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lavoro pubblicato venerdì 3 agosto 2012
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

... un filosofo alle terme...

di mariapace2010. Letto 1193 volte. Dallo scaffale Storia

Sontuoso, pavimentato con unmosaico policromo e impreziosito da pareti affrescate, bassorilievi e gruppimarmorei, l'ambiente in cui entrarono li accol...



Sontuoso, pavimentato con un
mosaico policromo e impreziosito da pareti affrescate, bassorilievi e gruppi
marmorei, l'ambiente in cui entrarono li accolse insieme a un vociare confuso e
alle esalazioni di sostanze odorose. Mano a
mano che avanzavano, il brusio veniva loro incontro sempre più forte:
urla, imprecazioni, respiri affannosi. Anche qui c'erano scritte; su una porta
c'era affisso un bando:



"Ventiquattro coppie di
gladiatori. - seguiva l'elenco dei nomi e delle specialità - Combattimento con
le belve. Nel secondo giorno del mese di maggio, nell'anno quattordici
dell'imperatore Claudio Nerone Cesare. Ci sarà il velarium."
seguiva il nome del lanista,
l'organizzatore dei giochi.



"Ecco il posto per una
rimpatriata di certe reminiscenze scolastiche vergate con carbone come fosse un
gladio arrugginito!" esclamò, sempre più lapidario il filosofo, indicando il
contenuto di alcune scritte, così sgrammaticate, da renderle ignobili ai suoi
occhi di esteta, poi spinse la porta con la punta del piede e fece segno a uno schiavo
di servizio, che si precipitò loro incontro e li accompagnò nell' apoditerium dove uno
schiavo prendeva in custodia i vestiti e consegnava un asciugamano.



"Non è del console Ninfidio
Sabino questa voce?" continuò il



filosofo infilando ai piedi gli
zoccoli dalle suole di legno che uno schiavo distribuiva a tutti. Utile
precauzione per non scottarsi i piedi sul pavimento reso caldissimo
dall'ipocausto, il sistema di riscaldamento che passava sotto la
pavimentazione, dove un fornace mandava aria calda. Marco indicò un uomo
sdraiato sul lettino che passava loro accanto, trasportato da quattro schiavi.



"E' proprio lui! Sarà qui per
l'incontro." rispose.



Passarono nel tepidarium,
sosta obbligata prima del bagno caldo e vi trovarono ancora il console, seduto
davanti ad una tavola.



"Salve, Ninfidio." salutò il
tribuno prendendo posto ad un tavolo.



"Marco Valerio! Sono lieto di
vederti. - rispose quegli, steso in un placido dormi-veglia, poi indicando del
vino - E' vino di Giudea. - spiegò - E' frizzante come le donne di quelle
terre?" domandò.



"Più che ad opere di relazione
con le popolazioni di quelle terre, - rispose caustico Marco - mi sono occupato
della rivolta."



Lucilio intanto, preso posto su un lettino, ascoltava in
silenzio.



"E' tutto a posto, laggiù?"
Ninfidio si rizzò a sedere; i muscoli flaccidi affondarono nell'adipe del
ventre.



"Tutto è sotto controllo!"



"Già! Il pericolo viene da altre
contrade..."



Lucilio fu sul punto di dire
qualcosa, ma tacque e tornò ad assopirsi fino al momento in cui vennero a dire
che tutto era pronto per il bagno caldo. Si alzò per primo e si diresse verso
la porta.



"Oggi il nostro filosofo è poco
loquace." lo punzecchiò il console.



"Ti meravigli? Da anni le bocche
tacciono oppure parlano con il
linguaggio dei muti. Non stupirti del mio silenzio: è autentico!"



"Il tuo filosofare, amico -
Sabino ebbe un'aspra risata - un giorno o l'altro ti porterà a inciampare in un
sasso più grosso di te!"



Lucilio scrollò le spalle e lo
salutò con un sorriso sarcastico.



Una sosta nel calidarium, immerso nei vapori di una grande piscina
d'acqua calda scavata nel pavimento e passarono nell'unctuarium che, al
contrario degli altri ambienti, illuminati artificialmente, riceveva luce da
ampie vetrate. C'erano lettini sparsi
per tutta la stanza e molti schiavi con unguenti e profumi e tutti gridavano,
dagli unctores ai tractatores; primo fra gli altri gridava,
naturalmente, il "paziente".



Un panno di lino intorno ai
fianchi, Marco prese posto su un lettino per affidarsi alle cure del massaggiatore.
Solo per poco, poiché di quel massaggio il tribuno non aveva bisogno, essendo
Strabone, il suo massaggiatore, considerato il migliore della città. Richiese
perciò l'intervento dello strigilatore.



Recarsi alle Terme era per
Marco solo un pretesto per incontrare
gli amici ma, all'infuori di Sabino, non avevano incontrato altri.



