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lavoro pubblicato venerdì 31 agosto 2012
ultima lettura domenica 5 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo XIII - La potente magia di Osor

di mariapace2010. Letto 571 volte. Dallo scaffale Fantasia

Isabella e Alì scoprono il nascondiglio della banda del Rosso e la principessa Nefer, ferita a morte, ossserva la magia del suo amico Osor









Isabella, in quell'istante, stava osservando insieme agli amici i movimenti di Smith il
quale si era fermato davanti alla porta chiusa di un bazar. Lo videro bussare
tre volte con due colpi intervallati: certamente un segnale.

Una finestra, chiusa da persiane di legno dorato e traforato, si aprì, sotto una
grossa insegna che recava la scritta: JOSEF HASSAN.

Alla luce di una lanterna appesa alla porta, apparve il volto di un uomo che
scomparve subito dopo aver fatto un cenno con la mano.

"Ho visto già quel tipo. - disse Alì - L'ho visto al campo di scavo del professor
Aziz curiosare e fare domande agli operai. E giurerei - aggiunse dopo
brevissima pausa - di averlo già visto anche al bazar di Ashraf Sheik."

"Anche quella canaglia? - proruppe Isabella - Si ritrovano proprio tutti qui,
stasera."

"Già! Venite... scopriamo che cosa si nasconde
dietro quella porta."

"Come facciamo ad entrare?" replicò la ragazza.

"In qualche modo faremo." Alì le fece un buffetto sulla guancia.

"Quando hai quello sguardo, mio bel principe d'Egitto, qualcosa bolle in pentola...
direbbe il mio amico..."

"Chi sarebbe costui?" domandò Alì con accento un po' risentito.

"Oh... - sorrise la ragazza - Solo un personaggio dei fumetti."

"Ah!... Guarda queste vecchie case - continuò il ragazzo - sono legate insieme da un
muro senza aperture... ad eccezione di queste finestrelle che fanno ventilazione
ai sotterranei dove un tempo la gente teneva al fresco le provviste."

L'apertura era sufficientemente larga da consentire loro di passare dall'altra parte;
perfino Osor non ebbe difficoltà. Dall'altra parte, però, la parete era alta
più di due metri ed Isabella si calò giù per finire nelle braccia di Alì che le
fece fare una tripla piroetta prima di metterla giù. Scoppiarono a ridere e la
prodigiosa creatura, alle loro spalle, li guardava in silenzio; i suoi occhi brillavano
nel buio dello scantinato: un lampo di tenerezza, si sarebbe detto.

"Qui sotto è buio pesto. - disse la ragazza -Attenti a dove mettiamo i piedi... ma tu,
non porti sempre fiammiferi con te?"

"Non ho fiammiferi con me questa sera, però ho un paio di accendini.

Subito dopo una fiammella tremolò nel buio.

"Accendini? Ah.ah... e da quando ti sei dato ai vizi?"

"Vizi? No!No! Ahhah... fumo solo il narghilè.
Questi accendini, con la figura di Thut-ank-ammon, sono del mio amico Aziz che
vuole lanciarli sul mercato del turismo... Per Allah! - il ragazzo divenne serio,
mentre il lume faceva luce d'intorno e strappava al buio dello scantinato,
spigoli di grosse casse, sacchi di juta e cordame vario - Ma in che posto siamo
capitati?"

"Speriamo non dentro la brace del proverbio!" fece lei.

"Non conosci il proverbio? Cadere dalla padella nella brace?"

"Io ho un presentimento..."

"Buono, spero... ahi! - una sporgenza nel suolo, contro cui Isabella era andata a finire,
le strappò un'imprecazione - Con questo buio non si vede dove metti i piedi."

"Ti sei fatta male?... Per tutti i Peli della Sacra Barba del Profeta! -
l'esclamazione soffocata di Alì costrinse la ragazza a dirottare l'attenzione
su di lui - Guarda qui, Isabella."

"Santo cielo! Ma... ma questo è un sarcofago."

"Non proprio un sarcofago... più un finto sarcofago per accogliere il Ka del defunto..."
ipotizzò il ragazzo.

"Come quello di Sekhem-Khet a Sakkara?" domandò la ragazza, ma fu la voce di Osor a
sorprenderli:



"Ho perlustrato il Cielo e scavato
l'Orizzonte - recitò -

Ho percorso la Luce e i mi sono
impadronito dei poteri..."

