ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 31 luglio 2012
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL CAPITANO E IL SUO REVERZO

di gartibani. Letto 748 volte. Dallo scaffale Fantasia

Mi hanno rivelato che siete corrotte, inascoltate con le sigarette nelle mani e gli steli dei fiori a decomporsi tra le dita. Si tuffò e ven...

Mi hanno rivelato che siete corrotte, inascoltate con le sigarette nelle mani e gli steli dei fiori a

decomporsi tra le dita. Si tuffò e venne a provare anche lui.

Provare il fascino della carne, del trasporto inorganico, del bagliore inverecondo, della follia

delle favole.

Non poteva ormai stupirsi. Quando gli dissero che era nata, che pesava 3,5 kg, ma era affetta

da Trisomia 21, non proferì parola.

La moglie sembrava desolata, quasi colpevole; ma lui la accolse come un dono di Dio.

Ne aveva visto di mondo, di umane razze di tutti i generi. Ne aveva sepolti di cadaveri e

superato infiniti ostacoli, percorso Nazioni e territori e ascoltato numerose le voci degli umani,

per cui non avrebbe mai potuto non capire quella creatura appena venuta al mondo, che

sembrava un salvadanaio di cera rosa con un copricapo nero fumo.

Quei due occhietti da cinesina.

Notte maleodorante e sublime, dove incrociano fuggiasche le stelle, se la coccolò per un tempo

infinito e da quel momento non la lasciò più.

- vogliamo vedere Montreal -

Era irreale il percorso, niente vestiti di rappresentanza, ne ombrelli, ma un po' di nervosismo, quello rimasto che apparve sulle scale, minacciando il cielo. Doveroso fine della corsa. Fuori impazzava il temporale, una mossa enfatica del braccio e una promessa da rinnovare.

puoi baciarmi in bocca -Soppesata la questione stava per accettare l'invito, ma il vento li allontanava sempre più. Come ritrovarsi ?

A girarsi in continuazione gli stava venendo il torcicollo. Mangiò una mela.

Cercava i suoi lenti piedi ed i fianchi intirizziti, l'inchiodarsi delle cosce contro il mobile del Salotto, ottimo per il fisico e per il cervello, ne misurò la distanza, adultero , peccaminoso, omuncolo.

Mai doveva sapersi tutta la verità.

Era il gusto del limone ed il sapore del caramello o forse il profumo di una lampada Berger, fino all'ultima goccia, briciola di desiderio, chiese una risposta al fiume ed indietreggiò. Buon'idea per scomparire, negando tutto, ma il colorarsi delle gote lo tradì. Chissà a che cosa servirà mentire, a vivere da mendicante o a tentare di far dimenticare tutto e tutti, come a voler ricomporre un mosaico in frantumi. Si è giusto !

Provocare un incendio e gettare tutti quei quattrini nel fuoco e farli friggere come patatine,

così da dimenticare l'illusione ed il testamento

Quando l'odio sale e ti riempie il cuore, ci strapperemo la palma del pudore.

Siamo nel nord dell'Albania, nel post comunismo. E ' terra di nessuno, le cose si regolano

nell'immediato e vige per tradizione e cultura la legge della vendetta, occhio per occhio !

Padre e figlio sono uno accanto all'altro, usurai di dieci secondi ad accaparrarsi la luce dei

loro foschi pensieri.

Il figlio gli racconta del torto subito, dice che non può lasciar correre che dovrà farsi

rispettare, per quei pochi sacchi d'orzo deve ucciderlo.


Il Padre lo ascolta in silenzio, lo sente ripetere ancora e ancora e paga un tributo alla sua saggezza, pensa a quando lo ha visto correre, lasciare il letto, diventare grande e non si spiega tutto questo malanimo. Lo guarda dritto negli occhi e gli parla:

- vedi, se così hai deciso, non posso biasimarti, tanto non mi ascolti ..-

- allora fai come ti dico, prendi un bastone di legno duro, prendi il coltello, fagli la punta da una parte e poi dall'altra, che sia ben affilato da ambi i lati, così da lacerare la carne.