Dopo una breve sosta nel frigidarium,
nelle cui acque si rinfrescarono, decisero di raggiungere il Gymnasium.



Ridiscesero in cortile e
raggiunsero la Basilica, un grandioso edificio a forma di cupola che ospitava
biblioteche e sale di conversazione. Si fermarono in una sala molto simile a un
triclinio, con una via-vai di schiavi carichi di vassoi pieni di salsicce,
pizze e focacce provenienti direttamente dai thermopolium.



Quello dei termopulai a Roma era
uno dei mestieri più lucrosi!



Quattro colonne di marmo
reggevano il soffitto decorato. Vicino alla terza colonna, sdraiato sul primo
dei quattro lettini trovarono Cleonte il greco, impegnato con Metello Fabrio in
una controversa conversazione sulla plebe e il suo "rancore sociale". Il suo gesticolare impediva a una spaurita e
incauta Psiche, sulla parete alle sue spalle, di contemplare le splendide
fattezze di Amore. Accanto alla pittura, una scritta dissacrante recitava: "Cornelio
Lepido è il finocchio del suo schiavo Rodomonte."



"Per Ercole! Mi piacerebbe veder
nudo il focoso Rodomonte." rise Sabino, trascinandosi dietro la risata degli
altri, che si divisero subito nel giudizio come se si trattasse di un gioco
combinato.



"Merito alla Legge Scantinia,
senza la quale certe sfrontatezze porterebbero al degrado dell'Amore." osservò
Marco che, provenendo dall'ambiente militare, mal tollerava l'omosessualità.



La Lex Scantinia era un insieme di norme che regolavano il
dilagare delle pratiche omosessuali in Roma.



"Amore? - replicò Sabino - Ma
quale Amore?"



"Chiediamolo al pedagogo Cleonte.
- interloquì Metello - Chiediamogli se è Amore quello per una donna, necessario
a perpetrare la specie o quello per un giovine, sollecitato da libido."



"La Natura riesce sempre a far
bene il suo mestiere.- esordì il



greco, chiamato in causa -
L'Amore per donne e fanciulle?... La Natura suscita frenetiche passioni nei
riguardi di donne e fanciulle, ma
accende anche irrefrenabili ardori verso altri uomini o fanciulli.... E' un
altro, il richiamo da ignorare: quello
che si prende nelle vesti o nel letto di qualcuno che ti è indifferente....
Quello il solo delitto in Amore!"



"L'intimità con un maschio è
indecenza solo se la compiacenza fosse strappata con la violenza!"



"E Rodomonte? - domandò Sabino -
Non mi pareva che approvassi il legame di Rodomonte con Cornelio."



"E' l'approccio che è
disdicevole. - rettificò il filosofo - Per Cornelio Lepido è riprovevole subire
gli appetiti del suo schiavo!"



"Soprattutto oggi che servi e
schiavi accampano sempre nuove pretese. Parlano di giustizia e libertà...
parole che hanno sempre ubriacato la gente!" fece osservare l'altro.



"Non ubriacato, ma dato la spinta
a malumori apparentemente sonnacchiosi e pronti a sfociare in rivolta." replicò
Lucilio.



"Grano, spettacoli e robuste
catene: così si tengono sopiti i malumori della plebe." Silio Italico s'inserì
nel dialogo fra il filosofo e il Prefetto.



"Malumori... rancori sociali! -
interloquì Marco - Io sono un soldato e combatto con la spada, non con la
parola, ma so che



esistono Leggi che danno regole alla società!"



"Leggi che assicurano privilegi a chi ne hà già!"
replicò Cleonte.



"Ecco cosa intendevo! -
intervenne il filosofo - E' giusto che alcuni sperperino senza misura e ad
altri manchi il necessario? Che alcuni si prendano potenza, onore e ricchezze
lasciando agli altri processi e condanne? - una pausa, ma solo per riprendere
fiato, poi Lucilio continuò, con parole, gesti e pause ben dosati - Il
malcostume scende dall'alto, ma è dal basso che il malumore si manifesta per
primo: liberti arroganti, strozzini, senatori asserviti e... e dall'altro
versante, contadini scacciati dalle terre, gente strozzata da debiti... "



"Basta così! - lo interruppe
Metello - Sei sapiente nell'affilare le tue parole, ma hai offeso tutti, qui!
Siamo nobili e senatori e non siamo come ci dipingi tu."



"Io non dico nulla che non sia
già stato detto con i fatti. Svegliatevi! Solo un atto di coraggio può fermare
questa cancrena e togliere il male alla radice. Molti la pensano così, ma pochi
hanno il coraggio di affermarlo."



"E' l'ordine attuale, quello che
tu contesti, Lucilio. - insinuò il Prefetto - E' il sovvertimento delle
regole."



