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lavoro pubblicato sabato 25 agosto 2012
ultima lettura domenica 22 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

TI ASPETTO IN CAMERA

di Giovanni Mazzei. Letto 750 volte. Dallo scaffale Poesia

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Ti rifuggi nella stabilità del cerchio.

Palizzi la tua anima

con la rigidità delle abitudini,

stendi filo spinato

intorno al tuo perimetro

impedendo la vicinanza

a chi si è stoltamente

innamorato

del tuo iride.

Le tue mani provocano lo

stesso stupore di un

improvviso fiocco di neve

in un buio giorno d’inverno…

comunque inaspettato.

Rifletti il tuo bianco

anche nell’oscurità.

Ho imparato in pochi giorni

ad apprezzare le tue unghie,

conchiglie dal contorno irregolare.

Solo il mare in burrasca

riesce a comprendermi.

Un delicato tramonto

a me non è adatto.

Così con il fragore

delle sue onde

ovatta il mio pensiero.

Chissà come sarà il tuo mare

all’opposta riva del Brutium.

Il sole

che da te nasce

qui muore.

Simile a un dio

mi sembra

chi siede in fronte a te

e assapora il profumo

dei tuoi sorrisi

e ascolta il

biondo dei tuoi capelli

e resta estasiato

udendo l’amore di Saffo

parlare con le tue labbra.

Incantato ascolta

il bianco dei tuoi obiettivi,

dei tuoi sogni, dei tuoi disegni…

il bianco del non-colore.

Con la possibilità, semplice,

di allungare una mano

e toccarti il viso,

accarezzandoti,

tracciando il profilo

del tuo naso, così…

come se niente fosse.

Io sono il minotauro

che risiede nel labirinto

dei tuoi nei,

nei cunicoli più dispersi di te,

dove impossibile è dimenticarmi,

non avendo luce a

illuminare quelle zone

rendendo impossibile

vedermi in attesa.

Il mio colore è il nero.

L’assenza di luce.

Non brillo.

Avrei bisogno di una luce

che non si esaurisca mai…

Oggi, mi ritrovo uguale

alla copertina del libro

che sto leggendo.

“Il ritratto di Fernando Pessoa”

ha il mio stesso cappello,

io la stessa invisibilità.

Senza lineamenti,

senza contorni.

La mia solitudine ha il tuo profilo.

E il tuo naso.

Ironicamente

“Il libro dell’inquietudine”

è di color verde…

Sarà lecito cercarci

una casualità?

Finisco un pensiero,

leggo un’altra riga…

e trovo ciò che ho appena scritto.

Il mondo, il destino,

il tempo si prendono

beffa di me?

Il tempismo mi rovina.

Il mondo mi esclude.

Il destino…non mi piace.

Come un cameriere

distratto porta il mio piatto

ad altri tavoli,

dove ingorde bocche voraci,

si lanciano e si gettano,

senza comprendere

la bontà

e il sapore

che hanno sotto gli occhi.

Ti aspetto in camera.

Dio ha appena gettato

lo straccio del sole

per asciugare le ultime

macchie di buio.

La fragilità, che riesco

a leggere nei tuoi occhi,

non mi ha concesso neanche

un minuto di sonno.

Ti chiedo scusa

se non so farmi da parte

e se continuo a ferirti,

a farti male…

proprio io che

solamente voglio

la tua felicità.



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