- Poi vai dal tuo amico, dagli un appuntamento, prendi il bastone e puntalo contro il suo petto a partire dal tuo, poi abbraccialo forte forte fino a conficcarglielo nelle carni.-Ma così, colpirà anche me, ferirà, anche me ! -

- Ecco vedi, spero tu abbia capito, che la vendetta e la violenza non portano a nulla.
Era per dirvi come si brancola nel buio e come ancora oggi il Capitano sia stretto tra il
desiderio di rivincita e la possibilit
à di lasciar perdere.

Giace composta una leggera brezza, la rigida immobilità dei titoli del telegiornale, la scena

che ispira ancora l'insieme degli eventi e questa tremula maschera, del Capitano che

indosserà ancora, come un clown.

Mi chiedo se passerà il tempo, tutto quello necessario, nella giustizia poetica degli avvenimenti

estremi, se si ritroverà ancora sapiente, umanamente lucido da poter capire e rappresentare

quell'insano gesto che gli attanaglia l'esistenza.

Siamo nel deserto di Atacama, non piove quasi mai; Il Capitano e il Fratello si sono inoltrati

per chilometri, ma all'improvviso il fuoristrada si guasta, cravattino nero della sabbia

cocente.

Bisogna organizzarsi, finita l'acqua si potrà bere quella del radiatore e poi appendere le tshirt

di notte per catturare l'umidità dell'aria e trasformarla in acqua. L'importante è non morire

di sete.

Riabilitazione delle donne perdute, il deserto è il nero che rifrange il calore e la notte invece

gela, scorciatoia per tornare a casa. Ancora non ci sono i satellitari, dopo tre notti trascorse

così sembra un banjo che non suona più. Si calpesta la saliva per dimenticare l'ora, tutta una

inquadratura in retrospettiva e pensa che ha sempre avuto del tenero per lei.

A trovare uno spillo con una benda sugli occhi, forse moriranno insieme, ma fino ad allora,

non si può lasciare il tutto scorrere senza rimedio. In due la compagnia è migliore.

La stringe a sé e ne assorbe dolcemente la palma della mano, sembra un uomo-sandwich, lei si

lascia stropicciare, protesa in avanti con le punte del seno che disegnano cartelloni

pubblicitari. Si lasciano andare, nel bianco di calce di due ossa incrociate si amano e si

affogano d'amore. Rimarranno insieme per altri cinque anni e da quelle parti c'è un locale

appena aperto dove andare a cena.

A testa bassa avanzano ostinatamente verso l'elicottero che viene a salvarli e per questo incombe un dolore assai grave, come qualcosa che si è definitivamente spezzato. Non avranno figli, ne case, ne dimore, soltanto i venti delle tende che coprono le loro fughe innaturali verso i destini di altri e contro i mondi e le terre riscoperte. Viaggiano in lungo in largo e poi un giorno, nell'Isola di Juan Fernandez, si accorgono che non sono insieme per il loro piacere, ne per amore, solo indolenza, pasticcio di carne e ossa, sempre proiettati verso una meta irraggiungibile.

- camminiamo per un po' lungo la banchisa -camminiamo se vuoi, non mi spiace-


- per nulla al mondo; ma che dico, tu mi hai già capito ... -

- mi sono già accorta e ho capito. -

La ritrova a Bahia, in un elegante tailleur azzurro, sette cruzeiros sopra una torre di alabastro, e il camminare elegante di lei lo impressiona.

Sente lo stesso fremito di allora, il corpo che non risponde alla mente e l'agitarsi del respiro. Ma ormai è tardi, lei ha una bambina che fa il verso ad un gallo e i suoi riccioli d'oro s'infuocano sul tramonto, lasciando una traccia minima di entrambe, forse l'accenno di un

sorriso.

Sono passati parecchi mesi, il Capitano è a BOMBEY, insieme a Walter; sono ospiti di un

funzionario dello Stato. La città è un caos e avanza verso le porte dell'inferno, periferie

congelate di diseredati che agitano le braccia e gesticolano, un traffico incomprensibile, una

puzza immensa che sprofonda nel baratro del cielo.

Invece in quel luogo, c'è una strana quiete; il giardino pensile affaccia sopra un'ampia

terrazza e sotto si apre alla vista la piscina circondata di fiori e dalle luci delle lampade che si

riflettono sull'acqua.

Il Padrone di casa è una persona raffinata, sono in amichevole conversazione. L'India è di per

sé affascinante, ma da quell'uomo traspare una calma speziata e profonda.