"Che cosa stai dicendo,Osor?" chiese Isabella.

"Sta recitando formule dei Testi dei Sarcofagi. - spiegò Alì - Guarda qui, sul
fianco del sarcofago. - Alì sollevò
l'accendino ed alla luce della fiammella - Diamo un'occhiata qui intorno."
propose.

Per lustrarono il locale, si imbatterono in una porta che si apriva su una scala di
cinque o sei gradini, dal fondo della quale partiva un corridoio che percorsero
con circospezione.

"Ma dove siano finiti?" esclamò Isabella.

"Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto!" recitò il ragazzo.

"Sarebbe?"

"Ho idea che stiamo per imbatterci in qualcosa di grosso. Dì... non senti anche tu
che..."

"Sento che stiamo per cacciarci in qualche guaio!"

"Quello che intendevo! - scherzò Alì - Guarda quella porta laggiù... Vediamo cosa si
nasconde dietro."

"Un campanellino nel cervello mi dice di stare lontano da quella porta, ma io... sai...
non lo ascolto mai..."

"Magnifico!"

Alì spinse la porta, che fece qualche resistenza, ma poi cedette ad una spallata di
Osor, chiamato a risolvere la faccenda.

Lo spettacolo che li accolse, quando la porta fu aperta ed una potente luce, forse
collegata alla serratura inondò l'ambiente, era degno di un Faraone: mummie,
sarcofagi, armi, arnesi, gioielli e numerosi altri oggetti di uso quotidiano.

Ovunque si posavano, gli occhi si riempivano di stupore e ammirazione: ori, argenti,
ceramiche, pietre preziose.

"Allah sia magnificato!... Qui! Sotto il naso di tutti!" esclamò Alì.

"Non è possibile! - anche Isabella era sconcertata - Il tesoro di Abdel il Rosso!... Lo abbiamo cercato ovunque. Tu lo
hai cercato in ogni angolo della Valle e il tesoro trafugato dai
contrabbandieri era qui... sotto il naso di tutti... Qui c'è tutto quello che il
Rosso e la sua banda hanno portato via in tanti anni, senza che nessuno
sospettasse mai nulla..."

"Direi proprio di sì! Ecco qui..."

Voci e rumori di passi interruppero il ragazzo.

"Nascondiamoci... presto. - disse la ragazza - Nasconditi, Osor... ma resta fermo ed immobile come una statua." aggiunse.

Cercarono un riparo per nascondersi.

Appena in tempo, perché la porta si spalancò lasciando entrare Smith in compagnia di
due uomini alti e snelli, dagli occhi nocciola e la pelle scura: sicuramente di
razza nubiana.

"...non ti fidi troppo di quell'esperto del Museo di Torino? Io..." stava dicendo a
Smith uno dei due nubiani.

"Tranquillo. - rispose Smith - Esperto, ma ingenuo! L'hosegui per settimane, a Torino e..."

"E...tciii!"

Un fragoroso starnuto proveniente da dietro ad uno dei sarcofagi mutò le
espressioni sulle facce dei presenti; anche di Isabella che non era riuscito a
trattenerlo, facendo scoprire la sua presenza e quella di Alì e di Osor.

"Chi c'è qui? - gridò Smith estraendo un
revolver da una delle tasche del largo caftano che lo copriva da capo a piedi;
anche gli altri due estrassero subito affilatissimi pugnalo di fattura
yemenita, dall'impugnatura in cono di rinoceronte - Chi si sta nascondendo? ...
Qualcuno è nascosto qui dentro..."

Non ci volle molto a tirar fuori del nascondiglio i due ragazzi; Osor era on piedi
accanto ad un grosso sarcofago in alabastro e nessuno pareva essersi accorto
della sua presenza, mimetizzata nelle ombre.

"E voi due, da dove spuntate? - Smith si piazzò
davanti al ragazzo - Come avete fatto ad entrare qua dentro?"

"Apriti Sesamo!" disse in tono mordace la ragazza, alle spalle di Alì.

"Ehhh?" fece quello.

"Come Alì Babà e la sua banda. - continuò sempre con lo stesso tono la ragazza - Lo
conosci Alì Baba?... Dovresti! Svolgeva la tua stessa attività."

