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lavoro pubblicato lunedì 6 agosto 2012
ultima lettura sabato 5 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dantalian. ( II )

di Dyah. Letto 350 volte. Dallo scaffale Fantasia

Poi venne il giorno in cui mi venne mandata una speranza da lontano. Forse il dolore è come un virus: contagia. Stavo leggendo la solita stori...


Poi venne il giorno in cui mi venne mandata una speranza da lontano. Forse il dolore è come un virus: contagia.
Stavo leggendo la solita storia dal lieto fine, disgustata dalle falsità e dalle menzogne che certa gente infligge nella testa dei ragazzi. Cavolo, la vita non è tutta rose e fiori.
Lo misi da parte, il libro, verso le tre del mattino, e mi allontanai incontro al letto. Era una notte d'estate e il sudore si mescolava alle lacrime, figlie di lontani ricordi.
Sotto le coperte avevo un mondo tutto mio, qualcosa che nessuno poteva portarmi via, e quindi mi addormentai.
Mi risvegliai col fiato sospeso e con un'aria fredda che mi sussurrava all'orecchio. Sentivo solo rumori, e una maledetta sensazione di benessere. Non ebbi paura a guardarmi intorno. In fondo, che poteva succedere? Avrei solo potuto essere strappata alla vita che non amavo più.
Non ero sola. Davanti a me, dal lato opposto della camera c'era lei. Chi fosse, non sapevo ancora. Ma mi ispirava fiducia...quell'odiosa, distruttrice fiducia.
“-Io conosco il tuo dolore.” mi sussurro. “-Io posso portartelo via.”
“-Non ne hai il diritto di conoscerlo, cavolo! Chi sei tu?” risposi, allontanandomi.
“-Mi chiamo Lilith . . . “
E non la feci continuare. Mi apparve al momento tutto più chiaro. Presi un momento per riflettere, poi feci un cenno con la testa come per dirle: “Vai avanti”.
“-Conosco il tuo dolore. Noi lo conosciamo. Posso portartelo via. Io posso ogni cosa.”
La guardavo con aria divertita. Come si può essere così vanitosi? Nemmeno la regina degli Inferi può permetterselo. Suona ridicolo.
“-Lui è mio ormai.”
Ebbi un colpo al petto, un dolore furioso. Ma non dissi niente. Ascoltavo in silenzio, con l'espressione di un'assassina.
“-Posso ridartelo. Posso ridarti l'amore, la tua vita. Tu puoi solo accettare, oppure restare qui, vivere qualcosa che non senti più tuo.”
Feci una smorfia, dopo di che aggiunsi:
“-Senti, non per sembrarti ingrata, ma... come faccio io a fidarmi di un demone? Sarò pure accecata dall'odio, ma non dalla stupidità. Ma . . . nel caso dovessi accettare, posso considerarlo un regalo, o c'è un prezzo da pagare?
Sorrise. Ed io intuivo già tutto. La guardavo con la disperazione di chi ha perso tutto, e non ha più niente da perdere.
“- Il prezzo c'è.” disse lei, con un sorriso diabolico su quel viso angelico.”Quanto sei forte tu? Immagino molto, avendo sopportato questo dolore così a lungo.”
Si fermò di nuovo, scatenando la mia ira. Scuoteva i suoi capelli lunghi color argento, quasi come per dirmi di prepararmi. E ricominciò:
“-Il prezzo è . . . sopportare il dolore di chi nel mio regno volette arrivare. Ascoltare le storie di passati lontani e presenti mai sospettati, e le loro grida strazianti. Sarà il dolore, la voglia di morte a portarti da chi il tuo fragile cuoricino vuole. Io posso mostrarti la via. Io posso ogni cosa.”
Restai agghiacciata al suono di queste parole. Eppure . . . non ne ero poi così spaventata. Lei alzò gli occhi al soffitto, come per assaporare il male che c'era dentro me.
“-Oh, che sbadata.” disse con una risatina sadica. “- Quando troverai lui, non dovrai guardarlo. Potrai prenderlo per mano e guidarlo, ma mai ammirarlo. Solo alla luce del sole potrai riguardare i suoi occhi azzurri come il mare. Dovrai sopportare anche il suo, di dolore. E il sangue che scorrerà nei tuoi occhi, brucerà come il fuoco.”
Ora si, cavolo! Ora avevo veramente paura. Ma non avevo niente da perdere. Vivevo qualcosa che non sentivo mio, come disse anche Lilith. Rivolevo la mia vita. Volevo strappare alla morte ciò che essa aveva strappato a me. Quindi accettai. In fondo, avrei solo potuto morire. E la morte non fa paura, giusto? È la vita che non ha mai una soluzione o una via d'uscita.
Chiusi gli occhi, sotto i suoi che erano come i diamanti, sotto il suo sorriso tenebroso.
Non pensavo a niente. Non sentivo niente, soltanto la voglia di uccidere chiunque mi si ponga davanti.
I miei occhi verdi erano diventati neri, sporcati dall'odio di un mondo schifoso.
Sentivo freddo, tanto freddo. Ma solo un attimo e poi PUFF: Addio gelo!
Sentivo il sudore scendermi sulla pelle, sulla bocca silenziosa e poi sul corpo pieno di lividi.
Non chiesi niente. Sapevo già dove mi trovavo. Avevo scelto io di andarci.
Lilith mi tese la mano. Ma non l'afferrai. Le lanciai uno sguardo di sfida.
Mi trovavo davanti a una porta, l'entrata verso la città di chi non ha speranza. Non chiesi cosa vi ci fosse scritto, non ne ebbi il coraggio. Ma riuscì a intuirlo dai sussurri in lontananza: “La morte attende!”.


Commenti

pubblicato il 06/08/2012 19.35.38
OscuroDominio, ha scritto: Non l'ho ben capito. .... .... cioè Lilith .... ! Oscenamente .... la Madre .... !!! in Ode alla Nostra Madre!

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