D'un tratto si avvicina un servitore e le dice qualcosa a bassa voce. Lui si alza e rivolto a noi.

- signori, il treno da Calcutta a Bombey è deragliato -

ci guardiamo increduli, Monty e Spiace dovevano raggiungerci ed erano su quel treno.

Ci prende una forte agitazione, vorremmo avere più notizie, Walter pensa di fare alcune

telefonate, ma poi desiste. Caccia all'anitra selvatica, dolore delle gambe, ci

accartocciamo nella nostra disperazione. Il Padrone di casa, compie un ampio gesto; - Signori, la cena è servita, ceneremo a bordo

piscina, andiamo, seguitemi.... -Capisce la nostra esitazione, ci guarda e tornando a sedere, si rivolge a noi con tono pacato e

umile: -amici miei, noi siamo a Bombey. Il treno è deragliato due ore fa, qualsiasi cosa possa essere

successa ai vostri amici, siamo impossibilitati a fare alcunché. Se sono salvi lo sapremo presto, se invece malaguratamente è successo qualcosa di spiacevole,

non ci è dato far nulla. Vi prego capitemi, siete miei ospiti ed è il momento di andare a

cena. -Penso che il Capitano non dimenticherà mai quell'eco lontano e quell'incontro, ci sono tante

altre cose che non possono essere dimenticate dell'India e questa è una di esse. Denaro sprecato se ti imbratti di pensieri, tutto quello che hai intorno richiede maggiore

sforzo, ma inutile costruire sensazioni di negatività.

Fortunatamente, alla fine Monty e Spiace erano incolumi e ci raggiunsero in albergo il giorno dopo.

Adesso ho la schiena a pezzi, sembro un ricercato del Governo, iena pensante nelle strade di

Firenze. Venga, mi dia nome e indirizzo.

Ma il Capitano mi aveva scritto di essere infelice ed io ero altrove; una mano sulla spalla. Sono un uomo sposato e rispettabile. Ma cosa dico? Il giorno dopo arriverà l'alluvione, sconquassando tutto; fiumi d'acqua che trascina le

macchine dalla Stazione di Santa Maria Novella, verso il fondo. La strada è un mare di fango e detriti.


Ho fatto tutto ciò che poteva fare un uomo bianco; distribuire il pane, spalare il fango,

caricare mobili e suppellettili, dare una mano dappertutto. E' stato così per una intera settimana, mitezza da cane bastonato. Firenze appariva desolante, romanzo d'amore del bel mondo, come una voce dalla galleria, che non riusciva a raggiungere il suono.

Il Capitano reagì con vie di fatto, mi sorprese la sua voce irruenta e i gesti inconsueti.

Seppelliti gli arcani e le spade e trascinata via la musica era nuovamente sul ponte di comando.

Slacciategli le scarpe.

La nave era un intreccio di palline colorate, connubio di mattoni senza calcina, nell'intimità

del mare, scorreva bianca come un cencio, raro e mirabile passaggio di spume e onde veloci

che la trascinavano oltre i 14 nodi, appendice del vivere e dell'attraversare.

Appena nel letto, sogno sempre della curva del tramonto e il soffitto gira vorticosamente,

chiudo gli occhi e la luce si spegne. Non ricordo quale ineffabile barriera si interrompe, limite del mondo. Estremo tentativo del riscoprire il senso.

Il Capitano dormiva a faccia in giù, nel cuscino tutto schiacciato, tagliato in due dalla scimitarra. Ho paura di non vederlo più.

Invece lo rivedrò sicuramente ancora, lo ritroverò nel testo, nel groviglio di parole costruite appositamente per lui.

Il Capitano fa all'amore e parla dell'amore a occhi chiusi ed aperti, dipende sempre da chi ha davanti e non è una questione di bellezza. La donna lo guarda in senso lato e lo rivolta con gli occhi, maestosamente. E' donna o è uomo, non si risparmia e accumula e lo bacia senza bocca. Il Capitano è bello, ermafrodito, oggi le parole lo solcano e gli scoprono l'identità, perché la bellezza lo pensa e lo ricompensa, brancolando nella luce fatua e tremolante della lampada, lo pedina e lo soffoca, come lucifero.

