'Oltretomba.

Djoser la fissò irrigidito dalla paura. Il braccio di Anubi lo guidò e il ragazzo comprese la
ragione per la quale lo Sciacallo Divino aveva assunto quel terribile aspetto:
tre Demoni, armati di mannaie e coltelli, terrificanti a guardarsi, stavano
venendo loro incontro per impedire l'accesso a quella Soglia.

Erano i Sorveglianti del Ro-Stau e al cospetto del Signore del
Cammino-Nascosto, pur tra mugugni ed invettive, indietreggiarono. Prima di
lasciarlo passare, però, per le Leggi che regolavano il Mondo-di-Sotto, pretesero di conoscere il nome del pellegrino e che egli pronunciasse il loro, con la giusta intonazione.

Anubi fece un cenno affermativo del capo e il ragazzo recitò:

"Sono Djoser, figlio di Pthahotep, architetto di Ptha. Il mio ren è: Colui-che-esce-dai-papiri."

"Da dove vieni?" chiese l'Araldo.

"Dalla terra di Ineb-Heg, il Muro Bianco di Memfi."

"Che cosa sei venuto a fare qui?"

"Sono venuto per conoscere i segreti della Duat. Aprite il Ro-Stau
e lasciatemi entrare. - ordinò - Io non sono arrivato qui impuro, ma provvisto
di magia e conosco i vostri nomi: Mades è il tuo nome, Heri-sep è quello del tu
compagno e tu sei Babi."

I demoni abbassarono subito asce e mannaie e il grande portale si spalancò con un
fragore assordante che lo fece trasalire, nondimeno, si apprestò ad oltrepassare
la Buca del Mistero. Con un certo disagio, per la verità: il disagio del
distacco che la Terra avverte quando la
zappa le stacca una zolla dalla crosta. Era come se il suo essere si fosse
scisso e parte di sé fosse rimasta fuori di quella Soglia. Non dolore fisico,
ma piuttosto un disagio dello spirito per la perdita di qualcosa. Comprese di
aver lasciato su quella Soglia la prima delle "identità" che componevano il suo
essere umano: il ren, il nome segreto.

Un'altra delle identità era il Ka, lo Spirito. Era simile al djet, il corpo fisico, di cui era la copia esatta. C'era poi il Ba, l'Anima, che era la parte più intima dell'uomo. E c'era la Shut, l'Ombra. Infine c'erano l'Ib e l'Akh, il Cuore e il Corpo di Gloria. Sette, in totale, e lui provava quel senso di perdita che si avverte quando si smarrisce qualcosa
di prezioso e vitale.

Che il ren fosse una questione molto importante per la creatura umana, Djoser lo sapeva
assai bene. Vitale, per la verità, dal momento che neppure gli Dei potevano
farne a meno. Non avere un nome equivaleva a non esistere. Possedere il nome
segreto di un'altra persona significava
acquisirne la vitalità.

Lo stesso Ra, il Padre degli Dei lo sapeva bene. Vedendolo vecchio e malato, sua figlia Iside un
giorno decise che fosse giunto il momento di dare una svolta alle Questioni
Divine. Soprattutto, all'ordine gerarchico delle Sfere Celesti. Per farlo Le
bastava conoscere il nome segreto del vecchio Ra. Questione non facile
neppure per una maga potente come Lei. Decise, perciò, di
farsi aiutare da Tiamat, una maga-demone il cui veleno non perdonava nessuno e
la convinse a mordere Ra al tallone del
piede sinistro poi preparò un antidoto al veleno, con cui si presentò al
cospetto del Padre degli Dei.

"Dimmi il Tuo nome segreto ed io metterò fine ad ogni Tua sofferenza." gli disse.

"Non lo saprai mai, figlia sciagurata!" rispose Quello.

La schermaglia fra i due andò avanti per un bel pezzo, infine, incalzato da dolore, Ra finse di cedere.

"Ti dirò il mio Ren, ma liberami da questa sofferenza."

"Lo farò, ma solo dopo aver ricevuto la tua rivelazione."

"Il mio nome segreto è: Kheper al mattino, Ra a mezzogiorno e Khnum al tramonto." disse Ra,
ma Iside replicò:

"Questo non è il tuo nome segreto. Lo sanno anche i bambini."

Ra resistette ancora, ma quando si rese conto che Iside non avrebbe desistito dal suo
proposito, finì per cedere e, accostata la bocca all'orecchio di Lei, affinchè
altri non potessero udirlo, Le svelò il proprio divino Ren.

"Il cammino che ti attende è lungo e insidioso, - la voce di Anubi lo scosse, facendo vibrare
l'aria intorno a lui come la superficie di uno stagno dopo il lancio di un
sasso - ma tu sei ben provvisto di magia. La tua voce sarà giusta nel
pronunciare i nomi dei Custodi e nel recitare He-Kau,
capaci di vincere ogni resistenza. - Djoser fece l'atto di replicare, ma Anubi
lo prevenne - Le mannaie dei Custodi non saranno i soli pericoli che dovrai
affrontare nel Mondo-di-Sotto. Questo ti aiuteterà. Adesso vai." disse,
mettendogli in mano il suo Scettro Divino.

Djoser artigliò le dita intorno al bastone divino, senza articolar parola; Anubi fece seguire un respiro che pareva l'ansimare di un enorme mantice, poi la sua figura si dissolse, scomponendosi in migliaia di frammenti, prima di disolversi

"Anubi! - invocò il ragazzo - Signore del Cammino-Nascosto..."

La risposta del Divino Sciacallo fu un sussurro nella sua mente:

"Vai! I cammini si apriranno davanti a te. Non sarai respinto, nè rinviato ed attraverserai
indenne il Fuoco e le Tenebre. Vai!"

Djoser avanzò, pronto ad affrontare le insidie di quel Viaggio.


(brano tratto dal libro: DJOSER e lo Scettro di Anubi

edito da SOCIETA' EDITRICE MONTECOVELLO



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