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lavoro pubblicato lunedì 30 luglio 2012
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cronache dalla fine di un impero--L'ultima resistenza

di Bisanzio89. Letto 857 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L'impero è ormai in sfacelo. Le residue forze d'occupazione su alcuni pianeti sono lasciate al loro destino..

Fuori la bufera imperversava violenta contro il crinale della montagna ,

seppellendo i corpi dei compagni caduti ed falcidiando il morale di quelli vivi.

Lui e il suo battaglione si erano rifugiati in quella piccola caverna in cima alla vetta , pronti a compiere il loro ultimo dovere.

Ora che era notte , il rumore dei cannoni e dei bombardieri aveva lasciato posto all'ululare del vento, ma il suo cuore ,continuava a battere veloce come quella mattina , quando ,

l'alito della morte lo aveva sfiorato , soffiando forte a pochi metri dai suoi piedi.

Una granata era esplosa molto vicina , vaporizzando all'istante il suo caro amico Khet.

Nessun corpo su cui piangere se non qualche schizzo di sangue su una parete rocciosa non troppo lontana dal rifugio.

Forse non era la sua ora , probabilmente era stato solo molto fortunato.

Aprì il suo zaino logoro , contenente le poche e marce cibarie rimaste.

Sarebbe stata l'ultima cena?L'ultimo pasto prima di divenire cibo per i vermi?

Cercò di non fare troppo il pessimista. Sapeva che a differenza dei cadaveri sepolti sotto la neve , poco lontano , aveva ancora bisogno di mangiare qualcosa.

Addentò voracemente una barretta iper-energetica. Da quanto tempo non mangiava? Due o tre giorni?

Che importanza aveva , per lui in fondo potevano essere mesi , uno in più non avrebbe fatto alcuna differenza.

Un soldato gli si avvicinò e si sedette al suo fianco

“Ehi Teled , a che pensi?”

“Nulla Chris , cercavo di godermi una delle ultime cose che mangerò”

“Vedrai che i rinforzi arriveranno presto”

“Se non dovessero arrivare vedrai che venderò comunque cara la pelle”

In realtà , era facile capire per Teled quanto poco il compagno credesse alle sue stesse parole ;

lo sguardo di Chris si era abbassato per osservare le mani livide e gonfie , macchiate di sangue e terriccio.

Qualche altra notte in quelle condizioni e i nemici sarebbero divenuti il loro ultimo problema.

La vecchia dissenteria , accompagnatrice di guerre lontane millenni , tornava in vita e uccideva chi era riuscito a sconfiggere fame e pallottole.

Chris ormai erano due giorni che ne soffriva se ne andò in cerca di un posto dove soddisfare le sue necessità.

Alcuni soldati avevano cominciato a riempire le pareti della caverna con scritte inneggianti all'impero. Il motto più diffuso era “L'impero delle stelle , l'ordine del caos”.

Altri chiaccheravano o giocavano a serter , una sorta di scacchi , passatempo molto in voga nella vecchia capitale.

Un ultimo gruppo aveva acceso delle candele e pregava chissà quale Dio.

“Spero che le divinità in cui credono ci possano far avere delle coperte e un pasto caldo”

sogghignò tristemente il capitano Hetcher guardando i credenti e poi Teled , infine continuò:

“spero di non aver offeso i tuoi sentimenti religiosi caro mio , ma fino ad ora l'unico a cui devo la vita è il mio fucile”

Teled strinse il suo e gli rispose di rimando con un mezzo sorriso. .

“Qualcuno potrebbe aiutare i tuoi proiettili a colpire il bersaglio”

“Credo nei miei occhi e nel mio istinto , per ora questo mi basta” disse Hetcher sarcastico.

Teled non rispose , non era il momento di intraprendere una discussione metafisica ; Sapeva solo che quel massacro era dovuto proprio alla libera scelta individuale di cui Hetcher andava tanto fiero.

Avrebbe voluto piangere , scappare e tornarsene a casa sua ma non era possibile.

Il pianeta era stato invaso da forze ostili e milioni di persone erano morte.

Le forze imperiali , ripetutamente sconfitte avevano dovuto sgombrare il campo e ora rimanevano solo alcuni sparuti gruppi di combattenti in rotta.

Loro erano uno di questi e nessuno poteva assicurargli che non fossero rimasti da soli.



Hetcher appoggiò la schiena contro il muro e si accese una sigaretta.

“Dimmi compagno , credi anche tu allora che ci verranno a salvare?”

Normalmente un soldato si sarebbe spaventato dall'udire una domanda simile dal proprio capitano , ma Teled sapeva bene che Hetcher lo era solo da due ore , ovvero da dopo che Vulns era stato accoppato da un cecchino e non era rimasto più nessuno con un grado superiore a sergente.

“Credo che se arriveranno e noi non continuiamo a lottare , verranno a portare via solo dei cadaveri..o perlomeno ciò che ne rimane”

Hetcher fece una lunga aspirata , facendo poi dei cerchi con il fumo

“Che arrivino o meno , entro due giorni saremo tutti morti”

Teled non voleva buttarsi giù d'animo.

“Può darsi , ma mi pare un periodo di tempo in cui poter sperare ancora ,e finchè saprò che c'è ragione per cui lottare lo farò”

Le parole non sembravano aver alcun effetto sul capitano , il quale mantenne un volto vitreo privo di espressione.

“Tieni soldato”

nelle mani Hetcher stringeva la spilla dorata imperiale , simboleggiante il comando sul battaglione e la porse ai piedi del soldato. Gli parve di notare una scintilla di orgoglio nei suoi occhi.

“Che vuoi fare?”disse Teled senza comprendere

“Non posso più guidare il gruppo”

detto questo , il capitano , senza curarsi troppo delle urla dei compagni , sparì nella bufera e nessuno lo rivide più.

Passata la confusione iniziale per il gesto folle , tutti interruppero le proprie attività e nessuno si azzardò ad emettere fiato.

Solo Teled sembrò rinascere.

Ricevute in consegna le mappe digitali , i piani dei suoi predecessori e la lista degli armamenti disponibili passò la notte ad elaborare le possibili strategie.

Prima di addormentarsi chiamò ad uno ad uno i suoi soldati e li incaricò dei rispettivi compiti.

Dormi solo un paio d'ore , ma quando si risvegliò ebbe una piacevole sorpresa.

Alcune unità aeree imperiali stavano impegnando battaglia in quella zona ; Era la loro occasione.

Abbandonarono il loro rifugio e si diressero nella mischia.



“E poi che successe nonno?”

“Ah non è ci dato saperlo” sorrise sereno l'anziano.

“è una favola per bambini”

“Ma è vera?” disse corrucciato il piccolo.

“Non lo so , Zletan , sono storie che si raccontano e che servono per insegnare dei valori”

“Valori? Cosa sono nonno?”

Il nonno rise , la risposta ad una domanda simile non può essere semplice.

“Beh ecco , vedo che porti sempre con te quella macchinina”

“Si si! È la mia preferita!”

“E se qualcuno te la rubasse?”

“Cercherei di riprenderla nonno”

“anche se lui non te la vuole ridare?”

“gli tiro un calcio e poi me la riprendo”

Il vecchio inarcò le sopracciglia. “La macchinina è un tuo valore , tienitela stretta e non lasciarla mai.”

“Ok nonno! Posso uscire a giocare ora?”

“certo Zletan”

il bambino usci dalla stanza e andò a giocare nel corridoio della stazione orbitale , mentre

l'anziano rimase nella stanza , aprì un cassetto e ne tirò fuori una spilla dorata.




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