Pensa ad un uomo in particolare, forse un attore ? Pensa ad una donna gravida e pesante con il seno opulento ? Pensa invece ad un isola e al lampo che la squarcia durante il temporale e ne scopre il sesso, nella testa senza toccare i capelli depone le uova del sublime deliquio. E' uomo o donna ? Sensazione grave, che non è importante capire ma raccontare. Un essere che ti sciolga senza spalmarti e che ti copra il corpo con dolcezza, che ti porti nel suo cavallo alato e che ti metta le mani nei fianchi e ti accompagni a morire. Questa è la vita ! questa è la morte !, dividendo equamente la speranza, scaldandoti tutto l'anno per ripetitivi ed infiniti anni a venire, che ti faccia sentire, vano l'atteggiamento ed il muscolo, nello stupirsi dell'illusione in questa grande ipotesi del vivere.

Lasciarsi morire lentamente, vivendo di ipotesi, che diventano apoteosi con il semplice

scambio di alcune lettere, in giorno in cui ci sembra di aver raggiunto la pienezza e la

libertà. Invece siamo ancora caduchi, prigionieri dell'inafferrabile, immagine surreale del

mondo circostante, bisbigliando senza udire. Ma dove siamo ? Tranquilli oggi ci siamo soltanto conosciuti e lasciati andare, nella scatoletta di fiammiferi nascosta nella giacca, preludio del mattino che sembra stupirci. Eppure nessuno ci ascolta e tale e tanta la penuria del tempo che diventa invalicabile, quelle note corrosive delle grida mute, elegantissime e con la pipa, con i pantaloni bianchi ed il binocolo a penzoloni. Ecco di nuovo il Capitano, fulgore d'uomo nel suo doppiopetto slanciato, borsa in mano e quel cappellone che lo fa assomigliare ad un piantatore della Virginia.

Mi sono chiesto: -forse si chiama così ? -

Se ad un tratto tutti fossimo qualcun altro ? Capaci di battere l'ombra in velocità e volare nel vento discendente. C'è da domandarsi con quale faccia continuiamo a vivere.


Nel mezzo della semi morte siamo in vita, angusti e pedanti, con tutte le nostre cianfrusaglie e

i nostri bagagli ricolmi di fesserie e inutilità.

Si può anche creare un fiore nel sonno per vomitarlo più in là, contro una parete bianca e

formare un intreccio di simboli e vaghi graffiti.

Lo si può fare dichiarandosi ad una ragazza, fare la corte alla morte e giocarci a dadi per

scommettere sulla vita. Passare per altre interazioni e speculari sensazioni ad immaginare

nuovi progetti di kaos senza pericolo che alcuno scappi.

Neutrini più veloci della luce, che brillano davanti agli occhi e annullano la pesantezza del

tempo, risucchiata nella terra per riscoprire una nuova vita.

Ma tutto sommato le cose che contano sono sempre le stesse; l'amore, la famiglia, la ricerca

spasmodica della felicità, talpa del materiale o colosso originario, ora che gli uomini amano

illudersi ed evitare di accettare il presente, come mummie secolari fisse sulla stessa idea

innaturale di affermazione e di potere.

Il Capitano si scoprì, cercando vanamente di evitare gli sguardi altrui, ma il terreno pullulava

di insetti, rinsecchiti, che non smettevano mai di rivivere, pronti ad immaginarsi un altro

funerale dove andare a colpire e catturare il corpo per liberare l'anima.

Lontano un cavallo nitri e scalpito impaziente.

Venti nani passarono veloci scomparendo nella bruma.

Il nevischio schizzò verso l'esterno trattenendo il fiato.

Ci fu una pausa.

Miglior valore dell'uccello in volo teso a sconfiggere il vento contrario.

Sei mesi per fissare un'udienza, gelatina di cadavere che si sfalda e puzza. Tutto quel tempo

per nulla, per ascoltare un rigetto.

Se mai fosse un organo, il corpo lo espellerebbe molto prima.

Ma non si può seppellire l'aria, nella metropoli ibernata.

Neanche i signori della stampa sanno come comportarsi, valore aggiunto e mistero nei tonfi

dei barili fatti rotolare in discesa.

Non ci badare, questo è un paese morente, riflesso nello specchio delle sue acqua putride, ma

morente, cammina a zig zag, come un carro ammaccato e spreca le ultime possibilità

affidandole a personaggi verminosi.