"Spiritosa, la piccola! Ah.a.h.ah." rise l'uomo.

"La conosci? - domandò uno dei due compari - Conosci questi due?"

"Non conosco la ragazza, ma conosco lui. - Smith indicò Alì - E' il figlio di Hammad
Azim..."

"Il dottor Azim... l'archeologo?"

"Hhhh!" fece Smith afferrando Alì per un braccio.

Alì tentò di liberarsi strattonando, ma il gesto lo spinse in avanti, di fronte al
prodigioso Osor, immobile e fermo come una statua, proprio come gli era stato
ordinato; sempre al fianco del sarcofago.

"Fai qualcosa, amico. - Alì fissò il suo sguardo scuro africano in quello di
quarzite della prodigiosa creatura, sfingea e sempre immobile - Ehi! Muoviti! -
gli gridò - Fai qualcosa o finiremo presto anche noi a perlustrare il Cielo
e scavare l'Orizzonte
... come ami ripetere di continuo."

Osor non mosse un solo muscolo, lo sguardo di quarzite...

"Volete rispondere? - la voce di Smith alle spalle del ragazzo - chi vi ha detto di
questo posto? Come avete fatto ad
entrare qui?" continuava a chiedere.

"Con le nostre gambe, naturalmente. - rispose il ragazzo - E recitando per tre volte
"Apriti Sesamo"... come dice la mia amica Isabella."

"Sì!- interloquì la ragazza - Sono molto brava nei giochi di magia... "

"Anche spiritosa, la piccola! Brava! Mi piacciono le ragazze coraggiose e odio,
invece, quelle piagnucolose." la zittì
l'inglese, afferrandola per un braccio e facendole fare, con gesto assai sgarbato, un passo in avanti.

"Ehi!... Mi fai male! Lasciami!" protestò Isabella.

"...e te ne farò molto, ma molto di più se
non rispondi alle mie domande .- disse Smith. Piccolo e smilzo, una studiata
negligenza nel vestire, l'apparenza insignificante, quell'uomo non smetteva di
sorridere, mentre minacciava - Come avete fatto ad arrivare a questo posto...
Avete parlato con qualcuno? Chi vi ha..."

"Adesso basta! - interloquì il ragazzo - Vuoi sapere come siamo capitati qui?... Se Allah
permette, abbiamo ragione di credere che tu sia in possesso di un reperto che
non ti appartiene."

"Davvero- fece l'altro con insostenibile ironia - E che cosa vorresti?... Riaverlo?"

"Naturalmente!- la pronta risposta del ragazzo; Osor era sempre immobile come una statua e
nessuno pareva fare caso a lui - Ma anche farti conoscere le prigioni
locali, amico.!

"Ah.ah.ah!"scoppiò a ridere l'altro, trascinandosi nella ridata anche i due nubiani, cui
l'inglese fece cenno e che afferrarono immediatamente il ragazzo per le
braccia.

Inutilmente Alì cercava di svincolarsi.

"Per la Barba del Profeta! - sbottò infine, girando il capo verso il prodigioso
amico - Tu non fai nulla, Campione? - proruppe - Te ne stai immobile come una
statua... Isabella.. Isabella... Digli di darsi una mossa... avanti."

"Osor..." disse semplicemente la ragazza e la creatura, come un gigante addormentato
svegliato dal sonno, si scosse e si avventò sui tre.

Smith lasciò cadere da sotto il caftano il prezioso astuccio con il papiro della
principessa Nefer.

Nel silenzio irreale che seguì, lo squillo
del cellulare di Isabella lacerò l'aria.

"Questo è Alessandro." disse la ragazza.

Era proprio il professore e li raggiunse pochi minuti dopo insieme ad Hammad ed
alla dottoressa Fatma; li scortava una jeep di gendarmi che presero in consegna
i tre malviventi e si allontanarono.

Il verso di una civetta riempiva la notte di sibili prolungati e la luna, sulle case più alte, saliva veloce nel cielo.

Isabella prese l'astuccio che il fratello aveva raccolto da terra. Lo toccò. Quasi
l'accarezzò e il bel volto assunse immediatamente quella espressione smarrita
ed estatica che gli amici ben conoscevano.

