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lavoro pubblicato domenica 5 agosto 2012
ultima lettura domenica 22 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SIGILLO DEL FARAONE - Cap. X (terza parte)

di mariapace2010. Letto 630 volte. Dallo scaffale Fantasia

SetepenRa,scriba reale del morto faraone Ramseth, incaricato di perpetrarne la memoria invita e in morte, era il più conosciuto e forse rispett...





SetepenRa,
scriba reale del morto faraone Ramseth, incaricato di perpetrarne la memoria in
vita e in morte, era il più conosciuto e forse rispettato fra i funzionari di
corte. Avanti negli anni, una selva di rughe gli solcava fronte e collo come
piccoli rivoli profondi e asciutti. Le labbra, cascanti e gonfie, gli
conferivano l'aspetto di un vecchio bovino. Nascondeva la calvizie sotto una
nemes a grosse righe e portava al collo un ampio collare shebiu fatto di discHetti
tenuti insieme da una maglia d'oro.



Appeso
al collo portava anche il largo pettorale da scriba reale, che gli copriva
buona parte del torace e andava quasi a sfiorare lo stomaco che, insieme alla
pancia, sporgeva flaccido e tremolante
da sotto l'ampia tunica di lino pregiato.



Il
ragazzo al suo fianco, sedici o diciassette anni, verso cui si voltava
continuamente come a volerlo sorvegliare, non alto di statura e misero di
muscolatura, si schiarì la voce con un "Hhhhhh!" prolungato ed irritante e
squadrò il gruppo di amici da capo a piedi.



Aveva
labbra grosse e pronunciate; assai prominente quello inferiore, che gli
conferiva un'espressione tra lo stolto e l'arrogante.



"Chi
è questa gente?" domandò.



"Siamo
amici - rispose semplicemente Osor - e questi ragazzi sono allievi di Bes."



"Bes!
- il ragazzo rovesciò sul gruppetto uno sguardo di sprezzante altezzosità, poi
aggiunse - Non sapevo che Bes annoverasse fra i suoi allievi anche una
femmina."



Nefer
frenò l'impulso di mostrare le insegne reali nascoste sotto l'umile tunica e
tacque, ma lo scriba reale:



"Sono
lieto di accogliere il mio amico Osor, la Voce di Bes il Misterioso. " disse ed
allargò con grande espansività le braccia in direzione del giovane prete di
Bes.



Osor
rispose al gesto e nel cingere le braccia intorno alle carni grevi del suo
amico scriba, sorrise: aveva l'impressione di abbracciare un bue ben pasciuto.



"...
e prego il mio amico - continuò Setepen-Ra, con accento di palese disapprovazione nella voce - di scusare la
sciocca boria del mio allievo, il giovane Enen, figlio di Teshut, Prediletto
del Faraone. - poi, con un sorriso
rivolto alla principessa - Questa bella fanciulla dallo sguardo vivace -
replicò - reggerebbe assai bene la canna e
il papiro di Thot."



Enen
si voltò verso la principessa e la squadrò con un sorrisetto, così come avrebbe
fatto con una delle danzatrici del Tempio di Baalat, a Babilonia.



Nefer
trattenne nuovamente un moto di collera; fece l'atto di prendere la parola, ma
l'altro, senza abbandonare quello sciocco sorriso, portò lo sguardo in
direzione del principe troiano ed ebbe una esclamazione:



"Hhhhh!...
Per le Sacre Alitre di Kepry!... ma... ma tu sei lo schiavo fuggiasco che re
Menelao ha portato con sé da Troia. Mi era stata riferita la tua presenza al di
qua del fiume... Chiamate le guardie. Presto."



"Sono
fuggiasco, è vero! - il principe Xanto si fece avanti - E tu chi sei, piccolo
insetto vorace? Uno spione a caccia di ricompense?"

"Come osi, schiavo, rivolgerti a me in questi
termini? - si infuriò il figlio di Teshut - Non sai chi sono io? Sono
Enen, figlio di Teshut, prediletto del Faraone e..."



"...
e io sono Xanto, principe di Troia, figlio di re Priamo:" lo interruppe il
principe fuggiasco.



"Sei
uno schiavo in fuga, adesso.- replicò
sarcastico l'allievo di Thot - Null'altro che questo. E come tale, sarai
consegnato alle guardie che provvederò io stesso a chiamare."



"Enen,
allievo di Thot. - si intromise a questo punto lo scriba reale - Non rammenti
più le massime e gli insegnamenti del
saggio Pthahotep, che hai appena copiato e ricopiato sulla tua lastra di
pietra? Non gioire delle disgrazie accadute ad altri, perché potrebbe accadere
anche a te..."



Ma
Enen, ergendosi sull'esile busto, troncò le parole sulla bocca del suo
superiore:



"Io
sono Enen, figlio di Teshut che il Faraone chiama Amico Unico. Un
giorno il Faraone si rivolgerà anche a me con gli stessi titoli di mio padre. Mi
chiamerà Compagno Prediletto
e i suoi sudditi mi renderanno onore." rispose il ragazzo sotto la
doppia spinta della collera e dell'arroganza.



Parlava
con lentezza, come se quelle parole di vanagloria fossero leccornie da
assaporare e gustare; da sciogliere in bocca come ghiotti dolcetti al miele e
alle carrube.



Setepen-Ra
scuoteva il capo.



"Prima
che ciò accada - disse con accento grave - occorrerà forgiare il tuo carattere
così come si lavora il metallo che si vuol rendere di qualità."



Sempre
più indispettito e leggendo in quelle parole promesse di castighi e nuove e più
dure prove, il ragazzo aggrottò la fronte e tese al compagno più vicino la
cordicella con cui reggeva il materiale da allievo-scriba.



Un
silenzio carico di disagio scese sul gruppo; senza una parola, Enen girò a
tutti le spalle e si allontanò.



"Andate
anche voi. - disse lo scriba ai suoi allievi - La lezione di oggi, sul
comportamento degli uomini, è finita."



I
ragazzi non si fecero ripetere l'invito e con grida gioiose, che



fecero
volar via gli ibis appollaiati sulle spalle della statua del Faraone ai piedi
della scalinata, si allontanarono correndo.



Anche
i quattro nubiani si allontanarono e SetepenRa domandò, con una strana nota
nella voce. Quasi di commozione.



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