Segni di tessuti e vasellami ornitoformi, come nelle alture di NASCA. Non lo vedo per un po',

ma il Capitano è sempre stato nello stesso posto, polvere nel cranio e fagotto dentro le tasche,

vicino al finestrino del treno in corsa.

In ogni situazione si comporta allo stesso modo, quasi a misurare la durata di un esperimento,

come la pioggia conservata in frigorifero, ora che gli chiedo di fare un passo indietro e

confessarmi la verità.

Trovo nella mia mente, profonde e lontane, scolpite, queste parole:

Donna dal ventre pieno, donna del singhiozzo e del veleno, donna mia, custode del tempio

abbandonato, come un amico ritrovato, sei ancora ad aspettarmi, pura e sconvolgente, a

scherzare sulle ali dell'infanzia, nella gioia di sapere che ci sei, come quando ti vedo per quello

che sembri, anche se accade di rado.

Sprofondando nell'inestimabile desiderio di riaverti.

Strane sono le nostre alchimie, le letture dei Rosa Croce, la magia bianca e quella nera, la

paura di conoscere e di non voler sapere di più. Quei riti ancestrali che ci giungono per sentito

dire e vengono ogni volta stravolti e allungati con nuovi particolari ingombranti e segreti,

come se non dovessero finire mai e mai trasformarsi in altro per la gioia di tutti, come una

nuova fonte di speranza, subito affievolita e perduta.


In fondo al viale l'odore dei cortili e poi la puzza del mercato, con questo amore pieno di
doveri che si materializza oltre.
_. _. .,

Dall’alta casa grigia si appanna la vista, Francesco è come un massaggio discontinuo, smarrita
ia rotta nel bordo dell'acqua. Seduto dietro prendeva gli ultimi appunti e la macchina
sfrecciava insolita nei profumi di un verde infantile, quello delle sue due amiche sedute
davanti. Sono le ore che scandiscono
.

L'Orò giallo delle ciglia, la secca allegria, dove tremano i fiori di questo incontro mancato percorrendo il cavalcavia dell'autostrada per Civitavecchia.

Sembrano quei giorni che precedono l'estate alla fine, gli antilopi corridore a d un tratto tutto si trasforma; quella macchina li urta di striscio, insiste nella sua folle corsa volontariamente li spinge fino a gettarli via. La ragazza perde U »rtroD*.b.«da, i capovolge, ruba i momenti della vita e ferma la sua folle corsa quasi alla fine della scarpata, il greve calore del silenzio e l'inerme e inquietante brio velenoso del rosso, sta ad ascoltare il fragore del motore che gira ancora a vuoto.

Francesco scopre il dolore del pesco, tenta faticosamente di uscire dall'abitacolo, vede stanze dove stavano sempre insieme, nell'orecchio le ultime frasi pronunciate, si divincola e striscia, sale sulla scarpate con le unghie, si alza, raggiunge la strada per chiedere aiuto ma sviene. Comincia l'imbrunire del cuore, tutto sembra chiuso in quella porta che non si riesce a forzare ed il mondo si oppone e resiste a toglierli la vita. Ma parlano in francese, lui risponde, lei la sua insegnate, quale essa sia, lo riconosce;

Gina, presto, chiama il 118- .

Le sta vicino, accovacciata su di lui, le tiene la mano, inestinguibile voglia di vivere ed amare
nel vento dagli spruzzi salini, irrispettoso e fugace.

Arriva l'ambulanza, le voci indistinte e lontane, ogni promessa è ancora una veloce ebbrezza

che si spegne nella voce muta. , ,

Poi, ruotano le pale dell'elicottero; codice rosso,nel trucco disfatto, e nella solitudine del

ventre, nel prodigio di esistere.

Si sveglierà più tardi, vicino al volto di sua madre che lo avvolge tutto e lo raccoglie per

portarselo via da quella scarna e triste corsia d'ospedale, dove tutti corrono indaffarati e

nessuno ti guarda. Cani che sanno di morire senza vento ne lode.

L'oblò soffoca i pensieri ormai senza scelte nella notte che respira il mare possente. Ce

ancora quel calore buono, quasi un riflesso dietro i vetri della camera da letto, sicurezza di

casa propria.