"Parole pericolose per te che le
dici come per noi che le ascoltiamo. -
Silio serrò le gia strette fessure che erano i suoi occhi, in
un'espressione minacciosa - Se continui a snocciolare il tuo "rancore sociale"
con tanta sicumera, finirai male. Per cosa è che metti in gioco la tua vita,
filosofo?"



"Metto in gioco la mia vita per
qualcosa di molto prezioso!"



"E cosa sarebbe?" domandarono
tutti in coro.



"La libertà di pensare! - rispose
lapidario il filosofo - La capacità di liberarsi dalle catene dello strozzino e
del capestro degli interessi.... che poi è quello di cui avete bisogno voi
tutti, se non sbaglio!... Per questo parlo di coraggio. Ci vuole coraggio per
abbattere il malcostume. Il buon Seneca... gli Dei l'abbiano in gloria... diceva: Cum
mori est nobis nullo auxilio sumus.
E..."



"La tua lingua si muove troppo
liberamente! - anche Metello lo ammonì, mentre continuava a battere
nervosamente il coltello contro la coppa che gli stava davanti - Tienila a
freno. Hai bevuto a troppe coppe imbevute di stoicismo: provvedi e non
strozzarti!"



In fondo alla stanza, sull'uscio
della grande porta d'accesso ai sotterranei, uomini sudati, sporchi di carbone,
sepolti sotto carichi di legna, andavano e venivano gettando loro addosso
stanche occhiate. Lucilio li additava di tanto in tanto, come a significare che
era a gente come quella che si riferiva, ma quelli non si degnavano neppure di
voltarsi a guardare.



"I fulmini della tua eloquenza
vagano incontrollati - ancora Italico - e minacciano di incenerire questa
allegra compagnia."



"Le vostre sono solo pomposità
verbali che servono a nascondere i vizi dei tempi in cui viviamo. - Lucilio era
ormai lanciato - Parlate ma non dite! Spiegatemi... chi di voi ha scritto di
Cornelio e del suo schiavo? E stato uno di voi... così, per ridere, ma non
avete nemmeno il coraggio di attribuirvi ciò che dite per far ridere!"



"Lucilio mette sempre troppa
passione nelle dispute." intervenne a questo punto Marco, nel tentativo di
allontanare l'amico dalla pericolosa logomachia in cui minacciava di affondare;
dentro di sé, però, pensava che si commettevano più infamie là dentro nel giro
di una giornata che in qualunque altro posto e temeva per l'amico.



Guardò l'abusiva giovialità di
quella compagnia: l'enfasi di Lucilio, la rabbia di Silio, la bile di Metello,
e si chiese se un soldato come lui potesse
raccapezzarsi in quei discorsi
ingolfati di "pomposità verbali" come diceva l'amico filosofo. Lui era un
soldato e sapeva combattere solo con la spada! Ma forse c'era davvero una
qualche necessità di cambiamento. Il solo rischio era che, come sempre, potesse
risolversi tutto in una sanguinosa commedia. Era solo questione di tempo.

brano tratto dal libro LA DECIMA LEGIONE - Panem et Circenses


Commenti

pubblicato il 27/08/2012 5.46.14
mariapace2010, ha scritto: ...non credevo che questo post destasse così tanto interesse.... nella lettura, intendo, dal momento che nessuno spreca una zampettata sulla tastiera del proprio p.c. per dire qualcosa.... lo faccio io: credo non sia peggio di tanti altri!... No?!?
pubblicato il 07/09/2012 12.46.12
tonymalerba, ha scritto: Direi che questo scritto una zampettata se la merita senz'altro. Noto però che dell'Antica Roma si ama descriverne più la decadenza che l'ascesi ... complice la visione cristiana? Eppure molto di quel che siamo lo dobbiamo a questa civiltà: ad esempio "Diritto Romano" è ancora un esame fondamentale alla Facoltà di Giurisprudenza. Mentre scrivo guardo la fiera effige di Minerva che occhieggia dal mio Diploma di Abilitazione Professionale: lei è un archetipo che sento fortemente mio!
pubblicato il 08/09/2012 14.32.14
mariapace2010, ha scritto: ciao, Tony... un archetipo a cui mi senti vicina anch'io, Minerva. Quanto al post, si tratta solo di un brano e ti assicuro che nel libro non parlo di decadenza... non solo di quella. Cerco di ritrarre Roma Antica e i suoi abitanti con tutti e vizi e le virtù dell'epoca... restando, però, dietro la macchina da presa e senza prendere posizioni... apprezzo, come sempre, il tuo commento e concordo pienamente su quanto il mondo moderno debba a quella straordinaria civiltà ed a Roma che è stata, è e sempre sarà Caput Mundi... ciao, ciao

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