Lo sguardo fissava assente i buchi disuguali e storti che l'umidità e l'oscurità
avevano distribuito tutt'intorno nelle pareti e che una mano di tintura bianca
tentava vanamente di nascondere.

L'ormai ben noto turbinio di emozioni le scompigliò il cervello e lei si avviò, ancora
una volta, lungo il sentiero che "conduceva" alla principessa Nefer di Tebe. Ogni cosa intorno andò sfocando e quando la nebbia si dissolse, si ritrovò in
quell'"altro mondo", nei panni della principessa Nefer ferita e sanguinante.


Nessuno degli amici pareva essersi accorto di lei e della sua ferita; gli sguardi di
tutti erano concentrati sulla figura del Sacerdote di Bes: Osor era chino al
suolo sopra un mucchietto di terra. Anche Nefer aveva lo sguardo fisso su di lui.

Un ginocchio per terra, l'altro appoggiato ad una bassa sporgenza il giovane prete
della più misteriosa Divinità della necropoli di Tebe stava bagnando la sabbia
con l'acqua del piccolo otre di pelle che portava sempre legato in vita.

Con gesti rapidi e precisi le dette volume e consistenza e quando il mucchietto
informe ebbe preso la sagoma di un leone di sette o otto pollici, Osor lo
irrorò con le ultime gocce dell'otre.

A questo punto, intonò una cantilena struggente, modulata e dolce: la "giusta
voce" che solo un sem, sacerdote esorcista di grado elevato, conosceva
ed era capace di impostare.

Nefer guardava in silenzio e l'orecchio
seguiva frastornato i suoni incomprensibili delle He-Kau, le Sacre
Parole dell'incantesimo: il deserto, le rocce e il cielo, parevano rinviarne i
suoni e gli accenti misteriosi

La piccola sagoma di sabbia cominciò ad oscillare; i granelli vibrarono, si
mossero, poi si unirono in una massa compatta ed omogenea. Una miriade di
piccole scintille, che parevano prendere vita direttamente dall'aria e dal
riverbero rovente del suolo, formarono un'aureola che circondò il piccolo
simulacro di leone e colui che l'aveva creato.

Quando Osor ebbe pronunciato l'ultima parola, un leone dalle straordinarie proporzioni
fisiche, palpitante di vita, balzò fuori dall'alone di luce trasparente.

Un potente, terrificante ruggito riempì l'aria e raggelò il sangue nelle vene; i
soldati smisero di tirar frecce e fuggirono spaventati.

"Che prodigio è mai questo?" "Via... via! Scappiamo!" gridavano.

IL gruppo di amici arretrò sparpagliandosi; il principe Xanto appariva il più
turbato:

"La tua magia, amico Osor, supera di gran lunga quella di ogni altro mago!"
continuava a ripetere.

"Neppure il mago Vebaoner, avrebbe potuto reggere il tuo confronto, amico mio." assentì
il principe Thotmosis con il tono di chi si sente fortunato.

"E neppure l'ebreo Mosè, che guidò la rivolta di alcune tribù del popolo degli
Ibrihim contro il nostro beneamato Faraone, fece mai tanto." gli fece eco la
voce del giovane Amenemhat, allievo di Thot.

"Non conosco questo Mosè. - confessò il principe troiano - Era un guerriero del
Popolo di Mare?"

"No! - interloquì Ankheren - Al cospetto di Meremptha, nostro beneamato Signore,
Amato di Ptha, il potente mago Mosè voleva mettere in mostra la potenza del suo
Dio: trasformò in serpente il suo bastone, facendogli divorare quelli in
cui i maghi d'Egitto avevano
trasformato i propri, ma... quel magico serpente svanì come nebbia al sole quando
lui - l'allievo di Ptha indicò il prodigioso prete di Bes - lo toccò con
l'indice della sua mano destra."

Un rumore di cavalli in arrivo, mentre Enen minacciava i soldati in fuga, attirò
l'attenzione del ragazzo.

"Sentite?- disse - Zoccoli di cavalli. Deve essere il principe Sekenze."

Enen, intanto, continuava ad urla ed inveire:

"Tornate indietro, stupide donnette... Non fuggite come gazzelle impaurite... E' solo un
trucco!... E' solamente un trucco..."



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