- Posso stare con te, nel tuo letto ? -

- Che paura quando vado via ! sembro non tornare più. -

Luminose lunari vibrazioni, quanto tempo ci vorrà, per tornare alla vita, l'infanzia che brucia

il tappeto pelvico; l'amico Andrea che chiede di lui. Subito una pagina su Facebook.

Il sogno si oscura all'improvviso, diagrammi di tempi e di scale, chi sarà stato l'assassino, U

codardo che è fuggito lasciandoli a morire ?

Sagome della musica sbiadita, per fortuna anche le amiche sono sa ve, disegni e forme d,

donne, contro le valigie abbandonate nel nudo rossore, pensando all'essenziale, collages

rimasti a metà. Bisogna resistere e ricominciare, ci sarà altro tempo, sempre continuo ad

accumulare prove, giardini dimenticati nel passaggio del sangue che pulsa, perche siamo

ancora vivi ed il futuro e con noi ! .

Il Capitano osserva lo strapiombo dei muri vicini che si contano a migliaia, quasi per non concedere niente e niente portare con sé. Custodisce l'altra parte di suo figlio e spesso le ore truccate dell'orologio lo sconcertano, sa che sono i riflessi di un rinvio; ma presto lo riabbraccerà. Tagliando ogni bianco, come un Padre in un fosso d ortiche.


Diversamente Padre, come il decesso di cui ebbi a soccombere per cause naturali.

Guardando verso il Capitano, nell'ora d'aria, ripete; - ho cercato di colpire me stesso, prima di infierire su di lui -

Per ben due volte ho tentato di togliermi la vita - Lo dicevo a quelli dell'assistenza sociale:

- portatemi via da mio Padre, fatemi andar via ! ma niente, non hanno voluto ascoltarmi.
Questa tragedia poteva essere evitata.-

Si rivolge verso un volto tra la folla o verso se stesso, lo sguardo nel vuoto, nel cilindro parallelo di quel ferro pieno di buchi che gli ostruisce il cielo.

Aspetta fermo i gabbiani, buon cuore, l'innocenza, la melanconia del rossore pelvico. Quella bottiglia d'acqua può tenersela, ancora tre scellini e ne vuole altri. Mai la televisione o un libro, misura una fune arrotolata sulla spalla e parla mal volentieri. Il corvo dal viso mutilato guarda verso la luna e ne accarezza la vittima. Ha uno strano odore, sono i farmaci che prende che poi trasudano, macchiando la grigia faccia della coscienza, come divorato dai

vampiri.

Sarà mai un assassino, non invece lo schiavo della vita che sconvolse il suo destino.

Nel registro d'inumazione lo registreremo al numero venti, armoniche strisce dell'orecchio

verso terra, le mani legate da un nastro crespo dove deve soddisfare un bisogno naturale, quel

latte acido che fa male al sangue e dirompente sputa dalla bocca i vermi dello stomaco.

Ectoblasto e custode di mille opportunità perdute. Dietro di lui trotterella un cane, non

abbaglia, canta come un gallo, sta sotto il guscio viola a perdere bitumi di liquido vischioso.

Poi esegue un salto mortale di eccezione e schianta sul pavimento.

- stai cercando qualcuno, -le chiedo

- - sto cercando dentro, quel mio amico che da tempo mi ha lasciato . - risponde

Quale sarà la sua fine, il destino del nulla, la prigione a vita, una diagnosi di malattia mentale. Ma lui nella combinazione color zaffiro dei suoi occhi ti dice che non è pazzo, fa un cenno, saltella su per gli scalini e si turba davanti a quella musica da chiesa, racconta dei ROSACROCE, dei misteri nascosti, dell'alchimia dei baci, dei loro recessi, svolazzando intorno ai colombi per agguantarli e stritolarli con le mani possenti. Sembra un topolino innocuo e maldestro, poi si mette avidamente la pastasciutta in bocca e ingurgita con foga. Ha sempre fame, fame di cibo, fame d'amore, fame di comprensione perduta. Suicidi. Bugie, tutte le nostre usanze e la nostra vita pubblica. Chi siamo noi per giudicare ? Ci sono molti modi migliori per riempire la bocca. Le rose in polvere e le loro ossa a disseccare al sole. L'umanità è incorreggibile !



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: