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lavoro pubblicato mercoledì 22 agosto 2012
ultima lettura mercoledì 13 novembre 2019

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IL SIGILLO del FARAONE - Capitolo XII (seconda parte)

di mariapace2010. Letto 613 volte. Dallo scaffale Fantasia

(continuaz.)L'apertura mostrò l'esistenza di un vano.Attraversarono quel passaggio e appena dentro, lo scriba si richiuse accuratamente laporti...

(continuaz.)

L'apertura mostrò l'esistenza di un vano.



Attraversarono quel passaggio e appena dentro, lo scriba si richiuse accuratamente la
porticina alle spalle; staccò una torcia attaccata ad un anello infisso nella
parete e l'accese con il fuoco della fascina che aveva in mano. Immediatamente
dopo una bella fiammata rischiarò l'ambiente.



Era umido, stretto ed angusto ed era l'accesso ad un cunicolo che portava in basso
nelle fondamenta del Tempi. Da qui partiva un tratto lungo e tortuoso che parve
interminabile: stretto, buio e impraticabile, sprofondava per metri sotto
terra.



Ostacolati da pietre sporgenti dalle volte e dalle pareti, inciampando contro i sassi che
sporgevano dal pavimento terroso, il gruppo avanzava a fatica.



Mano a mano che procedevano, nel più assoluto silenzio e come storditi da quell'aria
fetida, malsana e assai vicina al tanfo, pareva loro di avvertire un disagio
sempre più simile all'inquietudine.



La principessa Nefer inciampò in una sporgenza, Xanto la sorresse ed Ankheren,
alle loro spalle, non riuscì a trattenere un'imprecazione.



"Siamo vicini all'uscita." li rincuorò il giovane Amenemhat, che mostrava di conoscere
bene quel passaggio.



".. e lontano da ogni pericolo. - aggiunse lo scriba - Pochi conoscono questo
passaggio. Fu fatto costruire Amenemone, Direttore dei Lavori Regi del Faraone
Ramseth, - spiegò - affinché il Ka del Faraone potesse liberamente lasciare la
sua dimora eterna e andare a cacciare da solo i leoni fra queste montagne."





Appena fuori, all'aria aperta,infatti, si trovarono in mezzo alle rocce e con un sole
che picchiava così forte da frantumarle: al confronto dell'asfissiante calura che avevano appena lasciato, quell'aria rovente parva dolce come un'arietta di oasi verdeggiante.



"Uhhh! - esclamò Xanto - Finalmente all'aria aperta."



"Qui le nostre strade si dividono. - il vecchio prete riprese la parola - Amenemhat,
però, verrà con voi."





La valle, davanti a loro si estendeva assolata e senza un filo d'ombra; tutto era
giallo e sbiadito. L'orizzonte era occupato da fosche colline e monti
arroventati; alle spalle si apriva la gola attraverso cui si accedeva alla
"Sede della Verità", che i posteri chiameranno "Valle dei Re" e ad oriente
spaziava, a perdita d'occhio, la distesa del deserto.



Faceva caldo: Horo, laggiù, non era amico né alleato dell'uomo.



"Tre giorni sono lunghi da passare se si hanno nemici che calpestano la tua ombra e
sei un fuggiasco." esordì Osor, il
sacerdote di Bes, che per tutto il percorso non aveva fatto sentire la sua
voce.



"Cercheremo un rifugio dove aspettare che il battello con il carico per il cantiere del
nuovo palazzo del Faraone a Pi-Ramesse sia pronto a partire." spiegò Amenemhat.



"Dove andremo?" chiese il principe Thotmosis.



"Due ore di cammino ci porteranno all'oasi
di Hibis." rispose l'allievo di Thot.





L'oasi di Hibis conosciuta oggi col nome di Kharga, lussureggiava di palme da datteri,
frutteti e vigneti.



Il gruppo si incamminò lungo una pista poco frequentata, prima di vederla
comparire all'orizzonte simile ad un miraggio.



Un gruppo di cicogne si alzò in volo, davanti a loro, si allineò, l'una in coda
all'altra, poi puntò in direzione della necropoli.



"Ecco i Ba dei defunti. - esclamò Thotmosis seguendo il loro volo; Xanto si girò a
guardarlo - Sono le anime dei defunti che aspettano i loro Ka di ritorno dal
Giudizio di Osiride." spiegò.



"... dopo un viaggio pieno di insidie e pericoli attraverso la Duat." interloquì la
principessa Nefer.



"Duat?" domandò ancora il principe troiano.



"La erra dell'Aldilà. - sorrise la principessa - Temo per il mio Ka, quando
giungerà per me il tempo stabilito dagli Dei. Temo che possa perdersi nei
Labirinti e negli Abissi della Duat e...- s'interruppe, come colpita da un timore
- E se non dovessi ricordare le Sacre Formule necessarie a tener lontano
pericoli e maledizioni?"



"Non temere, piccola Figlia del Cielo.- esclamò alle sue spalle Osor, il misterioso
sacerdote di Bes il Misterioso, mettendole una mano sulla spalla in un gesto
protettivo - Io sarò al tuo fianco per guidare i tuoi passi e tener lontano i
pericoli."



"E come farai?" sorrise lei.



Osor rispose con un altro sorriso, enigmatico e sfingeo e con lui sorrisero gli
splendidi occhi dall'indefinibile colore: una caratteristica che lo rendeva
unico in mezzo alla sua gente, quegli occhi dal colore così simile alla
quarzite.



"Proteggerai anche i miei sogni, Osor, amico di Bes? - riprese la ragazza- Quando ero
bambina mi addormentavo con i principi e le principesse delle favole che mi
raccontava la mia cara nutrice, sognavo di un principe del Popolo di Mare che
venisse fino a corte per rapirmi e condurmi con sé."



"Io tornerò, un giorno, per rapirti, principessa Nefer. - proruppe Xanto e Nefer
avvampò - Sognavo anch'io da bambino, di salire su Argo la Veloce, assieme a
Giasone e i suoi compagni."



"Gli Argonauti!" esclamò Amenemhat.



"Chi sono costoro?" domandò Thotmosis.



"Guerrieri forti e coraggiosi. - spiegò l'allievo di Thot - che si imbarcarono sulla nave
Argo per raggiungere la terra di Colchide alla conquista del Vello d'Oro."



"Il Vello d'Oro?" fece Thotmosis.



"Il Vello di un Ariete sacro sotto la cui protezione viveva quel popolo..." spiegò
ancora l'allievo di Thot, ma Xanto, con nella voce un rancore represso, lo
interruppe:



"Molti fra i discendenti di quei guerrieri hanno causato la rovina della mia città - proruppe - Io non ho più sognato di salire su quella nave, ma solo di salvare da qualche mostruosa creatura una dolce e bella fanciulla come mia zia Esione, strappata da Eracle al mostro cui
un oracolo l'aveva destinata."



"OH!" fu il commento di Nefer; Xanto riprese.



"Le Moire, invece, hanno tessuto per il principe Xanto un destino poco glorioso."



"Noi tutti, insieme, sconfiggeremo le tue cattive Moire." lo consolò Ankheren,
figlio di Mursil l'Ittita, su cui il fascino dell'eloquenza del principe
troiano sembrava aver fatto presa; d'altra parte, ascoltavano tutti con molto
interesse quelle storie di terre lontane.



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